Ricercatori italiani denunciano l’assenza di norme vincolanti per il monitoraggio della biodiversità dei ghiacciai nell’Unione Europea


Il “punto cieco” nella legislazione europea sui ghiacciai

Una lettera pubblicata il 23 aprile 2026 sulla rivista Science punta il dito contro una lacuna normativa che riguarda direttamente l’Unione Europea: la biodiversità della criosfera — ghiacciai, permafrost e neve — è quasi del tutto assente dai quadri legislativi vigenti.[1][2]

A firmarla è un gruppo di ricercatori italiani: Mauro Gobbi, Barbara Valle, Virginia Toscano Rivalta, Marco Caccianiga, Valeria Lencioni, Roberto Ambrosini e Gentile F. Ficetola.[3][4]

Il titolo è diretto: The EU’s cryosphere biodiversity blind spot, ovvero “Il punto cieco dell’UE sulla biodiversità della criosfera”. La tesi è altrettanto netta.

Nonostante il 2025 segni l’avvio del Decennio d’Azione per le Scienze Criosferiche (2025–2034) promosso dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, mancano ancora linee guida nazionali e internazionali per la gestione degli ecosistemi glaciali.[2]

L’unico strumento legislativo europeo che riconosce i ghiacciai come habitat protetto è la Direttiva Habitat dell’UE. Ma anche questa, secondo gli autori, non tiene adeguatamente conto della complessità biologica degli ecosistemi glaciali.[1]

L’assenza di un monitoraggio biodiversità legalmente vincolante in questi ambienti è definita nella lettera “inaccettabile” di fronte a una perdita irreversibile.[1]


Specie endemiche a rischio: la pulce glaciale degli Appennini e la plecottera della Patagonia

Gli ecosistemi glaciali ospitano organismi altamente specializzati, spesso endemici, il cui destino è strettamente legato alla sopravvivenza del ghiaccio.

La lettera cita due esempi emblematici di biodiversità glaciale: Desoria calderonis, la cosiddetta pulce glaciale degli Appennini, e Andiperla morenensis, la plecottera del ghiacciaio Perito Moreno in Patagonia.[1]

Desoria calderonis è una specie di collembolo descritta per la prima volta nel 2021 da Barbara Valle e collaboratori — tra cui lo stesso Gobbi — raccolta sul ghiacciaio del Calderone, nell’Appennino centrale, unico ghiacciaio degli Appennini ancora esistente. La distribuzione attuale di questa specie è limitata alla sola località tipo.[5][6][7]

Andiperla morenensis, invece, è una plecottera identificata nel 2019 sul ghiacciaio Perito Moreno, nel Parco Nazionale Los Glaciares in Argentina. È una delle pochissime specie di plecotteri al mondo che abita direttamente il ghiaccio glaciale.[8][9]

Questi organismi non vivono semplicemente nei pressi dei ghiacciai: il ghiaccio è il loro habitat esclusivo. Il ritiro glaciale non è per loro un disagio ambientale, ma un’estinzione progressiva.[10]


Il monitoraggio biodiversità dei ghiacciai: la proposta operativa dei ricercatori

La lettera non si limita alla denuncia del problema. Propone una strategia articolata per colmare il vuoto normativo sulla biodiversità dei ghiacciai a livello europeo.[2]

I ricercatori chiedono all’UE e agli Stati membri di:

  • Istituire panel multidisciplinari nelle regioni glacializzate per progettare e coordinare strategie di gestione locale, inclusa la limitazione delle attività sciistiche nei siti dove vivono specie a rischio[1]
  • Adottare linee guida vincolanti per garantire un monitoraggio sistematico della biodiversità glaciale e ridurre i danni causati dalle infrastrutture umane[2][1]
  • Identificare rifugi climatici — aree con condizioni microclimatiche stabili — dove alcune specie potrebbero sopravvivere anche dopo la scomparsa del ghiaccio, per definire zone di protezione rigorosa[1]

L’Italia è citata come precedente positivo parziale: nel 2024 ha riconosciuto i ghiacciai come “bene comune”. Eppure, secondo gli autori, senza politiche concrete di protezione, questo riconoscimento resta privo di effetti pratici.[2]


Il contesto globale: la criosfera nei report internazionali ignora la biodiversità

I principali rapporti internazionali sulla criosfera — compreso lo State of the Cryosphere 2025: Ice Loss = Global Damage — si concentrano sulla fusione dei ghiacci, sugli impatti idrologici e climatici e sul valore culturale dei ghiacciai.[2][1]

