Evoluzione della SpeleologiaEvoluzione della Speleologia

La Storia della Speleologia Moderna una marcia inarrestabile

Compendio per il percorso formativo “Viaggio al Centro della Terra, Corso di Introduzione alla Speleologia a cura del Gruppo Speleologico UTEC NARNI

L’evoluzione della speleologia italiana rappresenta una delle vicende scientifiche e culturali più affascinanti del patrimonio italiano, caratterizzata da un progressivo passaggio da esplorazione pionieristica a disciplina multidisciplinare riconosciuta a livello internazionale.

Dalla scoperta della Grotta di Trebiciano nel 1841 da parte di Antonio Federico Lindner, che stabilì un record mondiale di profondità per 83 anni, fino alla fondazione della Società Speleologica Italiana nel 1950, l’Italia ha svolto un ruolo centrale nello sviluppo delle tecniche, della ricerca scientifica e della consapevolezza del valore geologico e culturale delle cavità naturali.

Questo rapporto traccia il percorso affascinante di questa evoluzione, evidenziando le figure che l’hanno guidata, le istituzioni che l’hanno formalizzata e l’impatto che continua a generare sull’economia, la ricerca e la cultura nazionale.


PARTE PRIMA: L’ERA PIONIERISTICA (XIX Secolo – 1883)

Le Origini della Ricerca Scientifica

La speleologia scientifica italiana affonda le sue radici nei decenni precedenti e successivi al 1840, periodo in cui l’esplorazione delle caverne cominciò ad essere praticata sistematicamente anziché casualmente. Prima di questa era, le grotte erano note come meraviglie geologiche o nascondigli storici, ma raramente venivano studiate con metodo. La transizione avvenne nel contesto di una necessità pratica immediata: l’approvvigionamento idrico della città di Trieste.[ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws]?

L’Impresa di Antonio Federico Lindner

Nel 1841, il vicentino Antonio Federico Lindner (1800-1841), ingegnere e esploratore, intraprese l’esplorazione della Grotta di Trebiciano, ubicata nella zona del Carso triestino. Lindner, insieme ai suoi operai Luca Cralli e Antonio Aric, discese progressivamente attraverso una serie di pozzi verticali di profondità variabile, raggiungendo una profondità complessiva di 329 metri, dove scoprì il livello del fiume Timavo sotterraneo—sebbene le acque fossero troppo profonde per poter essere sfruttate per la città. Questa scoperta rappresentò non solo un’impresa fisica straordinaria per l’epoca, ma anche un momento fondativo per la speleologia italiana: per la prima volta, un’esplorazione sistematica di una cavità profonda veniva documentata e il dato della profondità registrato con precisione scientifica.[sei.pagepress]?

La profondità di 329 metri registrata a Trebiciano mantenne il record mondiale per le cavità naturali più profonde fino al 1909—un primato di 68 anni—testimonianza della straordinarietà dell’impresa e della scarsità di esplorazioni altrettanto audaci a livello globale.[medra]?

Primi Gruppi Organizzati: La Nascita dei Sodalizi (1883)

Il fervore delle ricerche idrogeologiche nel Carso, unite alla crescente curiosità scientifica, determinò la fondazione dei primi sodalizi speleologici organizzati. Nel 1883, esattamente 42 anni dopo l’esplorazione di Lindner, nacquero a Trieste due importanti istituzioni:[semanticscholar]?

  • Il Comitato alle Grotte (successivamente denominato Commissione Grotte) della Società Alpina delle Giulie, fondato ad aprile 1883
  • L’Abteilung für Grottenforschung (Sezione per la Ricerca delle Grotte) del Deutschen und Oesterreichischen Alpenvereins (Alpenvereins tedesco-austriaco), fondata a settembre 1883

Questi due sodalizi rappresentavano il primo tentativo organizzato di coordinamento delle attività speleologiche su base istituzionale, anche se ancora su scala locale.

Protagonisti della Prima Fase Scientifica

La ricerca speleologica nel corso del XIX secolo non era però riservata al solo Carso triestino. In Italia settentrionale e centrale, altri studiosi stavano conducendo indagini sistematiche:

  • Giovanni Capellini (1833-1922): Condusse ricerche a partire dal 1859
  • Arturo Issel (1842-1922): Iniziò i suoi studi dal 1864 e, in occasione del Primo Congresso Geografico Italiano tenutosi a Genova nel 1892, presentò una relazione che sottolineava l’importanza di “promuovere l’esplorazione delle caverne d’Italia”.[journals.sagepub]?

