Studio sui fossili di El Sidrón dimostra l’utilizzo non alimentare dei denti nella preistoria
Un’importante scoperta paleontologica getta nuova luce sulle abitudini comportamentali dei Neanderthal.
Ricercatori del Museo Nazionale di Scienze Naturali spagnolo hanno identificato la più recente carie dentale mai documentata in un esemplare neanderthaliano, risalente a circa 49.000 anni fa, in un fossile rinvenuto nella grotta di El Sidrón, nelle Asturie.
La grotta di El Sidrón e i suoi tesori paleontologici
La grotta di El Sidrón rappresenta uno dei siti archeologici più ricchi d’Europa per quanto riguarda i resti neanderthaliani.
Il sito ha restituito oltre 2.500 frammenti ossei appartenenti ad almeno tredici individui che vissero in questa regione delle Asturie circa 49.000 anni fa.
Questi ritrovamenti hanno permesso agli studiosi di ricostruire aspetti fondamentali della vita quotidiana di questi nostri antichi parenti.[1]
L’esemplare oggetto di studio, denominato “adulto 6”, è un uomo adulto il cui molare ha rivelato una lesione dentale particolare.
La ricerca, pubblicata sulla rivista American Journal of Biological Anthropology, ha documentato come questa carie incipiente non fosse dovuta esclusivamente alla dieta, ma piuttosto all’utilizzo intensivo dei denti per scopi non alimentari.[1]
L’uso della bocca come “terza mano” nei Neanderthal
L’analisi del fossile ha rivelato un aspetto comportamentale affascinante dei Neanderthal.
Privi di strumenti metallici come coltelli o pinze, questi ominidi utilizzavano la bocca come se fosse un’appendice aggiuntiva per svolgere compiti complessi.
Gli esperti hanno identificato come i Neanderthal impiegassero i denti per raschiare le pelli degli animali, un’attività che contribuiva al deterioramento della dentina e favoriva la colonizzazione batterica.[1]
Secondo Almudena Estalrrich del Museo Nazionale di Scienze Naturali, questo uso meccanico prolungato provocava microfratture nello smalto dentale.
Attraverso queste piccole lesioni, batteri come lo Streptococcus mutans – identificati nel tartaro fossile mediante analisi del DNA antico – riuscivano a colonizzare il dente, producendo acidi che demineralizzavano smalto e dentina fino a formare la carie osservata.[1]
Tecniche di analisi non invasive per lo studio dei fossili
Per esaminare il dente fossile, il team di ricerca ha utilizzato metodologie all’avanguardia che permettono di studiare i reperti senza danneggiarli.
La microscopia elettronica a scansione ambientale (ESEM) ha fornito immagini dettagliate della superficie dentale, consentendo di studiare la morfologia della carie e le alterazioni dello smalto.[1]
La tomografia assiale computerizzata (TC) ha permesso di ricreare in 3D l’interno del dente, confermando la presenza della lesione cariosa e quantificandone dimensioni e profondità.
Queste tecniche innovative rappresentano un approccio metodologico fondamentale per la paleodentologia moderna, permettendo di preservare l’integrità dei fossili mentre si ottengono informazioni dettagliate sui processi patologici antichi.[1]
Dieta ricca di carboidrati e formazione delle carie
L’analisi del tartaro dentale ha rivelato resti di alimenti cotti ricchi di amido, come pinoli e funghi.
Sebbene questi cibi siano nutrienti, rilasciano zuccheri quando vengono metabolizzati dai batteri orali, favorendo la formazione di carie.
I ricercatori ipotizzano che in alcune regioni i Neanderthal avessero accesso a una dieta più ricca di carboidrati rispetto ad altre popolazioni.[1]
La presenza di batteri cariogeni come lo Streptococcus mutans nel tartaro fossile conferma come il microbioma orale dei Neanderthal fosse già esposto a questo patogeno.
La combinazione tra uso intensivo dei denti come strumenti e consumo di alimenti ricchi di carboidrati ha creato le condizioni ideali per lo sviluppo della lesione cariosa osservata.[1]
La rarità delle carie nella preistoria
La scoperta assume particolare rilevanza considerando la rarità delle carie nei resti ossei preistorici.
Durante gran parte della preistoria, le popolazioni di cacciatori-raccoglitori si nutrivano principalmente di verdure, radici, carne e frutta secca, alimenti che non favorivano lo sviluppo di lesioni cariose.[1]
Solo con l’avvento dell’agricoltura e, successivamente, con l’introduzione massiccia dello zucchero raffinato nella dieta umana, la carie è diventata un problema di salute globale.
La lesione identificata nell’esemplare di El Sidrón rappresenta quindi la settima carie documentata nel registro fossile della specie neanderthaliana, rendendo ogni ritrovamento di particolare valore scientifico.[1]
Implicazioni per la comprensione dell’evoluzione umana
Questa ricerca contribuisce significativamente alla comprensione delle strategie comportamentali e adattive dei Neanderthal.
L’uso della bocca come “terza mano” rappresenta un esempio di ingegnosità e adattamento alle limitazioni tecnologiche dell’epoca. I risultati dimostrano come questi ominidi sviluppassero soluzioni creative per sopperire alla mancanza di strumenti specializzati.
La presenza di una carie di 49.000 anni fa in un Neanderthal di El Sidrón offre una finestra unica sui comportamenti quotidiani di questi nostri antichi parenti, mostrando come le necessità pratiche influenzassero direttamente la salute orale.
Lo studio evidenzia l’importanza delle grotte come ambienti di conservazione eccezionali per i reperti paleontologici, permettendo la preservazione di dettagli microscopici che altrimenti andrebbero perduti.[1]
Fonte
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