Nella Goat Cave, sui Hampton Tablelands del Nullarbor, 9,7 km di gallerie rivelano spettacolari concrezioni di sale e un eccezionale deposito di mummie animali, aprendo nuove prospettive per la ricerca speleologica e paleontologica
Goat Cave nel Nullarbor: una grotta di riferimento per la speleologia australiana
La Goat Cave, conosciuta anche come Grotta delle Capre, si trova sui Hampton Tablelands, nel settore sud-occidentale del Nullarbor, in Australia.
Tra il 2022 e il 2025 una serie di spedizioni speleologiche ha permesso di estendere e dettagliare il rilievo della cavità, portandone lo sviluppo complessivo a 9,7 km e la profondità a 94 m, valori che la collocano oggi come terza grotta più lunga conosciuta dell’area del Nullarbor.[3][4][1]
La grotta è scavata nei tipici calcari fossiliferi del Terziario che costituiscono gran parte della piattaforma della Nullarbor Plain, ma presenta caratteristiche geologiche e biologiche che la rendono un unicum nel contesto regionale.
Proprio la combinazione tra grandi dimensioni, abbondanza di concrezioni di salgemma e presenza di numerosi resti animali mummificati ha attirato l’attenzione di speleologi e ricercatori, inserendo Goat Cave fra i siti di maggiore interesse scientifico del continente australiano.[4][1][2][3]
Concrezioni di salgemma nella Goat Cave: spettacolo minerale nei calcari del Terziario
L’elemento più evidente e immediatamente riconoscibile della Goat Cave è la straordinaria presenza di concrezioni di salgemma, costituite principalmente da cloruro di sodio (NaCl), che rivestono ampi tratti di pareti, volte e pavimenti.
Questi depositi di salgemma sono di origine secondaria: non derivano da un corpo salino primario, ma si formano per cristallizzazione a partire da soluzioni saline che circolano nella grotta e che, in ambiente ventilato e relativamente secco, subiscono processi di evaporazione e rievaporazione.[5][6][2]
Le concrezioni di salgemma mostrano una notevole varietà morfologica, con croste, drappi, stalattiti e delicati aggregati fibrosi che ricordano, per estetica e struttura, i depositi di sale secondari descritti nelle grotte dell’Iran, di Israele e nelle cavità ipersaline dell’Atacama cileno.
La Goat Cave, nel contesto del Nullarbor, rappresenta probabilmente il più ricco e diversificato esempio di decorazione salina nota, al punto che i depositi di salgemma della grotta vengono ormai confrontati alla pari con quelli dei grandi sistemi salini extra?australiani citati in letteratura.[2][5]
Dal punto di vista della geochimica carsica, le concrezioni di salgemma della Goat Cave offrono un laboratorio naturale per lo studio di processi minerogenetici a bassa entalpia in ambienti semi?aridi, dove l’interazione fra acque sotterranee, aerosol marini e microclima di grotta controlla la precipitazione dei sali.
La lettura stratigrafica delle croste saline potrà contribuire anche alla ricostruzione di fasi di maggiore o minore apporto di umidità e di variazioni nella circolazione idrica all’interno del massiccio calcareo.[5]
Gesso, calcite e altri depositi secondari: la geochimica complessa della Goat Cave
Oltre alle concrezioni di salgemma, nella Goat Cave sono presenti anche depositi secondari di gesso e calcite, che documentano la coesistenza di più processi geochimici in un unico sistema.
Il gesso compare in forma di croste e cristalli fibrosi, probabilmente legati alla reazione tra soluzioni solfatiche e substrato carbonatico o alla trasformazione di altri sali in condizioni di variazione di temperatura e umidità.[2][5]
Le concrezioni di calcite, meno appariscenti rispetto ai depositi salini, compaiono soprattutto nelle zone dove l’apporto di acqua dolce è prevalente e dove le condizioni di saturazione rispetto al carbonato di calcio favoriscono la formazione di stalattiti, stalagmiti e colate.
