Di seguito una ricerca strutturata sui temi chiave legati alle grotte sulfuree e, più in generale, ai sistemi carsici vulnerabili, con attenzione ai processi, agli ecosistemi e alle problematiche ambientali e gestionali.
1. Inquadramento: grotte sulfuree e ambienti carsici
Le grotte sulfuree sono cavità in rocce carbonatiche (calcari, dolomie) in cui la circolazione di acque ricche in idrogeno solforato (H?S) e altri fluidi profondi porta alla formazione di acido solforico e a una particolare forma di dissoluzione della roccia, detta speleogenesi da acido solforico (Sulfuric Acid Speleogenesis, SAS).[1][2]
Queste grotte si inseriscono nel contesto più ampio dei sistemi carsici, dove:
- l’acqua interagisce con rocce solubili (carbonatiche o solfatiche),
- si sviluppano acquiferi sotterranei ad elevata permeabilità,
- si formano cavità, condotti, doline, inghiottitoi e sorgenti carsiche.
Nel bacino del Mediterraneo gli acquiferi carsici forniscono circa il 40% dell’acqua potabile; in Italia, grandi città come Roma e intere regioni dipendono dalle sorgenti carsiche per l’approvvigionamento idrico.
Questo rende estremamente rilevanti, anche dal punto di vista socio?economico, le problematiche legate alle grotte e agli acquiferi sulfurei.[3]
2. Carsismo “classico” vs speleogenesi da acido solforico
Nel carsismo “epigenico” tradizionale, la dissoluzione del calcare avviene quando l’acqua meteorica, arricchita in CO2, forma acido carbonico e scioglie la roccia lungo fratture e piani di stratificazione.
Nelle grotte sulfuree, invece, domina un meccanismo ipogeno: l’agente aggressivo principale è l’acido solforico, prodotto dall’ossidazione dell’H2S in condizioni ossidanti (zona di mescolamento con acque ricche di ossigeno o aria di grotta).[2][1]
Le tappe fondamentali sono:
- Risalita di acque profonde arricchite in H2S da bacini sedimentari, zone petrolifere, evaporiti o sistemi termali.[4][5]
- Ossidazione di H2S, biotica e/o abiotica, a H2SO4:
- ( \text{H}_2\text{S} + 2 \text{O}_2 \rightarrow \text{H}_2\text{SO}_4 )[6][7]
- Attacco dell’acido solforico alla calcite (CaCO?):
- ( \text{H}_2\text{SO}_4 + \text{CaCO}_3 \rightarrow \text{CaSO}_4 + \text{CO}_2 + \text{H}_2\text{O} )[7][8]
Il risultato è una dissoluzione molto più aggressiva rispetto all’acido carbonico, con rapida creazione di vuoti, condotti e grandi sale, spesso accompagnata da depositi di gesso (CaSO4·2H2O) come prodotto secondario.[2][4]
3. Morfologie tipiche delle grotte sulfuree
La speleogenesi da acido solforico lascia un’impronta morfologica riconoscibile, che consente di distinguere le grotte sulfuree anche quando l’attività sulfurea non è più attiva:
- Cupole emissive (cupole di corrosione) sviluppate verso l’alto, legate alla risalita di gas acidi e vapori verso la volta.
