Archeologia
Si è aperta ieri all’auditorio Tiscali a Cagliari la mostra fotografica “Mineros -Minatori” realizzata da Adriano Mauri, che vede come protagonisti i minatori dell’ultima miniera attiva in Sardegna.
La mostra che prima della Sardegna ha avuto grande successo in Argentina dove è stata presentata inedita, si apre nell’ambito della rassegna fotografica “Menotrentuno_3“.
i soggetti sono dei minatori di Nuraxi Figus, ora centro del sistema di estrazione del Monte Sinni, unico giacimento sardo ancora in attività, dove con le più moderne attrezzature si estrae lignite nei più di 100Km di gallerie scavate dal 1947 ad oggi.
Foto di grande valore artistico e culturale ci riportano indietro negli anni nonostante la loro attualità, scatti di un mondo sconosciuto ai più, che è quasi scomparso dalla nostra terra.
Maggiori info: Mineros-Minatori
Sabato 19 novembre sulla trasmissione “Sereno Variabile” in onda alle ore 17.00 verranno presentati al pubblico dei telespettatori, in esclusiva per Rai Due, gli acquedotti di epoca arcaica di Paranzano e Legarano siti nel comune di Casperia. Gli speleologi del Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio accompagneranno Osvaldo Bevilacqua all’interno degli antichi cunicoli idraulici, mostrando sia le tecniche costruttive dei condotti, i pozzi di accesso e le camere di captazione sotterranee. Gli acquedotti, oggetto delle riprese, sono opere idrauliche molto antiche la cui datazione risale al periodo preromano. Lo studio di questi ipogei sotterranei è stato fondamentale per comprendere lo stanziamento delle popolazioni sabine prima della conquista romana. Le riprese televisive nelle viscere di Casperia sono state fortemente volute dall’amministrazione comunale, non solo per valorizzare il territorio sabino, ma soprattutto per far comprendere quali possano essere le potenzialità della ricerca speleologica. Ricerca che deve però essere utilizzata non per fare spettacolo, come sovente avviene, ma per istruire, coinvolgere e soprattutto mostrare al pubblico quanto possa essere scientifico il lavoro svolto dai gruppi speleologici.
Dopo il volume “Gruttas e Pelciones – grotte di terra e di mare della Planargia e del Montiferru occidentale – geologia, geomorfologia, biologia”, ecco i frutti di un’altra avventura dello speleologo e scrittore Vincenzo Piras che racconta una straordinaria Storia di uomini e di miniere della Planargia, del Meilogu, del Montiferru e della bassa Nurra.
Ricerche di anni in collaborazione con specialisti, ricercatori e tecnici, hanno dato i loro frutti ricevendo anche riconoscimenti nell´ultima edizione del Premio letterario “Billia Muroni”.
Fianco a fianco hanno lavorato Roberto Barbieri, Efisio Cadoni, tanti studiosi delle Università di Sassari e Cagliari, tanti appassionati dei diversi gruppi speleologici locali ed i soci del Centro Ricerche Ambientali di Bosa.
Il libro racconta una serie di esplorazioni nel mondo minerario di una regione ancora selvaggia della Sardegna e mai documentata; racconta inoltre anni di ricerche sull’archeologia, i monumenti e le peculiarità storiche e culturali di uno dei luoghi più affascinanti della nostra isola.
Per info: Bocche di miniera
L’alta valle del fiume Esaro, nella Calabria settentrionale tirrenica, ha riservato una nuova sorpresa al gruppo di speleo-archeologi dell’Università di Bari e del Centro Regionale di Speleologia “Enzo dei Medici” che da anni indaga nello stesso territorio Grotta della Monaca, sito estrattivo preistorico con uno sfruttamento di minerali di ferro iniziato già nel Paleolitico superiore.
La sorpresa è scaturita dall’esplorazione archeologica della cosiddetta “Grotta del Tesauro”, cavità naturale posta a poca distanza dal centro abitato di Sant’Agata di Esaro, assai ricca – così come Grotta della Monaca – di idrossidi ferrosi, spesso associati a carbonati di rame. Una campagna scavi condotta nello scorso ottobre all’ingresso della grotta ha permesso di scoprire abbondanti testimonianze connesse a diverse fasi di frequentazione antica della cavità. L’esplorazione del deposito indagato ha portato al recupero di resti pertinenti a presenze umane avvicendatesi nel sito nel corso degli ultimi 5500 anni da oggi: ceramiche, utensili in osso, vari oggetti d’adorno e, soprattutto, le oramai note “mazze litiche scanalate”, un vero e proprio fossile-guida utile per il riconoscimento di remote attività minerarie nel sottosuolo.
Le ricerche, non ancora concluse, riprenderanno nella primavera 2012, allorché verranno organizzate nel territorio anche ricognizioni speleo-archeologiche per l’individuazione di ulteriori siti estrattivi. Per maggiori informazioni sui programmi di ricerca: www.grottadellamonaca.it
Appena edito il nuovo libro dell’Associazione Studi Storici Fortificazioni Sardegna – A.S.S.Fort, che dal 2001 ha riunito studiosi ed appassionati con lo scopo di individuare, recuperare e valorizzare, in ambito turistico e culturale, le peculiari vestigia del sistema difensivo sardo del XX secolo.
