La straordinaria spedizione guidata dall’esploratore Paul Sereno nel cuore del Sahara nigerino: scavi notturni, caldo estremo e incredibili ritrovamenti in meno di tre mesi
Fonte: National Geographic, Paul Sereno. “How to dig up 55 tons of dinosaur bones from the world’s fiercest desert” – pubblicato il 15 luglio 2025 – National Geographic
Nel cuore rovente del Sahara, nell’odierno Niger, una squadra internazionale di paleontologi guidato da Paul Sereno, noto esploratore di National Geographic e professore all’Università di Chicago, ha realizzato un’impresa scientifica senza precedenti: in meno di 90 giorni, ha riportato alla luce 55 tonnellate di resti fossili appartenenti all’epoca del Cretaceo, tra cui alcuni dei più iconici dinosauri africani mai scoperti.
Tra i protagonisti delle scoperte ci sono il Suchomimus, un predatore semiacquatico con un muso simile a quello di un coccodrillo; il Jobaria, un sauropode erbivoro dal collo lungo che probabilmente si muoveva in branchi; e il temibile Sarcosuchus imperator, un gigantesco coccodrillo preistorico lungo oltre 12 metri, soprannominato “SuperCroc”.
La squadra, per evitare le temperature diurne che superavano spesso i 50 °C, ha lavorato prevalentemente di notte, illuminando i siti con fari a LED e strumenti alimentati a batteria.
“Sembrava un set cinematografico nel nulla più assoluto,” ha raccontato Sereno in interviste passate, riferendosi alla surreale atmosfera notturna nel deserto.
Il deserto del Sahara, seppur oggi arido e inospitale, durante il periodo Cretaceo era una regione rigogliosa, ricca di fiumi, lagune e vegetazione. È in questo ecosistema preistorico che vivevano questi rettili giganteschi, oggi sepolti sotto strati di sabbia. La loro eccezionale conservazione è dovuta proprio alla rapida copertura con sedimenti alluvionali, che ha protetto le ossa per oltre 100 milioni di anni.
Uno degli elementi più impressionanti della spedizione è stato il trasporto. Gli scheletri, avvolti in gessi e tessuti protettivi, sono stati caricati su camion che hanno dovuto attraversare centinaia di chilometri di terreno sabbioso e roccioso, spesso senza strade, per raggiungere Agadez e poi l’Europa o gli Stati Uniti per l’analisi.
Il valore scientifico di questi reperti è enorme: offrono una finestra senza precedenti su un ecosistema africano poco conosciuto, e permettono ai ricercatori di comprendere meglio l’evoluzione dei dinosauri nel Gondwana (il supercontinente meridionale), che è molto diverso rispetto al Nord America o all’Asia.
Paul Sereno, che ha già condotto numerose missioni in Africa sin dagli anni ’90, ha definito il Sahara “un tesoro sepolto” e il Niger “una delle aree più promettenti al mondo per la paleontologia.” La sua visione: un museo locale nel Niger che custodisca questi fossili per promuovere scienza ed educazione nel paese stesso.
Come ha scritto Paul Sereno alla vigilia della missione:
“Alla vigilia della nostra spedizione, avevo spronato i miei giovani membri del team dicendo loro che quella sarebbe stata la loro occasione per scrivere un nuovo capitolo nella storia della Terra, qualcosa che nella vita avrebbero avuto poche opportunità di fare…”
(…) “Siamo pronti a scrivere quel capitolo, presentando ad altri i mondi perduti dei dinosauri africani, sfidandoli a immaginare ciò che ancora si nasconde sotto la superficie.”