La successione di salgemma, gesso e calcite in diverse porzioni della grotta costituisce un archivio utile per leggere oscillazioni climatiche e cambiamenti nel regime idrologico sotterraneo, integrando le informazioni ricavate da altre grotte del Nullarbor e da speleotemi tradizionali.[5]
Per gli speleologi, la Goat Cave richiede un approccio particolarmente attento nella documentazione di questi depositi, con tecniche di rilievo fotografico e campionamento mirato che minimizzino l’impatto su concrezioni estremamente fragili.
Ciò è in linea con le raccomandazioni internazionali e della Società Speleologica Italiana per una speleologia sostenibile e per la conservazione dei minerali di grotta come risorsa scientifica non rinnovabile.[5]
Mummie di vertebrati marsupiali e invertebrati: il “Pompei degli insetti” della Goat Cave
Il secondo aspetto che rende la Goat Cave un sito di rilievo mondiale è l’eccezionale concentrazione di animali mummificati, in gran parte invertebrati, ma con la presenza anche di resti di vertebrati marsupiali. In un singolo settore della grotta sono stati raccolti e osservati fino a 60 taxa di invertebrati, molti dei quali mostrano caratteristiche di adattamento marcato alla vita in ambiente cavernicolo, come la riduzione o perdita degli occhi e l’allungamento di arti e antenne.[6][1][2]
Le mummie includono ragni, blatte, coleotteri curculionidi, imenotteri e chilopodi, insieme a piccoli vertebrati, probabilmente marsupiali legati agli ecosistemi superficiali del Nullarbor. Le prime analisi indicano che una parte significativa di questi invertebrati potrebbe rappresentare specie nuove per la scienza, alcune delle quali già estinte in superficie e note solo grazie a questi resti mummificati.[1][6][2]
Le carcasse appaiono in molti casi intatte e tridimensionali, come se la morte fosse avvenuta pochi giorni prima, al punto che la stampa scientifica ha definito questo settore della Goat Cave una sorta di “Pompei degli insetti”. La straordinaria conservazione è attribuita all’ambiente altamente salino e secco della cavità, che ha favorito una rapida essiccazione dei tessuti e ha limitato l’attività dei decompositori, portando di fatto a una mummificazione naturale.[6][2]
Fauna ipogea altamente specializzata: la vespa cavernicola della Nullarbor
Tra i ritrovamenti più discussi della Goat Cave spicca una vespa completamente adattata alla vita in ambiente ipogeo, considerata il primo caso noto al mondo di imenottero troglobio con adattamenti morfologici così spinti. L’insetto presenta occhi non funzionali, gambe e antenne molto allungate e ali fortemente ridotte, una combinazione che segnala una lunga storia evolutiva in condizioni di oscurità permanente.[6]
Accanto alla vespa cavernicola sono stati individuati due grandi specie di ragni adattati alla grotta, tra cui esemplari di Troglodiplura, un genere di ragni ciechi già segnalato in cavità vicine della Nullarbor, e un’altra specie ancora in fase di studio, caratterizzata da tele molto ampie e delicate. La fauna mummificata della Goat Cave comprende anche blatte, curculionidi e altri artropodi che mostrano adattamenti troglobi estremi, come la perdita di pigmentazione e profonde modifiche nell’apparato sensoriale.[7][1][2][6]
Per la biospeleologia, Goat Cave rappresenta quindi un serbatoio prezioso di informazioni sull’evoluzione delle faune ipogee in ambienti aridi, con la possibilità di ricostruire non solo nuovi taxa, ma anche le condizioni ecologiche e climatiche che ne hanno guidato la specializzazione e, in molti casi, l’estinzione locale.[1][2]
Ipotesi sulle morie di massa: gas tossici e mummificazione in ambiente salino