La biodiversità glaciale rimane, in questi documenti, un tema marginale. Non è considerata una priorità nelle politiche e nelle strategie per affrontare la perdita di ghiacciai.[1]

Eppure la criosfera terrestre — che include ghiacciai, permafrost e neve — si sta sciogliendo a un ritmo accelerato, e con essa si perdono ecosistemi unici.[1]

I report internazionali, valutando i danni del ritiro glaciale, trascurano sistematicamente questa componente biologica. È questa, secondo Gobbi e colleghi, la radice del problema: la biodiversità glaciale non è misurata, quindi non è gestita, e quindi non è protetta.[2]


La lettera su Science: un appello scientifico nel Decennio della criosfera

La scelta di pubblicare su Science una lettera di policy non è casuale. È un atto comunicativo preciso, indirizzato alla comunità scientifica internazionale e ai decisori politici simultaneamente.[3]

Il gruppo di ricercatori — tutti con competenze in biologia ed ecologia degli ambienti glaciali — prende posizione in apertura del Decennio d’Azione per le Scienze Criosferiche, inaugurato nel 2025 dalle Nazioni Unite.[2]

Il testo ricorda che anche se i ghiacciai dovessero scomparire, la loro biodiversità non è necessariamente condannata all’estinzione. Alcune specie potrebbero trovare rifugio in morfologie fredde capaci di mantenere condizioni microclimatiche stabili. Individuare questi rifugi, e proteggerli, è considerato un obiettivo urgente e praticabile.[1]

La lettera è in accesso non libero su Science. È possibile richiedere il PDF agli autori tramite ResearchGate.[4][3]

Il punto cieco dell’UE sulla biodiversità della criosfera

“The EU’s cryosphere biodiversity blind spot”
Mauro Gobbi, Barbara Valle, Virginia Toscano Rivalta, Marco Caccianiga, Valeria Lencioni, Roberto Ambrosini, Gentile F. Ficetola — Science, aprile 2026


Sintesi della lettera scientifica

Il 23 aprile 2026, la rivista Science ha pubblicato una lettera firmata da un gruppo di ricercatori italiani guidati da Mauro Gobbi, ecologo del MUSE – Museo delle Scienze di Trento, che denuncia la totale assenza di strumenti normativi efficaci per il monitoraggio e la tutela della biodiversità degli ecosistemi glaciali in Europa e nel mondo. La lettera nasce in un momento storico cruciale: il Decennio di azione per le Scienze Criosferiche (2025-2034) è appena iniziato, proclamato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nell’agosto 2024 e lanciato ufficialmente l’8 giugno 2025 alla Conferenza delle Nazioni Unite sugli Oceani (UNOC3), con UNESCO come agenzia capofila. Eppure, nonostante questa cornice politica internazionale, mancano ancora linee guida vincolanti per la gestione degli ecosistemi glaciali in chiave biologica.[^1][^2][^3][^4][^5]


Il contesto: cos’è la criosfera e perché è a rischio

La criosfera comprende l’insieme del ghiaccio terrestre in tutte le sue manifestazioni: ghiacciai, permafrost, neve permanente, ghiaccio marino, ghiaccio nelle grotte. Nell’insieme, le aree ghiacciate contengono il 70% delle riserve mondiali di acqua dolce e svolgono un ruolo fondamentale nella regolazione del clima globale. La criosfera è tuttavia in rapida fusione a causa dei cambiamenti climatici: entro la metà del secolo, si stima che il mondo perda circa un terzo della massa glaciale attuale, con proiezioni di perdita dell’area glaciale tra il 22% e il 51% entro il 2100, a seconda dello scenario climatico.[^6][^7][^3]

Il ritiro glaciale non è un semplice fenomeno fisico: rappresenta una crisi biologica di proporzioni enormi. Una recente revisione pubblicata su Nature Reviews Biodiversity nel 2025, che ha analizzato oltre 160 studi sul tema, dimostra che migliaia di specie — batteri, alghe, muschi, invertebrati, alcuni vertebrati — si sono evolute per vivere esclusivamente in questi ambienti estremi. Con la perdita dei ghiacciai, queste specie altamente specializzate rischiano l’estinzione locale e regionale.[^8][^9]


