Undici speleologi da cinque Paesi diversi, tre sistemi vulcanici nell’Arabia Saudita, grotte che nessuno aveva mai documentato prima. Nel 2025 la vulcanospeleologia ha compiuto un salto di scala: le esplorazioni non riguardano più solo i vulcani “famosi” d’Europa, ma interi campi lavici dimenticati tra le sabbie del deserto. E le scoperte stanno cambiando la comprensione di come la vita — e l’acqua — si nascondono sotto la superficie dei pianeti rocciosi.
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La vulcanospeleologia
La vulcanospeleologia — la disciplina che studia le cavità naturali formate in contesti vulcanici — sta attraversando uno dei periodi più vivaci della sua storia. Nel 2025, spedizioni internazionali hanno esplorato per la prima volta sistemi di lava tube nell’Arabia Saudita settentrionale, mentre italiani e francesi hanno documentato grotte glaciovulcaniche inedite in Islanda sotto il ghiacciaio Vatnajökull. Parallelamente, il censimento delle grotte laviche dell’Etna ha superato le 200 cavità ufficialmente rilevate, rispetto alle appena settanta note a metà Novecento. Sullo sfondo, agenzie spaziali da tutto il mondo — a cominciare dalla NASA — guardano a queste esplorazioni terrestri come banco di prova per la ricerca di vita su Marte e per la progettazione di basi umane sul sottosuolo della Luna.
1. Lo Stato dell’Arte: Quante Grotte Vulcaniche Sono State Censite nel Mondo
Le grotte vulcaniche, dette anche lava tubes o tubi lavici, si formano quando la superficie di una colata lavica si solidifica più rapidamente dello strato interno ancora incandescente, creando un condotto cavo che si svuota al termine dell’eruzione. Tra i processi genetici principali si distinguono l’overcrusting (crostarsi superficiale del flusso), la shallow inflation (rigonfiamento superficiale di lobi pahoehoe) e la deep inflation con erosione termica, quest’ultima ritenuta il meccanismo prevalente per i tubi lavici di scala chilometrica sulla Luna e su Marte.[1][2]
Il database mondiale più aggiornato — il Lava Tube Data Base del Ronald Greeley Center for Planetary Studies dell’Arizona State University — contiene schede di tubi lavici provenienti da 34 Paesi su 6 continenti. Le aree più ricche includono le Hawaii (Kilauea), le Isole Canarie (Lanzarote), le Azzorre, l’Islanda, la Corea del Sud (isola di Jeju, Patrimonio UNESCO), l’Etiopia, il Kenya (Chyulu Hills, con quasi 100 tubi), l’Australia (Undara Volcano), il Giappone, il Vietnam, l’India e, ovviamente, il Monte Etna in Italia. Nuove scoperte in Indonesia hanno aggiunto alla lista la Grotta Nagaloka a Bali, sul Monte Lesung, certificata nel 2024 come la grotta di lava più profonda del Sud-Est Asiatico con 250,6 metri di profondità.[3][4][5][1]
A livello globale, si stima che il numero reale di tubi lavici accessibili superi di gran lunga quello catalogato: molte aree vulcaniche remote in Russia (Kamchatka), Arabia, Africa orientale e nei territori insulari del Pacifico non sono mai state sistematicamente prospezioni. Il 22° Simposio Internazionale di Vulcanospeleologia è in programma per novembre 2026 nelle Isole Canarie, segno di un campo in piena espansione.[6]
2. La Spedizione Jabal al-Hil in Arabia Saudita: Un Sistema Basaltico di Nuova Scoperta
Il Contesto Vulcanologico Saudita
L’Arabia Saudita ospita uno dei sistemi di campi lavici più estesi del pianeta. Le harrat — termine arabo per “campo di lava” — coprono circa 80.000 km² (secondo alcune fonti fino a 180.000 km²) lungo il margine occidentale della penisola, dal Yemen alla Siria. Il vulcanismo è alimentato da un pennacchio mantellico attivo da circa 30 milioni di anni, in stretta correlazione con l’apertura del rift del Mar Rosso e l’hotspot dell’Afar.[7][8]
