“Canin, memoria di climi antichi” apre il 19 agosto a Chiusaforte e propone un percorso sul cambiamento del paesaggio delle Alpi Giulie. Fotografie, video, modelli 3D e plastici collegano l’evoluzione climatica alle grotte del Canin e del Kanin, uno dei principali sistemi carsici d’alta quota d’Europa.
Canin, memoria di climi antichi inaugura a Chiusaforte
Mercoledì 19 agosto, alle ore 18, la Sala Consiliare del Comune di Chiusaforte ospiterà l’inaugurazione della mostra “Canin, memoria di climi antichi”. L’iniziativa è proposta dal Comune di Chiusaforte e dal Parco Naturale delle Prealpi Giulie. All’apertura sono annunciati i rappresentanti istituzionali e il glaciologo Renato R. Colucci, curatore dell’esposizione.
La mostra sarà visitabile nel Municipio di Chiusaforte, dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 12. Il progetto riunisce il Parco Naturale delle Prealpi Giulie e la Società Meteorologica Alpino-Adriatica. Collaborano inoltre l’Istituto di Scienze Polari del CNR, l’Università di Trieste, il Servizio Geologico della Regione Friuli Venezia Giulia e altri enti scientifici e istituzionali.
“Canin, memoria di climi antichi” presenta un territorio di alta quota in cui i segni della glaciazione, dell’erosione e della dissoluzione carsica sono strettamente intrecciati. Il percorso usa immagini d’archivio e contemporanee, confronti fotografici, video, ricostruzioni tridimensionali e plastici. Lo scopo è rendere leggibili anche a un pubblico non specialista le trasformazioni ambientali del massiccio.
Climi antichi, ghiaccio residuo e geodiversità del Canin
Il Monte Canin raggiunge 2.587 metri. Il massiccio si estende a cavallo del confine italo-sloveno, tra la Val Raccolana e la Val Resia sul lato italiano e la conca di Bovec sul lato sloveno. L’altitudine, la natura calcarea delle rocce e le precipitazioni abbondanti hanno costruito nel tempo un paesaggio complesso: superfici solcate, doline, campi carreggiati, inghiottitoi, sorgenti e vasti reticoli sotterranei.
Il tema centrale di “Canin, memoria di climi antichi” è il mutamento degli ambienti glaciali. Le zone che fino a pochi decenni fa conservavano ghiaccio più diffuso mostrano oggi placche residue. La documentazione disponibile presso il Parco ricorda che il ghiacciaio del Canin, insieme a quello del Montasio, è un residuo della grande calotta che ricopriva larga parte delle Alpi friulane tra 30.000 e 18.000 anni fa. La lettura dei depositi, delle forme glaciali e delle superfici oggi libere dal ghiaccio permette quindi di collegare la storia paleoclimatica alle dinamiche recenti. [web:35]
La mostra è inserita nelle attività del progetto di miglioramento della fruizione del sentiero geologico Foran Dal Mus–Monte Canin, finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia attraverso le azioni previste dalla legge regionale 15/2016 per patrimonio geologico e geodiversità. In questo quadro, “Canin, memoria di climi antichi” offre anche strumenti per comprendere la vulnerabilità degli ambienti montani e carsici.
Grotte del Canin: il maggiore complesso carsico italiano
La dimensione sotterranea è una parte essenziale della storia del Canin. Sul versante italiano, la congiunzione individuata nel 2019 tra il Complesso del Col delle Erbe e il Complesso del Foran del Muss ha formato il maggiore complesso carsico d’Italia per sviluppo. Le stime iniziali indicavano oltre 80 chilometri di gallerie e pozzi, con un dislivello di 1.118 metri. Il dato nasceva dall’unione di oltre 30 chilometri attribuiti al Foran del Muss e di più di 40 chilometri del Col delle Erbe. La misura complessiva richiede verifiche e aggiornamenti catastali, perché il sistema comprende numerosi ingressi e giunzioni sviluppati in decenni di esplorazioni. [web:4]
Le ricerche successive hanno portato la stima indicativa del sistema nord-occidentale a circa 90 chilometri, con profondità prossima a mille metri. Non si tratta di una sola cavità lineare. È una rete carsica composta da condotte, pozzi, meandri e collettori che raccolgono le acque di un vasto altipiano calcareo. [web:12]
Il Foran del Muss resta uno dei nomi chiave della speleologia italiana del Canin. Prima delle connessioni più recenti, era noto anche per una profondità superiore ai 1.100 metri. Il Col delle Erbe aggiunge un ampio sviluppo di gallerie e diversi accessi in quota. La loro unione mostra come i confini catastali tra grotte possano cambiare quando una nuova esplorazione supera un restringimento, collega rami già noti o individua un collettore comune.