La biodiversità glaciale: un patrimonio invisibile

Contrariamente alla percezione comune che i ghiacciai siano ambienti privi di vita, la ricerca scientifica ha dimostrato negli ultimi decenni che questi habitat ospitano comunità biologiche altamente specializzate e spesso endemiche. Tra gli organismi più abbondanti si trovano batteri, alghe, muschi, invertebrati, alcuni vertebrati e alcune piante. Mauro Gobbi e il gruppo del MUSE lavorano da oltre vent’anni per censire e studiare questa biodiversità sulle principali aree montane del mondo, dalle Alpi alle Ande, dai Pirenei al Karakorum.[^10][^11]

Un caso emblematico è quello dei collemboli glaciali (“pulci dei ghiacciai”), piccoli artropodi imparentati con gli insetti che vivono a stretto contatto con il ghiaccio permanente. Uno studio del 2025, condotto dall’Università di Siena e dal Centro Nazionale di Biodiversità (NBFC) in collaborazione con l’Università di Milano e il MUSE, ha identificato 11 specie di collemboli glaciali su Alpi e Appennini: di queste, 8 erano nuove per la scienza. Questo dato rivela quanto la biodiversità glaciale sia ancora largamente inesplorata.[^12][^13]

Specie simbolo citate nella lettera su Science

Desoria calderonis — la “pulce del ghiacciaio appenninico”

Desoria calderonis è una specie di collembo (Collembola: Isotomidae) scoperta e descritta da ricercatori italiani. È strettamente legata ai detriti sopraglaciali del Ghiacciaio del Calderone (Gran Sasso, Appennino Centrale, Italia), uno dei ghiacciai più meridionali d’Europa e l’ultimo ghiacciaio degli Appennini. La specie è criofila (amante del freddo) e la sua sopravvivenza dipende direttamente dalla presenza del ghiaccio. Con il progressivo ritiro del Calderone — che con la sua posizione biogeografica funge già da ultimo rifugio per specie rare ed endemiche criofille nel Mediterraneo — la specie rischia l’estinzione totale. L’analisi genetica (barcoding COI del DNA mitocondriale) ha confermato l’attribuzione al genere Desoria, evidenziando però che il genere, nella sua definizione attuale, risulta polifiletico.[^14][^15]

Andiperla morenensis — la “libellula di Patagonia”

Andiperla morenensis è una specie di plecotteri (Insecta: Plecoptera) descritta per la prima volta nel 2019 da Pessacq e Rivera-Pomar, ritrovata sul Ghiacciaio Perito Moreno nel Parco Nazionale Los Glaciares (Santa Cruz, Argentina). Il nome specie è dedicato proprio al ghiacciaio che la ospita. Come l’intera famiglia Andiperla, questo insetto nasce, si sviluppa, si riproduce e muore sul ghiaccio dei ghiacciai patagonici: le larve vivono nelle pozze e nei rivoli d’acqua di fusione sulla superficie glaciale, mentre gli adulti — privi di ali — si spostano sul ghiaccio in cerca di un partner. La tolleranza termica è estremamente ristretta: tra 0°C e 10°C, al di fuori di questo intervallo gli individui muoiono. Spedizioni successive ne hanno documentato la presenza anche sul Ghiacciaio Uppsala, dove il calo del ghiaccio ha già reso molto più difficile il raggiungimento degli ambienti idonei.[^16][^17]


Il quadro normativo europeo e il suo “punto cieco”

La Direttiva Habitat e l’habitat 8340

L’unico strumento legislativo europeo che riconosce i ghiacciai come habitat protetto è la Direttiva Habitat dell’UE (92/43/CEE), che li include nella Rete Natura 2000 come habitat tipo “Ghiacciai permanenti – Codice 8340”. Dei 123 Siti di Importanza Comunitaria (SIC) che contengono ghiacciai, ben il 50% si trova in Italia.[^18][^19][^20]

Tuttavia, la Direttiva Habitat presenta un punto cieco fondamentale: nessuna delle specie che vivono in questo tipo di habitat è elencata negli Allegati della Direttiva stessa. Ciò significa che, mentre il substrato fisico (il ghiacciaio) è nominalmente protetto, le specie che lo abitano non godono di alcuna tutela legalmente vincolante a livello europeo. Estinzioni locali e riduzioni di popolazione delle specie crioadattate sono già documentate, ma non esistono programmi obbligatori di monitoraggio biologico per questi habitat.[^21][^22][^19][^18]