La presenza di migliaia di individui morti nello stesso ambiente, spesso in posizione naturale su pareti e pavimenti, ha spinto i ricercatori a interrogarsi sulle cause delle morie che hanno portato alla formazione di questo archivio biologico. Una delle ipotesi considerate più plausibili è quella di eventi ripetuti di accumulo di gas pesanti, come anidride carbonica e soprattutto idrogeno solforato, prodotti da decomposizione di materia organica in condizioni di ventilazione limitata.[2][6]
In simili condizioni, sacche di gas possono concentrarsi nelle zone basse e poco ventilate di una cavità, risultando letali per fauna ipogea e per eventuali vertebrati che utilizzano la grotta come rifugio o punto di transito. L’ambiente fortemente salino della Goat Cave avrebbe poi favorito un processo di essiccazione rapida, con mummificazione degli animali e conservazione a lungo termine delle strutture anatomiche, in assenza di intensa attività di decompositori.[3][6][2]
Queste dinamiche sono note anche in altre grotte del Nullarbor, dove la presenza di gas è considerata un rischio per la sicurezza dei gruppi speleologici. Nel caso della Goat Cave, la combinazione tra eventi di gas e microclima salino sembra aver creato condizioni particolarmente favorevoli alla formazione di un archivio mummificato di alto valore scientifico, ma al tempo stesso estremamente fragile dal punto di vista conservativo.[3][6][2]
Goat Cave nel contesto delle grotte del Nullarbor: un “unicum” tra acqua, sale e biodiversità fossile
La Nullarbor Plain è nota per ospitare un vasto sistema di cavità carsiche, con migliaia di grotte e doline che testimoniano milioni di anni di evoluzione in ambiente di piattaforma carbonatica. Molte di queste cavità sono caratterizzate da lunghi tratti allagati, laghi sotterranei e fauna ipogea ancora vivente, oggetto di studi idrogeologici e biologici su scala internazionale.[4][3]
In questo contesto, la Goat Cave si distingue per la combinazione di tre elementi: grande estensione planimetrica, abbondanza di concrezioni di salgemma e presenza di un vasto deposito di fauna mummificata. Se altre grotte del Nullarbor rappresentano soprattutto laboratori per lo studio dell’idrogeologia carsica o della fauna cavernicola attuale, la Goat Cave offre anche un archivio biologico fossile, che consente di collegare le condizioni ipogee contemporanee a fasi paleoambientali e climatiche molto più antiche.[1][2]
Le ricerche in corso potranno quindi integrare i dati geomorfologici e geochimici con quelli paleontologici, contribuendo a ricostruire le trasformazioni della Nullarbor Plain, dall’eventuale presenza di ambienti forestali nel passato fino all’attuale paesaggio arido e apparentemente monotono. Per la speleologia, Goat Cave diventa un esempio di come una grotta possa racchiudere, nello stesso sistema, informazioni su salinità, circolazione idrica, evoluzione della biodiversità e impatti potenziali delle attività umane sui delicati equilibri ipogei.[8][3][1][2]
Esplorazione, sicurezza e conservazione: sfide future nella Goat Cave
Le esplorazioni effettuate fra il 2022 e il 2025 hanno consentito di mappare gran parte dei 9,7 km di gallerie della Goat Cave e di individuare i settori più ricchi di concrezioni di salgemma e di resti mummificati. Il proseguimento delle ricerche richiederà ora una programmazione attenta, che tenga conto sia degli obiettivi scientifici sia della necessità di ridurre al minimo l’impatto delle frequentazioni speleologiche su un ambiente estremamente delicato.[1][2][5]
Dal punto di vista della sicurezza, la possibilità di presenza di sacche di gas tossici impone monitoraggi atmosferici regolari, l’utilizzo di strumenti di misura adeguati e protocolli di progressione che garantiscano vie di fuga sicure per gli speleologi. Alcuni settori, in particolare quelli con maggiore concentrazione di mummie, potrebbero richiedere accessi limitati a piccoli team specializzati, con percorsi obbligati per evitare il danneggiamento involontario dei resti.[3][5]
