Spagna: Aquile VS Torrentisti e il campionato andaluso di canyoning sloggia

Dalla Spagna dei tori trucidati nella Corrida ci arriva una lezione di ambientalismo che noi in Italia ce la sognamo.
Questo post provocherà enormi contestazioni da parte dei torrentisti, delle guide, degli speleoliberi, ma mi sento in coscienza di dire quello che penso.
Il torrentismo porta gente, tanta gente, tanto casino, in luoghi incontaminati. Sono stato pure io responsabile di aver scacciato l’aquila dalla forra di Pago delle Fosse in Valnerina negli anni ’80; il nido sta ancora li, l’aquila non c’è più. Scacciata pure per colpa mia che sono andato a divertirmi in quella forra.

Nel corso degli anni ho provato a sollevare timidamente i miei dubbi sull’impatto ambientale che questa pratica provoca nei grandi animali: lupi, cinghiali, falchi, aquile, e vari ungulati, dagli orsi ai più timidi erbivori. Niente, il discorso è vietato: il torrentismo muove soldi, ci sono le guide canyoning, ci sono turisti paganti, quindi più forre si attrezzano più possibilità c’è di fare soldi. E poi gli animali possono andare da un’altra parte, l’uomo è padrone del mondo da quando Dio gli ha detto che il Paradiso Terrestre era a sua disposizione, bastava non mangiare le mele, ma si sa, la mela ce la siamo mangiata da un pezzo.

Il canyoning scientifico esiste? Limitatissimo, qualcuno mi ha argomentato motivi di esplorazione a cui ho creduto. Ma il 99% del canyoning è divertimento, adrenalina, tuffi, fischi, strilli. Un casino dove dovrebbe regnare la pace, in luoghi rimasti incontaminati per migliaia di anni, inaccessibili agli uomini.

Si attrezza una forra: il Demanio, che è il proprietario dell’alveo, non sa neanche che cosa sia il torrentismo, (pensano che sia quello che si fa con il gommone!), non sa di armi chimici, non sa di opere che alterano in maniera forse minima le pareti del torrente, ma qui non si tratta di far male alla roccia, qui si tratta di scacciare animali che vivono nel loro ambiente naturale e che faticano a trovare un habitat favorevole alla loro vita.
Non c’è uno studio di impatto ambientale preliminare, non c’è legge, non c’è regolamento, lontano da sguardi etici.
Si va a divertirsi.

In Spagna saranno pure criminali sanguinari la domenica pomeriggio all’Arena, ma forse in un barlume di lucidità si sono accorti che il Campionato Andaluso di discesa di Canyon andava a passare in mezzo al nido di una coppia di aquile reali, proprio dentro un’area diventata da poco parco naturale. Così gli agenti della SEPRONA avvertono a voce gli organizzatori che il rischio di bloccare il Campionato di discesa di Canyon è reale.
in Italia avremmo avuto una raccolta di firme promossa dagli scacciatori di aquile reali, invece in Spagna più semplicemente gli organizzatori stanno cercando un altra forra dove poter effettuare la manifestazione sportiva, che si svolgerà il 27 e 28 maggio 2017, da qualche altra parte.

Io sto con le aquile reali (e non venitemi a dire che quando vado in grotta scaccio le dolicopoda)

Leggi la notizia del cambio di location del Campionato Andaluso di Discesa di Canyon:
http://andaluciaexplora.blogspot.it/2017/05/cambio-de-escenario-para-el-campeonato.html

One Response to “Spagna: Aquile VS Torrentisti e il campionato andaluso di canyoning sloggia”

  1. Donato scrive:

    Perfettamente d’accordo con tutto ciò che hai scritto ma purtroppo hai perso il punto più importante dell’ecologia legata al torrentismo. Ti sei focalizzato su animali di grossa taglia che, mal che vada, vanno ad abitare in un altro posto (sempre che ci sia spazio per farlo). I grossi danni del torrentismo vengono fatti senza che i più se ne accorgano: decine, centinaia, migliaia di persone che percorrono lo stesso fiume in una stagione distruggono letteralmente l’ecosistema fluviale fatto di quei piccoli esserini che vedi solo se vuoi vedere. Gli uomini normalmente lungimiranti si fermano al facilmente visibile, a ciò che stimola i sentimenti (lo scoiattolo, l’aquila, ecc.), chi è veramente lungimirante guarda anche il micromondo. In speleologia stiamo imparando a tutelare il micromondo perchè persone con la vista più aguzza della nostra ci hanno insegnato ad osservare. Nel torrentismo no! Siamo ancora alla miopia: non ho mai sentito nessun torrentista parlare di bacherozzi fluviali!
    Un link a caso: http://www.arpa.vda.it/images/stories/ARPA/acquesuperficiali/IFF/manualeiff/iffcap02.pdf

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