Le harrat principali — Khaybar, Rahat e Kishb — contengono estese reti di lava tube formatesi nell’arco degli ultimi cinque milioni di anni. La più recente eruzione registrata nell’area di Harrat Rahat risale al 1256 d.C., mentre alcune colate nell’Harrat Kishb sono datate appena 2.000 anni fa. Fino agli anni 2000, le ricerche speleologiche nell’area erano quasi inesistenti: fu il geologo esploratore John Pint, in collaborazione con il Saudi Geological Survey e l’Accademia Austriaca delle Scienze, a effettuare i primi rilievi sistematici documentando ingressi di dimensioni sorprendenti — alcuni visibili per 90 metri dall’esterno e profondi fino a 50 metri — rimasti però inesplorati per limitazioni tecniche.[8][9]
La Spedizione EuroSpeleo Project 2025-01
Dal 15 al 28 febbraio 2025 un team di undici speleologi provenienti da diverse nazioni europee ha completato la prima spedizione internazionale di vulcanospeleologia supportata dalla Federazione Speleologica Europea (FSE) nell’Arabia Saudita. Il progetto — denominato EuroSpeleo Project 2025-01 Lava Caves — aveva come obiettivo principale l’esplorazione del vulcano Jabal Al-Hil, un cono di cenere all’interno dell’Harrat Kishb, campo basaltico di circa 5.892 km² situato a circa 270 km a nord-est di Jeddah.[9][10]
La logistica fu impegnativa: il team allestì un campo base nel cratere di uno dei grandi scudi vulcanici dell’area, con due pickup Toyota Hilux carichi di 300 litri d’acqua, 40 litri di benzina, 7 tende, 200 metri di corda, compressori, kit di riparazione gomme, trapani, decine di ancoraggi e 7 kit di energia solare.[9]
I Risultati
I risultati della spedizione hanno superato le aspettative:
- Più di otto grotte laviche rilevate attorno a Jabal Al-Hil, con una lunghezza complessiva superiore a 1,3 km[9]
- La cavità più profonda ha raggiunto 70 metri di profondità[10]
- Le immagini satellitari rivelano un allineamento di aperture che si estende in superficie per oltre 2 km, lasciando ipotizzare un condotto continuo sotterraneo ancora da percorrere[7]
- Il confronto con Umm Jirsan (Harrat Khaybar, 1.481 m), attualmente il tubo lavico ufficialmente più lungo dell’Arabia Saudita, mostra che il potenziale del sistema Jabal Al-Hil è tutt’altro che esaurito[11][8][7]
Il team ha inoltre visitato il campo vulcanico settentrionale dell’Harrat Rahat (appena a sud di Medina) e l’Harrat Khaybar, rilevando ulteriori cavità di interesse. La spedizione è stata resa possibile grazie al supporto di FSE, Speleo Nederland e del produttore spagnolo di corde Korda.[9]
3. Vulcanospeleologia e Astrobiologia: Perché le Grotte Laviche Interessano la NASA
Rifugi dalla Radiazione Cosmica
I tubi lavici suscitano un interesse crescente nelle agenzie spaziali per una ragione precisa: su pianeti privi di scudo magnetico o con atmosfera rarefatta come Marte, la superficie è bombardata da radiazioni cosmiche e ultravioletti incompatibili con la vita. Le grotte laviche, con le loro volte di roccia basaltica spessa decine di metri, offrono un microambiente protetto dove la temperatura rimane stabile e le radiazioni sono attenuate. Su Marte, dove la gravità è il 38% di quella terrestre, i tubi lavici potrebbero essere enormi — le stime indicano dimensioni 100 volte superiori ai loro equivalenti terrestri, con strutture che potrebbero raggiungere i 40 km di lunghezza.[12][13][14]