Questo contrasta profondamente con la ricchezza biologica reale: organismi altamente adattati al freddo, dai batteri ai vertebrati, abitano questi ambienti che, proprio per la loro natura effimera, non saranno rimpiazzabili.[^20][^10]

Il focus sbagliato delle valutazioni internazionali

Le valutazioni internazionali sulla crisi della criosfera si concentrano quasi esclusivamente su:

  • La fusione dei ghiacciai come indicatore fisico
  • Gli impatti idrologici (variazioni nelle risorse idriche)
  • Le conseguenze climatiche (innalzamento del livello del mare)
  • L’importanza culturale e paesaggistica

La biodiversità rimane periferica in quasi tutte le politiche e strategie esistenti per affrontare la perdita dei ghiacciai, nonostante l’urgenza scientificamente documentata. Questa lacuna è esattamente il “punto cieco” denunciato dagli autori nella lettera su Science.[^1]


L’Italia: un precedente promettente ma insufficiente

L’Italia ospita il 50% dei SIC europei con ghiacciai e vanta una tradizione di ricerca glaciologica e di monitoraggio secolare. Nel 2024, la Corte di Cassazione italiana (Sez. Un. Civ., n. 4061/2024) ha riconosciuto i ghiacciai come “acque pubbliche” con natura di bene demaniale, stabilendo che il Ghiacciaio della Marmolada rientra nell’elenco delle acque pubbliche della Provincia di Trento. Questo riconoscimento giuridico comporta l’inalienabilità e l’inusucapibilità dei ghiacciai come beni pubblici.[^23][^24][^25][^20]

Tuttavia, secondo gli autori della lettera, questo impegno rimane vuoto senza una politica concreta che ne realizzi la protezione. Il riconoscimento giuridico dei ghiacciai come bene comune non include ancora un obbligo di monitoraggio della biodiversità che li abita, né fornisce strumenti operativi per la conservazione delle specie criofilo-endemiche. La Corte di Cassazione ha fatto un passo importante sul piano del diritto delle acque, ma la biologia conservazionistica richiede un quadro normativo autonomo e specifico.[^5][^24]


Le proposte degli autori: quattro priorità d’azione

La lettera su Science avanza proposte concrete e strutturate per l’UE e i suoi Stati Membri:

1. Quadri integrati e vincolanti

L’UE e i suoi paesi membri devono implementare framework integrati e applicabili per documentare e preservare la biodiversità glaciale. Questo richiede il superamento dell’approccio frammentato attuale, in cui la Direttiva Habitat tutela il substrato fisico ma ignora le comunità biologiche che lo abitano.[^1]

2. Panel multidisciplinari territoriali

I paesi che contengono ghiacciai devono istituire panel multidisciplinari nelle regioni glacializzate per progettare e coordinare strategie di gestione basate sul luogo (place-based management). Un esempio concreto riguarda la limitazione delle attività sciistiche nei siti dove vivono specie a rischio di estinzione.[^1]

3. Linee guida vincolanti per il monitoraggio

I paesi europei con ghiacciai devono adottare linee guida legalmente vincolanti per garantire il monitoraggio sistematico della biodiversità e mitigare i danni causati dalle infrastrutture umane. L’assenza attuale di monitoraggio biologico obbligatorio è definita dagli autori come “inaccettabile di fronte a una perdita irreversibile”.[^1]

4. Identificazione dei rifugi climatici

Anche quando i ghiacciai scompaiono, la loro biodiversità potrebbe non essere condannata all’estinzione totale: alcune specie potrebbero sopravvivere in forme del paesaggio fredde che forniscono condizioni microclimatiche stabili (ghiacciai di roccia, grotte con ghiaccio, versanti freddi e ombrosi). Identificare questi rifugi climatici permetterà agli Stati di definire siti strettamente protetti per limitare la perdita di biodiversità.[^26][^27][^28][^1]


Il Decennio di azione per le Scienze Criosferiche (2025-2034)

Il Decennio di azione per le Scienze Criosferiche (2025-2034) è stato dichiarato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nell’agosto 2024 (risoluzione A/78/L.99), su iniziativa di Francia e Tagikistan. UNESCO è stata designata come agenzia capofila. I quattro obiettivi principali del Decennio sono:[^29][^2][^30][^31]