La comunicazione di Issel rappresentò un punto di svolta ideologico: le grotte non erano più solo oggetti di curiosità geografica, ma costituivano un patrimonio nazionale meritevole di studio sistematico e protezione.


PARTE SECONDA: L’ORGANIZZAZIONE DELLA SPELEOLOGIA NAZIONALE (1897-1933)

La Fondazione dei Primi Gruppi Speleologici Italiani Autonomi

La proposta di Issel trovò seguito concreto negli ultimi anni del XIX secolo e nei primi del XX, quando vennero costituiti i primi gruppi speleologici con carattere prevalentemente italiano (anche se non necessariamente autonomo):

1897 – Circolo Speleologico e Idrologico Friulano (Udine)

Il primo gruppo completamente autonomo della penisola fu il Circolo Speleologico e Idrologico Friulano fondato nel 1897 a Udine. Questo gruppo crebbe sotto la guida di Olinto Marinelli (1874-1926), figura di spicco della Società Alpina Friulana e uno dei principali mentori della speleologia in Friuli-Venezia Giulia. L’importanza del Circolo Friulano non era puramente locale: nel 1904, il sodalizio iniziò a pubblicare la rivista Mondo Sotterraneo, una pubblicazione che avrebbe continuato fino ai nostri giorni (sebbene con interruzioni dal 1924 al 1964) e che rappresenta uno dei più antichi periodici speleologici ancora in corso di pubblicazione.semanticscholar+1

1897 – Sezione Speleologica del Club Alpino Italiano a Milano

Lo stesso anno vide la fondazione della Sezione Speleologica presso il Club Alpino Italiano di Milano, grazie all’iniziativa del professore Ernesto Mariani (1863-1940). Questa sezione, che assumerà in seguito il nome di Gruppo Grotte Milano, rappresentò il primo organismo di coordinamento speleologico all’interno di una struttura già consolidata a livello nazionale quale il Club Alpino Italiano.[medra]?

1899 – Circolo Speleologico Bresciano “La Maddalena”

Nel 1899 nacque a Brescia il Circolo Speleologico Bresciano “La Maddalena”, sotto la guida di Gian Battista Cacciamali. Sebbene il Circolo cessasse le attività nel 1906, diversi suoi soci contribuirono alla fondazione del successivo Gruppo Grotte Brescia “Corrado Allegretti”, garantendo così una continuità organizzativa.[semanticscholar]?

1903 – Società Speleologica Italiana a Bologna

Un momento cruciale nella storia della speleologia italiana si realizzò il 18 marzo 1903 a Bologna, quando quattro giovani studenti—Carlo Alzona, Michele Gortani, Ciro Barbieri e Giorgio Trebbi—costituirono la Società Speleologica. Questa organizzazione si distingueva dalle precedenti per un’ambizione deliberatamente nazionale: lo statuto prevedeva l’iscrizione di soci, corrispondenti e membri anche da fuori Bologna, segnalando così l’intenzione di un coordinamento su scala superiore.[semanticscholar]?

La Società Speleologica bolognese pubblicò la Rivista Italiana di Speleologia, che sebbene cessasse le pubblicazioni nel 1904, costituì il primo tentativo di un organo scientifico nazionale di speleologia. È significativo notare che questa società, fondata nel 1903, rappresenta il collegamento ideale con la Società Speleologica Italiana che sarebbe stata ufficialmente ricostituita nel 1950 a Verona.

Il Consolidamento della Speleologia Scientifica (1906-1920)

Nei primi due decenni del XX secolo, la speleologia italiana cominciò a definire i propri metodi, strutture e ambizioni scientifiche.

La Pubblicazione del Manuale Hoepli (1906)

Un segnale eloquente della maturità scientifica della disciplina fu la pubblicazione nel 1906 del manuale “Speleologia” della celebre collana Hoepli, curato da Carlo Caselli. L’esistenza di un manuale dedicato, pubblicato da un editore di prestigio nazionale, testimoniava il riconoscimento della speleologia come disciplina scientifica strutturata, non come semplice attività esplorativa.[semanticscholar]?

