Dal 23 al 30 agosto si è svolta la decima edizione del campo esplorativo speleologico internazionale in Bosnia Erzegovina a cui hanno partecipato speleologi lombardi, bosniaci, sloveni e croati.
Le ricerche del 2019 si sono concentrate nei polje sopra la città di Livno e sull’altopiano sopra Mandino Selo con la scoperta di 9 nuove grotte.

Dal 23 al 30 agosto si è svolto un campo speleologico internazionale in Bosnia Erzegovina a cui hanno partecipato speleologi lombardi, bosniaci, sloveni e croati.
Per i lombardi è la seconda partecipazione a questo campo che li ha già visti impegnati ad agosto 2018, con l’esplorazione di alcune cavità nella zona di Vrilo e sull’altopiano sopra Kovaci. In quell’occasione erano stati invitati dal gruppo speleologico di Tomislavgrad.

La prima parte della spedizione lombarda è stata dedicata alla revisione del catasto delle grotte, con le mappe fornite dal Gruppo Speleo di Sarajevo, nei polje sopra la città di Livno. Nella seconda parte gli speleologi italiani insieme agli altri partecipanti al campo hanno esplorato le grotte scoperte sull’altopiano sopra Mandino Selo.

Le grotte
Le esplorazioni si sono svolte in quelli che sono per lo più altopiani carsici con scarsa vegetazione, sui quali si aprono grandi voragini impostate su faglie e fratture. La roccia datata dal Giurassico Inferiore al Cretacico Superiore è generalmente composta da grandi banchi di calcare dolomitizzato od oolitico.

Oltre alle scenografiche verticali e le grandi sale, spesso parzialmente concrezionate, lo sviluppo in orizzontale delle grotte presenti non è mai molto.
Le cavità comprese fra quota 1000m e 1700m, sono per lo più sinkholes con diramazioni sul fondo. Le grotte esplorate arrivano ad un massimo di 100 metri di profondità, talvolta vi si trovano nevai interni. Le cavità orizzontali sono spesso state utilizzate in passato come rifugio da parte della popolazione, in quelle verticali si trova un po’ di tutto.

Le ricerche italiane sopra Livno
La zona sopra Livno è di fatto un enorme pascolo: le uniche presenze sono sporadici pastori con le greggi di pecore, qualche mucca e cavallo. A punteggiare il paesaggio grandi doline.
Gli esploratori si sono sempre divisi in due squadre, ognuna con una zona in gestione, con lo scopo di verificare i posizionamenti forniti, esplorare e rilevare le grotte trovate.
Alcuni dei punti segnalati non presentavano cavità, a volte si trattava di un assorbimento non transitabile, a volte nulla, mentre nuove grotte sono state individuate ed esplorate durante la ricerca.
In quest’area sono stati ultimati i lavori di rilievo e posizionamento degli ingressi in 22 grotte, delle quali 7 nuove.

Le ricerche nell’area di di Mandino Selo
L’area di Mandino Selo, coordinata dal gruppo di Tomislavgrad, ha portato a individuare, esplorare e rilevare, altre 8 cavità, 2 delle quali nuove.
Sono state posizionate altre 4 nuove grotte verticali che non sono state esplorate per mancanza di tempo.

I risultati
Oltre alle ricerche geografiche, la spedizione ha effettuato campionamenti biologici e ricerche archeologiche e paleontologiche.
In occasione dell’esplorazione di ogni cavità sono stati raccolti campioni biologici che sono stati consegnati ai coordinatori del campo internazionale. La presenza di numerose specie troglobie catalizza l’interesse dei biospeleologi nella ricerca in questa zona.

In una grotta protetta dalla sovrintendenza, sono stati effettuati dei saggi con il duplice scopo di raccogliete materiale archeologico di epoca romana e paleontologico per la presenza di resti di Ursus Spelaeus. I reperti saranno studiati presso il Museo di Tomislavgrad.

Gli speleologi bosniaci, sloveni e croati hanno svolto anche delle immersioni in zone allagate in grotte conosciute, allo scopo di proseguire con esplorazione e rilievo.

A chiusura della spedizione si possono contare 30 grotte posizionate, 9 delle quali nuove, esplorate e rilevate, mentre altre 5 attendono il prossimo viaggio.

Hanno partecipato al campo soci di: Speleo Club Orobico CAI Bergamo, Gruppo Grotte Milano CAI SEM, Gruppo Speleologico Bergamasco “Le Nottole”. L’accoglienza è stata eccezionale ed i posti meritano veramente una visita.
Marzia Rossi

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