  1. Ricerca coordinata: condurre studi sul ritiro dei ghiacciai, la perdita dei ghiacci polari e il disgelo del permafrost per comprenderne le cause e prevederne gli impatti
  2. Educazione e sensibilizzazione: informare l’opinione pubblica e i decisori politici sull’importanza della criosfera per gli ecosistemi, il clima e le comunità umane
  3. Supporto all’adattamento: aiutare le regioni vulnerabili (villaggi montani, comunità artiche, isole a bassa quota) ad adattarsi ai cambiamenti della criosfera
  4. Sinergie internazionali: collegare il 5° Anno Polare Internazionale (2032-2033) con il Decennio delle Scienze per lo Sviluppo Sostenibile (2024-2033)

La lettera su Science denuncia che, nonostante questo quadro politico ambizioso, le linee guida specifiche per la biodiversità glaciale sono ancora completamente assenti tanto a livello internazionale quanto a livello regionale europeo.[^4][^1]


Impatti ecologici del ritiro glaciale sulla biodiversità

La dinamica delle specie durante la deglaciazione

La ricerca pubblicata su Nature Reviews Biodiversity nel 2025 descrive con precisione la dinamica ecologica del ritiro glaciale. Dopo il ritiro del ghiaccio, le aree libere inizialmente crescono, creando nuovi habitat e determinando un “picco di biodiversità” per le specie generaliste pioniere. Tuttavia, man mano che i ghiacciai scompaiono definitivamente, la formazione di nuovi habitat diminuisce, le comunità diventano più omogenee e la competizione aumenta, portando a un declino della biodiversità a scala locale e regionale.[^9]

Le specie più adattate al freddo vengono progressivamente sostituite da specie euriterme più generaliste: uno studio sui torrenti glaciali del Trentino ha individuato quattro specie sentinella del genere Diamesa (ditteri acquatici degli ambienti criofili) che, con il ritiro dei ghiacciai, risalgono verso le quote più alte “inseguendo” il ghiaccio che arretra.[^32]

I rifugi climatici: speranza dopo la fusione

Anche laddove il ghiaccio superficiale scompare, le specie criofilo-adattate potrebbero trovare rifugio in forme del paesaggio che mantengono condizioni di freddo stabile. Questi includono:[^27]

  • Ghiacciai di roccia (rock glaciers): permafrost con detriti che mantengono temperature superficiali fredde
  • Grotte con ghiaccio (ice caves): cavità carsiche con depositi di ghiaccio perenne, che stanno esse stesse scomparendo per effetto dei cambiamenti climatici[^33][^34]
  • Versanti nord-esposti e ombrosi: dove la neve persiste più a lungo
  • Nunatak: picchi rocciosi che emergono dalle calotte glaciali

Studi fileogeografici hanno dimostrato che durante le glaciazioni del Quaternario molte specie sopravvissero in rifugi periferici e su nunatak, da cui colonizzarono poi le aree deglaciate. Il principio inverso può applicarsi al riscaldamento: mentre le calotte si ritirano, queste forme del paesaggio fredde potrebbero fungere da rifugi di caldo.[^35][^36]


I ricercatori: il gruppo italiano del MUSE

Mauro Gobbi è ricercatore dell’Ufficio Ricerca e Collezioni Museali del MUSE – Museo delle Scienze di Trento. Lavora da oltre vent’anni sulla biodiversità degli ambienti glaciali e periglaciali, svolgendo spedizioni scientifiche su ghiacciai di Alpi, Pirenei, Ande, Karakorum e Scandinavia. Il 22 marzo 2026, ha coordinato la sessione “Beyond Glacier Loss: biodiversity monitoring, hazard assessment, governance, and citizen action for the future of cryospheric landscapes” alla World Day for Glaciers and World Water Day 2026.[^11][^37][^10]

Gli altri co-autori della lettera su Science appartengono a istituzioni accademiche e di ricerca italiane con competenze in entomologia, ecologia glaciale, biologia evolutiva e conservazione.


