Cosa racconta il Lago Fimon su clima, incendi e presenza umana
Ricostruzione ambientale per la transizione Paleolitico Medio-Superiore
Una recente ricerca sul Lago Fimon, nel Veneto, ha ricostruito gli ecosistemi MIS 3 tra 60 e 27mila anni fa, offrendo un quadro dettagliato per comprendere la transizione Paleolitico Medio-Superiore in NE-Italia.
I risultati derivano dall’analisi palinologica, dei frammenti di carbone e della litologia dei sedimenti a risoluzione centennale e sub-centennale.
Il lavoro studia i sedimenti del Lago Fimon, in Veneto, per capire come sono cambiati clima ed ecosistemi tra 60,000 e 27,000 anni fa.
Questo periodo è importante perché coincide con il passaggio dai Neanderthal a Homo sapiens in Europa.
Gli scienziati hanno analizzato pollini, minuscoli frammenti di carbone e le caratteristiche dei sedimenti con una risoluzione molto fine, fino a pochi decenni.
Questi indizi permettono di ricostruire la vegetazione, la frequenza degli incendi e l’andamento del clima.
Il paesaggio del tempo era un mosaico di ambienti: praterie, steppe e boschi radi.
Le piante mostravano combinazioni simili a quelle che oggi si trovano nell’Europa centro-orientale e in regioni fredde e continentali dell’Asia.
Tra 44,000 e 39,000 anni fa le praterie si ampliarono molto.
In questa fase arrivarono nell’area i primi gruppi di Homo sapiens, mentre i Neanderthal erano presenti da prima. Ambienti aperti come steppe e praterie favorivano grandi erbivori in branchi.
Gli incendi erano frequenti. Si legano a periodi più secchi e alle rapide oscillazioni climatiche tipiche di questo intervallo, con fasi relativamente miti alternate ad altre fredde.
Questi cicli sono conosciuti dagli studi sul ghiaccio della Groenlandia e hanno avuto effetti anche nel Mediterraneo e nelle Alpi.
Il Lago Fimon funziona come un “archivio naturale” che aiuta a dare un contesto ambientale ai siti archeologici vicini, come le grotte dei Monti Lessini e dei Colli Berici (Fumane, Broion).
Grazie a questo archivio, è possibile leggere meglio come cambiavano i paesaggi quando si susseguirono culture e tecnologie diverse, dal Musteriano all’Uluzziano e oltre.
In sintesi, lo studio mostra che:
- il clima variava in modo rapido e marcato;
- la vegetazione rispondeva con espansioni e contrazioni di praterie e boschi;
- gli incendi erano parte costante del sistema;
- Neanderthal e Sapiens vissero in ambienti aperti ricchi di fauna, influenzati da questi cambiamenti.
Questo aiuta a capire non solo come si sono trasformati gli ecosistemi del Veneto durante l’ultima era glaciale, ma anche come le persone del passato si siano adattate a paesaggi dinamici.
Il record cronologico, basato su datazioni radiocarboniche, fornisce un riferimento “off-site” per i siti paleolitici di Fumane e Broion, dove sono documentate le presenze di Neanderthal e Homo sapiens.
Vegetazione e analogie moderne degli ecosistemi MIS 3
L’ecosistema di MIS 3 presentava un mosaico di praterie e boschi misti, con alberi boreali e latifoglie temperate.
Le analogie moderne individuate includono regioni della Europa centro-orientale, degli Urali meridionali e della Siberia centrale-meridionale.
Tra 44 e 43mila anni fa la componente erbacea si è espansa costantemente.
Il picco di steppe semiaride si è verificato tra 42 e 39mila anni fa, quasi in concomitanza con l’arrivo di Homo sapiens nell’area.
Le fasi di steppe e desert-steppe ricordano gli ecosistemi odierni dell’Altai-Sayan.
Dinamiche del fuoco e variabilità climatica di MIS 3
L’analisi dei frammenti di carbone rivela un regime di incendi frequenti.
