Il corso di biospeleologia “Tenebris vitae”, promosso dalla Società Adriatica di Speleologia con l’Università degli Studi di Trieste e il Museo Civico di Storia Naturale di Trieste, conclude la prima edizione con partecipanti da cinque regioni italiane e un programma che integra ricerca scientifica, attività sul campo e didattica inclusiva.

Corso di biospeleologia: una proposta formativa tra speleologia e ricerca scientifica

Si è conclusa con il tutto esaurito la prima edizione del corso di biospeleologia “Tenebris vitae”, iniziativa dedicata allo studio della biodiversità degli ambienti sotterranei attraverso un percorso che ha unito formazione teorica, attività pratiche e ricerca sul campo.

Il progetto è stato promosso dalla Società Adriatica di Speleologia in collaborazione con l’Università degli Studi di Trieste e il Museo Civico di Storia Naturale di Trieste, con il patrocinio della Società Speleologica Italiana e del Comune di Duino Aurisina. I posti disponibili sono stati esauriti rapidamente, anche per garantire lo svolgimento delle attività in sicurezza durante le esercitazioni in ambiente ipogeo. Al corso hanno partecipato speleologi, ricercatori, studenti universitari e appassionati provenienti da Basilicata, Campania, Marche, Veneto e Friuli Venezia Giulia.  

Biospeleologia applicata: un modello formativo innovativo

L’idea del corso nasce da Massimiliano Werk, direttore della Scuola di Speleologia della Società Adriatica di Speleologia, con l’obiettivo di sviluppare un percorso dedicato alla biospeleologia applicata che metta in contatto diretto il mondo della ricerca scientifica e quello della speleologia.

La direzione scientifica è stata affidata a Chiara Manfrin, ricercatrice del Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste. Durante il corso sono stati affrontati temi di attualità per la ricerca sugli ecosistemi sotterranei, tra cui l’impiego del DNA ambientale (eDNA) per il monitoraggio della fauna ipogea.

Marco Gerdol, docente di Genetica dello stesso Dipartimento, ha illustrato gli adattamenti genomici degli organismi cavernicoli. Andrea Colla, entomologo del Museo Civico di Storia Naturale di Trieste, ha guidato le attività dedicate al riconoscimento della fauna sotterranea. Edgardo Mauri ha approfondito gli aspetti normativi relativi alle attività di ricerca, mentre Raffaele Bruschi, dottorando del Dipartimento di Scienze della Vita, ha presentato le problematiche legate alla contaminazione degli ecosistemi ipogei da idrocarburi e microplastiche.

Grotta di Trebiciano e Timavo sotterraneo al centro delle attività pratiche

Una parte rilevante del corso di biospeleologia è stata dedicata alle esercitazioni sul campo.

Le attività, coordinate da Marco Restaino, presidente della Società Adriatica di Speleologia, insieme a Chiara Manfrin, si sono svolte nella Grotta di Trebiciano e nell’area isontina. I partecipanti hanno applicato direttamente le principali tecniche di campionamento biologico, imparando le procedure di raccolta, conservazione e documentazione dei campioni secondo protocolli scientifici utilizzati nella ricerca.

La giornata conclusiva ha previsto la discesa nell’Abisso di Trebiciano, una delle cavità più rappresentative del Carso triestino, dove sul fondo scorre il fiume Timavo. In questo ambiente i corsisti hanno potuto osservare il proteo (Proteus anguinus), unico vertebrato troglobio presente in Italia e specie simbolo della biodiversità delle acque sotterranee. Per molti partecipanti si è trattato della prima osservazione diretta dell’animale nel suo habitat naturale.  

Didattica inclusiva e strumenti digitali per ampliare l’accessibilità

Il progetto ha rappresentato anche un’occasione per sperimentare nuove modalità di insegnamento.

Dopo le esperienze maturate con la ricostruzione tridimensionale dell’acquedotto Teresiano, gli organizzatori hanno testato strumenti come riprese video, dirette streaming, registrazioni delle lezioni e microscopi collegati a monitor. L’obiettivo è rendere i contenuti scientifici sempre più accessibili anche a chi, per motivi fisici o logistici, non può prendere parte direttamente alle attività in grotta.

A questo percorso ha contribuito anche Stefano Vecchiet, presente sia come corsista sia come collaboratore dell’organizzazione, impegnato nello sviluppo delle iniziative dedicate all’accessibilità.

La biospeleologia come strumento per conoscere e tutelare gli ecosistemi sotterranei

L’esito della prima edizione conferma l’interesse verso una formazione che mette in relazione speleologia, ricerca scientifica e divulgazione.

L’iniziativa evidenzia come la biospeleologia possa rappresentare un settore in crescita, capace di coinvolgere università, musei e gruppi speleologici nello studio degli ecosistemi ipogei e nella formazione di operatori in grado di applicare protocolli scientifici durante le attività sul campo.

L’esperienza maturata con “Tenebris vitae” costituisce una base per lo sviluppo di future edizioni del corso e di nuovi progetti dedicati alla conoscenza della biodiversità sotterranea, al monitoraggio ambientale e alla tutela delle grotte del Carso e degli altri sistemi carsici italiani.

Fonti

  • Università degli Studi di Trieste – comunicato sulla conclusione del corso “Tenebris vitae”.  
  • Società Adriatica di Speleologia – attività istituzionali e presentazione dell’Abisso di Trebiciano.  
  • Museo Civico di Storia Naturale di Trieste.