Ambiente
A causa del progressivo abbassamento dei livelli delle acque sotterranee nel sud-ovest dell’Australia, molte specie viventi scompariranno nel giro di 5 anni.
E’ quanto affermano sul Journal of Australasian Cave & Karst Management Association Stefan Eberhard e Sarah Davies, indicando che circa 95-98 per cento delle specie troglobie conosciute che vivono nelle grotte dell’Australia scompariranno in 15 anni, e il grosso dell’estinzione si manifesterà tra 5 anni.
La causa è da ricercare nel progressivo calo di piogge che dal 1970 si verifica costantemente in Australia.
In particolari criticità si trovano la Jewel Cave e la Easter Cave.
Nella prima, in livello delle acque quest’anno ha raggiunto il record di -2,5 metri rispetto al 1958, anno in cui, probabilmente, si é cominciato a monitorare il fenomeno.
Nella jewel Cave vivono specie endemiche di crostacei, comunque il Dipartimento della Salvaguardia dell’Ambiente Australiano è contrario a queste conclusioni, in quanto afferma che livelli bassi si sono registrati anche in passato.
Fonte: Caving News
Nei giorni scorsi, su diversi media, si è diffusa la notizia secondo cui dai risultati di uno studio pubblicato sulla rivista PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences), anche i pipistrelli possono contrarre il virus dell’influenza e fare da serbatoio per vari ceppi. Secondo lo studio, effettuato in Guatemala dal “Center for Disease Control di Atlanta” su un campione di 360 pipistrelli, su alcuni esemplari sarebbe stato individuato il virus di tipo A, lo stesso ceppo dell’AH1N1 di tipo pandemico che nel 2009 ha allarmato la comunità medico scientifica globale per la sua veloce diffusione e trasmissione agli esseri umani. Un altro duro colpo ai simpatici mammiferi volanti dopo la “White Nose Syndrome” che in nord America ne sta decimando la popolazione, rischiando di causare l’estinzione di diverse specie. La speranza è che la diffusione di questa notizia non sviluppi una fobia nei confronti dei chirotteri, va ricordato infatti che i pipistrelli sono una specie animale molto utile e ancora non molto conosciuta e per questo sottovalutata e non apprezzata, cibandosi di insetti, svolgono infatti una funzione di estrema utilità per l’uomo e per le colture e pertanto bisogna preservare questi mammiferi dall’estinzione, in quanto, purtroppo, a causa dei cambiamenti ambientali dovuti all’uomo, molte specie di pipistrelli già si sono estinte e altre sono prossime a farlo.
Ricordiamoci sempre che non bisogna aver paura di questi piccoli mammiferi alati, ma che, invece, bisogna saperli apprezzare per quello che valgono. Infatti è’ importante sottolineare che contrariamente a quanto si creda, i pipistrelli non tendono ad infilarsi nei capelli e a non staccarsene più ed inoltre, anche se sembrerebbe banale puntualizzarlo, ma in realtà molti lo credono, non succhiano sangue.
Mario Tozzi insieme al Master di Comunicazione Ambientale presentano “Storie della green economy”, Premio Giornalistico realizzato con il quotidiano Metro rivolto a chiunque abbia a cuore la qualità dell’ambiente e abbia voglia di cimentarsi, fino al 26 marzo, in un esercizio di scrittura giornalistica in cui raccontare storie, casi, approfondimenti, che siano inchieste di denuncia o reportage di buone pratiche, il cui filo conduttore sia la green economy.
Tutti quei settori dell’economia che migliorano la qualità dell’ambiente, lo conservano in buona salute o aiutano a ridurre l’inquinamento e ogni altro danno rientrano nella green economy: dal settore delle energie rinnovabili a quello delle foreste, dalla chimica verde ai parchi naturali, dall’alimentazione bio o di qualità all’edilizia sostenibile, dal risparmio energetico all’ecoturismo, dalla conservazione dei beni culturali e ambientali alla bonifica e al disinquinamento di aree a rischio, ecc.