Il Primo Corso di Speleologia (1911)

Nel 1911, a Trieste, si tenne il Primo Corso di Speleologia per Neofiti—un’iniziativa che anticipava di decenni le moderne scuole di speleologia e indicava la consapevolezza che l’attività speleologica richiedeva addestramento metodico e sistematico.[mdpi]?

Innovazioni Tecniche: Le Scale in Cavo d’Acciaio (1912)

Un passo decisivo nella storia tecnologica della speleologia italiana si realizzò nel 1912, quando il gruppo Hades introdusse l’uso delle scale con cavi d’acciaio. Questa innovazione, seppur semplice rispetto agli standard contemporanei, rappresentò un significativo miglioramento rispetto alle scale tradizionali in corda e legno, aumentando considerevolmente la sicurezza e la praticità delle esplorazioni verticali.[oajournals.fupress]?

La Monografia di De Gasperi (1916)

Nel 1916 venne pubblicata postuma la monumentale monografia “Grotte e Voragini del Friuli” di Giovan Battista De Gasperi (1892-1916), geografo friulano che aveva tragicamente perso la vita a soli 24 anni sul fronte trentino durante la Prima Guerra Mondiale. L’opera affrontava lo studio sistematico delle grotte da molteplici prospettive scientifiche (geologiche, idrogeologiche, biologiche) e testimonava l’impegno dell’autore nel condurre esplorazioni non solo in Friuli, ma anche in San Marino, Abruzzo, Romagna, Garfagnana e persino in Terra del Fuoco.[annalsofgeophysics]?

L’Impatto della Prima Guerra Mondiale

La Prima Guerra Mondiale incise profondamente sulla speleologia italiana. Da un lato, molti giovani promettenti, tra cui De Gasperi, persero la vita nel conflitto. Dall’altro, il passaggio della Venezia Giulia all’Italia (1918) ampliò notevolmente il territorio disponibile per ricerche speleologiche, aprendo nuove aree carsiche al sud del confine precedente.

L’Epoca Fra le Due Guerre (1920-1945): L’Apogeo della Speleologia Italiana Classica

Il periodo intercorso tra la fine della Prima Guerra Mondiale e lo scoppio della Seconda rappresentò l’era d’oro della speleologia italiana moderna. Durante questi due decenni, la disciplina si trasformò da attività semi-dilettantistica a movimento organizzato di ampia portata, con istituzioni dedicate, pubblicazioni specializzate, congressi nazionali e risultati esplorativi di fama mondiale.

Luigi Vittorio Bertarelli e Eugenio Boegan: Gli Architetti della Speleologia Italiana

Due figure dominarono la scena speleologica italiana di questo periodo: Luigi Vittorio Bertarelli (1859-1926) e Eugenio Boegan (1875-1939).

Luigi Vittorio Bertarelli, co-fondatore del Touring Club Italiano (dal 1900 Touring Club Italiano), si accostò alla speleologia nel 1895 con l’esplorazione parziale della Lacca di Carenno. Nel corso dei decenni successivi, visitò sistematicamente grotte in varie regioni: la Grotta di Nettuno, l’Antro del Corchia, il Bus del Remeron, la Grotta delle Tre Crocette. Dal 1918 in poi dedicò straordinari sforzi alla valorizzazione delle Grotte di Postumia e allo studio approfondito delle cavità del Carso, realizzando anche ricerche sulla possibilità di istituire un Parco Speleologico Nazionale.[cuhso.uct]?

Eugenio Boegan, nato a Trieste nel 1875, iniziò le esplorazioni speleologiche già a 15 anni (1890). Nel 1892 cofondò il Club dei Sette insieme a coetanei del liceo; nel 1894 aderì alla Commissione Grotte della Società Alpina delle Giulie, di cui divenne presidente nel 1904, mantenendo l’incarico per 35 anni consecutivi fino alla morte nel 1939. Boegan fu un prolififico studioso: pubblicò oltre 140 lavori su questioni di speleologia, idrologia carsica e geologia. La sua monografia sulla Grotta di Trebiciano, premiata dalla Società Geografica Italiana nel 1898, e il successivo studio sul Timavo (1938) rappresentano ancora oggi riferimenti fondamentali. Nel 1919, Boegan ebbe l’idea di creare il primo parco speleologico nazionale, vision che però non realizzò completamente durante la sua vita.books.fupress+1

“Duemila Grotte” (1926): L’Opera Magistrale

L’opera che meglio sintetizza la visione e le competenze di questo binomio è il celebre “Duemila Grotte: Quarant’anni di esplorazioni nella Venezia Giulia”, pubblicato nel 1926 dal Touring Club Italiano. Il volume, composto di due parti strutturalmente distinte, rappresentò un punto di svolta nel modo di concepire la speleologia italiana.[aespa.revistas.csic]?

