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Ricerca su alphacoronavirus e pipistrelli africani: identificato il recettore umano CEACAM6 nei polmoni

Un gruppo internazionale di ricercatori ha identificato un coronavirus di pipistrello capace di legarsi a un recettore presente nelle cellule umane. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Nature, riguarda il virus Cardioderma cor coronavirus KY43 (CcCoV-KY43), isolato nei pipistrelli dal cuore, specie diffusa nell’Africa orientale tra Kenya, Tanzania e Sudan orientale.

La ricerca è stata condotta da scienziati del Pirbright Institute, dell’Università di Cambridge, del KEMRI-Wellcome Trust Research Programme, dell’Università di York e dei Musei Nazionali del Kenya.

Il lavoro scientifico ha mostrato che il CcCoV-KY43, appartenente alla famiglia degli alphacoronavirus, utilizza la glicoproteina umana CEACAM6 come recettore cellulare. Questa proteina è espressa nelle cellule dei polmoni umani.

Pipistrelli e coronavirus: il ruolo della proteina spike

I coronavirus utilizzano la proteina spike per agganciarsi ai recettori cellulari ed entrare nelle cellule ospiti. I ricercatori dell’Università di Cambridge hanno ricostruito la struttura atomica della spike del CcCoV-KY43 e ne hanno misurato la capacità di legame con CEACAM6.

Secondo i risultati pubblicati, il legame tra spike virale e recettore umano è risultato efficace in laboratorio. Parallelamente, l’Università di York ha studiato la distribuzione del recettore CEACAM6 nei tessuti umani, mentre il KEMRI-Wellcome ha analizzato campioni di siero umano provenienti dalle aree del Kenya dove il virus circola.

I dati preliminari indicano che non vi sono prove di spillover nella popolazione locale. I ricercatori sottolineano quindi che il virus non sembra avere ancora effettuato un passaggio naturale all’uomo.

Pseudovirus e sicurezza biologica nello studio sui coronavirus

Uno degli aspetti più rilevanti dello studio riguarda il metodo utilizzato in laboratorio. Gli scienziati non hanno lavorato direttamente con il virus naturale, ma con pseudovirus costruiti artificialmente.

Queste particelle virali sono prive di capacità replicativa. Presentano però sulla superficie la proteina spike del CcCoV-KY43, permettendo così di studiare il legame con le cellule umane senza esporre i ricercatori a rischi biologici diretti.

Il metodo è considerato importante per la sorveglianza preventiva. Può infatti essere applicato ad altri virus di cui sia disponibile la sequenza genomica, consentendo una valutazione del rischio prima di eventuali spillover naturali.

Alphacoronavirus e sorveglianza scientifica nei pipistrelli africani

Gli alphacoronavirus sono stati finora meno studiati rispetto ai betacoronavirus, il gruppo che comprende SARS-CoV, MERS-CoV e SARS-CoV-2.

Prima di questa ricerca erano noti soltanto due recettori cellulari associati agli alphacoronavirus. L’identificazione di CEACAM6 come terzo recettore suggerisce una maggiore capacità adattativa di questi virus nell’ingresso cellulare.

Secondo gli autori, la scoperta rende necessaria una sorveglianza più estesa sugli alphacoronavirus presenti nelle popolazioni di pipistrelli africani. I prossimi studi riguarderanno la prevalenza del CcCoV-KY43 nei chirotteri e il monitoraggio delle popolazioni umane esposte.

Le considerazioni dell’Associazione Tutela Pipistrelli

La presidente dell’Associazione Tutela Pipistrelli, Alessandra Tomassini, invita a leggere la ricerca in modo corretto, evitando interpretazioni sensazionalistiche che potrebbero danneggiare la percezione dei pipistrelli e dell’ambiente sotterraneo.

Tomassini ricorda che i pipistrelli convivono con coronavirus da migliaia di anni senza sviluppare malattie. Non sono “untori”, ma serbatoi naturali inseriti in equilibri ecologici complessi.

Secondo l’associazione, il rischio sanitario non deriva dalla normale presenza dei pipistrelli nelle grotte, ma soprattutto dalle alterazioni ambientali e dai contatti innaturali provocati dalle attività umane, come la distruzione degli habitat o il commercio di fauna selvatica.

Per quanto riguarda l’attività speleologica, viene precisato che la frequentazione delle grotte, se svolta con corrette pratiche igieniche e ambientali, non rappresenta il motore principale di potenziali spillover.

Studio scientifico e prevenzione pandemica

Le osservazioni di Alessandra Tomassini sottolineano anche la differenza tra risultati ottenuti in vitro e rischio reale per la popolazione umana.

Lo studio ha dimostrato che la spike del virus può legarsi a cellule umane in laboratorio. Questo non significa che il virus sia oggi capace di causare infezioni diffuse nell’uomo o di trasmettersi da persona a persona.

La ricerca viene interpretata come uno strumento di prevenzione. Comprendere in anticipo i meccanismi molecolari utilizzati dai coronavirus dei pipistrelli permette infatti di sviluppare sistemi di sorveglianza, test diagnostici e possibili contromisure prima che eventuali salti di specie si verifichino in natura.

Secondo l’Associazione Tutela Pipistrelli, questi studi rafforzano anche l’importanza della conservazione degli habitat naturali e della protezione delle colonie di chirotteri, considerate fondamentali per l’equilibrio degli ecosistemi.

Fonti scientifiche e comunicati ufficiali

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