In ricordo di Andrea Pietrolungo


Ci sono giornate buie anche in attività che abitualmente ci regalano divertimento e soddisfazione. Il 31 gennaio 2017 è stata una giornata nera per la speleologia e il torrentismo, con quella telefonata di mattina presto che nessuno vorrebbe ricevere nella vita, che per un istante ha ghiacciato anche i nostri cuori, rimasti sospesi e increduli, trafitti da un dolore indicibile, inconsolabile.
Andrea Pietrolungo è stato direttore della scuola regionale di speleologia, direttore delle Operazioni di Soccorso e istruttore regionale di speleologia del CNSAS, capostazione forre d’Abruzzo e TSF di torrentismo sempre del CNSAS, nonchè istruttore di speleologia del SSI, sicuramente una delle figure più preparate e competenti sul territorio. Nonostante la giovane età, vent’anni dedicati a queste discipline spendendo in addestramento o uscite ogni fine settimana che il meteo concedesse. Tante le esplorazioni che lo hanno visto protagonista: i campi speleo della grotta dei Tre Portoni in Maiella, la scoperta della grotta della Lupa nei pressi di Roccamorice (PE), le due spedizioni per aprire nuovi canyon in Georgia… Questo per la fredda cronaca che cerca di ricostruire una biografia. Per le storie di quelli che lo hanno conosciuto, Andrea è stato un Amico vero, una persona preziosa e rara, insostituibile.
La necrologia recita aggettivi quali umile, leale, instancabilmente generoso e disponibile, parole che suonano vuote come la campana a morte che le accompagna. Solo chi ha avuto la fortuna di incontrarlo anche occasionalmente le sente animate dalla musica della sua risata sempre spontanea, della sua semplice gioia di vivere che riempiva ogni impresa, che sapeva inventare aneddoti spassosi da raccontare negli anni successivi davanti a una birra. Ognuno di noi conserva una quantità incommensurabile di questi ricordi, così che è stato impossibile piangerlo al funerale senza che ogni tanto si aprisse un sorriso riparlando di qualche episodio che tornava alla mente; impossibile anche per noi piangerlo senza la sua leggerezza infantile, la freschezza che si riconosce solo nei cuori puri.
Ripenso alla sua gioia incontenibile di bambino quando in uno degli ultimi salti della forra di Riancoli eravamo riusciti a recuperare, con una manovra fuori dagli schemi, la sua sacca personale finita in uno scavernamento la settimana precedente, e che dopo tutti quei giorni in acqua gli aveva restituito il cellulare e perfino il tabacco asciutti; la luce di stupore e di comprensione negli occhi, a testimonianza della prontezza e dell’acutezza della sua mente, quando aveva subito colto la spiegazione fisica del calcolo della demoltiplica di un paranco, diventandone a sua volta perfetto divulgatore; la sua furia di insegnante quando nella grotta di Pietrasecca, durante lo svolgimento di un’esercitazione di Soccorso, gli operatori alle piazzole non avevano compreso le manovre necessarie per superare l’incrocio di due teleferiche né si erano preoccupati di richiederne chiarimenti.
Alla leggerezza ludica si affiancava costantemente la rigida cura delle manovre e delle tecniche, risultando affidabile come pochi, perché per lui il Soccorso era una vocazione più che un impegno; l’attenzione alla sicurezza in ogni attività era un automatismo sempre vigile che ci insegnava a non sottovalutare nessun aspetto, anche banale, con la determinazione e la fermezza di chi opera con passione mettendo tutto se stesso in ciò a cui tiene. La sua competenza era di un livello superiore, aveva sempre una soluzione leggermente migliorativa, spesso al di fuori dei manuali, senza mai accettare una riduzione della sicurezza che lasciava sorpresi i suoi compagni. Sapeva essere pignolo, quasi maniacale, nell’impiego delle corrette tecniche per la progressione e per il recupero della barella sia in grotta che in forra. La sua presenza garantiva il massimo livello di sicurezza possibile.
Ha aiutato tanti nei suoi interventi di soccorso, in occasione dei terremoti e delle calamità che hanno afflitto le regioni centrali. Tanti altri ha salvato preventivamente insegnando in modo integerrimo il corretto comportamento da tenere in ambiente e le più aggiornate tecniche.
Il suo paese si è rivelato minuscolo per contenere il fiume di persone giunte a rendergli l’ultimo saluto.
Il cuore lo ha tradito una sola volta, in modo assurdo, insospettabile per chi era abituato a vederlo compiere prove sportive notevoli, imprese di estrema fatica che risolveva con la facilità di chi ha alle spalle un allenamento invidiabile. Era uno dei pochissimi in Abruzzo in grado di operare potenzialmente in un intervento in grotta fino a -1.000 mt e più. Inoltre, e questo fa un po’ sorridere, era in grado di risalire su corda quasi nello stesso tempo che impiega uno speleologo normale a scendervi. Credevamo di vederlo anche a 90 anni partire spedito con l’imbraco per le sue imprese lasciandosi dietro gli altri, accecato dallo stesso desiderio ardente di scoperta. Invece, in modo troppo prematuro, quasi oltraggioso, saremo noi a indossare l’imbraco dovendo accettare che lui non farà parte dell’uscita, né di altre uscite quel giorno, e sarà atroce, innaturale, crudele.
Ci sono tante cose che nella vita passano senza lasciare traccia, tanti volti che abbiamo conosciuto e poi spariscono nella nebbia del tempo. E poi ci sono le persone come lui, che fanno la differenza, per cui il dopo non sarà mai più come il prima.
Per tutto quello che ci hai insegnato, per tutte le giornate splendenti che ci hai fatto vivere, per ogni singolo sorriso possiamo solo ringraziarti, Andrea; ci mancherai!

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