Il Progetto BRAILLE della NASA
La NASA ha sviluppato il progetto BRAILLE (Biologic and Resource Analog Investigations in Low Light Environments), gestito dall’Ames Research Center in Silicon Valley, per sviluppare metodi di rilevamento della vita nelle grotte vulcaniche. Il team usa i tubi lavici della California come banco di prova per un rover delle dimensioni di Spirit e Opportunity, con l’obiettivo di sviluppare la capacità di rilevare forme di vita sulle pareti delle cavità vulcaniche a distanza. L’astronomo Pascal Lee dell’Ames Research Center ha sintetizzato così il concetto: “Su Marte e in altri luoghi, i tubi lavici hanno il potenziale di aver fatto la differenza tra vita e morte”.[13][15][12]
Biosignature nelle Grotte di Lanzarote
Nel novembre 2024, uno studio internazionale pubblicato su Communications Earth & Environment — coordinato da Bogdan P. Onac dell’Università della Florida del Sud in collaborazione con ricercatori di Portogallo, Spagna e Italia — ha esplorato sei tubi lavici dell’isola di Lanzarote utilizzando tecniche molecolari, isotopiche e mineralogiche avanzate. I ricercatori hanno trovato biosignature preservate — tra cui solfati di calcio e sodio — che indicano attività microbica passata all’interno delle grotte. La roccia vulcanica ha funzionato come scudo protettivo, preservando questi composti organici dall’alterazione meteorica.[16][17]
Parallelamente, studi sulle cianobatteri cavernicole — organismi fotosintetici capaci di sopravvivere in ambienti a bassissima luminosità — mostrano adattamenti che li rendono modelli privilegiati per l’astrobiologia, poiché potrebbero rappresentare un analogo di organismi che potrebbero persistere in ambienti marziani simili. Nel 2026, un team europeo dell’Università di Malaga ha pubblicato su Science Robotics un sistema a tre robot per l’esplorazione autonoma di tubi lavici, testato nelle grotte di Lanzarote, con l’obiettivo dichiarato di missioni sulla Luna.[18][19]
4. Il Censimento delle Grotte dell’Etna: Dai 70 Siti Storici agli Oltre 200 Attuali
Una Storia Plurisecolare
Le prime descrizioni di grotte vulcaniche sull’Etna risalgono al 1590, quando Antonio Filodei de Homodeis pubblicò la prima analisi speleogenetica delle cavità etnee; nel 1602 Ulisse Aldrovandi le descrisse ulteriormente. Per secoli, tuttavia, il numero di grotte conosciute rimase limitato: a metà Novecento le cavità etnee note erano appena una settantina, di cui circa quaranta concentrate sul versante meridionale.[20][21]
Il Censimento Attuale
Oggi il quadro è profondamente cambiato. Le esplorazioni sistematiche del Centro Speleologico Etneo e del Gruppo Grotte Catania — sezione dell’Etna del Club Alpino Italiano — hanno portato il numero di cavità documentate a oltre 200, con alcuni studi che citano più di 250. La stragrande maggioranza sono gallerie di scorrimento lavico (lava tubes), con alcune fratture eruttive e rare cavità erosionali.[22][23][24]
Tra le grotte più significative:
| Grotta | Caratteristica principale | Altitudine |
|---|---|---|
| Grotta del Gelo | Ghiaccio perenne; ghiacciaio più meridionale d’Europa | 2.043 m |
| Grotta dei Tre Livelli | Grotta di scorrimento più importante (1.150 m, dislivello 304 m) | 1.625 m |
| Grotta dei Lamponi | 400 m di sviluppo, eruzione 1614–1624 | 1.750 m |
| Grotta Cassone | Facilmente accessibile, meta turistica | 1.455 m |
| Grotta dei Ladroni | Depositi di neve stagionale | 1.550 m |