- Megascallops e superfici fortemente incise da correnti aggressive, spesso non correlabili con i normali regimi idrici epigenici.[1]
- Condotti tubolari e sezioni arrotondate prossime alla tavola d’acqua, prodotte dal contatto fra acque sulfuree e acqua ossigenata.[2]
- Masse di gesso di neoformazione, che rivestono pareti e volte, a volte con spessori decimetrici.[9][4]
- Gallerie a livelli multipli, spesso correlate all’evoluzione della valle fluviale esterna e ai successivi abbassamenti della falda sulfurea.[10]
Questi tratti sono stati descritti sia in Italia (Frasassi, sistemi sulfurei della Calabria) sia in contesti europei come il Plavecký Karst in Slovacchia.[5][4][10]
4. Esempi significativi
4.1 Il sistema carsico di Frasassi (Marche)
Le Grotte di Frasassi rappresentano uno dei casi più studiati di grotta sulfurea attiva al mondo.[10]
Caratteristiche principali:
- Presenza di un acquifero di base con acque sulfuree risalenti dal basso, raggiungibile nei piani inferiori della grotta.[10]
- Gallerie orizzontali a diversi livelli, spesso sovrapposti, correlate agli stadi di approfondimento della valle del Sentino.[10]
- Attività speleogenetica ancora in corso, con colonie di batteri solfo?ossidanti che producono acido solforico e generano croste di gesso di neoformazione sulle pareti esposte ai vapori sulfurei.[7][9]
Studi idrogeochimici recenti hanno mostrato:
- La presenza di acque sulfuree salienti che vengono diluite da ricariche di acque superficiali ossigenate.
- La formazione di strati sovrapposti: acque bicarbonatate superficiali e acque sulfuree sottostanti, con haloclini stabili che controllano dove avviene la dissoluzione più intensa.[11]
- Un gradiente idraulico molto basso, indice di forte carsificazione e connettività tra bacini d’acqua apparentemente separati.[11]
Dal punto di vista biogeochimico, lavori microbiologici mostrano biofilm dominati da batteri solfo?ossidanti e comunità microbiche complesse che regolano il ciclo dello zolfo, accelerando la formazione di acido solforico e la dissoluzione del calcare.[12][13][7]
4.2 Grotte ipogeniche sulfuree in Calabria
In Calabria sono stati riconosciuti almeno tre sistemi di grotte ipogeniche legati a sorgenti termali solfuree.[4]
Le analisi geomorfologiche e isotopiche indicano che:
- Il processo principale di formazione è stato l’ossidazione di H?S ad acido solforico.
- I depositi di gesso e le morfologie di corrosione confermano una speleogenesi dominata da SAS, non spiegabile con il solo carsismo epigenico CO??guidato.[4]
- Le acque termali ascendenti hanno agito lungo finestre tettoniche in cui affiorano calcari e dolomie, indicando un forte controllo strutturale sullo sviluppo dei sistemi di grotta.[4]
Questi studi inseriscono la Calabria nel quadro internazionale delle grotte sulfuree e mostrano che la SAS non è un fenomeno raro ma sottostimato.
4.3 Il Plavecký Karst (Slovacchia occidentale)
Nel Plavecký Karst sono state riconosciute grotte ipogene formate quasi esclusivamente da speleogenesi ipogena da acido solforico, grazie a acque salienti ricche in H?S provenienti da bacini profondi.[5]
Anche in questo caso:
- le forme caratteristiche (cupole, condotti prossimi alla tavola d’acqua),
- la composizione isotopica dei solfati,
- e la relazione con lineamenti tettonici profondi
confermano un modello comune di SAS in contesti di acque ascendenti.