Gli elaborati dovranno essere costituiti da un breve scritto di massimo 3600 battute (spazi inclusi) corredato per chiunque lo volesse di immagini e soprattutto un elenco delle fonti e dei riferimenti da cui sono tratte le informazioni contenute nell’articolo.
Ciascun partecipante potrà inviare al massimo due (n.2) contributi. Potranno essere presentati solo elaborati originali e inediti.Le opere correttamente spedite verranno sottoposte a una giuria composta da un rappresentante del Centro Studi CTS (Maurizio di Marco, direttore del Centro Studi) un rappresentante del quotidiano Metro (Stefania Divertito), un rappresentante dell’Enea (Vincenzo Ferrara), dal direttore scientifico del Master, Marco Gisotti, e presieduta dal geologo nonché divulgatore Mario Tozzi.
Maggiori info, moduli di iscrizione e contatti su: http://www.centrostudicts.it
Bellissimo video promozionale su You Tube! Riparte anche nel 2012 la campagna “UN Pipistrello per amico” insieme alla COOP.
Se vivete in città, comprate le Bat Box alla COOP
In Francia il Primo Ministro ha visitato la Grotta Chauvet, una delle più importanti grotte con dipinti preistorici del mondo, guidato da Dominique Baffier e accompagnato dal Direttore generale dell’Unesco, Irina Bokova.
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C’è anche un video dell’Evento:
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In Italia il nostro Primo Ministro attuale ha ben altre preoccupazioni, credo che sarà difficile portarlo in grotta. Il precedente Primo Ministro Italiano era quasi tentato di andare in grotta e in montagna quando aveva saputo che l’ambiente in Italia sta andando a puttane…
Fa notizia un workshop sui pipistrelli in America
Si tratta di un corso per il riconoscimento acustico dei pipistrelli, tecniche, attrezzature ecc.
Organizzato da Bat Conservation International si terrà a Maggio in Arizzona, Luglio in California e agosto in Pennsylvania permetterà agli studenti di effettuare sperimentazione sul campo dove si spera di osservare un centinaio di pipistrelli per notte.
Verrà studiato e messo in atto anche il processo di disinfezione della WNS.
Maggiori info:
Catastrofe annunciata da tempo eppure sembra che dei pipistrelli del Nordamerica “non gliene può fregare niente a nessuno”.
La malattia terribile, la White Nose Syndrome, è arrivata ai pipistrelli del Canada, con un tasso di mortalità del 90%. Il ministero dell’ambiente canadese aggiunge tre specie di pipistrello alle specie in via di estinzione.
Il fungo ha raggiunto l’Ontario, il Qebec e le aree intorno all’Oceano Atlantico. Si tratta della più grande estinzione in atto per delle specie di mammiferi che abbiamo la possibilità di monitorare costantemente per rapidità ed efficienza.
Solo nel New Brunswick due anni fa vivevano 6000 pipistrelli, ora ridotti a circa 350 esemplari.
La White Nose Syndrome non è un problema riguardante solo i pipistrelli, perchè questi animali sono l’unica arma biologica efficace contro zanzare e parassiti. In loro assenza sarà necessario incrementare notevolmente l’uso di insetticidi, con il rischio di avvelenare tutto il nostro cibo.
I ricercatori americani hanno stimato che questa moria di pipistrelli su larga scala sta costando all’agricoltura americana circa 3,7 miliardi di dollari l’anno.
La White Nose Syndrome è stata riscontrata in america per la prima volta nel 2006 in una grotta turistica ad Albany nello Stato di New York ed ha iniziato a diffondersi ad una velocità di 200 – 400 km l’anno arrivando in Canada nell’inverno tra il 2009 e il 2010.
Fonte: Edmonton Journal
http://www.edmontonjournal.com/Fungus+killing+Canada+bats/6220007/story.html
Per aumentare le conoscenze della diffusione della White Nose Syndrome, la malattia che sta facendo estinguere i pipistrelli nell’America del Nord, ecco una serie di webinar (web seminari) che sono stati realizzati a gennaio di quest’anno.