La Grotta del Gelo, formatasi durante l’eruzione 1614–1624 durata oltre 370 giorni, è un caso eccezionale: la sua conformazione a imbuto con ingresso di circa 10 metri di diametro permette l’accumulo di neve e la sua trasformazione in ghiaccio perenne nelle zone più profonde, dove la temperatura rimane costantemente sotto lo zero.[25][24]
La Ricerca Scientifica Sull’Etna
L’Etna è considerato un laboratorio naturale ideale per la vulcanospeleologia per la continuità delle sue eruzioni nell’arco di 500.000 anni di attività. Uno studio del 2025 su Nature Scientific Reports ha analizzato oltre 15.000 eventi sismici registrati tra il 2002 e il 2021, rivelando una rete nascosta di faglie profonde non visibili in superficie che governa la dinamica del vulcano e orienta la risalita del magma. Dal punto di vista biologico, una ricerca pubblicata su Ecological Entomology (2025) ha documentato la distribuzione del coleottero troglobio Duvalius hartigi nelle grotte vulcaniche etnee, mostrando come la connettività delle cavità vulcaniche favorisca una variabilità morfologica intraspecifica maggiore rispetto ai sistemi alpini più isolati.[26][27][28]
Per ottobre 2026 è in programma sull’Etna il Corso Nazionale “La Speleologia in Ambiente Vulcanico”, organizzato dal Gruppo Grotte Catania della Sezione dell’Etna del CAI in collaborazione con la Scuola Nazionale di Speleologia.[29]
5. Grotte Vulcaniche nella Scintilena: Le Esplorazioni Raccontate dalla Comunità Speleologica Italiana
La Scintilena è uno dei principali notiziari italiani di speleologia e ha seguito con particolare attenzione le esplorazioni vulcanospeleologiche degli ultimi anni, sia in Italia sia all’estero. Di seguito le esplorazioni più significative riportate dalla testata.
Le Esplorazioni Glaciovulcaniche in Islanda (2025)
Nel 2025, una spedizione italiana composta da Cristian Monticone (Lazzaro Speleo), Andrea Benassi, Maria F. Trombin e Lorenzo Bordin ha esplorato le grotte glaciovulcaniche dell’Islanda, sul versante settentrionale del ghiacciaio Vatnajökull, in corrispondenza della caldera vulcanica attiva del Kverkfjöll e del campo geotermale di Hveradalur.[30][31]
Queste cavità — denominate Fumarolic Ice Caves (FIC) — nascono dall’incontro tra attività vulcanica e masse glaciali: il calore geotermico scioglie il ghiaccio dal basso, creando gallerie di dimensioni variabili con camini verticali, laghi bollenti e pareti in continua trasformazione. Il team ha dovuto fare i conti con atmosfere povere di ossigeno e ricche di CO? e H?S:[31][30]
- La storica grotta “Rivière supérieur” era diventata quasi totalmente inaccessibile per crolli e trasformazioni morfologiche accelerate dal cambiamento climatico[30]
- Un nuovo complesso di oltre 900 metri con camini profondi e laghi bollenti è stato esplorato per la prima volta[30]
L’articolo del team, intitolato “Ghiaccio bollente”, è stato pubblicato su La Rivista del CAI (gennaio 2026), con la nota che il sistema di Hveradalur è oggi considerato tra i più vasti del mondo nel suo genere. Una conferenza pubblica si è tenuta il 13 febbraio 2026 al Salone CAI-UGET di Torino.[32][31]
Il Progetto HRAUN di La Venta in Islanda (2022–2024)
La Venta Geographic Explorations ha condotto una delle spedizioni più innovative nel campo della vulcanospeleologia moderna: l’esplorazione dei tubi lavici appena formati dall’eruzione del vulcano Fagradalsfjall nella penisola di Reykjanes. Per la prima volta, speleologi hanno potuto osservare in diretta la formazione di un tubo lavico appena raffreddato, posizionando sensori, effettuando campionamenti geologici e biologici, e mappando le strutture con droni Flyability. La particolarità della spedizione — patrocinata dalla Società Speleologica Italiana — stava nello studio in tempo reale di processi solitamente ricostruibili solo a posteriori.[33][34]
