La fonte è disponibile su internet, ecco il link al documento, i soldi vengono dalla Comunità Montana dell’Alto Chiascio, dai comuni limitrofi e da vari enti.
Proprio in questi giorni si parlava sulla mailing list speleo.it del perchè e percome le grotte turistiche vanno in perdita e dell’impatto della turisticizzazione sull’ambiente grotta in generale.
Per sapere quanto è costato il Cucco Turistico finora, questo è un estratto del documento trovato in rete:
La Comunità Montana dell’Alto Chiascio fino ad oggi ha investito oltre 1 milione di euro nella realizzazione del progetto di valorizzazione delle grotte, risorse per il 50% assegnate all’Ente, dal Patto Territoriale dell’Appennino Centrale, con fondi CIPE e per la restante parte impegnate direttamente con fondi di bilancio propri c’è scritto pure che per provvedere ad un impianto a batterie in aggiunta all’impianto elettrico di illuminazione è prevista una spesa di ulteriori 57′000 euro.
Nota: Due miliardi di lire spesi per fare una grotta turistica a due passi da una delle più belle grotte turistiche del mondo, le Grotte di Frasassi. Tempo fa avevo sentito che le bellissime grotte di Frasassi avevano problemi di bilancio. Dal punto di vista turistico Frasassi batte Cucco 4 a 0 per bellezza delle concrezioni.
Due miliardi. Questo sistema Italia fa acqua da tutte le parti, e io pago…
November 16th, 2007 at 09:38
era proprio necessario turisticizzarla?
Eppure sono guida di una turistica, molto più rinomata, ma forse lo faccio solo perchè voglio vedere cosa succede li’ dentro, oltre che, già che ci siamo, cercare di sensibilizzare i turisti sul discorso della tutela delle grotte. Anche li’ la turisticizzazione non era necessaria, ma è stata voluta a tutti i costi, chissà come mai.
E ripeto: era necessario turisticizzarne un’altra assolutamente di importanza moooooolto inferiore rispetto a una vicina frasassi?
Mi schiero dalla parte opposta, le grotte non devono diventare i giochini personali di qualcuno.
Paolo
November 16th, 2007 at 14:02
Ho da rettificare il commento di Paolo sull’”importanza” e sul fatto di essere rinomata oppure no. Speleologicamente parlando è difficile dire se una grotta è importante e quanto, credo che la Grotta del Cucco con i suoi -900 e passa e un sistema carsico immenso non sia meno importante di qualsiasi altra grotta italiana. In quanto a notorietà, tra gli speleologi giovani è più noto il Corchia del Cucco, ma ai tempi che furono, tra gli anni 60 - 70, la grotta di Monte Cucco era tra le più profonde grotte d’Italia, forse per un pò è stata la più profonda, e la speleologia che si faceva li era all’avanguardia, non per niente fu costruito li il Centro Nazionale di Speleologia e li nacquero i primi raduni nazionali Phantaspeleo.
Per il Corchia: Era necessario turisticizzarla quando vicino c’era già la “Grotta del vento” molto più celebre turisticamente? Non si potevano fare le promesse di sviluppo ai “locali” ponendo sul piatto i posti di lavoro di una turistica già esistente per bloccare comunque le cave?
Una botta al cerchio e una alla botte… ma non la botte piena e la moglie imbriaca.
November 18th, 2007 at 13:21
Il cosiddetto “Ramo turistico” della Grotta di Monte Cucco, 800 m circa di suggestivo percorso sotterraneo, necessitava di essere riaperto alle pubbliche visite per tutta una serie di stringenti ragioni. Prima fra tutte, il fatto che la grotta, con l’ingresso incontrollato, in essa, di chiunque ed in qualunque periodo dell’anno, costituiva un pericolo incombente, ed in permanenza, sull’ente proprietario del bene, che è l’Università degli Uomini Originari di Costacciaro, pericolo di incidenti, anche mortali, come se ne sono verificati più d’uno in un recente passato. Il rischio si correva sin dall’inizio, con l’ormai oltremodo logora scala di ferro, piantata, nel lontano 1922, dalla Società Escursionisti di Fabriano, in un pozzo, quello d’accesso, denominato “Miliani”, inclinato a 45 gradi e profondo circa 30 metri.