5. Idrogeologia delle grotte sulfuree e degli acquiferi carsici
Gli acquiferi carsici sono caratterizzati da:
- elevata permeabilità concentrata in fratture e condotti,
- circolazione molto veloce dell’acqua,
- forte eterogeneità spaziale.[14][3]
Nelle grotte sulfuree:
- acque profonde, spesso termali, trasportano H?S, CO? e talvolta CH?;[1]
- l’interfaccia tra queste acque e le ricariche superficiali ossigenate (zona prossima alla tavola d’acqua) è il “motore” della speleogenesi da acido solforico;
- nel tempo, l’abbassamento della falda sulfurea, legato all’approfondimento delle valli e/o a variazioni idrogeologiche regionali, lascia “fossili” i livelli superiori, che conservano le forme di corrosione e i depositi di gesso.[11][1][2]
Nei sistemi carsici costieri o complessi si aggiunge il problema della salinizzazione, dovuta all’intrusione marina e a interazioni acqua–rocce evaporitiche, con ulteriori complicazioni idrochimiche.[15]
6. Ecosistemi microbici e chemosintesi nelle grotte sulfuree
Le grotte sulfuree ospitano ecosistemi peculiari, spesso indipendenti dalla fotosintesi. La fonte primaria di energia è il ciclo dello zolfo, con batteri che:
- ossidano H?S a solfato, producendo acido solforico (batteri solfo?ossidanti),
- riducono il solfato a solfuro (batteri solfo?riduttori), chiudendo il ciclo.[12][7]
Nelle Grotte di Frasassi, ad esempio:
- i biofilm di corrente che colonizzano i torrenti sulfurei sono dominati da comunità batteriche che alimentano una catena trofica interamente basata su chemiosintesi, non su luce solare;[7][12]
- il metabolismo microbico contribuisce direttamente alla produzione di acido solforico e quindi alla speleogenesi.[13][7]
Simili processi sono stati descritti in altri contesti dove l’ossidazione microbica di H?S genera acido solforico sufficiente a corrodersi minerali o rocce esposte (ad esempio, perforazioni da acido su fillosilicati a Caldara di Manziana).[16]
Questi ambienti rappresentano importanti laboratori naturali per lo studio:
- della vita in condizioni estreme,
- delle possibili analogie con ambienti extraterrestri (Marte, lune ghiacciate),
- e delle interazioni biogeochimiche tra biosfera e geosfera.
7. Vulnerabilità all’inquinamento degli acquiferi carsici
Gli acquiferi carsici – e quindi molte grotte, incluse quelle sulfuree – sono estremamente vulnerabili all’inquinamento per varie ragioni:
- L’acqua si muove rapidamente in condotti e fratture, con percorrenze brevi tra punti di infiltrazione e sorgenti, senza filtrazione efficace attraverso sedimenti fini.[3][14]
- La capacità autodepurante del sistema è molto bassa: mancano spesso i lunghi tempi di residenza e i mezzi porosi che, in altri acquiferi, abbattono batteri, virus e contaminanti chimici.[17][3]
- Anche piccole quantità di inquinanti possono quindi contaminare vaste porzioni di acquifero, con effetti duraturi.
Il dossier della Società Speleologica Italiana sulle acque di origine carsica sottolinea che:
- nel Mediterraneo circa il 40% delle acque potabili deriva da acquiferi carsici,
- in Italia le grandi sorgenti carsiche alimentano milioni di persone,
- la loro tutela è ancora insufficiente rispetto al livello di sfruttamento e di pressione antropica.[3]
8. Fonti di inquinamento e impatti ambientali
Le principali fonti di inquinamento per grotte e acquiferi carsici sono:[18][14][3]
- Agricoltura intensiva: nitrati, pesticidi e prodotti fitosanitari, facilmente lisciviabili e mobili nelle acque sotterranee.
- Scarichi civili e industriali: nutrienti (azoto, fosforo), sostanze organiche, metalli pesanti, solventi, idrocarburi.[18]
- Discariche e rifiuti: percolati ricchi di composti organici e inorganici; la normativa vieta in linea di principio discariche in doline e inghiottitoi, ma sono previste deroghe per rifiuti non pericolosi.[18]
- Urbanizzazione e infrastrutture: impermeabilizzazione del suolo, convogliamento rapido delle acque di ruscellamento (cariche di contaminanti) verso inghiottitoi e cavità.[14][18]
- Turismo speleologico non controllato: abbandono di rifiuti, introduzione di contaminanti chimici, alterazioni microclimatiche e biologiche.
Gli impatti sugli ecosistemi sotterranei includono:
- perdita di biodiversità (molte specie cavernicole sono endemiche e altamente specializzate),
- alterazione delle catene trofiche basate sul ciclo dello zolfo o su apporti organici naturali,
- contaminazione duratura delle acque destinate a uso potabile o irriguo.[14][3]
In grotte sulfuree, l’introduzione di contaminanti esterni può anche interferire con i delicati equilibri chimici (pH, ridox, concentrazioni di solfati e metalli), modificando profondamente la geochimica del sistema.