Questo risultato è il prodotto di molte campagne. Alle esplorazioni hanno partecipato gruppi del Friuli Venezia Giulia, speleologi di altre regioni italiane e squadre straniere. La ricostruzione pubblicata da Scintilena segnala in particolare il contributo degli speleologi polacchi nel Foran del Muss e quello degli ungheresi, ancora attivi nel Col delle Erbe. [web:4]
Kanin sloveno: abissi profondi e spedizioni internazionali
Sul lato sloveno il massiccio prende il nome di Kanin. Qui la forte differenza di quota tra gli ingressi d’alta montagna e le sorgenti della valle dell’Isonzo crea condizioni favorevoli allo sviluppo di abissi molto profondi. Le esplorazioni hanno coinvolto stabilmente gruppi sloveni, italiani e polacchi, affiancati in campagne diverse da altri speleologi europei.
Tra le cavità più note figura Vrtiglavica. La grotta, scoperta nel 1996, ha una profondità complessiva di 643 metri ed è conosciuta per il suo grande pozzo verticale. La prima esplorazione coinvolse anche speleologi del Gruppo Speleologico Etneo e del Gruppo Speleologico Gaetano Chierici; il fondo fu raggiunto il 12 ottobre 1996 da una squadra mista italo-slovena, con partecipanti di associazioni di Capodistria, San Dorligo, Trieste e Brescia. [web:33]
Nel Kanin sloveno assumono rilievo anche Skalarjevo brezno e Renejevo brezno, due abissi oltre i mille metri. Nel 2022 essi sono stati inclusi nella seconda fase del progetto internazionale TRACERKANIN. Le squadre del DZRJ di Lubiana e del JKNM di Novo Mesto hanno immesso traccianti rispettivamente nei settori profondi di Renejevo e Skalarjevo, mentre speleologi italiani e sloveni hanno attrezzato sorgenti e corsi d’acqua per controlli, campionamenti e misure fisico-chimiche. [web:27]
Il progetto TRACERKANIN prosegue una lunga tradizione di studi idrogeologici iniziata nel 1968. Nella prima fase, avviata nel 2021, sono stati predisposti 25 punti di monitoraggio sui due versanti e sono stati utilizzati fluoresceina, solforodamina B e Tinopal CBS-X. L’obiettivo è definire con maggiore precisione i percorsi dell’acqua, i tempi di transito e il collegamento tra i torrenti ipogei e le sorgenti di Resia, Raccolana e Isonzo. [web:12]
Una mostra per leggere il paesaggio carsico
“Canin, memoria di climi antichi” collega quindi due scale di osservazione. Da un lato presenta le trasformazioni visibili delle placche glaciali, delle rocce e dei versanti. Dall’altro richiama il mondo meno visibile delle cavità, dove l’acqua registra e modifica nel tempo la struttura del massiccio.
Per la speleologia, il Canin non è soltanto un insieme di record dimensionali. È un laboratorio naturale transfrontaliero. La ricerca su grotte, ghiaccio, sorgenti e clima consente di documentare l’evoluzione di un’area montana fragile, con dati utili per la tutela della geodiversità e per la conoscenza del sistema idrico carsico.
Per informazioni: info@parcoprealpigiulie.it – tel. 0433 53534.
Fonti
- Parco Naturale delle Prealpi Giulie, pagina evento “Canin memoria di climi antichi”: https://www.parcoprealpigiulie.it/it/principale/attivita/gli-eventi/canin-memoria-di-climi-antichi
- Parco Naturale delle Prealpi Giulie, documentazione sul ghiacciaio del Canin: https://www.parcoprealpigiulie.it/media/documents/AMMINISTRAZIONE%20TRASPARENTE/PCS_New/b._Relazione.pdf
- Scintilena, “Scoperta sul Canin la grotta più grande d’Italia”: https://www.scintilena.com/scoperta-sul-canin-la-grotta-piu-grande-ditalia-con-la-congiunzione-tra-il-complesso-col-delle-erbe-e-il-foran-del-muss-si-superano-gli-80-km/08/14/
- Scintilena, “Sul Monte Canin speleologi italiani e sloveni tracciano le acque”: https://www.scintilena.com/sul-monte-canin-speleologi-italiani-e-sloveni-tracciano-le-acque-dalle-grotte-alle-sorgenti-con-il-progetto-internazionale-tracerkanin/10/01/
- Scintilena, “TracerKanin fase 2”: https://www.scintilena.com/tracerkanin-fase-2-si-tracciano-le-acque-delle-grotte-slovene-del-canin/07/26/
- Scintilena, “Vrtoglavica, il pozzo verticale più profondo del mondo”: https://www.scintilena.com/vrtoglavica-il-pozzo-verticale-piu-profondo-del-mondo/12/18/
