Lazio
Alcune cavità sono venute alla luce durante lo scavo per la realizzazione del Museo della Shoah, in corso nelle adiacenze della Casina delle Civette a Villa Torlonia.
L’area è conosciuta per le ben note catacombe ebraiche, ma questi ambienti sembrano essere più simili a un complesso caveale.
Roma Sotterranea effettuerà probabilmente un sopralluogo al cantiere nei prossimi giorni.
Tutte le informazioni, foto e video, su Metro news, articolo di Lorenzo Grassi.
Nel numero di gennaio-febbraio 2012 di Mondo Sommerso un articolo tratto dal libro “Oltre l’avventura” di Lamberto Ferri Ricchi racconta di una delle più importanti imprese di speleologia subacquea degli anni ’60 che lo stesso Ferri Ricchi condusse nelle Grotte di Pastena a Frosinone tra il 1963 e il 1967 percorrendo l’intero corso di un fiume sotterraneo lungo oltre due km e superando ben sette sifoni.
Insieme a Ferri-Ricchi gli speleosub che si immersero nei sifoni di Pastena furono: Mario Ranieri, Vittorio Castellani, Carlo de Gregorio e Cesare La Padula.
Sul nostro canale youtube sono disponibili gratuitamente le versioni integrali di alcuni documentari, realizzati in questi anni con la A.S.S.O. e la Studio Blu Production, dei quali siamo autori io e Nicoletta Retico.
La scelta di rendere disponibili gratuitamente questi documentari risponde all’intento di contribuire alla divulgazione e conoscenza dell’archeologia, della subacquea, della speleologia e della speleologia subacquea; attività che costituiscono la competenza e il cuore della nostra Onlus A.S.S.O.
I documentari hanno una durata di 30 minuti ciascuno; sono in lingua italiana e sottotitolati in inglese.
Questo il link diretto per la visualizzazione:
http://www.youtube.com/playlist?list=PLC9926002569F3D73
Colgo questa occasione per ricordare Marco Campolungo, amico fraterno e collega di lavoro scomparso prematuramente, autore delle riprese video-sub di tutti i nostri documentari così come Claudio Capone, amico e voce indimenticabile della documentaristica italiana e speaker di molte delle nostre opere.
Massimo D’Alessandro (autore e regista)
www.massimodalessandro.com
| 12 gennaio 2012 | ||
| 17:30 |

Casa della memoria e della storia
via san francesco di sales,5, 00165 Rome, Italy
Interventi di
Walter Veltroni
Piero Badaloni
Roberto Dal Prà
Antonio Scuzzarella
Maurizio Monteleone
Coordina Stefano Gambari
Al termine della presentazione sarà proiettato il documentario “L’angelo di Alfredo” di Fabio Marra (Quadra, 2011).
Sarà presente il regista.
NdR. Io me lo ricordo quel giorno di Giugno del 1980. Non c’è un episodio più brutto triste e doloroso della mia adolescenza. E quante volte al buio e al freddo, da speleologo, tanti anni dopo quel fatto, ho ripensato a quel piccolo Alfredino Rampi, se fosse stato capace a fare contrasto con le gambe, per non scivolare più in basso. Che brutti ricordi.
