L’osservazione di una fioritura anomala ha condotto all’individuazione di un buco soffiante e all’esplorazione di circa 20 metri di nuovi ambienti ipogei, con la cavità ancora in prosecuzione.

Può un albero in fiore indicare la presenza di una grotta? A Torbi di Ceranesi, nel Genovesato, la risposta sembra essere sì.

Alla fine di maggio 2026, in una calda e assolata giornata, alcuni membri dello Speleo Club Ribaldone partecipano a un’escursione storico-culturale organizzata dalla Pro Loco di Ceranesi, con il dottor Roberto Balestrino e con Alessandro Vernassa, direttore tecnico del Gruppo.

La Liguria, si sa, è avara di grotte, e Alessandro ha avuto l’encomiabile idea di illustrarle in un’uscita della Pro Loco Ceranesi, alle spalle della città di Genova, ai piedi del massiccio del Monte Figogna

L’iniziativa, “A spasso nel tempo”, si svolge lungo il percorso tra Lencisa e Vacarezza, nell’area carsica di Lencisa e Torbi, nell’entroterra genovese, dove affioramenti rocciosi e particolari condizioni ambientali favoriscono la presenza di piccole cavità. Il tutto, valore aggunto, vista mare.

Del Ribaldone, gruppo del CAI Sestri, sono presenti alcuni speleo che sono anche operatori della TAM – Tutela Ambiente Montano – e del CS – Comitato Scientifico.

Fatto sta che abbiamo avvistato un maggiociondolo fiorito: un semplice albero in fiore è bastato a dare alla passeggiata un seguito speleologico.

Anche perchè una gentile signora del posto ha spiegato, alle nostre domande, che si tratta dell’unica pianta di maggiociondolo esistente in zona, e che i tentativi di farne attecchire altre nei giardini sono sempre falliti: troppo caldo. ‘Vive solo lì, dice, vicino al sambuco’.

Dopo il saluto ai partecipanti, con il giusto ristoro con i ravioli locali, la giornata sembra conclusa.

Ma il maggiociondolo continua a tornare nei nostri discorsi (soprattutto nei miei).

Una circostanza insolita: a fine maggio, dopo settimane di caldo, questa specie normalmente fiorisce oltre i mille metri di quota, mentre qui siamo molto più in basso e vicinissimi al mare.

L’osservazione suggerisce una possibile spiegazione.

In quella zona sono noti alcuni “buchi soffianti”, aperture naturali dalle quali fuoriesce aria particolarmente fredda, capaci di creare un microclima locale e di influenzare lo sviluppo della vegetazione.

E se il maggiociondolo fosse cresciuto grazie a uno di questi flussi d’aria?

Qui l’effetto post ravioli crea qualche difficoltà, ben descritta da Sylvia: ‘Il gruppo di sodali era inizialmente praticamente interamente – per dirla alla Gobetti – un gruppo anti-speleologico, che in ogni gruppo che si rispetti serpeggia.
Chi voleva andare in bicicletta, chi sosteneva “ho preso il punto gps, poi torniamo”, chi con la scusa della reperibilità distoglieva energie
‘.

La verifica sul terreno, però, fa rapidamente cambiare idea ai più scettici.

Abbiamo individuato un punto da cui usciva una fortissima corrente d’aria fredda.

Tanto intensa che anche i sambuchi circostanti mostrano una fioritura molto ritardata.

Ph M. Abisso

Dopo una breve attività di disostruzione, svolta dai più accaniti con l’attrezzatura minimale disponibile, è stato possibile accedere a una cavità fino ad allora inesplorata.

Grotta del Maggiociondolo – ph M. Abisso

Stretta, piena di ragni Meta di dimensioni notevoli, e con una forte aria in uscita (va be’, un’intensa ventilazione naturale, rimasta evidente anche dopo il nostro ingresso (con buona pace del maggiociondolo, ormai eroe della giornata).

L’esplorazione ha consentito di rilevare prima 12, poi circa 20 metri di nuovi ambienti ipogei.

Per la Liguria sarebbe già una bella soddisfazione.

Ma la cavità non finisce qui.

Grotta del Maggiociondolo – ph H. De Santis

La prosecuzione è evidente e sarà oggetto delle prossime uscite esplorative.

Tra le ipotesi al vaglio, c’è anche quella di un possibile sviluppo proprio in direzione della Tanna di Ventu. L’eventualità potrà essere verificata soltanto attraverso il prosieguo delle esplorazioni e un accurato rilievo della nuova cavità.

Ph A. Vernassa Tanna di Ventu

La scoperta è un esempio di come l’osservazione attenta del territorio possa guidare la ricerca speleologica: in questo caso non è stata una frattura evidente o una depressione del terreno ad attirare l’attenzione, ma un dettaglio botanico, che ha suggerito la presenza di un particolare microclima, primo indizio di un nuovo ambiente sotterraneo ancora tutto da esplorare.

Alla fine, è stato più difficile convincere gli speleologi satolli ad andare alla grotta che trovare la grotta.

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