La prima parte costituisce un vero e proprio manuale di speleologia, suddiviso in 10 capitoli scritti dai più prestigiosi specialisti dell’epoca. I capitoli affrontano sistematicamente: il fenomeno carsico, la flora cavernicola, la fauna delle caverne, l’archeologia e paleontologia delle grotte carsiche, le tecniche di esplorazione, i metodi di rilievo, la fotografia sotterranea, le grotte di guerra, le indagini sull’idrologia carsica e la terminologia speleologica. L’apparato didattico non insegna solamente come esplorare le grotte, ma fornisce gli strumenti per condurvi ricerca scientifica multidisciplinare.[riviste.unimi]?

La seconda parte rappresenta un vero catastale: elenca e descrive sistematicamente 2.142 cavità della Venezia Giulia, con rilievi topografici di quasi 800 di esse, mappe dettagliate e fotografie illustrative. Pubblicato dal Touring Club Italiano con una diffusione capillare, il volume raggiunse una vastissima audience, facendosi veicolo della cultura speleologica presso il grande pubblico e presso università e istituzioni di ricerca.

L’importanza di “Duemila Grotte” è stata oggettivamente enorme: l’opera fornì il modello metodologico e editoriale per successive monografie regionali e servì da trampolino di lancio per la speleologia italiana, generando crescente consapevolezza dell’importanza scientifica e culturale delle grotte nazionali.[scintilena]?

L’Istituto Italiano di Speleologia (1928)

Il riconoscimento pubblico ufficiale dell’attività speleologica si manifestò con la fondazione dell’Istituto Italiano di Speleologia presso le Grotte di Postumia nel 1928. Questo ente rappresentò il primo istituto speleologico di ricerca ad essere ufficialmente istituito a livello mondiale. L’Istituto combinava funzioni di museo, centro di ricerca, biblioteca specializzata e laboratorio, e assunse la responsabilità del Catasto delle Grotte d’Italia—il primo catasto sistematico di cavità naturali realizzato a livello nazionale in qualsiasi paese.[boegan]?

A partire dal 1927, l’Istituto pubblicò la rivista “Le Grotte d’Italia”, organo ufficiale di diffusione della ricerca speleologica italiana. Il nome della rivista fu suggerito dal giovane Leonida Boldori, che sarebbe diventato una figura centrale della speleologia italiana del dopoguerra.[boegan]?

Il Riconoscimento dello Stato Fascista (1928)

Un ulteriore segno di ufficializzazione della speleologia fu un decreto ministeriale del 1928 che autorizzava il rilascio di una speciale tessera agli “studiosi, ricercatori ed esploratori di caverne, appartenenti a gruppi che eseguono studi e ricerche speleologiche nel territorio del regno”. Sebbene emanato in un contesto politico specifico, il decreto evidenziava il riconoscimento istituzionale della disciplina.[it.wikipedia]?

Il I Congresso Speleologico Nazionale (1933)

Il culmine della organizzazione della speleologia italiana nel periodo fascista fu il I Congresso Speleologico Nazionale, tenuto a Trieste e Postumia nel giugno 1933. L’evento, che celebrava il 50° anniversario della Commissione Grotte della Società Alpina delle Giulie, riunì 164 iscritti provenienti da tutta Italia, oltre al francese Robert de Joly, che presentò innovativi materiali esploratori tra cui le scalette superleggere.[scintilena]?

I dati presentati al Congresso forniscono un censimento significativo dello stato della speleologia italiana nell’epoca:

RegioneGruppi GrotteGrotte SegnalateNel Catasto (1933)Nel Catasto (1937)Nel Catasto (1940)
Piemonte223173304166
Liguria23799136286
Lombardia830322115343517
Veneto433263395490
Venezia Tridentina670211281224
Venezia Giulia1263307131353892
Friuli14296300449
Emilia318354201
ITALIA58184643316177638349

Nel 1933, il catasto nazionale registrava 5.818 cavità documentate. Tale numero salì a 8.349 nel 1940. Questi dati testimoniano sia l’esplosione di attività esplorativa durante gli anni Trenta che l’ampliamento della base geografica dovuto all’acquisizione della Venezia Giulia.[boegan]?