La tutela delle concrezioni di salgemma e dei depositi biologici spinge inoltre verso forme di autolimitazione dell’esplorazione, in linea con quanto già discusso a livello internazionale per altri siti carsici di alta vulnerabilità. La collaborazione tra speleologi, ricercatori universitari e autorità di gestione dei territori del Nullarbor sarà decisiva per coniugare ulteriore avanzamento delle conoscenze e protezione di un patrimonio ipogeo che, una volta compromesso, non è più ricostruibile.[8][5]
Goat Cave e ricerca scientifica: un laboratorio naturale per speleologia, geochimica e paleobiologia
Le prossime fasi di studio nella Goat Cave punteranno a datare in modo preciso i depositi di salgemma e le mummie, a caratterizzare le comunità di invertebrati mummificati e a comprendere le dinamiche che hanno portato alle morie di massa. Analisi isotopiche, tecniche di datazione radiometrica e studi geochimici sui fluidi e sui minerali di grotta permetteranno di definire una cronologia dettagliata per le fasi di deposizione salina e per le variazioni del microclima ipogeo.[6][2][5]
Sul versante biologico, la descrizione formale delle numerose specie nuove di invertebrati mummificati, fra cui la vespa cavernicola e diversi taxa di ragni e coleotteri, arricchirà la conoscenza delle faune ipogee australiane e offrirà spunti per confronti con altri sistemi carsici globali. Lo studio dei contenuti intestinali e delle microstrutture dei tessuti mummificati potrà inoltre fornire informazioni sull’alimentazione, sugli ambienti superficiali di riferimento e sulle relazioni trofiche all’interno dell’antica comunità.[2][6][1]
Per la speleologia, la Goat Cave diventa un caso emblematico di come l’esplorazione, se condotta con metodo e collaborazione interdisciplinare, possa aprire nuovi fronti di ricerca in campi che vanno dalla geologia alla biologia, dalla climatologia alla conservazione. La presenza di concrezioni di salgemma in un sistema carsico di calcari terziari, unita a un archivio biologico mummificato di grande ampiezza, fa di questa grotta un laboratorio naturale di valore internazionale, destinato a rimanere al centro dell’attenzione della comunità speleologica nei prossimi anni.[5][1][2]
Fonti principali (selezione, senza link a file interni allo spazio)
- Comunicazioni preliminari di Jo de Waele, Gareth Thomas, Jess Marsh, Kenny Travouillon, Mark Harvey, Brett Wiltshire, Bert de Waele, Alan Pryke, Megan Pryke sulla Goat Cave, articolo in uscita sulla rivista Speleologia.
- Particle – Scitech, “The cave of forgotten species”, 19 novembre 2025.[2]
- Phys.org, “World-first highly cave-adapted wasp discovered in Nullarbor Caves of Australia”, 24 giugno 2025.[6]
- ABC News In-depth, servizio sulle grotte del Nullarbor e sulle problematiche di tutela, 23 aprile 2024.[3]
- Materiali didattici e documenti della Società Speleologica Italiana su speleologia, ricerca scientifica e protezione delle grotte.[5]
Fonti
[1] The cave of forgotten species https://phys.org/news/2025-11-cave-forgotten-species.html
[2] The cave of forgotten species – Particle – Scitech https://particle.scitech.org.au/earth/the-cave-of-forgotten-species/
[3] The enormous cave system that lies beneath the Nullarbor Plain | 7.30 https://www.youtube.com/watch?v=iOsZA-ct1Is
[4] List of caves in Western Australia – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_caves_in_Western_Australia
[6] World-first highly cave-adapted wasp discovered in Nullarbor Caves of Australia https://phys.org/news/2025-06-world-highly-cave-wasp-nullarbor.html
[7] The cave of forgotten species – Particle – Scitech https://particle.scitech.org.au/earth-water/the-cave-of-forgotten-species/
