Sabato sera è venuto a mancare Mauro Chiesi, esponente di spicco della speleologia italiana, per un malore fatale che lo ha colto improvvisamente sul palco di un locale reggiano durante una esibizione con il suo gruppo musicale.
Non siamo a conoscenza delle esequie; data e luogo verranno resi noti appena possibile. Se qualcuno dei nostri lettori ne fosse informato, è pregato di comunicarcelo.
Con la scomparsa di Mauro Chiesi la speleologia perde un altro grande pezzo di storia, di conoscenza e di indubbia capacità.
Per chi crede in una prosecuzione dell’Esistenza oltre la morte, sarà facile immaginarlo ora, affacciato alla volta celeste, dal balcone degli Illustri Speleologi, sghignazzante e sarcastico, in compagnia di Giovanni Badino, Arrigo Cigna e pochi Altri, perché quello è il suo posto, nei livelli più alti della speleologia italiana.
Io non ci credo per niente al paradiso e vedo la morte come la fine naturale della vita, quindi mi limito a dare un valore alle persone per quello che hanno fatto in questa Terra, nello specifico sottoterra.
In altri luoghi si sarà scritto di Mauro Chiesi paesaggista, musicista, o della sua acetaia, ne ho assaggiato anche io un goccio, ma qui bisogna ricordarlo per quello che era e rappresentava fino a due giorni fa nella comunità speleologica.
Oltre a molti altri incarichi, Mauro Chiesi è stato Presidente della Società Speleologica Italiana per sei anni, già prima Consigliere, e poi Probiviro per non so bene quanti anni; ancora in carica, e si sarebbe ricandidato probabilmente anche per i prossimi tre anni.
Nei suoi mandati ha trasformato la SSI, da associazione di qualche centinaio di iscritti, ad associazione di riferimento per la Speleologia in Italia.
Negli anni ‘90 ha messo mano alla Scuola di Speleologia con Istruttori e aiuto istruttori riconosciuti, con una assicurazione obbligatoria unificata per tutti, docenti e discenti, e materie e lezioni obbligatorie, portando il numero di soci ad oltre 3000 iscritti.
Ha istituito le giornate di ‘Puliamo il Buio’ ancora oggi fiore all’occhiello della Società Speleologica Italiana.
Soprattutto, ha insegnato agli speleologi ad andare in grotta con un termometro, dando alle grotte e alla ricerca speleologica una profondità scientifica, oltre che metrica. Attento alle tematiche ambientali e agli effetti misurabili degli interventi umani.
Suoi i corsi di Monitoraggio in Grotte Naturali, quello ormai storico di Levigliani in Apuane e ultimo recentissimo quello a Cala Gonone in Sardegna, che resteranno pietre miliari della ricerca scientifica in grotta.
Suo il recente Manuale di Monitoraggio in Grotte Naturali.
Insieme a Paolo Forti convinse i gestori delle Grotte Turistiche a installare igrometri e termometri, per misurare e valutare gli impatti ambientali della turisticizzazione.
Da Presidente della Società Speleologica Italiana accettò la discussione, mettendosi sullo stesso piano degli oltre duemila iscritti alla storica mailing list ‘Speleo.it’, dando vita a lunghe diatribe e thread infiniti in cui in un modo o nell’altro finiva sempre per spuntarla.
Caparbio, perseverante, risoluto, tenace, metodico, diretto, pragmatico, senza mezze parole.
La comunità speleologica ha accolto la notizia della sua dipartita con incredulità: l’annuncio di domenica mattina sembrava uno scherzo di pessimo gusto, uno scambio di persona del giornale di Reggio, un errore nel Codice del Matrix in cui viviamo.
Io non ci sono mai andato molto daccordo pur condividendo molte cose della sua visione della speleologia, soprattutto l’approccio scientifico e la necessità di documentare e di divulgare, ma per i nostri metodi diretti nei rapporti interpersonali siamo arrivati spesso a scontri a distanza che hanno rasentato l’incomunicabilità, troppo spigolosi entrambi nelle nostre convinzioni. Probabilmente mi riteneva un coglione perché non gliela davo vinta, ma questo non toglie nulla alla mia riconoscenza per i suoi meriti per quanto ha fatto per la speleologia e per gli speleologi.
Agli speleologi di Reggio, ai membri della Società Speleologica Italiana e del suo Direttivo, ai familiari , porgo un abbraccio e le mie sentite condoglianze.
No Mauro, l’ho fatto per te, questo articolo non l’ho scritto con l’intelligenza artificiale, così non sbrontoli. Grazie per quanto hai fatto e per quanto ci hai lasciato.
Scatolo