Ricerche correlate: le “pulci dei ghiacciai” nelle Alpi e negli Appennini

Uno studio parallelo alla lettera su Science, pubblicato sul Journal of Zoological Systematics and Evolutionary Research nel 2025 e condotto dall’Università di Siena, dal Centro Nazionale di Biodiversità (NBFC), dall’Università di Milano e dal MUSE, ha fornito la prima panoramica sistematica sulla biodiversità dei collemboli glaciali (“glacier fleas”) sulle Alpi e sugli Appennini. I risultati sono sorprendenti:[^12]

  • Su 11 specie identificate, 8 sono nuove per la scienza
  • Di queste, 5 vengono descritte per la prima volta in questo lavoro
  • Desoria calderonis (unica specie appenninica) occorre solo sul Ghiacciaio del Calderone
  • Alcune specie mostrano una distribuzione endemica ristretta a singoli ghiacciai o aree geografiche limitate

Questo studio dimostra quanto sia ancora da esplorare la biodiversità glaciale e quanto urgente sia implementare programmi di monitoraggio prima che questi habitat scompaiano.[^13][^12]


La ricerca glaciologica italiana: monitoraggi e ritiro

Il contesto fisico in cui si muove la ricerca biologica è quello di un ritiro glaciale accelerato e documentato. Il Servizio Glaciologico Lombardo ha interrotto nel 2025 le misure frontali tradizionali del Ghiacciaio del Ventina dopo 130 anni di rilevazioni (dal 1895): dal 1895 la fronte si è ritirata di circa 1.700 metri complessivi, di cui 431 m nell’ultimo decennio. Il monitoraggio proseguirà con fotogrammetria da drone e telerilevamento.[^23]

In Valle d’Aosta, la stagione 2024-2025 ha confermato la tendenza negativa nella massa dei ghiacciai: il 2024 è stato il terzo anno consecutivo di perdita netta di massa ghiacciata a livello globale, con oltre 450 miliardi di tonnellate di ghiaccio perso solo nella regione alpina e circostante. La Marmolada, il più grande ghiacciaio delle Dolomiti, ha perso 70 ettari di superficie negli ultimi cinque anni (da ~170 ha nel 2019 a 98 ha nel 2023) e a questo ritmo potrebbe non esistere più entro il 2040.[^38][^39]


Connessioni con la biodiversità sotterranea legata al freddo

La lettera su Science apre una prospettiva di conservazione che include anche gli ecosistemi criosferico-ipogei: le grotte con ghiaccio delle Prealpi venete, del massiccio del Canin e di molte altre aree alpine ospitano comunità biologiche criofilo-troglobie altrettanto vulnerabili. Una ricerca sistematica condotta nell’ambito del Progetto C3 – Caves, Cryosphere and Climate ha datato per la prima volta il ghiaccio sotterraneo del massiccio del Canin, rilevandone l’origine nella Piccola Età Glaciale. Le specie che dipendevano da questi habitat freddi stanno già affrontando temperature letali in alcune aree delle Prealpi venete: questo non è una minaccia teorica ma estinzione documentata in tempo reale.[^34][^40][^41][^33]


Domande di studio e riflessione

  1. Perché la Direttiva Habitat dell’UE costituisce un “punto cieco” per la biodiversità glaciale? Qual è il paradosso tra la protezione formale dell’habitat 8340 e l’assenza delle sue specie negli Allegati della Direttiva?
  2. Che cos’è un organismo criofilo e in cosa differisce da un organismo euriterme? Perché questa distinzione è fondamentale per comprendere la vulnerabilità della biodiversità glaciale.
  3. Descrivi le caratteristiche biologiche di Desoria calderonis e il rischio di estinzione che corre. Perché il Ghiacciaio del Calderone ha un valore biogeografico unico?
  4. Quali sono le quattro proposte principali degli autori della lettera su Science per colmare il “punto cieco” normativo europeo?
  5. Cos’è un rifugio climatico (climatic refugium) e in che modo potrebbe salvare alcune specie criofilo-adattate anche dopo la scomparsa dei ghiacciai?
  6. Quali sono i quattro obiettivi del Decennio di azione per le Scienze Criosferiche (2025-2034)? In che modo questo decennio è collegato e allo stesso tempo insufficiente rispetto alle richieste degli autori?
  7. Qual è il significato della decisione della Corte di Cassazione italiana (Cass. Sez. Un. n. 4061/2024) che riconosce i ghiacciai come “acque pubbliche”? Perché gli autori la considerano un “precedente promettente ma vuoto”?
  8. Quale studio del 2025 ha dimostrato che su 11 specie di collemboli glaciali nelle Alpi e Appennini, 8 erano nuove per la scienza? Cosa implica questo per le politiche di conservazione?