L’Esplosione Esplorativa degli Anni Trenta

Parallela all’organizzazione istituzionale procedette un’intensa attività esplorativa, particolarmente focalizzata sulla ricerca di abissi sempre più profondi. La competizione tra i gruppi regionali—stimolata in parte anche da incentivi propagandistici del regime fascista, che incoraggiava il perseguimento di “primati italiani”—produsse risultati straordinari.

Nel Veneto, la Spluga della Preta (Monti Lessini, provincia di Verona) divenne il simbolo di questa competizione. Nel 1927, una spedizione raggiunse una profondità che dichiarò ufficialmente essere di -637 metri, rendendola il record mondiale. In realtà, la profondità reale raggiunta era di circa -400 metri; il dato falso fue deliberatamente riportato alla stampa fascista per propaganda nazionale. Questo “falso primato” persistette per 26 anni fino al 1953, quando l’esplorazione francese del Réseau de la Pierre Saint Martin nei Pirenei raggiunse -730 metri, smascherando indirettamente l’errore.[speleologiaveneta]?

In Lombardia, gli speleologi completarono l’esplorazione del Bus del Tacoi (-275 m su uno sviluppo di 1.500 m) e della Scondurava (-302 m nel 1933); nel 1935 raggiunsero quota -300 m nella Grotta Guglielmo (anche nota come “La Terribile”).[gslucchese]?

In Toscana, la speleologia assunse notevole rilievo dalla seconda metà degli anni Venti. Vi si registrarono esplorazioni significative come la Tana dell’Uomo Selvatico (-318 m nel 1930), l’Abisso Revel (316 m di verticale unica nel 1931) e l’Antro del Corchia (raggiunto -541 m nel 1934).[sastrieste]?

Nel sud Italia, in particolare in Campania, la Commissione Grotte di Trieste condusse campagne esplorative sistematiche. La Grotta di Castelcivita fu progressivamente ampliata fino a raggiungere i 3 km di sviluppo, rendendola la cavità più estesa dell’Italia meridionale.[scintilena]?

Speleologi di Rilievo: Boldori, Allegretti, Fantini

Leonida Boldori (1897-1980), entomologo oltre che speleologo, rappresenta una figura di transizione tra l’epoca fra le due guerre e l’era moderna. Attivo soprattutto in Lombardia con Corrado Allegretti (1894-1969), Boldori contribuì a elevare lo standard tecnico e scientifico della speleologia lombarda. Nel 1928, la Lombardia organizzò il primo Congresso Speleologico Regionale, segnalando il ruolo crescente della regione nello scenario nazionale.[scintilena]?

Luigi Fantini (1895-1978), geologo e paletnolo oltre che speleologo, fondò il Gruppo Speleologico Bolognese nel 1932, aprendo la ricerca sistematica in Emilia Romagna. Fantini fu un promotore cruciale dello studio scientifico delle cavità, particolarmente quelle sviluppatesi nel gesso della regione. Le sue ricerche su grotte come la Grotta della Spipola (scoperta nel 1939, oggi nota per uno sviluppo superore ai 9 km insieme all’Acqua Fredda) dimostrarono le potenzialità di una ricerca metodica anche in aree meno “celebri” del Carso o delle Alpi.catastogrotte+1


PARTE TERZA: IL DOPOGUERRA E LA RINASCITA (1945-1970)

La Ricostruzione Iniziale e il Centro Speleologico Italiano

Alla conclusione della Seconda Guerra Mondiale, la speleologia italiana, come molte altre istituzioni e attività culturali, si trovò di fronte alla necessità di ricostituirsi. Nel dopoguerra, il Touring Club Italiano assunse un ruolo propulsore, attivando un Centro Speleologico Italiano (CSI) diretto da Vincenzo Fusco (1914-vivente) con il compito di coordinare i numerosi gruppi sparsi sul territorio.[gsags]?

