Marisa Siccardi rilancia l’appello per il progetto di Tullio Bernabei: un robot per salvare i bambini che cadono nei pozzi artesiani, una tragedia che nel mondo continua a ripetersi
Alcune persone attraversano la vita lasciando tracce profonde in mondi apparentemente lontani.
Alcune persone attraversano la vita lasciando tracce profonde in mondi apparentemente lontani. Marisa Siccardi è una di queste. Infermiera di neuroscienze, speleologa, ambientalista e da anni attiva in FinalMenteSpeleo, continua a mettere in relazione esperienze, competenze e sensibilità maturate in una lunga vita dedicata alla conoscenza, alla prevenzione e all’impegno civile.

Nell’anno del suo novantunesimo compleanno, Marisa mantiene intatta quella curiosità che l’ha accompagnata per tutta la vita: la curiosità della professionista della salute, attenta alla prevenzione e alla cura delle persone, e quella della speleologa che ha sempre visto nell’esplorazione non soltanto una sfida personale, ma anche uno strumento di conoscenza e responsabilità civile.
Lo dimostra il contributo che ha recentemente realizzato in occasione del cinquantesimo anniversario dell’ANIN, l’Associazione Nazionale Infermieri di Neuroscienze. In quel testo, partendo dal rapporto tra neuroscienze e speleologia, ha voluto richiamare l’attenzione su un tema poco conosciuto ma di enorme rilevanza umanitaria: il dramma dei bambini che continuano a perdere la vita precipitando nei pozzi artesiani.
Una tragedia che in Italia richiama immediatamente alla memoria la vicenda di Alfredino Rampi a Vermicino, ma che ancora oggi si ripete in molte parti del mondo, soprattutto nelle aree più povere e colpite dalla crescente scarsità d’acqua. Con l’aumento dei pozzi scavati per raggiungere le falde profonde, aumenta infatti anche il rischio di incidenti che troppo spesso si concludono in modo drammatico.
Per questo Marisa ha scelto di dare spazio e voce all’impegno di Tullio Bernabei, speleologo, esploratore e protagonista dei tentativi di soccorso a Vermicino nel giugno del 1981. Da oltre quarant’anni Bernabei lavora affinché quella tragedia possa almeno lasciare in eredità una soluzione concreta per il futuro: la realizzazione di un minirobot capace di scendere nei pozzi più stretti, raggiungere il bambino intrappolato, monitorarne le condizioni, metterlo in sicurezza e, quando possibile, procedere al recupero.
Un progetto che ha già coinvolto ricercatori, università e istituzioni, ma che necessita ancora di sostegno, risorse e attenzione pubblica per trasformarsi in uno strumento realmente disponibile per i soccorritori.
È significativo che a rilanciare questo appello sia proprio Marisa Siccardi. Da sempre impegnata nel mondo infermieristico e in quello speleologico, ha costruito il proprio percorso attorno a valori come prevenzione, sicurezza, solidarietà e tutela della vita. Valori che emergono ancora oggi nelle sue riflessioni e nelle iniziative che continua a promuovere.
Novantuno anni per Marisa sono un’occasione per continuare a guardare avanti, senza scordare il passato.
Con lo stesso entusiasmo che l’ha accompagnata nelle corsie ospedaliere, nei congressi scientifici, nelle attività associative e nelle esplorazioni sotterranee.
Con piacere pubblichiamo quindi il contributo realizzato da Marisa, nel 2025, in occasione del 50° anniversario dell’ANIN: è ampio, dedicato ai rapporti tra neuroscienze e speleologia, e culmina nell’intervista a Tullio Bernabei a Borgio Subterranea sul progetto di un robot per il soccorso dei bambini caduti nei pozzi artesiani. E’ ricco di esperienza professionale, sensibilità umana e cultura speleologica in un messaggio semplice ma importante: la conoscenza e la ricerca possono ancora salvare delle vite.
















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