Salutiamo un amico della comunità speleologica apuana
La comunità speleologica delle Apuane piange la scomparsa di Piero Badiali, conosciuto da tutti come Piero di Antona o Pieroni. Figura inconfondibile, con la sua barba da vichingo e i racconti sempre pronti, Piero era parte della grande famiglia speleo anche senza essere un frequentatore assiduo delle grotte.
Negli ultimi anni aveva dovuto affrontare diversi problemi di salute, ma non aveva perso la sua verve e il suo modo di stare in mezzo agli amici. Il Circolo ACLI di Antona lo ha salutato ricordandone “i mille mestieri e i mille sogni”, e per tutti gli speleo rimane l’immagine di un compagno di avventure, capace di trasformare ogni serata in un racconto in qualche modo epico.
A ricordarlo con affetto è l’amico Nicola Ardara, del Gruppo Speleologico Archeologico Apuano (GSAA), che restituisce con le sue parole l’immagine viva e sorridente di Piero.
Lo ricorda anche l’amico Nicola Ardara, del Gruppo Speleologico Archeologico Apuano (GSAA), con queste parole
Piero di Antona se n’è andato gli ultimi giorni di agosto; è rimasto fino all’ultimo il Pierone che conoscevamo, il tempo non lo aveva di certo cambiato.
Negli anni in cui al rifugio di Pian della Fioba ci si ritrovava tutti perché ci sentivamo parte di una grande famiglia speleo, Piero Badiali era spesso il protagonista delle serate. Qualunque speleo che frequentasse le grotte apuane lo conosceva.
La sua capigliatura rossiccia e la barba da vichingo lo facevano sembrare il druido del Gran Pampel anche senza travestimenti… era così “al naturale”.
Anche “Yeti delle Apuane” era un soprannome che gli si addiceva molto e sul quale scherzavamo spesso con lui, fino al punto di accatastare (in suo onore) con il nome di Abisso dello Yeti una grotta in Cave Fondone, Monte Altissimo, Alpi Apuane (1919 T/LU).
Non c’era argomento nel quale, dopo un attimo di attesa per capire di cosa si stesse parlando, non si intromettesse (il più delle volte senza la minima cognizione di causa) per poi diventare il protagonista della discussione e finendo sistematicamente per dire: “non ci capite un cavolo”. Ogni tanto riusciva anche a fare incazzare qualcuno, ma poi finiva sempre con un brindisi pacificatore.
Non andava in grotta quasi mai (il fisico non lo ha mai aiutato), ma il suo spassoso racconto del passaggio alla buca delle lettere in Corchia prima che venisse allargata dal soccorso lo conoscevano tutti.
Era gelosissimo della sua attrezzatura (oltremodo ridondante: aveva tutto almeno doppio), e quando poco tempo fa ha deciso di disfarsene, alcuni attrezzi avevano ancora la confezione originaria; gli abbiamo comprato tutto durante una bellissima asta nella sede del GSAA.
I suoi racconti delle grotte erano però dettagliatissimi: se qualcuno gli raccontava di una uscita esplorativa (erano gli anni di Astrea, Buca di V e Bagnulo), la settimana successiva Piero descriveva la cavità nei minimi particolari, come se ci fosse stato in prima persona.
Ci piace ricordarlo come nel suo più mitico racconto, che come al solito sosteneva fosse realmente accaduto: sul molo di fronte all’ammiraglio, con tutta la ciurma attorno a lui in attesa… e le chiavi del sommergibile nucleare in tasca!
Ciao Piero, buon buio!
