Fiction sul Rigopiano Non c’è limite al cattivo gusto

Se non l’avessi letto su La Stampa avrei pensato che fosse una bufala. Invece purtroppo non è così.
Mi sento di scrivere quello che penso perché al Rigopiano c’erano anche speleologi all’opera con il CNSAS quindi in qualche modo il nostro mondo è interessato.
Non sono passati neanche quindici giorni dalla tragedia in cui sono morte più di 20 persone, che uno con una casa di produzione di fiction ha annunciato che presto si farà una cosa di quattro puntate per raccontare come si sono svolti i fatti.
La cosa mi fa talmente schifo che evito di scrivere nomi e di mettere il link all’articolo de La Stampa, lo indico e basta, ma se qualcuno è talmente malato, maniaco di fame di tragedie, morbosamente assetato di dolore altrui, dovrà copiarsi l’url e incollarselo nella barra degli indirizzi.
Io non vi rendo la vita facile.
Perché al Rigopiano sono morte delle persone che meritano rispetto, e il dovuto silenzio che si confà al lutto.
Che schifo.

http://www.lastampa.it/2017/02/08/spettacoli/tv/una-miniserie-sulla-tragedia-del-rigopiano-AaNrLYiqhaoeg5yrvnvNXP/pagina.html

One Response to “Fiction sul Rigopiano Non c’è limite al cattivo gusto”

  1. Federico scrive:

    Concorso, la cosa è schifosa. Ma mangiare merda quando si è abituati a mangiare tordelli fa schifo, se invece comunque il nostro pane quotidiano è assimilabile alla merda, diciamo che ci abbiamo fatto la bocca.
    Voglio dire che la questione della fiction è solo la ciliegina. di merda, messa su tutta la vicenda. l’unica stella che brilla su tutto questo mare di merda, è quella che ha illuminato le giornate di inumano lavoro che ha coinvolto i soccorritori, sopratutto i volontari. Da 10 anni faccio parte del soccorso alpino, e mai mi sono sentito così orgoglioso come in quei giorni in cui tutta italia stava a guardare la d’urso mentre i nostri ragazzi spalavano neve e merda per fare quello che da più soddisfazione di tutti i macabri profitti, strappare qualcuno dalle mani della morte. Ho avuto la fortuna di avere questa sensazione nel mio servizio da soccorritore, e dopo aver messo un quasi morto nell’ambulanza e saperlo stare meglio, ci si sente in competizione con la morte e la squallida rincorsa al profitto diventa una questione per piccoli uomini. Grazie ai nostri volontari che ci hanno ancora una volta fatto fare uno scalino verso la strada dell’Umanità, quella con la U maiuscola.

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