La Vulcanospeleologia nell’Agenda Scientifica Italiana
In Italia, la figura di Francesco Sauro (La Venta) e del compianto Riccardo Pozzobon (Università di Padova, scomparso in Alaska nel settembre 2025) ha rappresentato la punta di diamante della ricerca italiana sui tubi lavici a scala planetaria. Nel 2020, i due ricercatori avevano pubblicato su Earth-Science Reviews il primo studio sistematico dei tubi lavici su Terra, Luna e Marte. Nell’ottobre 2024, uno studio pubblicato su Nature Astronomy a cui Pozzobon aveva contribuito ha dimostrato per la prima volta l’esistenza di una cavità accessibile nel sottosuolo della Luna, identificata nel pozzo di collasso del Mare Tranquillitatis Pit grazie a dati radar.[14]
La Scintilena ha anche documentato la formazione delle grotte vulcaniche dal punto di vista fisico: un articolo del gennaio 2026 ha approfondito il processo di “inflation” — rigonfiamento di lobi lavici pahoehoe — come meccanismo primario di formazione di molte gallerie di scorrimento.[35]
6. Cosa Manca Ancora: Le Frontiere Inesplorate della Vulcanospeleologia
Kamchatka: Il Gigante Dormiente
La penisola russa della Kamchatka è una delle aree vulcanicamente più attive del pianeta, con circa 160 vulcani di cui 29 ancora attivi. Eppure la vulcanospeleologia in questa area è quasi assente dalla letteratura scientifica internazionale. Il vulcano Mutnovsky, con le sue grotte di ghiaccio lavico lunghe quasi un chilometro modellate dall’attività geotermica, rappresenta uno degli ambienti più spettacolari e meno documentati al mondo. L’isolamento geografico, le condizioni climatiche estreme e le complessità logistiche hanno finora scoraggiato spedizioni sistematiche.[36][37]
Hawaii: Il Laboratorio Classico Ancora da Esaurire
Le Hawaii — e in particolare il vulcano K?lauea — hanno storicamente rappresentato il riferimento per la vulcanospeleologia mondiale. Tuttavia, molti sistemi di lava tube nelle aree di eruzioni più recenti rimangono inesplorati o parzialmente mappati. La Hawaii Cave Week 2026 (18–24 gennaio 2026) ha dimostrato l’interesse rinnovato per l’esplorazione sistematica di questi ambienti. La NASA stessa utilizza i tubi lavici californiani e hawaiani come analog per lo sviluppo di tecnologie di esplorazione robotica.[13][6]
Marte: La Frontiera Ultima
I tubi lavici su Marte rappresentano forse la frontiera più affascinante. Dati radar, fotografie orbitali ad alta risoluzione e modelli gravitazionali suggeriscono la presenza di strutture simili a tubi lavici terrestri, ma di dimensioni enormemente maggiori per via della gravità marziana inferiore (38% di quella terrestre). Un paper di revisione pubblicato su Space Science Reviews nel 2026 ha sintetizzato i processi di formazione, morfologia e potenziale abitabilità dei tubi lavici su Terra, Luna e Marte, indicando la deep inflation con erosione termica come il meccanismo più plausibile per i tubi di scala chilometrica.[38][39][40][2]
Il progetto MELT (Martian Exploration of Lava Tubes) con il robot ReachBot prevede missioni robotiche per caratterizzare l’interno dei tubi lavici marziani, valutarne le condizioni ambientali e raccogliere dati sulla biosignatura dell’ambiente in vista di future missioni umane. Se confermata la loro estensione, queste cavità potrebbero rappresentare l’unico rifugio naturale in grado di proteggere una futura base umana su Marte dalla radiazione cosmica, dalle tempeste di polvere e dalle escursioni termiche superficiali.[39][38]
