Giulio Verne non c’entra: intervista su Mundo América ripercorre il percorso umano e scientifico dello speleologo italiano
Il viaggio di Francesco Sauro al centro della Terra: «Vedi cose che non sono nella tua testa e fai sogni molto strani»
“Francesco Sauro’s story is part astronaut, part Super Mario Bros.”
https://www.mundoamerica.com/news/2026/03/17/69b92f6efc6c838b728b45a9.html
Con questa immagine evocativa si apre l’intervista pubblicata su Mundo América, che racconta il percorso umano e scientifico di Francesco Sauro, tra i più noti speleologi italiani a livello internazionale.
Nel dialogo, Sauro ripercorre le tappe di una passione nata prestissimo — a soli tre anni entra per la prima volta in grotta — e sviluppatasi fino a diventare una carriera di esplorazione e ricerca. Le sue parole restituiscono il senso di una disciplina che unisce avventura, metodo scientifico e capacità di adattamento in ambienti estremi.
Dalle spedizioni nelle aree più remote del pianeta alle collaborazioni con il mondo della ricerca spaziale, emerge il ruolo delle grotte come veri e propri laboratori naturali. Ambienti che permettono di studiare la storia della Terra e, allo stesso tempo, di simulare condizioni simili a quelle di altri pianeti, come la Luna o Marte.
L’intervista, dove si parla di quanto Francesco descrive suo libro Il continente oscuro, evidenzia anche la dimensione profondamente umana della speleologia: il lavoro di squadra, la gestione del rischio e il rapporto diretto con territori ancora poco conosciuti.
Emerge il ritratto della speleologia contemporanea: sa guardare oltre il sottosuolo terrestre, per contribuire alle nuove frontiere della conoscenza.
In sintesi/per tutti
L’intervista a Francesco Sauro restituisce il ritratto di uno speleologo che ha fatto dell’esplorazione sotterranea una chiave per comprendere non solo la Terra, ma anche altri mondi possibili.
Cresciuto in una famiglia di speleologi, Sauro entra in grotta a soli tre anni nei Monti Lessini, vivendo fin da subito l’esperienza intensa e destabilizzante dell’oscurità totale. Una condizione che, come racconta, modifica profondamente la percezione del tempo, della paura e dell’immaginazione, rendendo ogni ingresso in grotta anche un viaggio interiore.
Nel corso della sua carriera ha esplorato ambienti estremi in tutto il mondo, dalle grotte del Messico — tra cui la celebre Grotta dei Cristalli Giganti di Naica — ai rilievi amazzonici, dalle regioni glaciali della Groenlandia e delle Alpi fino ai sistemi vulcanici delle Canarie. Tra i luoghi che più lo hanno segnato, cita l’Auyan Tepui in Venezuela, un ambiente quasi extraterrestre, rimasto isolato per milioni di anni.

Le sue esplorazioni lo hanno portato a percorrere oltre 100 chilometri di grotte inesplorate, contribuendo in modo significativo alla conoscenza dei sistemi ipogei e ottenendo riconoscimenti internazionali. Ma il suo lavoro non si limita all’esplorazione: Sauro è anche docente di geologia planetaria e collabora con l’Agenzia Spaziale Europea, preparando gli astronauti ad affrontare ambienti sconosciuti e ostili.
In questo contesto, le grotte diventano analoghi naturali per lo studio di Marte e della Luna. I tubi lavici e le cavità sotterranee potrebbero infatti rappresentare ambienti protetti dove cercare tracce di vita o immaginare futuri insediamenti umani.
Uno dei temi centrali è proprio la vita nel sottosuolo. Sauro sottolinea come numerosi organismi si siano evoluti in condizioni di oscurità totale, perdendo la vista e sviluppando altri sensi. Questi ecosistemi dimostrano che la vita può adattarsi a condizioni estreme, rafforzando l’ipotesi che ambienti sotterranei possano ospitare forme di vita anche su altri pianeti.
Accanto alla dimensione scientifica emerge quella umana: la gestione del rischio, l’importanza del gruppo e il ruolo della paura come strumento di consapevolezza. In grotta, spiega Sauro, il pericolo è spesso legato all’errore umano, e la capacità di fermarsi o tornare indietro è parte integrante dell’esperienza.
L’esplorazione diventa così anche introspezione: un confronto diretto con i limiti dell’uomo e con la scala del pianeta. Le grotte, pur essendo ambienti antichissimi e apparentemente immutabili, continuano a offrire nuove scoperte ogni volta che si apre un nuovo passaggio.
Il messaggio finale è chiaro: il sottosuolo non è un mondo secondario, ma un continente ancora in gran parte sconosciuto, fondamentale per comprendere il nostro pianeta e immaginare il futuro dell’esplorazione umana, sulla Terra e oltre.
Fonte: 17/3/2026 – Mundo América
https://www.mundoamerica.com/news/2026/03/17/69b92f6efc6c838b728b45a9.html
