All’Arma delle Manie (Finale Ligure SV) proseguono gli scavi coordinati dall’archeologo Fabio Negrino. Un libro appena letto offre l’occasione per riscoprire il ruolo della Liguria nella preistoria europea.

Ha preso il via l’8 giugno e proseguirà fino al 3 luglio la nuova campagna di scavi archeologici (in regime di concessione) presso il sito paleolitico dell’Arma delle Manie, nel territorio di Finale Ligure, uno dei più importanti giacimenti europei per lo studio delle ultime popolazioni neandertaliane. La campagna di scavo 2026 fa ruotare l’attenzione sull’archeologia ligure, anche perché a dirigere le ricerche è Fabio Negrino, archeologo, speleologo e docente dell’Università di Genova, con un’équipe internazionale composta da ricercatori e studenti delle Università di Genova, Bologna e Montréal.

Chi frequenta il mondo della speleologia conosce bene Fabio Negrino. Da decenni affianca alla ricerca archeologica una profonda conoscenza degli ambienti ipogei, dimostrando come la collaborazione tra archeologi e speleologi sia spesso determinante per comprendere e tutelare il patrimonio custodito nelle cavità naturali.

L’obiettivo della campagna di ricerca non è soltanto ampliare l’area di scavo, ma raccogliere nuovi dati per comprendere le cause della scomparsa dei Neanderthal e il loro rapporto con i primi gruppi di Homo sapiens. Le indagini riguardano la stratigrafia della grotta, i reperti litici, la fauna, il clima e l’ambiente frequentato dagli uomini di oltre quarantamila anni fa.

Foto: Fabio Negrino

“Le evidenze raccolte finora – spiega Fabio Negrino – suggeriscono che la Liguria possa aver rappresentato uno degli ultimi rifugi europei delle popolazioni neandertaliane, un territorio relativamente favorevole sotto il profilo climatico ed ecologico, nel quale piccoli gruppi umani riuscirono a sopravvivere più a lungo rispetto ad altre regioni del continente”. L’Arma delle Manie rappresenta un posto privilegiato, a km 0 per un archeologo genovese, ma soprattutto uno dei più importanti siti naturali della preistoria ligure.

Qui gli archeologi stanno studiando le tracce lasciate dagli ultimi gruppi neandertaliani che frequentarono questo territorio circa 42 mila anni fa, in una fase cruciale dell’evoluzione umana, poco prima della diffusione di Homo sapiens nell’Europa occidentale. Migliaia di manufatti litici, resti faunistici e livelli archeologici perfettamente conservati consentono di ricostruire non soltanto le attività quotidiane dei gruppi umani, ma anche il paesaggio e le condizioni ambientali in cui vivevano.

Tra le persone che hanno visitato lo scavo in questi giorni figurano anche Giuseppe Vicino ed Enrico Giannichedda, studiosi che, insieme a Negrino, hanno contribuito in modo determinante allo sviluppo dell’archeologia speleologica in Liguria, disciplina che considera le cavità naturali non solo come oggetto di esplorazione, ma come straordinari contenitori di storia.

Foto da pagina social Fabio Negrino: discutendo con Enrico Giannichedda di Neandertaliani e su come valorizzare le straordinarie testimonianze agricole e pastorali presenti nella cavità – https://mudifinale.com/…/prei…/caverne/arma-delle-manie

Per il mondo della speleologia queste ricerche rappresentano un valore aggiunto straordinario. Le grotte sono molto più che ambienti da esplorare: sono archivi del tempo, nei quali sedimenti, pollini, carboni, resti faunistici e manufatti si sono conservati per decine di migliaia di anni. La conoscenza dei processi carsici e della formazione dei depositi diventa quindi fondamentale per leggere correttamente la stratigrafia e ricostruire la storia dell’uomo e dell’ambiente.

Pochi giorni fa, il 18 giugno scorso, al Teatro Aycardi di Finalborgo, proprio Fabio Negrino ha dialogato con Franco Capone, giornalista scientifico e autore del volume Neanderthal, l’altra umanità. Storie e luoghi, in Italia e non solo. L’incontro è stato dedicato alle più recenti ricerche sull’evoluzione umana e alle novità provenienti dagli scavi del Finalese.