| 25 febbraio 2012 |

La prima mostra in Italia dedicata all’esplorazione geografica e speleologica in tutto il mondo. L’evento, realizzato dall’associazione geografica La Venta, sarà ospitato nei prestigiosi ambienti del complesso del Vittoriano, nel cuore di Roma. Cinquanta pannelli retroilluminati e schermi multimediali, ricostruzioni sceniche e filmati guideranno il visitatore alla scoperta dei principali luoghi in cui La Venta ha effettuato spedizioni negli ultimi vent’anni. Dalle caverne tropicali ai pozzi glaciali, dall’archeologia del Mesoamerica a Leggi il resto di questo articolo »
Esercitazione interregionale delle Unità Cinofile da Ricerca ai Prati di Stroncone - Seguire le tacce, selezionare gli odori e scovare i figuranti in attesa, per sapere di aver raggiunto l’obiettivo. Segnalare poi il tutto, al suo istruttore. Questo e molto altro deve saper fare un cane da soccorso del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS). Il cane da ricerca è innanzitutto un compagno di vita e una presenza disciplinata, obbediente e coraggiosa ed un amico affidabile. Cane e conduttore lavorano insieme per diventare un’unità indissolubile: l’unità cinofila. Lui arriva dove l’intervento umano può essere difficoltoso (una fitta boscaglia, una valanga o peggio ancora una zona di macerie). In questo caso il cane diventa l’alter ego dell’uomo seguendo comandi dati a distanza, spesso solo a gesti: qualsiasi operazione di soccorso necessita di un’ottima comunicazione tra il conduttore e il suo cane, realizzata con molte ore di addestramento. Una decina, con altrettanti istruttori del corpo, quelli che si sono ritrovati a Prati di Stroncone, per un’esercitazione interzonale. Una giornata di lavoro con simulazioni operative di impiego cani da ricerca in superficie, cani molecolari e di un cane da soccorso per la ricerca di persone travolte da macerie.
Kamilla e Lisa, le cosiddette classe A, hanno aperto i giochi compiendo il ritrovamento del figurante in modo ottimale. E’ stata poi la volta di Piero che con grande agilità ha portato a termine i suoi esercizi e a ruota lo ha seguito Ugo anche lui Tolling Retriver che con allegria e diligenza svolge alla perfezione i suoi compiti. Emma e Charlie, i cani delle unità cinofile da ricerca di superficie (UCRS) dell’Umbria, dopo un primo ritrovamento senza traccia, hanno eseguito con dovizia altri esercizi di ricerca cercando di intercettare la fonte dell’emanazione (cono di odore) che si propaga intensa all’origine e rarefatta lontano dalla fonte. Il lavoro di questi cani può sembrare complesso ai profani come me, in realtà, se il cane è motivato, risulta alquanto semplice perché sfrutta il suo senso più sviluppato.
Flap per esempio è un cane da maceria ed i suoi esercizi sono mirati alla ricerca di persone disperse nel corso di frane, terremoti, alluvioni o crolli. La sua agilità è chiara ed evidente. Le sue sono, oltre che prove di obbedienza e fiuto, delle prove di passaggio e superamento ostacoli. PierGiorgio è un Bloudhound ed è l’ultimo a muoversi, forse per il suo faccione un po’ sornione. In realtà la sua agilità sorprende quando lo si vede in azione. Questi cani sono dotati di un olfatto sensibilissimo: memorizzano infatti molecole di odore quasi inesistenti e riescono a seguire queste minime tracce anche dopo giorni. L’obiettivo per lui è seguire una complessa traccia lasciata dal figurante e raggiungerlo senza concedersi distrazioni. Esercizio eseguito lla perfezione naturalmente, riuscendo in tal modo a mostrare come questi animali possano essere addestrati per seguire le tracce olfattive di una persona dispersa anche per diversi giorni, in situazioni estreme dovute a valanghe, boschi, luoghi affollati, al chiuso o all’aperto e come sia fondamentale l’intesa tra il soccorritore e il suo cane.
L’addestramento specifico del cane da ricerca inizia dopo un corso di educazione base e si protrae in maniera continuativa per tutto il periodo di tempo in cui il cane è in servizio attivo. La Scuola Nazionale, inoltre, garantisce la preparazione tecnica ed operativa di ogni realtà locale, dettandone linee guida coerenti con i miglior standards mondiali. Si tratta di cani affidabili, dunque, dal punto di vista dell’obbedienza e che hanno con il conduttore un rapporto consolidato basato sulla buona comunicazione. In più, il cane che inizia l’addestramento per la ricerca ha dimostrato di possedere doti di fiuto, curiosità e interesse per il lavoro specifico.
L’Unità Cinofila da Ricerca del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico è affiatata, solidale, inscindibile e sinergica insieme, rappresentata dal Cane con il proprio Conduttore.
Silvia Sigali Parasecolo
Addetta stampa SASU
Finalmente……. Dopo anni di ricerca effettuata da vari archeologi e speleologi nel cunicolo iniziale dell’acquedotto Alsietino, situato lungo le rive del lago di Martignano (RM), siamo riusciti ad individuare un unico, per ora, pozzo di areazione, collimazione ed estrazione di materiale. L’acquedotto risultava carente di queste opere essenziali per lo scavo di un cunicolo lungo 176 m, asse principale.
Come di consueto, negli acquedotti in sotterraneo, si scavava a distanze costanti un pozzo che poteva essere utile oltre che per l’asportazione di materiale, l’areazione e in seguito per dei controlli anche per la collimazione delle direzioni. La mancanza di questa particolarità ha sempre destato nei ricercatori dei dubbi, finalmente fugati.
Con il tempo, probabilmente, il pozzo si doveva essere ostruito con materiale di riporto. In occasione di grandi precipitazioni meteoriche avvenute negli ultimi anni, i depositi di terra e materiale vario, principalmente piante, si è diluito liberando il pozzo,
Prossimamente cercheremo di posizionare all’esterno l’ingresso del pozzo.
Sabato 17 dicembre p.v. alle ore 11.30 il Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio organizza la Santa Messa di Natale all’interno della Grotta di S. Michele al Monte Tancia nel comune di Monte S. Giovanni Sabino (Rieti). La messa sarà celebrata dal Parroco di Salisano Don Mario Panero.
Nel medioevo la grotta di S. Michele assume un ruolo preminente nella storia della Sabina. Secondo la leggenda agli inizi del IV secolo d.C. un serpente pestifero si era nascosto nella grotta insediando gli abitanti del luogo. Dio però, sollecitato dalle loro preghiere, decise di porre fine alla sua opera. Testimone del prodigio fu papa Silvestro, rifugiato sul monte Soratte. Una notte il pontefice, mentre era raccolto in preghiera, vide scendere dal cielo due angeli seguiti da tuoni e da fulmini che illuminavano di luce corrusca il monte Tancia ed atterrivano il drago, che si rifugiò in uno dei recessi dell’antro, ma gli angeli non gli diedero tregua e lo cacciarono dal suo rifugio. Papa Silvestro decise allora di dedicare la grotta a S. Michele. La leggenda evoca ovviamente la sconfitta del paganesimo e dell’idolatria, non a caso gli accadimenti sono collocati all’epoca di papa Silvestro (314-335), che segnò l’affermarsi ed il riconoscimento ufficiale del cristianesimo. Questo santuario appartenne al demanio spoletino, fin quando lo stesso duca Ildeprando, tra il 773 ed 775, lo donò a Farfa con i boschi e le faggete intorno ad esso. Non a caso nel 1051 scoppiò una violenta controversia tra l’abate di Farfa Berardo I ed il vescovo di Sabina Giovanni sul possesso del santuario, concesso a quest’ultimo dall’abate Ugo I.
Oggi la grotta di S. Michele conserva ancora tracce consistenti del suo passato. Salendo lungo la scalinata malcerta si accede finalmente alla grotta, lasciando in basso i resti delle strutture del monastero che ospitava i monaci. Entrando si nota subito l’altare sovrastato dal ciborio costituito da due colonne, dai rispettivi capitelli che sostengono la copertura a timpano. Penetrando nell’oscurità sulla sinistra della grotta si apre uno stretto e basso speco sul fondo del quale, fino ad ventennio fa alla luce delle torce elettriche si poteva scorgere l’immagine di una divinità pagana, forse la dea Vacuna, scolpita su una stalagmite. Sull’archivolto del ciborio un affresco raffigurante il busto del Cristo circondato dai simboli apocalittici dei quattro evangelisti, mentre sul fondo della lunetta, al di sopra dell’altare si intravvede l’immagine della Madonna con il Bambino. Sia l’altare che il ciborio e gli affreschi dello strato inferiore possono essere ragionevolmente datati alla seconda metà dell’ XI secolo. Dopo il restauro degli affreschi la grotta è stata chiusa al pubblico dei visitatori. La messa sarà quindi anche un’occasione per ammirare l’importante ciclo pittorico all’interno della cavità.