Per accedere a tutti i webinar, spostati a destra del filmato, spostandoti con la barra grigia in basso della finestra.
| 9 marzo 2012 |
Incontro tematico nel contesto della Mostra “I Colori del Buio”
Venerdì 9 marzo, ore 17.30-19.30 – Roma, Complesso del Vittoriano, Sala Zanardelli, Piazza dell’Ara Coeli, 1
I fiumi della notte. L’importanza delle acque carsiche sotterranee
Sovrasfruttamento e inquinamento stanno mettendo a rischio gli acquiferi delle grandi pianure. Una possibile soluzione al problema può venire dalle falde acquifere delle zone carsiche, cioè dalle grotte; ma il loro sfruttamento richiede le
conoscenze e l’azione degli speleologi.
Interventi:
Mario Tozzi, CNR;
Jo De Waele, Università di Bologna;
Giuseppe Messana, CNR-ISE.
Modera: Francesco Sauro.
In tempi come questi la proliferazione di progetti per microimpianti idroelettrici in definitiva non può che fare piacere: energia pulita e rinnovabile. Saranno le incentivazioni energetiche, sarà la crisi, sarà che raschiamo il barile ? Poco importa. Si studino e se ne valutino le fattibilità secondo bilanci non solo economici, quanto ambientali. Si, perché è proprio nella caratteristica di “micro” impianto che possono nascondersi impatti ambientali notevoli, se consideriamo il regime dei corsi d’acqua (e dunque la vita biologica) da cui dovrebbero alimentarsi. Presa d’acqua, condotta in pressione e, più a valle, microturbina che produce energia e rilascia la stessa acqua catturata a monte. Bene, ottimo anzi: verificato che il funzionamento del sistema non influisca sul “Minimo Deflusso Vitale” (MDV) di quel corso d’acqua (portata residua, in grado di permettere a breve e a lungo termine, la salvaguardia della normale struttura naturale dell’alveo e, di conseguenza, la presenza di una biocenosi che corrisponda alle condizioni naturali). Ce lo dice il buonsenso, ma anche la famigerata (per noi speleologi) legge 152.
E allora, che abbiamo da temere noi speleologi? Molto, anzi moltissimo, se questi progetti cominciano ad interessarsi anche a bacini che interferiscono con l’idrogeologia carsica.
E’ di questi giorni, infatti, che tra le tante richieste di concessione di derivazione di acque pubbliche a scopi idroelettrici sono spuntati (pare) ben 2 progetti concorrenti che sfrutterebbero le acque del Torrente Lucola, captandole a monte dell’area di ricarica principale che alimenta le sorgenti carsiche di Poiano. Queste sono le più grandi sorgenti carsiche dell’Appennino settentrionale, con una portata media superiore a 400 l/sec. Per la loro caratteristica di essere abbastanza “salate” sono state sottoposte ad analisi e studi scientifici da oltre 150 anni e costituiscono una delle più suggestive e peculiari “porte” del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano.
Le più recenti conoscenze circa il loro comportamento idrodinamico e idrochimico hanno limitato il bacino di alimentazione delle Fonti agli affioramenti evaporitici compresi tra il F. Secchia, il Rio di Sologno e il T. Lucola, quest’ultimo fortemente maggioritario (prove di colorazione diretta hanno indicato in poco piu’ di 3 giorni il tempo di percorrenza delle acque catturate dal Lucola da parte dell’acquifero di Poiano). Secondo il più recente ed accreditato modello (*) dunque, una eventuale captazione delle acque del T. Lucola collocata a monte della zona di ricarica avrebbe come conseguenza diretta la diminuzione della portata complessiva alle Fonti di Poiano (con probabile aumento dei cloruri in soluzione).
Ma chi deve ed è in grado di valutare questo potenziale impatto, prima di avviare pratiche di concessione per opere che per loro caratteristica si configurano poi come ” opere di pubblica utilità ” ???
Mauro Chiesi
(*) Il Progetto Trias, studi e ricerche sulle evaporiti triassiche dell’alta Val di Secchia e sull’acquifero carsico di Poiano”, Società Speleologica Italiana, Memorie dell’Istituto Italiano di Speleologia, S. II, vol. XXII, 2009