9. Rischi per la salute e sicurezza nelle grotte sulfuree
Le grotte sulfuree presentano rischi specifici per operatori, speleologi e visitatori:
- Idrogeno solforato (H?S):
- gas altamente tossico, con odore di “uova marce” percepibile a basse concentrazioni;
- a concentrazioni più elevate l’olfatto viene rapidamente anestetizzato, rendendo ingannevole la percezione del pericolo;
- può causare irritazioni respiratorie, perdita di coscienza e, in casi estremi, morte.
- Anidride carbonica (CO?) e gas densi:
- possono accumularsi nei punti bassi delle cavità, creando sacche asfissianti.
- Scarsa ventilazione:
- favorisce l’accumulo di gas pericolosi;
- rende necessari protocolli specifici di monitoraggio dell’aria e di sicurezza.
Per attività di esplorazione o ricerca in grotte sulfuree sono quindi fondamentali:
- misure di monitoraggio (sensori H?S, CO?, O?),
- protocolli di ventilazione e vie di fuga,
- formazione specifica sulla gestione del rischio.
10. Normativa italiana e strumenti di tutela
La normativa italiana non prevede ancora una legge “ad hoc” per le grotte sulfuree, ma esiste un quadro di tutela degli acquiferi carsici e delle aree vulnerabili che coinvolge vari provvedimenti:[19][14][18]
10.1 Codice dell’Ambiente (D.Lgs. 152/2006)
- Definisce gli obiettivi di qualità delle acque sotterranee e individua le aree vulnerabili da nitrati di origine agricola e da prodotti fitosanitari.[18]
- Vietata, salvo deroghe, l’immissione diretta di scarichi nelle acque sotterranee e nel sottosuolo.[18]
- Gli scarichi sul suolo sono fortemente limitati; sono previste autorizzazioni specifiche e valori limite di emissione in funzione degli obiettivi di qualità ambientale.[18]
- È richiesto il monitoraggio e la pianificazione per la protezione delle risorse idriche sotterranee, con particolare attenzione agli acquiferi carbonatici fratturati e carsificati.[14]
10.2 Normativa sulle discariche (D.Lgs. 36/2003)
- Vietata l’ubicazione di discariche in corrispondenza di doline, inghiottitoi e altre forme carsiche superficiali, salvo deroghe per rifiuti non pericolosi con provvedimento regionale motivato.[18]
10.3 Pianificazione territoriale e mapping della vulnerabilità
Documenti tecnici e linee guida (ad es. Memorie descrittive della Carta Geologica d’Italia) indicano come strumenti chiave:[19][14]
- la cartografia della vulnerabilità intrinseca e integrata degli acquiferi (metodi CNR–GNDCI, ecc.),
- la delimitazione delle aree di salvaguardia delle captazioni per acqua potabile,
- la classificazione del territorio in classi di sensibilità che guidino le scelte dei piani regolatori e dei piani territoriali provinciali.
10.4 Ruolo di Società Speleologica Italiana e linee guida internazionali
La Società Speleologica Italiana, nel documento “Le acque di origine carsica: una risorsa strategica”, richiama la necessità di:[3]
- riconoscere il ruolo strategico degli acquiferi carsici per l’approvvigionamento idrico,
- migliorare la tutela normativa e la pianificazione,
- coinvolgere speleologi e comunità scientifica in mappatura, monitoraggio e sensibilizzazione.
Linee guida UIS/IUCN (non citate in dettaglio qui) raccomandano:
- zone cuscinetto attorno a grotte e aree carsiche,
- valutazioni di impatto rigorose per ogni intervento in zone carsiche,
- regolamentazione del turismo speleologico e delle attività industriali in bacini di alimentazione carsici.
