Il Festival Internazionale “Città di Gambolò” e il documentario premiato “Campo della Fiera e il Pozzo del Tempo” – 8 e 9 novembre 2025 a Gambolò (PV)

Il fine settimana dell’8 e 9 novembre 2025 a Gambolò (PV) sarà all’insegna della cultura archeologica, con il Festival Internazionale “Città di Gambolò”, che quest’anno integra il tema della speleologia attraverso una bella selezione di film che esplorano la storia e i misteri nascosti nel sottosuolo.

La manifestazione, realizzata in collaborazione con il RAM Film Festival di Rovereto, vedrà il Castello Litta-Beccaria ospitare una serie di proiezioni di film documentari che trattano di civiltà antiche e scoperte sotterranee: speleologia e archeologia sono spesso due facce della stessa medaglia. Le grotte e le cavità sotterranee, infatti, custodiscono segreti naturali a volte reperti archeologici di grande valore.

Tra i film in programma, il documentario “La civiltà perduta dell’Amazzonia”, che esplora il legame tra l’ambiente carsico e le antiche popolazioni, e “Gli uomini prima di Neanderthal”, che racconta i primi esseri umani e le loro interazioni con l’ambiente sotterraneo. Anche la proiezione di “Roma e il suo Fiume” pone l’accento sul ruolo determinante dei corsi d’acqua sotterranei anelle antiche civiltà.

Particolare attenzione merita il documentario “Campo della Fiera e il Pozzo del Tempo”, che sarà presentato durante il festival: diretto da Massimo D’Alessandro, è stato premiato con il Premio del Pubblico al Festival Archeofilm di Firenze 2025 e ha ricevuto una Menzione Speciale della Giuria al Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Cavariana. Racconta la scoperta del sito archeologico di Campo della Fiera, un luogo sotterraneo che offre nuove e straordinarie testimonianze storiche grazie alla sua connessione con un pozzo carsico. La speleologia ha avuto un ruolo fondamentale nella mappatura e nell’esplorazione di questi spazi sotterranei, contribuendo alla comprensione della funzione di questi ambienti nel contesto delle antiche civiltà.

La produzione del documentario è stata realizzata in collaborazione con l’Università di Foggia e la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, ed è un esempio di come speleologi e archeologi possano lavorare insieme per scoprire, preservare e interpretare la storia.