Il CSI organizzò il II Congresso Speleologico Nazionale ad Asiago nell’ottobre 1948, al quale parteciparono circa 60 studiosi in rappresentanza di una quarantina di gruppi grotte e istituti di ricerca. L’evento, sebbene modesto rispetto ai successivi, segnò il punto di partenza della riorganizzazione della comunità speleologica italiana nel contesto del nuovo assetto politico democratico.[catastogrotte.regione.fvg]?

L’Emergere di “Rassegna Speleologica Italiana” (1949)

Nel 1949, uno speleologo lombardo di eccezionale dedizione e sensibilità, Salvatore Dell’Oca (1924-1995), fondò la rivista “Rassegna Speleologica Italiana”, pubblicazione trimestrale che avrebbe svolto per i decenni successivi il ruolo di principale organo di diffusione della ricerca speleologica italiana. La rivista, inizialmente emanazione del Gruppo Autonomo Speleologico Comasco, acquisì ben presto riconoscimento nazionale e, per un lungo periodo, funzionò de facto come “organo ufficiale” della Società Speleologica Italiana dopo la sua fondazione nel 1950.[annalsofgeophysics]?

Dell’Oca non era solamente editore: era anche studioso appassionato, e attraverso i suoi contatti epistolari con speleo internazionali, accumulò una biblioteca specializzata di straordinario valore, oggi acquisita dallo Stato italiano e conservata presso il Centro Italiano di Documentazione Speleologica (CIDS) di Bologna.[iris.unimore]?

La Fondazione della Società Speleologica Italiana (1950)

Il momento fondante della speleologia italiana moderna giunse il 25 giugno 1950, quando trentatré speleologi, rappresentanti di quindici gruppi regionali (Bergamo, Bologna, Brescia, Cremona, Como, Genova, Lovere, Milano, Pavia, Trento, Trieste, Udine, Verona, Vicenza), si riunirono presso il Museo Civico di Storia Naturale di Verona per il Convegno che avrebbe sancito la fondazione della Società Speleologica Italiana (SSI).[openaccessrepository]?

L’iniziativa proveniva da Mario Pavan (1918-2003), entomologo di Pavia e figura di grande statura scientifica. Pavan, già collaboratore dei maestri francesi della biospeleologia Norbert Casteret e René Jeannel, presentò un progetto di partecipazione organizzata della speleologia italiana al Congresso Internazionale programmato a Parigi per il 1952. Sulla base di questa presentazione, Pavan stesso avanzò la proposta di costituire una Società Speleologica Italiana di respiro nazionale.[fupress]?

La proposta fu discussa, lo statuto presentato, e alla fine l’Assemblea votò all’unanimità la costituzione della Società. I quadri dirigenti furono così eletti:[it.wikipedia]?

  • Presidente: Leonida Boldori (entomologo e speleologo milanese)
  • Vice Presidente: Renzo Scossiroli
  • Segretario: Mario Pavan
  • Amministratore: Ruggero Tomaselli
  • Revisori: Gaetano Appoggi, Luigi Fantini, Pio Sgualdino

La Società fu intesa come coalizione nazionale che si riallacciava idealmente alla Società Speleologica fondata a Bologna nel 1903 da Gortani e colleghi.[speleoteca.biblioteche]?

La Ricostituzione dell’Istituto Italiano di Speleologia

Parallelamente alla fondazione della SSI, si realizzò la ricostituzione dell’Istituto Italiano di Speleologia, che era rimasto dislocato a Postumia (allora slovenica, esclusivamente italiana) fino alla fine della guerra. Su proposta del senatore Michele Gortani—già presidente dell’Istituto in epoca fascista—l’ente fu ricostituito con sede operativa presso le Grotte di Castellana in Puglia, luogo della spettacolare scoperta di Franco Anelli nel 1938. Anelli stesso ne divenne il direttore.[gwferrari]?

Nel 1955, da Castellana, l’Istituto avviò la pubblicazione della terza serie di “Le Grotte d’Italia”, proseguendo la tradizione scientifica interrotta dalla guerra.[youtube]?