[8] Scientists sound the alarm for Nullarbor’s fragile limestone caves and unique underground creatures https://www.theguardian.com/environment/2025/jun/25/scientists-sound-the-alarm-for-nullarbor-plain-limestone-caves-and-unique-underground-creatures
[9] Python Cave e Virus di Marburg: cosa rivela lo studio 2026 – Scintilena https://www.scintilena.com/python-cave-e-virus-di-marburg-cosa-rivela-lo-studio-2026/05/04/
[10] Descritte 4 nuove specie rinvenute nella Krubera-Voronya cave https://www.scintilena.com/descritte-4-nuove-specie-rinvenute-nella-krubera-voronya-cave/03/23/
[11] Notiziario del Gruppo Speleologico UTEC NARNI https://www.scintilena.com/utec/old/utec/scintilena/090101.htm
[12] Ominini già 400.000 Anni Fa Controllavano Consapevolmente il … https://www.scintilena.com/ominini-400-000-anni-fa-controllavano-consapevolmente-il-fuoco-la-scoperta-dagli-speleotemi-inglesi/12/12/
[13] Programma Simposio internazionale di speleologia https://www.scintilena.com/programma-simposio-internazionale-di-speleologia-varenna-29-30-aprile-1-maggio-2017/04/14/
[14] Subterranean un docufilm sulle esplorazioni delle grotte … https://www.scintilena.com/subterranean-un-docufilm-sulle-esplorazioni-delle-grotte-canadesi-presto-in-uscita/04/03/
[15] Siti Speleo in Inglese – Scintilena https://www.scintilena.com/siti-speleo-in-inglese/03/05/
[16] Baltic Speleological Congress 2007 – Comunicato Stampa – Scintilena https://www.scintilena.com/baltic-speleological-congress-2007-comunicato-stampa/12/03/
[17] Krubera: Nuovo record mondiale di profondità – Call Of The Abyss Project – Scintilena https://www.scintilena.com/krubera-nuovo-record-mondiale-di-profondita-call-of-the-abyss-project/09/30/
[18] Sima Humboldt: la dolina nella quarzite che ha sfidato la geologia … https://www.scintilena.com/sima-humboldt-la-dolina-nella-quarzite-che-ha-sfidato-la-geologia-nascosta-sulla-cima-di-un-tepui-venezuelano/05/01/
[19] Pubblicazione di articoli scientifici sul processo carsico, su MDPI … https://www.scintilena.com/pubblicazione-di-articoli-scientifici-sul-processo-carsico-su-mdpi-invito-per-lanno-internazionale-delle-grotte-e-del-carsismo/06/04/
[20] Invito alla spedizione internazionale nel Laos PHA SOUNG PROJECT 2018 – Scintilena https://www.scintilena.com/invito-alla-spedizione-internazionale-nel-laos-pha-soung-project-2018/11/24/
[21] 12°esimo simposio internazionale di soccorso speleologico in Bulgaria: Com’è andata – Scintilena https://www.scintilena.com/12%C2%B0esimo-simposio-internazionale-di-soccorso-speleologico-in-bulgaria-come-andata/05/16/
[22] Scuola estiva internazionale: Summer School Speleothem Science 2019 in Romania – Scintilena https://www.scintilena.com/scuola-estiva-internazionale-summer-school-speleothem-science-2019-in-romania/12/19/
[23] Invitation for the International Speleological Expedition SPELEO … https://www.scintilena.com/invitation-for-the-international-speleological-expedition-speleo-laos-2019/11/29/
[24] prehistoric human diet: Topics by Science.gov https://www.science.gov/topicpages/p/prehistoric+human+diet.html
[25] Nullarbor Expedition Update https://museum.wa.gov.au/cave/blogs/nullarbor-expedition-update
[26] kangaroos macropus fuliginosus: Topics by Science.gov https://www.science.gov/topicpages/k/kangaroos+macropus+fuliginosus
27 The human impact on the environment – Academia.edu https://www.academia.edu/31224587/The_human_impact_on_the_environment
[28] Caves Australia No. 233 https://cavesaustralia.caves.org.au/ca/ca-233.pdf
[29] [PDF] Geodiversity https://geoduma.files.wordpress.com/2010/02/geodiversity.pdf
[30] Camaenid land snails from Western and central Australia ( … https://museum.wa.gov.au/sites/default/files/1.%20Solem_4.pdf
[31] Overview of Celestial Objects and Forces | PDF – Scribd https://www.scribd.com/document/491070339/ScienceExamCER-Typology-xlsx