Anche lo speleologo Tullio Bernabei impegnato in un team con Protezione Civile e Soccorso
Un disegno schematico dei tentativi di salvataggio di Alfredino Rampi a Vermicino
41 anni fa si svolgeva la tragica vicenda di Vermicino con la morte di Alfredino Rampi vissuta da tutti gli italiani in una lunghissima diretta televisiva.
Purtroppo l’elenco deii casi di bambini caduti nei pozzi, finiti in maniera quasi sempre tragica, è molto lungo. Solo nel 2022 due bambini, uno in Afganistan e uno in Marocco. Nel 2019 in Spagna è stata la volta di Julen in Spagna, e i soccorsi in questi casi sono sempre troppo lenti.
Ne abbiamo parlato poco tempo fa con Tullio Bernabei, soccorritore di Vermicino 41 anni fa e speleologo di fama mondiale.
Bernabei sta collaborando con la protezione Civile per la definizione di procedure e per la realizzazione, si spera, di un robot che possa arrivare dove un uomo adulto non riesce a passare, mettere in sicurezza il bambino e aiutare i soccorritori nel salvataggio.
Qualche mese fa, Tullio Bernabei ci ha detto:
già dal giugno 2021, 40esimo anniversario di Vermicino, ho proposto alla Protezione Civile la costituzione di un gruppo di lavoro interdisciplinare, che possa portare alla realizzazione di un mini robot di salvataggio in pozzo stretti.
Le cose sono andate un po’ a rilento, ma di recente, forse anche a causa dell’ennesima tragedia in Marocco (poi ripetutasi anche in Afghanistan), il processo è ripreso e a brevissimo il gruppo dovrebbe essere costituito.
Si tratta di un lavoro preliminare, di impostazione, cui parteciperanno esponenti della PC, dei VVF, del CNSAS e di qualche Regione. L’idea è definire obiettivi e metodo, per passare poi a una fase di progettazione in collaborazione con istituti e/o università da definire.
A me spetta il coordinamento tecnico, perché una cosa è la teoria, altra aver messo la testa e lavorato in quegli ambienti. Spero di avere dei risultati entro un anno.
Il punto fondamentale è che, ora come 40 anni fa, l’unica strategia di soccorso in pozzi stretti è lo scavo parallelo, che richiede giorni. Periodo di tempo durante il quale l’infortunato (il bambino) rimane in ipotermia troppo a lungo per poter sopravvivere, a prescindere dai traumi riportati a seguito della caduta.

Nella mia proposta, il robot dovrà quindi avere innanzitutto la funzione di stabilizzazione e protezione del ferito, aumentando le sue possibilità di sopravvivenza. In seconda battuta anche la possibilità di estrarlo, se ci sono le condizioni.
Anche se i pozzi non sono le grotte che frequentiamo, sarà una bella soddisfazione se dal mondo speleologico verrà fuori un contributo concreto per la messa a punto di un sistema di salvataggio dei tanti bambini che ogni anno (il più delle volte nel silenzio mediatico) perdono la vita in questo modo. Ci proviamo.

Auguro vivamente a Tullio e a chi lavora a questo progetto, di riuscire nell’intento. Nei mesi scorsi la tomba di Alfredino Rampi è stata vandalizzata da idioti ignoti, che hanno disegnato delle svastiche sulla lapide. Mi chiedo se esistono robot contro l’imbecillità.
Andrea Scatolini

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