Gino Gulli in un bello scatto di Alfio Cariola

Il ricordo affettuoso di Gaetano Giudice, Vicepresidente del Soccorso Alpino e Speleologico Siciliano

Gioacchino Gulli – per tutti semplicemente Gino – ci ha lasciati la notte del 24 gennaio 2026, proprio in coincidenza con il suo compleanno. Si trovava a Cuba, durante uno dei suoi tanti viaggi all’estero, quando un infarto l’ha strappato alla vita. Classe 1944, Gino è stato un riferimento imprescindibile per la speleologia siciliana fin dagli anni ’60 e per il Soccorso Speleologico fino al suo “pensionamento” nel 2020.

Un personaggio poliedrico ed affabile, con un’enorme conoscenza – tra l’altro – del mondo dei lepidotteri.

Figura complessa, schietta e generosa, Gino ha segnato profondamente il cammino di chi ha avuto la fortuna di incrociare la sua strada. Caposquadra, vice delegato, responsabile comunicazioni, fino agli ultimi ruoli nella logistica: il suo impegno nel soccorso speleologico è stato totale. Non facile, a volte ruvido nei modi, ma sempre solido nei fatti e nelle responsabilità assunte, ha saputo guadagnarsi rispetto e affetto.

Gaetano Giudice, vicepresidente del CNSAS Siciliano, ne traccia un ritratto vivido e personale: “Mi ha insegnato ad andare in grotta da ragazzino. Con le sue battute caustiche tipo ‘Ti sei incrodato? Peggio per te!’ mi ha insegnato a cavarmela da solo, senza mai farmi sentire davvero solo.” La sua era una presenza che rassicurava, anche nei momenti più complessi. Famosa la sua autoironia, con frasi come: “Ah! Povero Gino!” o “Ma devo affidarmi a questo attrezzo diabolico?”, sempre seguite dalla sua inconfondibile risata sardonica.

Gino arrivava sempre, anche dove altri fallivano, con passo flemmatico ma tenace. Una colonna della speleologia siciliana, certo, ma anche un originale, un uomo difficile da incasellare. “Una delle poche persone che, se non fosse esistita, qualcuno avrebbe dovuto inventare” – scrive ancora Giudice, nel suo saluto accorato.

La sua scomparsa lascia un vuoto profondo, ma anche una ricchezza di memorie e insegnamenti che continueranno a vivere nelle grotte, nei racconti e nei cuori di chi ha condiviso con lui un tratto di strada – o di abisso.

Sul web sono molteplici le testimonianze di affetto e stima, con il riconoscimento dell’onore avuto ad averlo conosciuto e aver condiviso un tratto di strada insieme: un privilegio che non si dimentica.

Ti sia lieve la terra, Gino.

Aggiungono i Soccorritori e le Soccorritrici del CNSAS Sicilia sulla loro pagina social (da cui è tratta la foto sottostante):

Ci sono persone che lasciano il segno.
Gino è stato senza dubbio una di queste.
Insieme a quelli della sua generazione ha scritto la nostra storia quando ancora tutto era da immaginare. Passo dopo passo.
La sua vita è stata un continuo esplorare, conoscere e insegnare. Insegnare ad aiutare, certo, ma soprattutto ad aiutarsi: la prima regola di ogni soccorso è infatti sapersi tirare fuori dai guai.


La sua passione è stata il motore che ancora oggi muove ciascuno di noi, spingendoci ad andare avanti oltre ogni sacrificio.
E oggi più che mai in suo nome.

Perché non si muore mai veramente quando si è costruito insieme.

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