La scoperta è avvenuta nel territorio di Manoppello, in Provincia di Pescara, nel comprensorio delle miniere abbandonate di bitume e asfalto. Tre speleologi abruzzesi del GRAIM (Gruppo di Ricerca di Archeologia Industriale della Majella), Roberto Di Paolo, Pino di Franco e Gabriele La Rovere, quest’ultimo in forza anche allo SPELEO CLUB CHIETI, durante le ricerche di una galleria mineraria abbandonata di cui si erano perse le tracce, hanno rinvenuto dei frammenti di ceramica antichi sotto ai detriti all’interno di una grotta naturale certamente rimaneggiata per le attività estrattive.

Per la qualità e la quantità dei reperti rinvenuti è stata informata la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio dell’Abruzzo e, in base all’ubicazione della grotta (area S.I.C. “Fonte di Papa” – Natura 2000), anche il Parco Nazionale della Majella e il Comune di Manoppello.

Dalle prime ricognizioni effettuate dal funzionario responsabile della Soprintendenza, il Dott. Andrea Staffa, i reperti risultano risalire all’età del bronzo.

L’importante scoperta è frutto dello studio che il GRAIM conduce da alcuni anni sugli aspetti naturalistici e antropici della nostra montagna per la ricostruzione storica del vissuto umano locale. La stessa ricerca ha condotto il gruppo nel 2015 a localizzare nel territorio di Roccamorice la miniera di Santo Spirito, di cui si erano perse le tracce, e a scoprire al suo interno la Grotta della Lupa, che si è rivelata la più estesa della Maiella e per la quale il Parco Nazionale con la Soprintendenza e altri enti e associazioni sta coordinando uno studio scientifico su 15 ambiti diversi.

Il GRAIM, è autorizzato formalmente dall’Agenzia del Demanio – Direzione Regionale Abruzzo e Molise, dalla Regione Abruzzo – Servizio Risorse del Territorio e Attività Estrattive, e dal Parco Nazionale della Majella, per “Avvicinamento e sopralluogo ai siti di interesse minerario ai fini di studio ed informazione”; inoltre è in atto una fattiva collaborazione con la Soprintendenza ABAP.

Il versante della Maiella compreso tra Scafa, San Valentino in Abruzzo Citeriore, Manoppello, Lettomanoppello, Abbateggio e Roccamorice, ma anche Tocco da Casauria, Caramanico Terme, Turrivalignani, Bolognano e Serramonacesca, è di particolare interesse storico e archeologico-industriale.

Le prime tracce dello sfruttamento minerario sulla Maiella risalgono al neolitico; un panetto di bitume rinvenuto nel comprensorio è stato datato circa 4700 a.C.; un altro risale a circa 2000 anni fa, e attesta che in età romana veniva estratto questo materiale sul luogo. Nei secoli successivi l’attività estrattiva è testimoniata dalla presenza pionieristica di piccoli imprenditori locali ma è in epoca moderna, tra la fine dell’800 e l’inizio del 900, che venne organizzata in forma industriale e fece del bacino minerario uno dei giacimenti di rocce asfaltiche e rocce bituminose tra i più importanti d’Italia. Lo sfruttamento intensivo iniziò dal 1844 dall’imprenditore teatino Silvestro Petrini e successivamente dal toccolano Donato Paparella; in seguito vide l’interessamento di molteplici aziende minerarie, soprattutto straniere, tra le quali è necessario ricordare almeno la tedesca Reh e C., e l’inglese NAC, assorbite nel corso degli anni dall’italiana SAMA.

L’eredità di questa grandiosa attività estrattiva, giunta oggi a noi abruzzesi, ai più misteriosa e sconosciuta, è custodita nelle miniere è nell’ultima generazione di minatori. Della ventina di miniere censite, alcune nel territorio del Parco Nazionale della Majella, restano centinaia di gallerie sotterranee strutturate anche su molteplici livelli sovrapposti: chilometri di binari, carrelli, bunker sotterranei, montacarichi, tramogge, stazioni di carico, stabilimenti e centrali idroelettriche, il tutto inesorabilmente abbandonato a se stesso. La meravigliosa testimonianza dell’alacre e duro lavoro dei minatori d’Abruzzo va scomparendo perché la montagna si sta riappropriando del suo territorio cancellando a poco a poco le tracce del vissuto umano legato all’estrazione mineraria.

Un importante progetto per la valorizzazione futura dell’intero comprensorio è stato recentemente avviato dall’Agenzia del Demanio in collaborazione con la Soprintendenza SABAP dell’Abruzzo, il Parco della Majella, la Regione, la Provincia di Pescara e l’ANCI.

Grotta dove sono stati rinvenuti i reperti
I primi reperti rinvenuti, alcuni dell'Età del Bronzo

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