Questi incendi erano modulati dalle oscillazioni rapide del clima di MIS 3, note come eventi Dansgaard–Oeschger e stadiali Heinrich. Il paesaggio, esposto a condizioni più secche, favoriva il propagarsi delle fiamme.
Contestualizzazione dell’occupazione umana
Neanderthal e Homo sapiens hanno convissuto in un ambiente caratterizzato da ecosistemi aperti e soggetti a incendi naturali.
La transizione Paleolitico Medio-Superiore in NE-Italia si colloca in un contesto di paesaggi in continua evoluzione climatica.
I dati del Lago Fimon forniscono il supporto ambientale per interpretare le tecnocomplesse culturali che si susseguono tra 45 e 40 ka, dal Musteriano all’Uluzziano.
Implicazioni per lo studio dei siti paleolitici del Veneto
L’integrazione del record di Lago Fimon con i dati stratigrafici di Fumane e Broion migliora la precisione cronologica degli eventi.
Oltre a chiarire la transizione Paleolitico Medio-Superiore, il nuovo studio aiuta a interpretare le strategie di sopravvivenza umana in relazione alle fluttuazioni climatiche.
Prospettive future nella ricerca sugli ecosistemi MIS 3
La metodologia applicata sui sedimenti del bacino di Fimon apre nuove possibilità per studi comparativi in aree contigue delle Alpi e dell’Appennino.
L’identificazione di analogie ecologiche permette di estendere le ricostruzioni ambientali.
L’approccio ad alta risoluzione contribuisce a comprendere meglio la relazione tra cambiamenti climatici millenari ed evoluzione umana.
Il lavoro di Badino et al. (2023) sul Lago Fimon rappresenta un passo significativo nella ricostruzione degli ecosistemi MIS 3 e della transizione Paleolitico Medio-Superiore in NE-Italia.
L’articolo di Scientific Reports sottolinea l’importanza di archivi sedimentari continui per collegare dati ambientali e processi culturali.
Glossario sulla ricerca paleoecologica del Lago Fimon (MIS 3, transizione Paleolitico Medio–Superiore)
MIS 3 (Marine Isotope Stage 3)
Fase climatica del Pleistocene compresa tra circa 60,000 e 30,000 anni fa, caratterizzata da clima instabile con rapide oscillazioni tra fasi più calde e più fredde.
Transizione Paleolitico Medio–Superiore
Periodo compreso approssimativamente tra 45,000 e 40,000 anni fa in Europa, che vede il passaggio dalle industrie musteriane associate ai Neanderthal a tecnocomplessi del Paleolitico superiore, associati a Homo sapiens.
Lago Fimon
Bacino lacustre del Veneto che conserva una sequenza sedimentaria continua, usata come archivio naturale per ricostruzioni paleoambientali ad alta risoluzione nel Pleistocene superiore.
Palinologia
Disciplina che studia pollini e spore fossili per ricostruire la vegetazione e il clima del passato.
Frammenti di carbone (charcoal)
Residui di combustione conservati nei sedimenti, usati come proxy per ricostruire il regime degli incendi e la frequenza dei fuochi in passato.
Litologia dei sedimenti
Analisi delle caratteristiche fisiche e compositive dei sedimenti (granulometria, mineralogia, struttura), utile a interpretare processi deposizionali e variazioni ambientali.
Datazione radiocarbonica (14C)
Metodo cronologico basato sul decadimento del carbonio-14 in materiale organico, efficace fino a ~50,000 anni, con necessità di calibrazione per ottenere età in anni cal BP.
Cal BP (calibrated years Before Present)
Unità cronologica che indica anni calibrati “prima del presente” (con “presente” convenzionalmente fissato al 1950), correggendo le età radiocarboniche con curve di calibrazione.
D–O events (Dansgaard–Oeschger)
Eventi di rapido riscaldamento registrati nelle carote di ghiaccio groenlandesi, seguiti da graduali raffreddamenti, ripetuti più volte durante il MIS 3.
Eventi di Heinrich / Heinrich stadials (HS)
Episodi di massiccio distacco di iceberg nell’Atlantico Nord che immettono acqua dolce, causando raffreddamenti e impatti ecologici su larga scala.
