Ricostruiamo 100.000 anni di storia climatica grazie a speleotemi e innovative tecniche di monitoraggio.

Nuovi Progetti di Paleoclima in Africa Centrale e Occidentale

di Michael Laumanns

Il continuo riscaldamento globale e il conseguente cambiamento climatico stanno causando nella regione subsahariana dell’Africa una crescente incidenza di siccità e gravi problemi ecologici ed economici, che si riflettono anche sul piano sociale, ad esempio attraverso il fenomeno delle migrazioni.

Nonostante questi impatti, i fattori che determinano le fluttuazioni climatiche in Africa restano ancora poco studiati.

Questo è dovuto, da un lato, all’infrastruttura meno sviluppata e ai processi autorizzativi meno trasparenti rispetto ad altre parti del mondo, che rendono la ricerca paleoclimatica in Africa più difficile; dall’altro, i costi per spostamenti e ricerca sono elevati.

In particolare, in Africa centrale e occidentale sussiste un rischio concreto di entrare in contatto con agenti patogeni pericolosi, poiché per l’analisi dei dati climatici si studiano principalmente gli speleotemi e le grotte africane ospitano spesso colonie di pipistrelli, noti vettori di virus come Marburg ed Ebola.

Foto di Michael Laumanns

Progetti Recenti e Attività sul Campo

Dall’inizio del 2023 sono stati avviati diversi progetti di paleoclima con lo scopo di colmare le lacune conoscitive sui cambiamenti climatici in Africa:

  • Progetto statunitense (American Museum of Natural History, New York): Avviato nel 2024, in collaborazione con il Club Speleologico di Berlino, il progetto ha visto, tra giugno e luglio 2025, attività sul campo in Angola e Sud-Gabon. Sono stati prelevati speleotemi e campioni d’acqua dalla grotta Tchivinguiro vicino Lubango, nel sud dell’Angola. In Gabon, le ricerche si sono concentrate nelle grotte di Bongolo e Lébamba, dove si è proceduto non solo al prelievo di stalagmiti singole, ma anche all’installazione di datalogger per la temperatura, l’umidità e la misurazione del gocciolamento. All’esterno delle grotte è stata inoltre creata una stazione di rilevamento delle precipitazioni, della loro intensità e per l’analisi isotopica. Il monitoraggio dei dati climatici nelle grotte e alla stazione esterna proseguirà per un anno intero.
  • Progetto britannico (Università di Durham, UK): Le stesse grotte in Gabon erano già state studiate nel 2023 nell’ambito di un progetto promosso dall’Università di Durham. Il noto fotografo di grotte Robbie Shone ha documentato il progetto, pubblicando un celebre reportage sulla rivista “National Geographic” https://www.durham.ac.uk/news-events/latest-news/2024/11/research-team-makes-national-geographics-picture-of-the-year-cover/. Questo progetto è focalizzato sull’analisi di dati climatici più recenti (fino a 2.000 anni), mentre il progetto statunitense si spinge fino a ricostruzioni di 100.000 anni fa, rendendo i due filoni di ricerca fortemente complementari.
  • Progetto GeoRes4Div (Museo Africano del Belgio): A un livello più ridotto, sono in corso anche analisi di speleotemi provenienti da grotte situate a sud della città di Mbanza-Ngungu, nella Repubblica Democratica del Congo. Tra il 2023 e il 2024, speleologi di diversi paesi europei (Belgio, Francia, Germania, Italia) hanno documentato grandi grotte in quest’area. Il gruppo La Venta ha recentemente esteso una di queste grotte, portando la lunghezza da 9,5km a oltre 10km, come documentato nel 2025. https://www.scintilena.com/spedizione-speleologica-geores4dev-2025-nella-repubblica-democratica-del-congo/07/08/ L’area di grotte in Congo si trova proprio tra le regioni di Gabon e Angola recentemente oggetto di visita.

Importanza e Prospettive Future

Questi nuovi progetti climatici in Africa promettono di fornire dati inediti per comprendere e contrastare meglio il cambiamento climatico nella regione. Costituiscono esempi positivi di quanto sia fruttuosa una stretta collaborazione tra ricercatori climatici e speleologi.

Il Club Speleologico di Berlino sta inoltre pianificando per il prossimo anno una spedizione dedicata alla documentazione di nuove grotte nel nord dell’Angola.


