Dalla proposta del 2015 a Riyadh 2023: la candidatura che ha unito sette aree carsiche dell’Emilia-Romagna
Carsismo e grotte nelle evaporiti dell’Appennino settentrionale: l’inizio nel 2015
La candidatura del sito seriale “Carsismo e grotte nelle evaporiti dell’Appennino settentrionale” nasce a fine 2015.[1]
La proposta viene avanzata dalla Federazione Speleologica Regionale dell’Emilia-Romagna.[1]
Il primo passaggio avviene verso l’ente gestore del Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola.[1]
In seguito, il dossier viene portato anche alla Regione Emilia-Romagna.[1]
Il percorso non riguarda una sola cavità o un solo massiccio gessoso.[1]
L’obiettivo dichiarato è arrivare a un riconoscimento che tenga insieme più contesti carsici in evaporiti.[2]
Il nome scelto, “Carsismo e grotte nelle evaporiti dell’Appennino settentrionale”, diventa così la sintesi di un lavoro lungo e tecnico.[1]
Patrimonio dell’Umanità UNESCO: la nomina del 19 settembre 2023 a Riyadh
La nomina a Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO arriva il 19 settembre 2023.[3][1]
La decisione viene presa durante la sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale a Riyadh.[3][1]
Da quel momento il sito seriale entra nella Lista del Patrimonio Mondiale con la denominazione internazionale “Evaporitic Karst and Caves of Northern Apennines”.[2]
Nelle descrizioni divulgative collegate al bene si parla di una densità molto elevata di cavità.[2]
Vengono indicati oltre 900 ingressi e più di 100 km di grotte complessive in un’area relativamente contenuta.[2]
Lo stesso testo di presentazione UNESCO sottolinea anche la continuità degli studi, con lavori accademici che iniziano nel XVI secolo, e la presenza di grotte in gesso che raggiungono profondità fino a 265 metri.[2]
Sito seriale UNESCO: le sette aree carsiche riconosciute in Emilia-Romagna
Il sito seriale “Carsismo e grotte nelle evaporiti dell’Appennino settentrionale” è articolato in sette aree carsiche in Emilia-Romagna.[3][1]
I nomi delle aree richiamati nelle sintesi divulgative sono: Alta Valle Secchia, Bassa Collina Reggiana, Gessi di Zola Predosa, Gessi Bolognesi, Vena del Gesso Romagnola, Evaporiti di San Leo, Gessi di Onferno.[3][1]
Questa articolazione serve a rappresentare, in forma seriale, più contesti di carsismo in rocce evaporitiche lungo l’Appennino settentrionale.[2]
La presenza di più componenti consente di includere paesaggi e sistemi ipogei diversi.[2]
Nel racconto della candidatura, la “messa in rete” di queste aree è parte centrale del lavoro avviato dal 2015.[1]
In termini comunicativi, il nome “Carsismo e grotte nelle evaporiti dell’Appennino settentrionale” diventa anche un riferimento comune per attività scientifiche, gestione e divulgazione.[2]
Speleologia e gessi: cosa racconta la storia della candidatura UNESCO
La storia della candidatura mette al centro un tema tipico della speleologia: trasformare conoscenze di catasto, rilievi e studi in strumenti utili per la tutela.[1]
Il percorso evidenzia anche il ruolo delle relazioni tra soggetti speleologici, enti di gestione delle aree protette e Regione.[1]
Il risultato finale è l’iscrizione UNESCO di un bene naturale che collega carsismo, grotte e evaporiti in un unico quadro riconosciuto a livello internazionale.[2]
Fonti
[1] Gessi e Grotte dell’Appennino Settentrionale: Un Patrimonio Mondiale UNESCO – Scintilena https://www.scintilena.com/gessi-e-grotte-dellappennino-settentrionale-un-patrimonio-mondiale-unesco/01/15/
[2] Evaporitic Karst and Caves of Northern Apennines https://whc.unesco.org/en/list/1692/
[3] L’UNESCO riconosce i Gessi dell’Emilia Romagna come Patrimonio dell’Umanità – Scintilena https://www.scintilena.com/lunesco-riconosce-i-gessi-dellemilia-romagna-come-patrimonio-dellumanita/09/24/