Conferenza pubblica:
“Il mondo sotterraneo del territorio narnese” Le grotte, la storia, l’ambiente
Presentazione della piattaforma Web “Archivio grotte dell’Umbria del gruppo Speleologico UTEC NARNI”
Presentazione del Primo censimento delle cavità a rischio ambientale nel territorio del Comune di Narni
Appuntamento a Narni, Piazza dei Priori, Loggia degli Scolopi sabato 16 Ottobre 2021 ore 17:00
L’evento fa parte degli incontri a Narni per la Settimana del Pianeta Terra

censimento grotte a rischio
Grotte a rischio del Comune di Narni

Premessa
Questo primo rapporto sulle cavità a rischio ambientale del territorio del Comune di Narni è stato redatto dal Gruppo Speleologico UTEC NARNI in occasione della Settimana del Pianeta Terra 2021, ed è parte integrante della attività “Puliamo il Buio” e “Giornate Nazionali della Speleologia” promosse a livello nazionale dalla Società Speleologica Italiana.
E’ propedeutico al progetto di realizzazione di un “Osservatorio delle grotte a rischio ambientale” che può essere applicato a diversi livelli territoriali: Comunale, regionale, nazionale, internazionale.
Il Gruppo Speleologico UTEC NARNI, dal 1977 anno della sua costituzione, è punto di riferimento nel Comune di Narni per quanto riguarda le Grotte e le Cavità Artificiali del territorio. Da oltre 40 anni profonde un notevole impegno nella salvaguardia delle grotte naturali, delle aree carsiche e delle cavità di origine antropica, sempre conservando i valori etici e solidali della speleologia.
Anche se solo una piccola parte del sottosuolo è accessibile all’uomo, la speleologia da decenni è impegnata in un’opera sistematica di esplorazione e catalogazione, fondamentale per la conoscenza e lo studio della circolazione delle acque sotterranee e delle emergenze storiche e artistiche del territorio.
Le grotte naturali note e censite presso il Catasto regionale delle grotte dell’Umbria ricadenti nel Comune di Narni sono ben 78, ma il dato è fermo al 1994 a causa della pessima gestione della Regione Umbria di uno strumento tanto importante, e le cavità artificiali accatastate nel Catasto nazionale delle Cavità Artificiali sono una ventina.
Il Gruppo Speleologico UTEC NARNI, insieme alla Federazione Umbra Gruppi Speleologici, è impegnato nella realizzazione di un catasto delle grotte, funzionante, ad uso e consumo degli speleologi e a disposizione delle Amministrazioni pubbliche.
Il vuoto scaturito dalla mancanza di uno strumento regionale, ha fatto si che ogni gruppo organizzasse un proprio archivio con dati condivisi.
A Narni da alcuni anni è in uso una piattaforma WEB utilizzabile anche da cellulare, per la consultazione sul campo delle grotte presenti in tutto il territorio regionale, realizzata gratis da un socio dell’UTEC NARNI e accessibile con password.
Nel corso degli anni, l’UTEC NARNI ha partecipato a diverse edizioni di “Puliamo il Buio”, affiancate alle giornate “Puliamo il Mondo” di Lega Ambiente, in cui sono state svolte azioni di pulizia nelle grotte più inquinate del territorio narnese.

Grotte come discariche
L’utilizzo di grotte naturali, di forre, fossi e di cavità di origine antropica come discarica abusiva di rifiuti è un fenomeno diffuso ancora oggi in molte zone del territorio comunale, con grave danno per le risorse idriche carsiche e più in generale per l’ambiente ipogeo.
Questa pessima abitudine ha origini antiche, quando si pensava che fosse possibile ignorare le immondizie, magari semplicemente nascondendole alla vista. Ma oggi il problema non è più eludibile: i nostri stessi rifiuti stanno avvelenando il pianeta e il mondo sotterraneo è forse l’ambiente più fragile ed esposto al rischio della totale distruzione.
Il problema è tanto più accentuato nel nostro territorio, costituito in gran parte da zone carsiche. I terreni calcarei sono ampiamente visibili, nel sottosuolo del Centro Storico, nella Montagna di Santa Croce, e in generale in tutta la dorsale collinare che attraversa il Comune da Nord a Sud, per una larghezza di una decina di km.
In questa zona dove sono assenti i corsi d’acqua superficiale, l’acqua entra immediatamente nell’acquifero carsico, portandosi dietro le sostanze inquinanti.
Le aree carsiche, delle quali le grotte naturali sono l’aspetto più noto ed affascinante, presentano un grado di vulnerabilità alle sostanze inquinanti molto alto in quanto caratterizzate da una circolazione di acque profonde relativamente veloce, con scarso potere autodepurante e nessuna capacità filtrante.

