Il corso dell’11 ottobre 2026 sul Carso triestino formerà speleologi per osservare, documentare e segnalare i batteri oro e argento al Catasto Speleologico Regionale

La Grotta di Ternovizza, sul Carso triestino, ospiterà domenica 11 ottobre 2026 il seminario “Batteri Oro e Argento – come trovarli e perché”. L’iniziativa unirà formazione teorica, osservazione diretta e documentazione fotografica delle comunità microbiche ipogee. Il corso è organizzato dalla Federazione Speleologica Regionale del Friuli Venezia Giulia – APS nell’ambito della Convenzione 2026-2029 n. 3677, stipulata con il Servizio Geologico regionale il 30 luglio 2026.[1]

Il seminario sui batteri oro e argento è riconosciuto come Corso di Secondo Livello della Commissione Nazionale Scuole di Speleologia della Società Speleologica Italiana. Ha inoltre il patrocinio dell’Organo Tecnico Territoriale Operativo CAI Veneto–Friuli Venezia Giulia. I posti disponibili sono venti e la partecipazione è gratuita.[1]

Batteri oro e argento: cosa indica il nome

La definizione batteri oro e argento è un nome descrittivo e convenzionale. Non certifica la presenza di oro o argento nelle pareti. Indica invece biofilm e comunità microbiche che, sotto sorgenti luminose adatte, assumono riflessi dorati, giallo-arancio, argentei oppure azzurro-verdi.[2][3]

Queste formazioni appaiono come sottili rivestimenti sulle superfici rocciose. Sono spesso associate a piccole gocce d’acqua. La condensa può produrre riflessi simili e generare falsi positivi. Per questo l’osservazione deve seguire criteri ripetibili e confrontare luce ordinaria, LED e ultravioletto filtrato.[3]

Il progetto regionale, avviato nella primavera 2024, utilizza segnalazioni degli speleologi per censire la distribuzione del fenomeno nelle grotte del Friuli Venezia Giulia. Le colonie definite “argento” appaiono azzurre o verde acqua con la lampada indicata dal progetto. Quelle definite “oro” mostrano tonalità dal giallo intenso all’arancione.[4][5]

La fluorescenza costituisce un segnale utile, ma non equivale da sola a un’identificazione microbiologica. Fotografie e osservazioni permettono di localizzare i siti. La composizione delle comunità richiede poi campionamenti autorizzati e analisi specifiche, secondo protocolli scientifici e conservativi.[6][3]

Grotta di Ternovizza, laboratorio sul campo

Le attività si svolgeranno nella Grotta di Ternovizza, numero 78 del Catasto Speleologico Regionale e 242 VG nella numerazione storica. La cavità, nota anche con il nome sloveno Jama v Hribih, si apre nel comune di Duino Aurisina. Il Catasto regionale riporta due ingressi, quota di 275 metri, sviluppo planimetrico di 470 metri e profondità di 95,2 metri.[7]

La prima parte del percorso previsto dal seminario è orizzontale e non presenta difficoltà tecniche rilevanti. Segue una verticale di circa trenta metri. Questo tratto sarà riservato agli speleologi autonomi nella progressione su corda, dotati di attrezzatura personale e copertura assicurativa CAI o SSI.[1]

I partecipanti saranno divisi in due squadre in base alle capacità tecniche dichiarate. I fenomeni da osservare sono presenti sia sopra sia sotto il pozzo. La soluzione consente di svolgere l’esercitazione senza rendere obbligatoria la discesa verticale.[1]

Programma del seminario in grotta

Il ritrovo è fissato alle 9.30 nel piazzale davanti alla Trattoria Suban di Ternova Piccola, nel comune di Duino Aurisina. Le coordinate comunicate sono 45.764540, 13.700570. Alle 10 è previsto lo spostamento verso l’ingresso, seguito dalla registrazione e dall’avvio delle lezioni.[1]

La sessione teorica presenterà le conoscenze disponibili sui batteri oro e argento, sulle comunità microbiche ipogee e sui biofilm di grotta. Una parte sarà dedicata alle sorgenti luminose. L’attenzione si concentrerà sulle lampade UV filtrate e sui criteri minimi necessari per ottenere una segnalazione utilizzabile.[1]

Durante la sessione pratica saranno confrontate illuminazione ordinaria, LED e UV. Gli allievi proveranno a fotografare le superfici con smartphone, fotocamere e lenti macro. Compileranno inoltre una scheda minima con posizione, caratteristiche del sito e informazioni ambientali disponibili.[1]