11. Problematiche gestionali e conflitti d’uso
Le principali criticità nella gestione delle grotte sulfuree e degli acquiferi carsici sono:
- Conflitto fra tutela e sfruttamento idrico:
- captazioni per acquedotti e usi irrigui vs. necessità di mantenere portate naturali per gli ecosistemi sotterranei.
- Pressione turistica:
- necessità di infrastrutture (camminamenti, illuminazione, servizi) che possono alterare il microclima di grotta, favorire colonizzazione algale, introdurre contaminanti e disturbare fauna cavernicola.
- Attività termali e industriali legate a acque sulfuree:
- rischio di interferenza con regimi idrogeologici naturali,
- potenziale rilascio di scarichi termali o industriali nei bacini di alimentazione carsici.
- Urbanizzazione in aree carsiche:
- aumento del carico inquinante, rischio di sinkhole e subsidenza, problemi di stabilità dei versanti e delle infrastrutture.
La sfida è conciliare le esigenze economiche (acqua, energia, turismo) con la conservazione a lungo termine di sistemi estremamente fragili e difficili da ripristinare una volta compromessi.[17][3][14]
12. Prospettive di ricerca e monitoraggio
Le grotte sulfuree e gli acquiferi carsici richiedono un approccio di ricerca integrato:
- Idrogeologia e geochimica:
- monitoraggio continuo dei livelli idrici, della chimica dell’acqua, dei gas (H?S, CO?), della temperatura;
- studio delle interazioni tra acque profonde sulfuree e ricariche superficiali.[7][11]
- Geomorfologia:
- documentazione delle morfologie speleogenetiche per ricostruire la storia evolutiva delle cavità e dei livelli di falda sulfurea.[5][2][4]
- Microbiologia:
- caratterizzazione delle comunità microbiche solfo?ossidanti e solfo?riduttori;
- comprensione del ruolo dei microrganismi nei processi di corrosione, precipitazione di gesso e cicli biogeochimici.[12][7]
- Monitoraggio ambientale e normativa:
- sviluppo di indici di vulnerabilità specifici per sistemi sulfurei;
- integrazione tra cartografia della vulnerabilità e strumenti urbanistici e di protezione delle acque.[19][14]
In parallelo, il cambiamento climatico (variazione degli apporti meteorici, siccità prolungate, eventi estremi) può modificare profondamente i regimi di ricarica degli acquiferi carsici, amplificando la vulnerabilità a inquinamenti e salinizzazione.[15][14]
13. Schema riassuntivo per lo studio
Concetti chiave da ricordare:
- Differenza tra carsismo epigenico (acido carbonico) e speleogenesi ipogena da acido solforico (H?S ? H?SO?).[1][2]
- Reazioni principali:
- ossidazione H?S ? H?SO?,
- dissoluzione della calcite da parte dell’acido solforico con formazione di gesso.[7]
- Morfologie tipiche delle grotte sulfuree: cupole di corrosione, megascallops, gallerie a livelli, depositi di gesso massiccio.[2][4]
- Esempi emblematici:
- Frasassi (Marche): sistema sulfureo attivo, forte ruolo microbico.[9][11][10][7]
- Sistemi ipogenici sulfurei in Calabria.[4]
- Plavecký Karst (Slovacchia occidentale).[5]
- Ruolo degli ecosistemi microbici chemosintetici e del ciclo dello zolfo nelle grotte sulfuree.[12][7]
- Vulnerabilità estrema degli acquiferi carsici:
- bassa autodepurazione,
- rapida propagazione degli inquinanti,
- grande importanza per l’approvvigionamento idrico (?40% nel Mediterraneo).[17][3][14]
- Principali fonti di inquinamento: agricoltura, scarichi civili/industriali, discariche, urbanizzazione, turismo.[3][18]
- Cenni di normativa:
- D.Lgs. 152/2006 su tutela delle acque, aree vulnerabili e scarichi nel sottosuolo;[14][18]
- D.Lgs. 36/2003 su discariche in aree carsiche;[18]
- mapping della vulnerabilità e aree di salvaguardia.[19][14]
14. Domande di ripasso / possibili domande d’esame
Puoi usare queste domande come tracce per lo studio o simulazioni di verifica:
- Definisci che cosa si intende per speleogenesi da acido solforico e confrontala con la speleogenesi epigenica classica da acido carbonico.
