La Voragine di San Lorenzo torna al centro dell’attenzione grazie a un intervento di bonifica realizzato dal Club Alpinistico Triestino. Ventuno volontari hanno recuperato rifiuti accumulati per decenni in una delle più note cavità del Carso triestino, contribuendo alla tutela dell’ambiente ipogeo e delle acque sotterranee.

Bonifica della Voragine di San Lorenzo nel Carso triestino

Sabato 4 luglio 2026 il Club Alpinistico Triestino (CAT) ha concluso un’importante operazione di bonifica all’interno della Voragine di San Lorenzo (catasto 159/294 VG), cavità situata nel territorio di San Dorligo della Valle/Dolina, sul Carso triestino.

L’intervento ha coinvolto 21 speleologi volontari impegnati nel recupero di rifiuti accumulati nel corso di molti decenni. L’iniziativa rappresenta un esempio concreto dell’attività svolta dai gruppi speleologici per la conservazione del patrimonio sotterraneo, che comprende non soltanto l’esplorazione e la ricerca scientifica, ma anche la tutela degli ambienti carsici.

La Voragine di San Lorenzo è censita nel Catasto Storico delle Grotte del Friuli Venezia Giulia e costituisce una delle cavità più conosciute del Carso classico. Si apre a circa 385 metri di quota, presenta una profondità di circa 72-75 metri ed è caratterizzata da un ampio ingresso verticale ben visibile nel paesaggio carsico. Il primo rilievo speleologico risale al 1902 ed è opera di Agostino Bastiansich; la cavità venne successivamente rilevata e aggiornata nel 1966 dalla Commissione Grotte “Eugenio Boegan”. (catastogrotte.it?)

Una cavità di interesse geologico e storico

Dal punto di vista geomorfologico la Voragine di San Lorenzo si è sviluppata lungo fratture dei calcari del Carso classico, modellata nel tempo dalla dissoluzione delle acque meteoriche e da successivi fenomeni di crollo.

L’interno è dominato da un grande pozzo iniziale che conduce a un esteso cono detritico, configurazione tipica di alcune delle principali cavità del Carso triestino.

Accanto al valore scientifico, la cavità conserva anche una complessa memoria storica. Durante la Seconda guerra mondiale vi furono gettati materiali bellici e, nel dopoguerra, il sito fu utilizzato anche come luogo di occultamento di cadaveri, assumendo nel linguaggio comune la denominazione di “foiba”. Dopo le operazioni di recupero degli ordigni esplosivi, la cavità venne nuovamente utilizzata come discarica abusiva, con il progressivo accumulo di materiali di ogni genere.

I rifiuti recuperati durante la bonifica della Voragine di San Lorenzo

Nel corso degli anni nella Voragine di San Lorenzo si erano accumulati rifiuti edili, rottami metallici, pneumatici, vetro, plastica, filo di ferro e grandi quantità di filo spinato.

L’intervento del CAT ha richiesto una complessa organizzazione tecnica. I volontari hanno operato lungo circa 50 metri di discesa verticale utilizzando sistemi di paranco per il recupero dei sacchi contenenti il materiale raccolto.

I rifiuti sono stati selezionati, concentrati in due grandi big bag e successivamente trasportati manualmente con carriole fino alla strada, dove saranno smaltiti dalla società A&T2000.

La particolare conformazione del Carso rende questo tipo di interventi particolarmente importanti. Nei sistemi carsici l’acqua piovana penetra rapidamente nel sottosuolo attraverso fratture e condotti naturali, mentre la capacità di filtrazione è limitata. La presenza di discariche abusive può quindi rappresentare una potenziale fonte di contaminazione delle falde acquifere.

Il lavoro di squadra dei volontari speleologi

Le operazioni sono state coordinate dalla speleologa del CAT Atenaide Blasini con il supporto di Moreno Tommasini e Mario Carboni per gli aspetti tecnici della bonifica.

Hanno collaborato anche Massimiliano Fontana ed Enrico Vendramin della società A&T2000 per l’organizzazione dello smaltimento dei rifiuti e Jasmin Pecar del Comune di San Dorligo della Valle per gli aspetti logistici e autorizzativi.

Alla giornata di lavoro hanno preso parte inoltre Gianfranco Tomasini del Gruppo Speleologico Talpe del Carso, Antonella Miani e Mattia Mauro del Gruppo Linder, contribuendo alle attività di recupero e movimentazione dei materiali.

La tutela delle grotte come parte della speleologia

La bonifica della Voragine di San Lorenzo evidenzia come la speleologia svolga un ruolo attivo nella protezione del patrimonio naturale.

Le attività dei gruppi speleologici comprendono il monitoraggio delle cavità, la documentazione scientifica, il rilievo topografico, la conservazione degli ecosistemi sotterranei e la rimozione dei rifiuti abbandonati.

Interventi di questo tipo consentono di ridurre l’impatto ambientale provocato dall’abbandono indiscriminato di materiali e restituiscono pieno valore a cavità che rappresentano un patrimonio geologico, storico e naturalistico del Carso triestino.

Fonti

  • Comunicato stampa del Club Alpinistico Triestino APS (4 luglio 2026).
  • Catasto Storico delle Grotte – Commissione Grotte “Eugenio Boegan”: Voragine di San Lorenzo (grotta n. 159/294 VG). https://www.catastogrotte.it/grotta/159