Versione originale in tedesco:

Neue Paläoklima-Projekte in Zentral- und Westafrika

Die fortschreitende Erderwärmung und der damit verbundene Klimawandel verursachen in Subsahara-Afrika zunehmende Dürren und schwerwiegende ökologische und wirtschaftliche Probleme, die auch soziale Auswirkungen haben (z.B. Migration).

Zugleich sind die Faktoren, die zu Klimaschwankungen in Afrika führen, nur unzureichend untersucht.

Das liegt zum einen daran, dass Paläoklima-Forschung in anderen Teilen der Welt durch die bessere Infrastruktur und transparentere Genehmigungsprozesse wesentlich einfacher sind.

Zum anderen sind Reisen und Forschung in Afrika generell teuer und es besteht vor allem in Zentral- und Westafrika durchaus das Risiko, mit gefährlichen Krankheitserregern in Kontakt zu kommen, weil für die Klimadaten meist Stalagmiten analysiert werden und Fledermäuse, die in vielen Höhlen zahlreich vorkommen, als Wirte für bestimmte Viren dienen (z.B. Marburg und Ebola).

Mehrere Paläoklima-Projekte haben sich seit 2023 zum Ziel gesetzt, die Wissenslücken zu Klimaveränderungen in Afrika zu schließen. Hierzu gehört ein in 2024 gestartetes Projekt des American Museum of Natural History (New York). In Zusammenarbeit mit dem Speläoclub Berlin führte das Projekt im Juni und Juli 2025 Feldarbeiten in Angola und Süd-Gabun durch. Dabei wurden Stalagmiten und Wasserproben aus der Tchivinguiro-Höhle bei Lubango in Süd-Angola entnommen. Die Arbeiten in Gabun führten in die Grotte de Bongolo und die Grotte de Lébamba in der Nähe des Ortes Lébamba. Dort wurden nicht nur einzelne Stalagmiten entnommen, sondern auch Datenlogger für Temperatur, Luftfeuchtigkeit und Tropfraten installiert. Außerhalb der Höhlen wurde außerdem eine Mess-Station errichtet, die Regenmenge und Regenintensität misst, sowie Isotopenanalysen vornimmt. Sowohl in den Höhlen, als auch an der Außenstation werden nun ein Jahr lang regelmäßig Klimadaten ermittelt.

Die gleichen Höhlen in Gabun wurden bereits in 2023 von der Durham-Universität (UK) im Rahmen eines Klima-Projektes besucht. Der bekannte Höhlenfotograf Robbie Shone hat das UK-Projekt begleitet und darüber einen viel beachteten Fotobeitrag in der Zeitschrift „National Geographic“ publiziert (siehe z.B. https://www.durham.ac.uk/news-events/latest-news/2024/11/research-team-makes-national-geographics-picture-of-the-year-cover/). Dieses Projekt ist an jüngeren Klimadaten interessiert (bis 2.000 Jahre alt), während das US-Projekt auf die Klimaentwicklung bis zurück auf 100.000 Jahre abzielt. Beide Projekte ergänzen sich also.

Daneben finden auf einem kleineren Niveau auch Analysen von Stalagmiten aus Höhlen südlich der Stadt Mbanza-Ngungu in der Demokratischen Republik Kongo im Rahmen des GeoRes4Div-Projektes des belgischen Afrika-Museums statt. In diesem Bereich wurden in 2023 und 2024 durch belgische, französische, deutsche und italienische Speläologen große Höhlen dokumentiert. La Venta hat eine dieser Höhlen, die in den beiden Jahren zuvor schon auf 9,5 Km Länge vermessen wurde, in 2025 auf eine Länge von über 10 Km gebracht (siehe https://www.scintilena.com/spedizione-speleologica-geores4dev-2025-nella-repubblica-democratica-del-congo/07/08/). Das Höhlengebiet im Kongo liegt genau zwischen den kürzlich besuchten Gebieten in Gabun und Angola.

Die neuen Klima-Projekte in Afrika werden wichtige neue Daten liefern, um dem Klimawandel in der Region besser erklären und bekämpfen zu können. Die Projekte sind erfreuliche Beispiele dafür, wie sinnvoll eine enge Zusammenarbeit zwischen Klimaforschern und Speläologen ist. Der Speläoclub Berlin plant, im kommenden Jahr eine höhlenkundliche Expedition in den Norden von Angola zu organisieren, um dort weitere Höhlen zu dokumentieren.