- Descrivi la sequenza di processi fisico?chimici che portano dalla risalita di acque ricche in H?S alla formazione di gesso e grandi cavità in rocce carbonatiche.[2][7]
- Elenca e spiega le principali morfologie tipiche delle grotte sulfuree, indicando in che modo riflettono i processi speleogenetici (cupole, megascallops, condotti a livelli, croste gessose).[1][4]
- Analizza il caso delle Grotte di Frasassi: quali sono le caratteristiche idrogeologiche del sistema (acque sulfuree, livelli di gallerie, interazione con il fiume Sentino) e quale ruolo svolgono i microrganismi nello sviluppo della grotta?[9][11][10][7]
- Illustra il ruolo delle comunità microbiche solfo?ossidanti nella produzione di acido solforico e nella speleogenesi delle grotte sulfuree, citando esempi di studi microbiologici in cave systems.[12][7]
- Spiega perché gli acquiferi carsici sono particolarmente vulnerabili all’inquinamento e quali conseguenze ha questa vulnerabilità per la gestione delle risorse idriche in Italia e nel bacino del Mediterraneo.[17][3][14]
- Individua le principali fonti di contaminazione potenziale per una grotta sulfurea situata in un territorio agricolo e urbanizzato, e discuti le possibili strategie di prevenzione.
- Riassumi il quadro normativo italiano rilevante per la tutela delle aree carsiche, con particolare riferimento al D.Lgs. 152/2006 e al D.Lgs. 36/2003, e spiega come questi strumenti si traducono in vincoli reali sul territorio.[19][14][18]
- Discute i rischi specifici per la salute e la sicurezza che si incontrano nelle grotte sulfuree (H?S, CO?, scarsa ventilazione) e le misure operative che dovrebbero adottare speleologi e tecnici durante le esplorazioni.
- Argomenta perché la tutela delle grotte sulfuree e degli acquiferi carsici è cruciale in un’ottica di sviluppo sostenibile, considerando sia gli aspetti ambientali sia quelli socio?economici (acqua potabile, turismo, ricerca scientifica).[3][14]
Questa struttura può essere facilmente trasformata in una scaletta di studio o in schede/flashcard (ad esempio, una scheda per “processi chimici”, una per “morfologie”, una per “casi di studio”, una per “vulnerabilità e normativa”), a seconda di come preferisci organizzare la preparazione.
