“I Maya. Il linguaggio della bellezza”: nell’attuale mostra, alcuni collegamenti con la speleologia .


A Verona, alla mostra: “I Maya. Il linguaggio della bellezza”, allestita presso il Palazzo della Gran Guardia, (visitabile fino al 5 marzo 2017) è possibile apprezzare reperti provenienti dai principali musei del Messico; fra questi, alcuni rinvenuti all’interno di grotte ed altri che illustrano l’immaginario legato al mondo ipogeo dell’antico popolo precolombiano.

Miti, fiabe e leggende ambientati nelle grotte si ritrovano in varie epoche e culture, le grotte sono state considerate luoghi sacri per molte religioni o anticamere misteriose di mondi sotterranei. Anche per i Maya le grotte simboleggiavano l’ingresso nell’inframondo (aldilà) e per questo erano teatro di riti e luoghi in cui depositare offerte.
Infatti troviamo, fra le opere esposte, una scultura raffigurante un coccodrillo, le cui fauci aperte rappresentavano la caverna che conduce al mondo sotterraneo.

Il mondo ipogeo è emblematicamente richiamato da un reperto da parzialmete ricoperto da concrezioni, a causa dell’intenso stillicidio a cui era sottoposto nella grotta in cui è stato ritrovato, e raffigura il dio Gill, o Sole Giaguaro, signore del mondo sotterraneo.

Diverse sono le opere esposte alla mostra in cui appaiono pipistrelli, che erano considerati guardiani delle grotte, associati alla notte, alla morte, alla fertilità, alla sessualità ed ai sacrifici di sangue.

Dunque, la mostra si rivela interessante anche per chi si interessa di speleologia in connessione con aspetti storici ed antropologici.

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