Concetti chiave e definizioni

Termine Definizione Criosfera L’insieme del ghiaccio terrestre: ghiacciai, permafrost, neve permanente, ghiaccio marino e ipogeo Organismo criofilo Organismo adattato a vivere a basse temperature, la cui sopravvivenza dipende dalla presenza del ghiaccio Organismo euriterme Organismo capace di tollerare ampi range di temperatura, tipicamente più generalista Habitat 8340 Codice della Direttiva Habitat UE per i “Ghiacciai permanenti”, inclusi nella Rete Natura 2000 Collembolo glaciale Piccolo artropode imparentato con gli insetti (ordine Collembola) che vive a contatto con il ghiaccio permanente Rifugio climatico Habitat che, grazie a condizioni microclimatiche stabili, permette la sopravvivenza di specie anche in condizioni climatiche generalmente sfavorevoli Rock glacier Ghiacciaio di roccia: forma del paesaggio periglaciale con permafrost ricoperto da detriti, che può fungere da rifugio termico per specie criofilo-adattate Deglaciazione Processo di ritiro e scomparsa dei ghiacciai, principalmente per effetto del riscaldamento climatico Endemismo Proprietà di una specie di essere presente esclusivamente in un’area geografica ristretta e definita Nunatak Picco roccioso che emerge dalla superficie di una calotta glaciale o di un ghiacciaio Decennio Criosferico Periodo 2025-2034 dichiarato dall’ONU per stimolare la cooperazione scientifica internazionale sulla criosfera, con UNESCO come agenzia capofila


Riferimenti e autori dell’articolo originale

Articolo originale (non open access):
Gobbi M., Valle B., Toscano Rivalta V., Caccianiga M., Lencioni V., Ambrosini R., Ficetola G.F. (2026). The EU’s cryosphere biodiversity blind spot. Science. DOI: 10.1126/science.aeg3085[^1]

Disponibile su ResearchGate: https://www.researchgate.net/publication/404141182

Mauro Gobbi – Ricercatore, MUSE – Museo delle Scienze di Trento; autore corrispondente[^37][^11]


References

  1. The EU’s cryosphere biodiversity blind spot – Science – In the European Union (EU), the only legislative tool that acknowledges glaciers as a protected habi…
  2. The United Nations General Assembly approves the Decade of Action for Cryospheric Sciences (2025-2034) – In August 2024, the United Nations General Assembly (UNGA) adopted the resolution to declare the per…
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  4. Ghiacciai, non solo acqua: l’UE ignora la biodiversità mentre gli … – Trento, 24 aprile 2026 – Mentre è iniziato il Decennio di azione per le Scienze Criosferiche (2025-2…
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  11. La biodiversità glaciale nell’Antropocene: storie di estinzioni, migrazioni e rifugi climatici, 2025 | Muse – Museo delle Scienze di Trento
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  15. Biodiversity and ecology of plants and arthropods on the last … – Calderone glacier, with its particular biogeographic location, is probably currently acting as one o…
  16. What is the insect discovered in the Perito Moreno Glacier … – Infobae – Andiperla morenensis was first found in 2019 on the Santacruceño glacier. A recent scientific expedi…
  17. Andiperla morenensis Pessacq & Rivera-Pomar, 2019 – The Plecoptera Species File is a taxonomic, nomenclatural, and bibliographic database of the stonefl…
  18. climate change is threatening a European Union habitat (Code 8340 … – The cryosphere (i.e. glaciers and permafrost) and its related landforms offer a wide range of ecosys…
  19. [PDF] climate change is threatening a European Union habitat (Code 8340 … – Glaciers and rock glaciers are climate-dependent landforms protected by the Habitat Directive by the…
  20. Permanent glaciers: the crisis of a habitat and its biodiversity that we can no longer ignore – The appeal of eleven Italian scientists
  21. climate change is threatening a European Union habitat (Code 8340 … – Vanishing permanent glaciers: climate change is threatening a European Union habitat (Code 8340) and…
  22. climate change is threatening a European Union habitat …
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  24. [PDF] Ghiacciai, beni pubblici e concessioni amministrative – Rivista DGA – La trattazione del regolamento di giurisdizione è stata dunque rimessa alle Sezioni Unite della Cort…
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  30. Decade of Action for Cryospheric Sciences (2025–2034) governing … – Deadline extended until the 31th of March 2026
  31. [PDF] Decade of Action for Cryospheric Sciences – General Assembly
  32. Invertebrati, sentinelle per lo stato di salute dei torrenti glaciali – Quando i ghiacciai si ritirano cambiano gli habitat dei torrenti glaciali. E con essi le specie che …
  33. “Ghiacciai nascosti. La vita nelle grotte con ghiaccio”: ricerca, clima … – una prima indagine sistematica sulla biodiversità degli invertebrati nelle grotte di ghiaccio del No…
  34. Ghiacciai nascosti nelle grotte carsiche: gli ultimi archivi climatici … – # Il ghiaccio che scompare nel buio: depositi ipogei di Monte Baldo, Lessini e Asiago tra ricerca sc…
  35. Genomic evidence of survival near ice sheet margins for some, but … – Temperate species experienced dramatic range reductions during the Last Glacial Maximum, yet refugia…
  36. Survival in nunatak and peripheral glacial refugia of three …
  37. World Day for Glaciers and World Water Day 2026
  38. Carovana dei ghiacciai 2024: il bilancio della sesta e ultima tappa … – Con la crisi climatica dal 1888 il ghiacciaio della Marmolada è arretrato di 1200 metri e negli ulti…
  39. Perdita di massa dei ghiacciai valdostani e alpini nel 2024-2025 – La stagione 2024-2025 conferma la tendenza negativa nella massa dei ghiacciai valdostani, malgrado u…
  40. Il Ghiaccio Nascosto delle Alpi Giulie Svela le Sue Origini nella … – # Un deposito di ghiaccio ipogeo nel massiccio del Canin datato per la prima volta con argon-39: lo …
  41. SPECCHI CLIMATICI SOTTERRANEI: La Mostra “Ghiacciai … – ## Inaugurazione al Museo di Verona il 29 gennaio: quando la ricerca speleo-glaciologica italiana di…