Fonti
[1] Microsoft Word – nicolini_riccardo_tesi copia.docx https://amslaurea.unibo.it/id/eprint/16539/1/nicolini_riccardo_tesi%20.pdf
[2] Sulfuric acid speleogenesis (SAS) close to the water table https://alpespeleo.fr/com/comdiv/papier/2016/2016%20De%20Waele%20et%20al%20SAS%20WT%20caves%20Geomorphology%20253%20p%20452-467.pdf
[3] Le Acque di Origine Carsica: Una Risorsa Strategica da … https://www.scintilena.com/le-acque-di-origine-carsica-una-risorsa-strategica-da-tutelare/08/27/
[4] Grotte ipogeniche, la speleogenesi da acido solforico in … https://www.scintilena.com/grotte-ipogeniche-la-speleogenesi-da-acido-solforico-in-calabria-lo-studio-su-geomorphology/01/21/
[5] Speleogenesi da Acido Solforico nel Plavecký Karst https://www.scintilena.com/speleogenesi-da-acido-solforico-nel-plavecky-karst-le-grotte-ipogene-della-slovacchia-occidentale/01/10/
[6] vulnerabilita-aree-carsiche.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_aeff132f-4e90-4a57-9599-51b44b46c5c8/7bb85516-a81a-4be5-8e60-ab6ca58753a0/vulnerabilita-aree-carsiche.txt
[7] [PDF] Sulfur-cycling and microorganisms of the Frasassi cave system, Italy https://www.uvm.edu/~gdrusche/Eastman2007.pdf
[8] Speleothems in subglacial caves: An emerging archive of glacial climate history and mountain glacier dynamics https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S0277379124001859
[9] Le azioni speleogenetiche attuali https://www.frasassi.com/GrotteChemioSintesiAzioni.aspx?l=it
[10] Diapositiva 1 https://www.geologimarche.it/wp-content/uploads/2021/10/Sandro-Galdenzi-Acque-sulfuree-e-grotte-l%E2%80%99origine-del-sistema-carsico-di-Frasassi.pdf
[11] Groundwater dilution and flow conditions in sulfuric acid caves: the case study of Frasassi (Italy) https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica/article/view/13149
[12] Dominant Microbial Populations in Limestone-Corroding Stream Biofilms, Frasassi Cave System, Italy https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC1538711/
[13] Fate of sulfide in the Frasassi cave system and implications for sulfuric https://www.dsjones.org/uploads/3/7/1/3/37136565/jones2015_frasassi.pdf
[14] VULnERABILITà dEGLI ACqUIFERI ALL’InqUInAmEnTO E … https://www.isprambiente.gov.it/files2017/pubblicazioni/periodici-tecnici/memorie-descrittive-della-carta-geologica-ditalia/volume-92/memdes_92_1_10_vulerabilita_acquiferi.pdf
[15] Tracing groundwater salinization processes in coastal aquifers: a hydrogeochemical and isotopic approach in the Na-Cl brackish waters of northwestern Sardinia, Italy https://hess.copernicus.org/articles/17/2917/2013/hess-17-2917-2013.pdf
[16] Unusual Perforations in Phlogopite Crystals from Caldara di Manziana (Italy) Caused by Sulphuric Acid Generated by Microbial Oxidation of H2S Emanations https://www.mdpi.com/2075-163X/11/5/547/pdf
[17] Le acque carsiche e il loro impiego nell’ambito delle … https://www.acquadiqualita.it/it/news/le-acque-carsiche-e-il-loro-impiego-nell-ambito-delle-acque-destinate-al-consumo-umano.php
[18] L’impatto dell’uomo sugli acquiferi carsici http://www.speleotoscana.it/3/wp-content/uploads/2011/02/09.pdf
[19] La vulnerabilità degli acquiferi all’inquinamento nell’ambito … https://aigaa.org/public/GGA.2005-02.0-22.0048.pdf
[20] Paleo?thermal constraints on the origin of native diagenetic sulfur in the Messinian evaporites: The Northern Apennines foreland basin case study (Italy) https://onlinelibrary.wiley.com/doi/pdfdirect/10.1111/bre.12566
[21] Microstructural constraints on magma emplacement and sulfide transport mechanisms https://pubs.geoscienceworld.org/gsa/lithosphere/article-pdf/11/1/73/4618345/73.pdf
[22] Geochemical paleoredox indicators in organic-rich shales of the Irati Formation, Permian of the Paraná Basin, southern Brazil http://www.scielo.br/pdf/bjgeo/v46n3/2317-4692-bjgeo-46-03-00377.pdf
[23] Variations in microbial community compositions and processes imposed under contrast geochemical contexts in Sicilian mud volcanoes, Italy https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fmicb.2024.1461252/full
[24] New Mexico Geological Society Annual Spring Meeting & Ft. Stanton Cave Conference — Abstracts https://nmgs.nmt.edu/meeting/abstracts/view.cfm?aid=2848