Il libro ripercorre le vicende del territorio di Porto Conte in un contesto storico quasi dimenticato ed ancora poco conosciuto, valorizzando i vecchi fortini, rifugi e cunicoli sotterranei scavati per la difesa costiera della Sardegna.
la pubblicazione in collaborazione con l’Ente Parco Regionale di Porto Conte, mira a valorizzare il patrimonio storico culturale di questo splendido angolo di Sardegna.
A seguito di una proposta delle autorità per la riapertura delle famosissime grotte di Altamira in Spagna, una equipe di studiosi archeologi e microbiologi ha realizzato una serie di studi analizzando i dati storici riguardanti temperatura e CO2 rilevati all’interno della grotta di Altamira, mettendoli a confronto anche con dati di altri siti simili come quello di Lascaux.
La Grotta di Altamira scoperta nel 1879, dal 1985 è stata dichiarata dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità, da sempre conosciuta come la Cappella Sistina della preistoria, già in passato era stata interessata a più riprese da turisticizzazione, ma venne chiusa per l’insorgere di muffe e alghe sui dipinti.
Gli studi condotti fanno capire che le condizioni ambientali della grotta, potrebbero nuovamente degenerare, facendo insorgere situazioni che potrebbero ulteriormente rovinare i dipinti in caso di riapertura.
Attualmente molte grotte e siti storici o naturali, considerate di inestimabile valore, vengono chiuse o estremamente limitate al pubblico, per non mettere a repentaglio la conservazione del patrimonio culturale.
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| 22 ottobre 2011 |
Un museo con i reperti delle grotte preistoriche dell’Alto Salento
Sabato 22 ottobre 2011 a Ostuni presso il Museo di “Civiltà Preclassiche della Murgia Meridionale”, in occasione dei vent’anni dalla scoperta della “Donna di Ostuni” la gestante paleolitica con feto più antica del mondo, rinvenuta nella Grotta di Santa Maria di Agnano il 24 ottobre 1991, si terrà un INCONTRO SCIENTIFICO con il prof. Donato Coppola e la sua équipe di ricercatori.
L’istituzione museale, recentemente inaugurata presso la Chiesa di San Vito Martire, nel bellissimo centro storico della “città bianca” di Ostuni, raccoglie le testimonianze archeologiche e paleontologiche di numerose grotte dell’Alto Salento.
La più importante è indubbiamente la Grotta di Santa Maria di Agnano (Pu 1201) per le eccezionali sepolture Ostuni 1 e 2 datate rispettivamente a 28 e 30 mila anni fa.

Seguono la Grotta preistorica di Sant’ Angelo (Pu 42), la Grotta di San Biagio (Pu 370), la Grotta del Monte Scotano (Pu 382), la Grotta di Facciasquata (Pu 515), la Grotta Laceduzza (Pu 889), la Grotta di Monte Santo Magno (Pu 856), la Grotta Nostra Famiglia (Pu1115), la Grotta Zaccaria (1116), le Grotte Morelli 1 e 2 (Pu 1018-1019), la Grotta di S. Pietro (Pu 1105), le Grotte Bax 1, 2, 3 e 4 (Pu 1106 – 1107 – 1656 – 1657), la Grotta dei Grilli (Pu 1124), la Grotta di Abate Nicola (Pu 1125), le Grotte Giuliano (Pu 1151 – 1152), la Grotta neolitica di Laurito (Pu 1170), la Grotta di Santa Candida (Pu 1185), la Grotta Antelmi (Pu 1285), le grotte di Madonna Piccoli 1 e 2 (Pu 1362 – 1385), La Grotta di santa Lucia della Selva (Pu 1496) e la Grotta del Pipistrello Solitario (Pu 1649). Queste cavità naturali rientrano nel progetto che la Federazione Speleologica Pugliese e la Regione Puglia hanno sottoscritto per completare il catasto delle grotte pugliesi in attuazione della Legge Regionale 4 dicembre 2009 n. 33.
La fase operativa curata dal Centro Speleologico dell’Alto Salento di Martina Franca vede l’acquisizione dei punti GPS con il posizionamento dei chiodi topografici agli ingressi, la documentazione fotografica e l’apposizione delle targhette con la numerazione catastale. Il Censimento iniziato da circa 4 mesi, è costantemente seguito dal prof. Donato Coppola per l’accesso alle grotte sottoposte a vincolo archeologico o con gli ingressi protetti dalle grate.
Foto 1) – L’area esterna alla Grotta di Agnano. Foto 2) – L’interno della grotta con il calco della sepoltura lì dove fu scoperta. Foto 3) – Il plastico che ricostruisce la “Donna di Ostuni” al momento della sepoltura. Foto 4) – Il cranio originale della “Donna di Ostuni”. Foto 5) – Il calco dello scheletro con la gestante. Foto 6) – Una vetrina del museo con i reperti della grotta di S. Biagio.
Silvio Laddomada (Centro Speleologico dell’Alto Salento)
Grazie alla soprintendente Dott. Maria Teresa Arancio è stato affidato un incarico ufficiale di collaborazione nella ricerca archeologica inerente l’espolrazione di cavità, cunicoli, pozzi antichi, grotte, ecc. per i comuni di Bagnoregio, Bomarzo, Castiglione in Tev., Celleno, Civitella D’Agliano, Graffignano, Lubriano e Vitorchiano allo Speleo Club Orvieto. Con ottimi risultati portando a ternine l’eplorazione ed il rilievo del sito archeologico a Graffignano e i cunicoli etruschi a Lubriano. 












