L’impresa ciclistica Cina–Italia raccontata da Carlo Caso mette in luce avventure, sfide e il legame con la speleologia mentre i restanti 750 km verso Narni segnano l’ultima tappa del viaggio

Carlo Caso, figlio di due speleologi, ha percorso in bicicletta più di 15.000 chilometri partendo dalla Cina e attraversando una lunga lista di Paesi per rientrare in Italia, ma dichiara che il traguardo vero è la sua città natale, Narni, ancora a 750 km di distanza.[1]


Dopo 240 giorni di viaggio, il ciclo-viaggiatore racconta di aver attraversato Cina, Vietnam, Laos, Thailandia, Kirghizistan, Tajikistan, Uzbekistan, Kazakistan, Azerbaigian, Georgia, Turchia, Grecia, Macedonia del Nord, Albania, Montenegro, Croazia e Slovenia, incontrando ambienti molto diversi come deserti, giungle e catene montuose.[1]

Il percorso e le difficoltà incontrate

Negli oltre sette mesi in sella, la traversata ha messo alla prova la resistenza fisica e la capacità di gestione di imprevisti, con percorsi che hanno incluso tappe in regioni remote e condizioni climatiche variabili.


Il ritorno in Europa non ha rappresentato la conclusione emotiva dell’impresa: per Caso il viaggio è completato solo quando raggiungerà Narni, la tappa simbolica che ricongiunge la sua esperienza di viaggiatore con le radici familiari speleologiche.

Incontri e significato del viaggio

Il racconto pubblico dell’avventura mette in risalto incontri con persone e comunità locali, piccoli gesti di ospitalità e lezioni pratiche apprese lungo il percorso, tutti elementi che Caso dichiara di portare con sé.


Questi incontri hanno contribuito a trasformare il viaggio in una esperienza di conoscenza reciproca tra culture diverse, oltre che in un banco di prova personale.

L’ultima tratta verso Narni
Il ciclista sottolinea che restano 750 km prima del ritorno definitivo a Narni; questa distanza finale ha per lui valore simbolico e rappresenta la chiusura di un percorso iniziato dall’altro lato del mondo.


La conclusione del viaggio a Narni chiuderà idealmente il cerchio tra le origini familiari e l’esperienza di esplorazione, segnando un ritorno alla comunità locale che ha formato la sua sensibilità speleologica.

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