Censimento delle cavità a rischio
Il progetto di censire le grotte con problemi ambientali nasce nel 1995 all’interno della “commissione ambientale” del Club Speleologico Proteo di Vicenza, con l’obiettivo di rilevare le cavità vicentine che presentassero problemi ”ambientali”. Successivamente il progetto viene sottoposto all’attenzione della Commissione Catasto della S.S.I., e dal 1998 il Catasto Veneto si incarica di coordinare lo sviluppo dell’iniziativa a livello nazionale.
Nel caso del Comune di Narni, il termine “Cavità a rischio” non fa riferimento solo alle problematiche ambientali che possano creare danno alla grotta stessa, ma anche a tutti quei fenomeni che richiedono una attenzione particolare e la messa in campo di azioni volte a scongiurare danni maggiori.
Fattori di rischio, oltre all’inquinamento, sono gli atti vandalici e i furti per le cavità con particolare rilevanza archeologica e storica, e il rischio di crollo che, oltre al pericolo per la grotta stessa, puo’ costituire pericoli per abitazioni e infrastrutture vicine.
Lo scopo di questo monitoraggio non è solo quello di creare un elenco delle cavità ed una loro suddivisione in base al tipo di rischio presente, ma anche di elaborare una serie di strategie comuni per arginare il fenomeno dell’inquinamento e per cercare di recuperare gli ambienti carsici danneggiati.
È consapevolezza di tutti che un ambiente di grotta danneggiato difficilmente potrà essere recuperato completamente, ma è indispensabile arrivare a conoscere l’effettiva portata dei fenomeni di inquinamento per stabilire modalità d’azione condivise.
I tipi di rischio presi in considerazione nel censimento sono:
• inquinamento
• sostanze tossiche
• ordigni bellici
• atti vandalici
• dissesto idrogeologico

Tale censimento prevede la compilazione di opportune schede in cui vengono riportati, oltre ai dati catastali della cavità e la tipologia del rischio, anche una descrizione della situazione accertata ed eventuali modalità di intervento o di bonifica, parziale o completa.
Questi dati sono da considerarsi preliminari e sicuramente incompleti per difetto, ma espongono una panoramica che, anche se limitata in numero, risulta preoccupante e meritevole di attenzione.

Si ringrazia Carlo Germani per la preziosa collaborazione

Riferimenti bibliografici:
Quello che segue è solo un piccolo, parziale, indice di quanto la speleologia italiana ha prodotto e produce sul tema delle protezione dell’ambiente ipogeo.
Tutti i testi sono disponibili presso il Centro di Documentazione “F. Anelli” della Società Speleologica Italiana, via Zamboni 67, Bologna (tel. 051 250049).
AAVV, 1989, Problemi di inquinamento e salvaguardia delle aree carsiche. A cura della Federazione Speleologica Pugliese.
AAVV, 1990, Protezione dell’ambiente carsico. Videoquaderno della collana “Verde Montagna”, realizzato da Club Alpino Italiano e Società Speleologica Italiana.
CHIESI M., FERRINI G., BADINO G., 1999, L’impatto dell’uomo sull’ambiente grotta. Quaderno didattico SSI n.5, Erga Ed., Genova.
CREMA M., FERRARESE G. (a cura di), 1999, Atti Convegno nazionale
sull’inquinamento delle grotte e degli acquiferi carsici e possibili ricadute sulla collettività – Ponte di Brenta (PD), 1998. Gruppo Spel. Padovano CAI, Padova.
FUSILLI C., 2002, Primo monitoraggio sullo stato di conservazione del patrimonio speleo-carsico del Parco Nazionale del Gargano. In Atti del III convegno di speleologia pugliese, Castellana Grotte 2002, Museo Speleologico “F. Anelli”, Castellana Grotte (BA).
VIGNA B., CALANDRI G., 2001, Gli acquiferi carsici. Quaderno didattico SSI
n.12, Erga Ed., Genova.
GERMANI C., 2005, Primo censimento delle cavità a rischio ambientale. Relazione
presentata al Raduno Nazionale di Speleologia di Valle Imagna, Sant’Omobono (BG)

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