Confronto tra i Principali Sistemi Vulcanospeleologici Attivi
| Sistema | Paese | Tipo | N. cavità note | Lunghezza max tube | Stato ricerca |
|---|---|---|---|---|---|
| Etna | Italia | Lava tube / scorrimento | >200–250 | ~1.150 m | Avanzato |
| Harrat Khaybar | Arabia Saudita | Lava tube basaltica | Alcune decine | 1.481 m (Umm Jirsan) | In rapido sviluppo |
| Harrat Kishb (Jabal Al-Hil) | Arabia Saudita | Lava tube basaltica | >8 (solo area Jabal Al-Hil) | 70 m profondità (2025) | Nuova esplorazione |
| Kverkfjöll / Vatnajökull | Islanda | Glaciovulcanica (FIC) | Poche decine | >900 m (sistema 2025) | In corso |
| Fagradalsfjall | Islanda | Lava tube recente | In formazione | In rilevamento | Pionieristica |
| Lanzarote | Spagna | Lava tube | ~6 maggiori + decine minori | Diversi km | Avanzato (biosp.) |
| Chyulu Hills | Kenya | Lava tube | ~100 | Vari km | Parzialmente mappato |
| Kamchatka (Mutnovsky) | Russia | Glaciovulcanica | Pochissime doc. | ~1 km (stima) | Quasi inesplorata |
Conclusioni
La vulcanospeleologia del 2024–2025 ha dimostrato che il sottosuolo vulcanico del pianeta è ancora in larga parte terra incognita. La spedizione EuroSpeleo nell’Arabia Saudita ha aperto le porte a una regione geovulcanica di potenziale straordinario; le esplorazioni italiane in Islanda hanno prodotto dati su uno degli ecosistemi glaciovulcanici più dinamici al mondo; il censimento etnante ha superato le 200 cavità documentate. Soprattutto, la convergenza tra vulcanospeleologia, astrobiologia e ingegneria spaziale ha trasformato il tubo lavico — cavità banale agli occhi di molti — in uno degli ambienti geologici più rilevanti per il futuro dell’esplorazione umana oltre la Terra.
Fonti e Link
- Scintilena – Jabal Al-Hil: grotte basaltiche nella penisola arabica (aprile 2026): https://www.scintilena.com/jabal-al-hil-nella-penisola-arabica-tra-lava-e-vuoto-un-sistema-di-grotte-basaltiche-sfida-i-limiti-della-vulcanospeleologia/
- EuroSpeleo Federation – ESP 2025-01 Lava Caves, Saudi Arabia: https://www.eurospeleo.eu/2025/09/10/esp-2025-01-lava-caves-saudi-arabia/
- Scintilena – Speleologia vulcanica in Arabia Saudita (EuroSpeleo Project): https://www.scintilena.com/basandomi-sulle-informazioni-raccolte-procedo-a-scrivere-larticolo-secondo-le-specifiche-dello-space/
- Scintilena – Ghiaccio bollente: esplorazioni glaciovulcaniche in Islanda: https://www.scintilena.com/ghiaccio-bollente-esplorazioni-glaciovulcaniche-in-islanda/08/07/
- Scintilena – Ghiaccio e fuoco: esplorazioni glaciovulcaniche in Islanda (CAI Rivista): https://www.scintilena.com/ghiaccio-e-fuoco-esplorazioni-glaciovulcaniche-in-islanda-firmate-da-speleologi-italiani-sulla-rivista/
- Scintilena – Islanda, La Venta alla ricerca di grotte vulcaniche (Progetto HRAUN): https://www.scintilena.com/islanda-la-venta-alla-ricerca-di-nuove-grotte-vulcaniche-con-il-progetto-hraun/05/13/
- Scintilena – Fagradalsfjall: viaggio all’interno delle grotte più giovani della Terra: https://www.scintilena.com/fagradalsfjall-un-viaggio-allinterno-delle-grotte-piu-giovani-della-terra/05/28/
- Scintilena – Biospeleologia siciliana e grotte vulcaniche dell’Etna: https://www.scintilena.com/biospeleologia-siciliana-nuove-scoperte-rivelano-la-ricchezza-nascosta-degli-habitat-sotterranei/
- Scintilena – La Grotta del Gelo dell’Etna (ottobre 2025): https://www.scintilena.com/la-grotta-del-gelo-delletna-il-ghiacciaio-piu-meridionale-deuropa-custodisce-un-equilibrio-fragile/
- Scintilena – Etna 2026, Corso Nazionale “La Speleologia in ambiente vulcanico”: https://www.scintilena.com/etna-2026-speleologia-in-ambiente-vulcanico-corso-nazionale-cai/02/18/
- Scintilena – Quando la lava si gonfia: il ruolo dell’inflation nelle grotte vulcaniche: https://www.scintilena.com/quando-la-lava-si-gonfia-il-ruolo-dellinflation-nella-formazione-delle-grotte-vulcaniche/01/25/
- Scintilena – Tra ghiaccio e fuoco: serata speleologica CAI-UGET Torino: https://www.scintilena.com/tra-ghiaccio-e-fuoco-speleologia-desplorazione-e-davventura-in-islanda-e-sulle-alpi/01/22/
- Scintilena – Riccardo Pozzobon, asteroide e lava tubes su Luna e Marte: https://www.scintilena.com/un-asteroide-porta-il-nome-di-riccardo-pozzobon-geologo-planetario-e-pioniere-delle-grotte-lunari/
- Scintilena – UIS World Events Calendar 2025–2026 (22° Simposio Vulcanospeleologia): https://www.scintilena.com/uis-world-events-calendar-union-internationale-de-speleologie-2025-2026-program/07/15/
- Scintilena – Grotta di lava più profonda del Sud-Est Asiatico (Bali): https://www.scintilena.com/scoperta-la-grotta-di-lava-piu-profonda-del-sud-est-asiatico/12/07/
- NASA Astrobiology – Using a Cave Rover, NASA Learns to Search for Life Underground: https://astrobiology.nasa.gov/news/using-a-cave-rover-nasa-learns-to-search-for-life-underground/
- ScienceDaily – New research explores volcanic caves, advancing the search for life on Mars (novembre 2024): https://www.sciencedaily.com/releases/2024/11/241118125317.htm
- PMC / PNAS – Lava cave microbial communities and implications for life on other planets: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC3176350/
- PMC – Core Concept: Lava tubes as havens for ancient alien life: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC7395488/
- ScienceDaily – Robots descend into lava tubes to prepare for future Moon bases (febbraio 2026): https://www.sciencedaily.com/releases/2026/02/260201231259.htm
- Astrobiology.com – Lava Tubes on Earth, the Moon, and Mars: Detection, Evolution, and Exploration Potential (2026): https://astrobiology.com/2026/01/lava-tubes-on-earth-the-moon-and-mars-detection-evolution-and-exploration-potential.html
- Wikipedia – List of lava tubes: https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_lava_tubes
- Ronald Greeley Center – Lava Tube Data Base (ASU): https://rgcps.asu.edu/ltdb/
- House of Saud – Cave Exploration in Saudi Arabia (2026): https://houseofsaud.com/travel/saudi-cave-exploration/
- PMC – First evidence for human occupation of a lava tube in Arabia (Umm Jirsan): https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11023468/
- Smithsonian Magazine – Lava Tubes Sheltered Humans for 7,000 Years in Saudi Arabia: https://www.smithsonianmag.com/smart-news/extensive-desert-lava-tubes-sheltered-humans-for-7000-years-archaeologists-find-180984
- Vulcanospeleology.org – Le grotte dell’Etna (ISV9): https://www.vulcanospeleology.org/sym09/ISV9I4.pdf
- EtnaExcursion – Le Grotte vulcaniche dell’Etna: https://www.etnaexcursion.it/le-grotte-vulcaniche/
- Scintilena – Coleotteri troglobi nelle grotte vulcaniche dell’Etna: https://www.scintilena.com/coleotteri-troglobi-nuova-ricerca-rivela-come-profondita-e-connettivita-influenzano-la-variabilita/
- Wikipedia – Martian lava tube: https://en.wikipedia.org/wiki/Martian_lava_tube