Fonti
[1] The EU’s cryosphere biodiversity blind spot https://www.science.org/doi/10.1126/science.aeg3085
[2] Biodiversità dei ghiacciai: in una lettera pubblicata su Science un … https://ilportaledelcavallo.it/biodiversita-dei-ghiacciai-in-una-lettera-pubblicata-su-science-un-team-di-scienziate-e-scienziati-italiani-chiede-allunione-europea-azioni-urgenti-di-monitoraggio-e-conser/
[3] The EU’s cryosphere biodiversity blind spot – IRIS – AIR Unimi https://air.unimi.it/handle/2434/1238842
[4] The EU’s cryosphere biodiversity blind spot – UNIFIND – UNIMI https://expertise.unimi.it/resource/item/1588225?language=en-US
[32] Ghiacciai nascosti nelle grotte carsiche: gli ultimi archivi climatici … https://www.scintilena.com/ghiacciai-nascosti-nelle-grotte-carsiche-gli-ultimi-archivi-climatici-delle-prealpi-venete/05/02/
[33] Sotto ai ghiacciai, scansione 3D dei mulini glaciali – Scintilena https://www.scintilena.com/sotto-ai-ghiacciai-scansione-3d-dei-mulini-glaciali-con-la-venta-inside-the-gorner-glacier/01/27/
[34] [PDF] The Unexplored Biodiversity of ‘Glacier Fleas’ (Hexapoda: Collembola) https://air.unimi.it/retrieve/handle/2434/1177199/3119254/Journal+of+Zoological+Systematics+and+Evolutionary+Research+-+2025+-+Valle+-+The+Unexplored+Biodiversity+of+Glacier+Fleas+_compressed.pdf
[35] Biodiversity and ecology of plants and arthropods on the last preserved glacier of the Apennines mountain chain (Italy) – Barbara Valle, Michele di Musciano, Mauro Gobbi, Marco Bonelli, Enzo Colonnelli, Giulio Gardini, Massimo Migliorini, Paolo Pantini, Adriano Zanetti, Emanuele Berrilli, Anna Rita Frattaroli, Davide Fugazza, Anna Invernizzi, Marco Caccianiga, 2022 https://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1177/09596836221096292?journalCode=hola
[36] In Chilean Patagonia, A Rarely Seen Insect https://www.pew.org/en/trust/archive/summer-2025/in-chilean-patagonia-a-rarely-seen-insect
[37] Il punto cieco dell’UE sulla biodiversità della criosfera The EU’s … https://www.facebook.com/societaitalianascienzenaturali/posts/il-punto-cieco-dellue-sulla-biodiversit%C3%A0-della-criosferathe-eus-cryosphere-biodi/989169296774013/
[38] The “Patagonian Ice Dragon” Abides: Rare Creatures in the Chilean … https://www.thesingular.com/patagonia/blog/the-patagonian-ice-dragon-abides-rare-creatures-in-the-chilean-wilds