La giornata comprenderà un confronto sulla restituzione e sulla validazione dei dati. Saranno discusse anche le misure di tutela per i siti microbiologicamente sensibili. La chiusura è prevista intorno alle 18, seguita da un rinfresco alla Trattoria Suban.[1]

Citizen science e Catasto Speleologico Regionale

Uno degli obiettivi è creare una rete di speleologi preparati a riconoscere e documentare i batteri oro e argento. Le osservazioni potranno confluire nel sistema informativo del Catasto Speleologico Regionale quando il campo dedicato sarà implementato dal Servizio Geologico. Le segnalazioni dovranno essere accompagnate da fotografie, posizione e dati ambientali raccolti in modo coerente.[1]

Il Catasto Speleologico Regionale è il centro pubblico di raccolta dei dati e degli studi sul patrimonio speleologico, sulle aree carsiche e sugli acquiferi carsici del Friuli Venezia Giulia. Al 1° settembre 2026 censiva 8.795 cavità, 9.644 ingressi, 81 aree carsiche, oltre 28.000 morfotipi epigei e più di 1.250 sorgenti.[8][9]

La citizen science non sostituisce il lavoro di laboratorio. Può ampliare la copertura territoriale, individuare siti da verificare e costruire serie di osservazioni confrontabili. La qualità del risultato dipende dalla standardizzazione del rilievo e dalla successiva validazione degli specialisti.

Ricerca scientifica nelle grotte

La ricerca scientifica nelle grotte riguarda geologia, idrogeologia, climatologia, biospeleologia, archeologia e microbiologia. Nel caso dei biofilm, l’attenzione è rivolta agli organismi che vivono in ambienti bui, umidi e spesso poveri di nutrienti. Le comunità possono aderire a roccia e speleotemi mediante matrici extracellulari, formando strutture complesse e difficili da studiare senza alterarle.[10][11]

Gli studi recenti mostrano che i microrganismi ipogei partecipano ai cicli biogeochimici del carbonio, dell’azoto, dello zolfo e del ferro. Possono contribuire alla dissoluzione o alla deposizione dei carbonati. Possono anche intervenire nella formazione di speleotemi e altri depositi secondari.[12][13]

Le tecniche impiegate comprendono microscopia, colture selettive, analisi del DNA, sequenziamento del gene 16S rRNA, metagenomica e misure chimico-fisiche. L’integrazione tra dati molecolari e parametri ambientali aiuta a distinguere le specie presenti dalle loro funzioni ecologiche. Permette inoltre di seguire le variazioni delle comunità nel tempo.[11][6]

In questo quadro, la fluorescenza è soprattutto uno strumento di individuazione e orientamento. Può rivelare strutture poco evidenti in luce visibile e guidare successive indagini. Occorre però distinguere le risposte biologiche da quelle dei minerali e dei materiali organici, documentando sorgente luminosa, lunghezza d’onda, distanza, impostazioni fotografiche e condizioni della superficie.[14][6]

La ricerca scientifica nelle grotte richiede anche cautele operative. Il contatto, il calpestio, l’illuminazione prolungata e i campionamenti non pianificati possono modificare habitat molto localizzati. Per questa ragione il seminario collega il censimento alle procedure di tutela e alla definizione di siti sensibili.[1]

Docenti, materiali e iscrizioni

Le lezioni saranno affidate a Josef Vuch, Benedetta Rigo e Alberto Riva, autori dello studio sul censimento regionale pubblicato nel volume 54 di Atti e Memorie della Commissione Grotte “Eugenio Boegan”. La direzione è di Sergio Soban, del Comitato regionale CNSS-SSI. La segreteria organizzativa è curata da Antonella Miani della Federazione.[2][1]

Ogni partecipante riceverà materiale sintetico, indicazioni per l’osservazione, una scheda di rilevamento e una bibliografia essenziale. È consigliato portare uno smartphone o una fotocamera personale. Per l’accesso alla verticale occorrono attrezzatura da progressione, autonomia tecnica, autocertificazione e assicurazione valida per l’attività in grotta.[1]

L’iscrizione si effettua mediante il modulo online: https://forms.gle/VtaX26Lt7hbCV6to8. Dopo l’invio sarà creata una mailing list per conferme e comunicazioni organizzative. Per informazioni è disponibile l’indirizzo federazione@fsrfvg.it.[1]

Fonti