Greenland Interstadials (GI) e Greenland Stadials (GS)
Interstadiali groenlandesi (fasi relativamente miti) e stadiali (fasi fredde) alternati durante MIS 3, identificati nelle serie isotopiche delle carote di ghiaccio.
Best modern analogues (analoghi moderni)
Ecosistemi attuali che presentano combinazioni floristiche simili a quelle ricostruite per il passato; servono per inferire struttura e funzionalità della vegetazione antica.
Steppa e desert-steppe
Formazioni di prateria arida (steppa) e molto arida (desert-steppe) con bassa copertura arborea, adattate a climi secchi e forti escursioni termiche.
Bosco boreale aperto
Foresta a conifere a bassa densità, con spazi aperti e sottobosco discontinuo, tipica delle alte latitudini o di contesti continentali freddi e secchi.
Mosaico prateria-bosco
Paesaggio eterogeneo con alternanza di praterie e nuclei forestali che varia in estensione in risposta a clima, suoli, incendi ed erborivoria.
Proxy paleoambientali
Indicatori indiretti (pollini, spore, carboni, isotopi, sedimenti) che permettono di ricostruire condizioni ambientali e climatiche del passato.
Risoluzione centennale/sub-centennale
Frequenza di campionamento e analisi che consente di cogliere variazioni ambientali su scale temporali di 100 anni o inferiori.
Archivio “off-site”
Sequenza paleoecologica non direttamente associata a un sito archeologico specifico ma utilizzabile come contesto ambientale di riferimento regionale per più siti.
Tecnocomplessi
Insiemi coerenti di tecniche e prodotti litici che definiscono culture materiali archeologiche (es. Musteriano, Uluzziano, Aurignaziano).
Musteriano
Industria litica del Paleolitico medio, tipica dei Neanderthal in Europa, caratterizzata da tecniche di scheggiatura Levallois e strumenti su scheggia.
Uluzziano
Tecnocomplesso del Paleolitico superiore iniziale in Italia e Balcani, considerato parte della transizione e spesso associato ai primi Sapiens nell’area.
Aurignaziano
Tecnocomplesso del Paleolitico superiore diffuso in Europa, associato a Homo sapiens, con lame, lamelle e strumenti ossei.
Regime degli incendi
Pattern a lungo termine di frequenza, intensità e estensione dei fuochi in un paesaggio, influenzato da clima, vegetazione e disponibilità di combustibile.
Serie isotopiche delle speleotemi
Registrazioni del rapporto isotopico (es. ?18O, ?13C) nelle concrezioni di grotta (stalagmiti, stalattiti), utili a inferire variazioni climatiche e idrologiche.
Lessini e Berici (Fumane, Broion)
Aree prealpine del Veneto con grotte e ripari che documentano occupazioni paleolitiche di Neanderthal e Sapiens durante la transizione.
Pannonico, Carpazi, Altai-Sayan
Macroregioni euroasiatiche richiamate come analoghi moderni o contesti comparativi per le formazioni vegetali ricostruite durante MIS 3.
Erbivori gregari
Grandi mammiferi che vivono in branchi e sfruttano ambienti aperti (steppe/praterie), influenzando il paesaggio con pascolo e migrazioni.
Incertezze cronologiche
Margini di errore nelle datazioni e nelle correlazioni tra registri diversi che richiedono più proxy e modelli bayesiani o curve di calibrazione.
Carote sedimentarie
Campioni cilindrici estratti dai depositi lacustri o palustri, che preservano in sequenza cronologica microfossili, particolato carbonioso e segnali geochimici.
Continentalità climatica
Ampiezza delle escursioni termiche stagionali e annue associata all’assenza di mitigazione oceanica; favorisce ambienti più secchi e boschi aperti/steppe.
Feedback vegetazione-clima-fuoco
Interazioni tra composizione della vegetazione, condizioni climatiche e incendi che determinano la struttura e la dinamica degli ecosistemi nel tempo.
Fonti
https://www.nature.com/articles/s41598-023-38081-1