Alghero Grotta di Nettuno – Gli speleologi hanno estratto centinaia di metri di grossi cavi elettrici e grandi quantità di materiale, bonificando i tratti già attrezzati per le visite turistiche e poi non più utilizzati per limiti logistici.

Alghero – La Grotta di Nettuno, meta ogni anno di oltre 150 mila visitatori, ha avuto quello che gli speleologi del G.E.A. insistevano da tempo: il ripristino delle parti della grotta attrezzati per le visite, e poi chiuse e non utilizzate per limiti logistici.
Quando negli anni ’60 la grotta di Nettuno fu attrezzata per le visite turistiche con un impianto di luci artificiali si prevedeva di far giungere i turisti fino al “Lago dei funghi”, un tratto lungo circa 100 metri riccamente concrezionato con colonne ed eccentriche, dal quale partono le parti più interne della grotta, destinate solo agli speleologi.
A causa dell’alto numero di visitatori, ci si rese conto quasi subito che il percorso non era fattibile perchè finiva in un “cul de sac” con ingorghi sulla sponda del piccolo lago terminale; il percorso non fu incluso nel giro turistico e dimenticato, compreso l’impianto elettrico.


Con il supporto della attuale dirigenza della Fondazione Alghero, il Grup Espeleològic Alguerès ha effettuato la bonifica totale di questi ambienti, estendendo la pulizia anche all’attuale tratto turistico.
Gli speleologi hanno estratto centinaia di metri di grossi cavi elettrici, decine di scatole di derivazione, porta lampade, centinaia di lampadine usate, quadri elettrici metallici, grossi fari, tanto cemento usato per fissare cavi elettrici e altro ciarpame disseminato ovunque; cinque pesantissimi trasformatori posizionati in posti impensabili, un grande palco metallico con rispettivi tavoloni di legno, su cui, in passato si esibiva un’orchestra e tanto altro.

Dal grande Lago La Marmora sono stati portati fuori anche tanti legni, plastiche, cime e vecchi bidoni riversati al suo interno dalle imponenti mareggiate invernali che, con onde altissime, penetrano nella grotta da sempre.
Le operazioni hanno richiesto 15 giorni di fatiche ma ne è valsa la pena, riportando il tratto di grotta alle condizioni naturali.

Notizia di Giampiero Mulas, G.E.A. – Grup Espeleològic Alguerès

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