Confesso una piccola debolezza: al termine della presentazione non ho resistito e ho acquistato il libro. Pensavo di leggerlo durante l’estate; invece l’ho divorato in pochi giorni. È un volume capace di unire rigore scientifico e piacere della narrazione, accompagnando il lettore in un viaggio attraverso i principali siti neandertaliani italiani e mostrando quanto sia cambiata, negli ultimi decenni, la nostra immagine di questa umanità.

L’impostazione scelta da Capone è particolarmente efficace: partire dai luoghi, spesso silenziosi e apparentemente anonimi, dove lavorano gli archeologi, per raccontare ciò che la ricerca riesce a leggere negli strati della terra. È un modo di fare divulgazione che rende comprensibili anche concetti complessi senza rinunciare al rigore scientifico.

Durante l’incontro si è parlato dell’origine dell’arte rupestre, dell’emergere del pensiero simbolico e del cosiddetto pensiero magico, ma anche di un termine poco conosciuto come antropopoiesi. Una parola che può sembrare difficile, ma che descrive un processo profondamente umano: ciascuno di noi diventa parte della propria comunità imparandone lingua, gesti, tradizioni, tecniche e valori. In altre parole, è la cultura che costruisce l’essere umano. Un processo che apparteneva tanto ai Neanderthal quanto ai Sapiens.

Fabio Negrino, a destra, dialoga con Franco Capone – foto M. Abisso

Le ricerche più recenti raccontano infatti una storia molto diversa da quella che per lungo tempo è stata proposta nei libri di scuola. Neanderthal e Homo sapiens non furono due mondi completamente separati. Si incontrarono, si influenzarono reciprocamente e si incrociarono, come dimostra il patrimonio genetico condiviso da gran parte delle popolazioni attuali. Anche all’Arma delle Manie le ricerche stanno aprendo nuove prospettive: durante l’incontro è stato ricordato come siano stati recuperati sedimenti contenenti DNA neandertaliano, una tecnica di ricerca oggi sempre più importante perché permette di identificare la presenza umana anche in assenza di resti scheletrici.

Tra i capitoli del libro dedicati ai siti italiani, naturalmente, trova spazio anche la Liguria. Dai Balzi Rossi al Riparo Bombrini, dalla Grotta delle Fate all’Arma delle Manie, emerge con chiarezza come il Ponente ligure rappresenti uno dei territori chiave per comprendere la presenza dei Neanderthal nel Mediterraneo e la successiva diffusione di Homo sapiens.

L’impressione che si ricava, sia leggendo il libro sia osservando il lavoro degli archeologi sul campo, è che la ricerca non consista nell’accumulare reperti, ma nel costruire interpretazioni sempre più solide. Ogni nuovo dato modifica il racconto delle nostre origini e ci ricorda che la storia dell’umanità è molto più complessa di quanto siamo portati a immaginare.

A conclusione dell’incontro Fabio Negrino ha lasciato una riflessione che va oltre la preistoria e parla anche al presente. Il vero problema dell’integrazione, ha osservato, non è mai stato il colore della pelle, ma la cultura. È la capacità di condividere conoscenze, comportamenti e modi di vivere che rende possibile l’incontro fra gruppi diversi. Una considerazione che nasce dallo studio dei Neanderthal ma invita inevitabilmente a riflettere anche sul nostro tempo.

“Il silenzio degli archeologi” – Fabio Negrino

Mentre gli archeologi proseguono (abbastanza) silenziosamente il loro lavoro all’Arma delle Manie, nell’ambito del progetto europeo ERC Synergy “Last Neanderthals” e in regime di concessione del Ministero della Cultura, viene spontaneo pensare che la vera scoperta non sia soltanto un nuovo manufatto o un nuovo livello stratigrafico.

La scoperta è comprendere, un tassello alla volta, che la storia dei Neanderthal è anche la nostra storia.

E che una parte importante di quella storia continua a essere custodita nelle grotte della Liguria, dove archeologi e speleologi leggono, insieme, pagine scritte decine di migliaia di anni fa.

Un pensiero su “L’Arma delle Manie e quella lezione dei Neanderthal che parla anche a tutti noi”
  1. Bellissimo racconto della variante dell’ uomo H.Di Nea. e H. Sapiens ho lavorato anch’ io quando ero giovane per Museo Archeologico di Chiampo Vicenza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *