Gli obiettivi della collaborazione tra Archeologia e Speleologia sono di unire le competenze di archeologi e speleologi, creando sinergie che consentano non solo di ampliare le possibilità di indagine scientifica, ma anche di rafforzare la conservazione e la valorizzazione di un patrimonio unico.

Queste iniziative nascono dalla consapevolezza che archeologia e speleologia, apparentemente discipline lontane, trovano nelle grotte un naturale punto di incontro.

Le cavità sotterranee, frequentate dall’uomo fin dal più remoto passato come luoghi di rifugio, culto, sepoltura e raccolta dell’acqua, rappresentano archivi straordinari di informazioni su ambiente, storia e cultura.

Grazie alla collaborazione tra i due ambiti di ricerca, questi spazi diventano luoghi in cui le tecniche esplorative e i rilievi speleologici si integrano con le metodologie archeologiche di scavo, datazione e interpretazione, offrendo un quadro più completo delle presenze umane e delle trasformazioni del paesaggio.

Gli speleologi, capaci di raggiungere grotte e cunicoli altrimenti inaccessibili, forniscono rilievi precisi e strumenti di catalogazione indispensabili per lo studio.

Gli archeologi, a loro volta, riconoscono il valore culturale delle cavità, favorendo la loro protezione legale, definendo protocolli di conservazione e offrendo interpretazioni storiche che arricchiscono la documentazione speleologica.

In questo scambio si inseriscono anche iniziative come la “SpeleoArcheologia”, che promuovono percorsi formativi interdisciplinari e sensibilizzano il pubblico sull’importanza della ricerca ipogea.

Un esempio concreto di questa sinergia è rappresentato dalla grotta Tjna Jama, sopra Rupinpiccolo nel Comune di Sgonico, in provincia di Trieste.

Qui l’Università Ca’ Foscari di Venezia, l’Institute of Archaeology ZRC SAZU di Lubiana e l’Unità di Ricerca di Preistoria e Antropologia dell’Università di Siena conducono scavi archeologici scientifici, mentre il Club Alpinistico Triestino collabora con gli studiosi per esplorare possibili sviluppi della cavità naturale.

Nel caso emergessero nuovi ambienti interni, l’area di indagine potrebbe ampliarsi, permettendo di ricostruire in modo più approfondito la frequentazione delle popolazioni antiche nel Carso triestino.

La collaborazione tra archeologia e speleologia apre quindi a nuovi orizzonti di ricerca e di tutela, trasformando le grotte in veri e propri laboratori di conoscenza condivisa, dove la scienza del sottosuolo incontra la storia dell’uomo.

Proprio per scoprire cosa lo scavo archeologico ha portato alla luce alla Tjna Jama, il 15 ottobre 2025 alle ore 17.30 presso la Sala Luttazzi – Mag. 26 Porto Vecchio – Trieste si terràla conferenza “Nuove indagini nelle grotte preistoriche del Carso: dati recenti e prospettive di ricerca”.