Per informazioni : info@speleovespertilio.it
Lunedì 5 dicembre 2011 alle ore 17.00 a Roma, presso la Sala della Crociera (via del Collegio Romano n. 27), in occasione della presentazione del volume “La Valle del Salto nei disegni e nei racconti dei viaggiatori europei dell’Ottocento” a cura di Rodolfo Pagano e Cesare Silvi dell’Organizzazione di Volontariato “valledelsalto.it”, si terrà un convegno che ha lo scopo di richiamare l’attenzione sui monumenti sotterranei presenti nel territorio abitato anticamente dagli Equi, a duecento anni dal viaggio esplorativo che effettuò nel 1810 l’architetto Giuseppe Simelli, su incarico dell’Académie des Inscriptions et Belles Lettres di Parigi, rivolto allo studio delle costruzioni in opera poligonale presenti tra la Valle del Salto-Cicolano ed Alba Fucens.
Il Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio presenterà quindi i risultati dello studio relativo al sistema sotterraneo scoperto ed esplorato dal medesimo gruppo nel gennaio di questo anno ad Alba Fucens e quello riguardante l’emissario idraulico sotterraneo a S. Stefano di Corvaro sul Monte Frontino.
Al convegno prenderanno parte il Prof. Adriano La Regina, Presidente dell’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte e il Prof. Fausto Zevi, Professore Ordinario di Archeologia e Storia dell’Arte Greca e Romana all’Università di Roma “La Sapienza”.
Interverranno inoltre: Giovanna Alvino della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, Emanuela Ceccaroni della Soprintendenza per i Beni Archeologici d’Abruzzo, Cristiano Ranieri Presidente del Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio, Simonetta Ciranna dell’Università dell’Aquila, Tommaso Mattioli dell’Università degli Studi di Perugia, Domenico Scacchi Consigliere deleg. per la cultura della Provincia di Rieti, Carmine Rinaldi Presidente della Comunità Montana Salto-Cicolano, Maria Concetta Petrollo Pagliarani Direttrice della Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte (BiASA), Francesca Zannoni Responsabile dei manoscritti e degli archivi della BiASA e Cesare Silvi, Presidente dell’Organizzazione “valledelsalto.it”.
Sabato 19 novembre sulla trasmissione “Sereno Variabile” in onda alle ore 17.00 verranno presentati al pubblico dei telespettatori, in esclusiva per Rai Due, gli acquedotti di epoca arcaica di Paranzano e Legarano siti nel comune di Casperia. Gli speleologi del Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio accompagneranno Osvaldo Bevilacqua all’interno degli antichi cunicoli idraulici, mostrando sia le tecniche costruttive dei condotti, i pozzi di accesso e le camere di captazione sotterranee. Gli acquedotti, oggetto delle riprese, sono opere idrauliche molto antiche la cui datazione risale al periodo preromano. Lo studio di questi ipogei sotterranei è stato fondamentale per comprendere lo stanziamento delle popolazioni sabine prima della conquista romana. Le riprese televisive nelle viscere di Casperia sono state fortemente volute dall’amministrazione comunale, non solo per valorizzare il territorio sabino, ma soprattutto per far comprendere quali possano essere le potenzialità della ricerca speleologica. Ricerca che deve però essere utilizzata non per fare spettacolo, come sovente avviene, ma per istruire, coinvolgere e soprattutto mostrare al pubblico quanto possa essere scientifico il lavoro svolto dai gruppi speleologici.