La grotta, poi, in questo ramo superiore, conosciuto, percorso ed esplorato da almeno 5 secoli, aveva impellente bisogno di essere ripulita dalla grande quantità dei rifiuti che la tappezzava in ogni dove e d’un ben preciso, regolato, e regolamentato, afflusso di visitatori, accompagnati da guide esperte, che impedissero i troppo frequenti e reiterati atti di vandalismo nei confronti del quanto mai fragile e precario ambiente ipogeo, atti incoscienti (come l’asportazione delle concrezioni calcaree), perpetrati, in passato, col favore delle tenebre eterne della cavità.
L’attrezzato e sicuro percorso attuale permette, inoltre, che la cosiddetta “pressione antropica” avvenga in maniera non più generalizzata, in ogni settore della cavità, ma che essa si scarichi soltanto lungo il predisposto sentiero di visita.
Una adeguata, e non invasiva, illuminazione elettrica consentirà, inoltre, di impedire gli ingenti accumuli inquinanti di carburo e batterie usate sul suolo della cavità e le deturpanti scritte tracciate col nerofumo, o, peggio, con la vernice, sulle pareti interne. Questa stessa luce permetterà, inoltre, al visitatore di apprezzare appieno, ed in tutta la loro spettacolare maestosità, i grandi ambienti ipogei, leggendovi bene, fra l’altro, i segni dell’acqua e del tempo che hanno contribuito, in maniera decisiva, alla loro formazione. Le più antiche e significative tracce del passaggio dell’uomo potranno, così, essere, anch’esse, rilevate, analizzate e scientificamente sistematizzate, per giungere, infine, a stilare una più precisa storia delle esplorazioni speleologiche, avvenute dal 1500 a questa parte.
La gran cavità del Cucco potrà, pertanto, diventare una straordinaria, ed unica, “palestra di apprendimenti”, rivolti soprattutto alla sensibilità delle più giovani generazioni. Per non parlare, poi, della facilitazione che sarà offerta agli studi scientifici d’ogni sorta sul complesso sotterraneo ed anche alle nuove investigazioni di questo vecchio e glorioso ramo, compiutamente esplorato, e cartografato, dal fabrianese Giambattista Miliani soltanto verso il 1892.
Nessun paventato problema di inquinamento idrico del bacino idrogeologico sotteso alla cavità potrà, inoltre, mai verificarsi, poiché il tratto interessato alle visite è, perlopiù, allo stadio “sub-fossile”, non essendo più, ormai da millenni, attraversato da flussi idrici significativi. Più reale poteva essere, invece, la minaccia d’inquinamento dovuta, un tempo, a rifiuti pericolosi, come le batterie usate, lasciate ovunque al loro naturale disfacimento, imputabile, soprattutto, all’acqua di stillicidio e condensazione, con l’inevitabile rilascio, all’interno del reticolo sotterraneo, di metalli tossici, quali il piombo. Un altro problema d’inquinamento, ormai superato, era, fino a pochi decenni fa, costituito anche dalle deiezioni umane, difficilmente biodegradabili in un ambiente “conservativo” come quello di grotta.
Chi contesta, poi, il fatto che la visita alla “Buga de Monte Cucco” (questo il nome tradizionale della cavità) con la formula dell’escursionismo speleologico non potrà risolvere sostanzialmente il problema della fame di risorse economiche provenienti dal turismo di massa, generalista e generalizzato, ha pienamente ragione. Non è, tuttavia, a quel genere di domanda turistica che vuole rispondere l’offerta di visita alle Grotte del Cucco. Questa nuova proposta, infatti, ha principalmente di mira un turista tipo che sia educato, intelligente e, soprattutto, desideroso di conoscere, capire ed esplorare un “mondo altro”, quello delle grotte, per l’appunto, che è un “universo rovesciato”, fuori dallo spazio consueto e dal tempo ordinario. Un percorso di crescita fisica, culturale ed umana, dunque, ed anche un cammino di formazione della personalità dei giovani, quello all’interno dell’“anima del Cucco”, con significative proiezioni nel radioso e verdeggiante mondo di superficie, in un universo condensato, compreso tra due splendidi pianori carsici, Pian dal Monte e Pian de le Macinare, e spalancato alla vista del mare, del cielo e delle più sagge opere dell’uomo. Un itinerario segreto, dunque, sospeso tra la dimensione dell’anima e quella del corpo, ed esposto ai quattro venti di questa magica parte dell’Appennino umbro-marchigiano.
Euro Puletti