Le Figure Cruciali del Dopoguerra: Franco Anelli e Michele Gortani

Franco Anelli

Franco Anelli (1899-1977), naturalista, geologo e speleologo di straordinaria visione, rappresenta la figura di transizione tra i periodi fascista e democratico. Già nel 1930, assieme a Eugenio Boegan, aveva partecipato all’esplorazione della Grotta di Castelcivita. Nel gennaio 1938, in una ricognizione commissuonatogli dall’Ente Provinciale per il Turismo di Bari, scoprì l’accesso alla Grave di Castellana—un enorme apertura naturale che lo condusse successivamente ad esplorare una vastissima complesso carsico di straordinaria bellezza e interesse scientifico.[socgeol]?

Durante il secondo conflitto mondiale, Anelli si prodigò per recuperare e preservare i materiali scientifici della speleologia italiana, in particolare le collezioni geologiche e paleontologiche dell’Istituto Italiano di Speleologia. Nel 1950, organizzò il IV Congresso Nazionale di Speleologia a Bari, durante il quale i partecipanti visitarono la Grotta Bianca illuminata per la prima volta con un sistema elettrico moderno. Nel 1954, pubblicò la fortunata “Castellana. Arcano mondo sotterraneo“, guide che conobbe undici successive edizioni per un totale di oltre 190.000 copie vendute.[fsrer]?

Nel 1955, Anelli ricostituì formalmente la sede tecnica dell’Istituto Italiano di Speleologia a Castellana, avviandone la ripresa scientifica. Soprattutto, nel 1958, organizzò a Bari, Lecce e Salerno il II Congresso Internazionale di Speleologia, cui parteciparono oltre 200 studiosi di carsismo e speleologia provenienti da 28 paesi del mondo. L’evento, che seguiva il I Congresso tenuto a Parigi nel 1953, ebbe il merito straordinario di “riportare l’Italia in seno alle nazioni più avanzate negli studi di questo ramo dopo oltre un decennio di quasi totale assenza”.scintilena+1

Michele Gortani

Michele Gortani (1883-1966), geologo friulano di fama internazionale, co-fondatore della Società Speleologica di Bologna nel 1903, rappresentò il collegamento continuo tra le epoche. Studioso costante del carsismo e della speleologia per tutta la vita, fu presidente del complesso delle Grotte di Postumia e, nel dopoguerra, promosse la ricostituzione dell’Istituto Italiano di Speleologia. Come direttore di tale ente dal 1929 al 1944, e poi nella sua ricostituzione nel dopoguerra, Gortani rappresentò la figura di maggiore autorità scientifica nel coordinamento della ricerca speleologica italiana.[catastogrotte]?

La Scuola Nazionale di Speleologia del CAI (1958)

Nel 1958, il Club Alpino Italiano istituì la Scuola Nazionale di Speleologia (SNS), struttura didattica dedicata alla diffusione dell’insegnamento della speleologia su tutto il territorio nazionale. L’iniziativa proveniva da Carlo Finocchiaro (1917-1984), speleologo della sezione CAI di Trieste e figura di grande importanza nel coordinamento di competenze tecniche e scientifiche. La Scuola si strutturò progressivamente, affiancando all’attività didattica sulle tecniche speleologiche una serie di incontri culturali e corsi su materie scientifiche applicate (carsismo, vulcanismo, meteorologia, ecc.).[boegan]?

La SNS rappresentò, assieme alla Scuola di Speleologia della SSI (costituita nel 1968), i due pilastri della formazione speleologica italiana, producendo una rete distributiva di competenze tecniche e scientifiche nelle varie regioni.[boegan]?

L’Incremento Esplorativo degli Anni Cinquanta e Sessanta

Gli anni Cinquanta e Sessanta videro un incremento notevole nelle attività esplorative, accompagnato da un aumento parallelo (e preoccupante) degli incidenti. Le nuove profondità raggiunte testimoniavano sia la continuità con il periodo fascista che innovazioni tecniche:

Nei lunghi anni dal 1955 al 1968, le profondità massime registrate in Italia si modificarono significativamente:

AnnoCavitàProfondità
1955Spluga della Preta (VR)594 m
1960Antro del Corchia (LU)805 m
1966Spluga della Preta (VR)879 m
1968Antro del Corchia (LU)805 m

Allo stesso tempo, gli sviluppi orizzontali aumentavano; cavità come la Castelcivita (4200 m nel 1966) e il San Giovanni Su Anzu (8435 m nel 1968) dimostravano il potenziale di esplorazioni sistematiche su ampia scala geografica.[catastogrotte.regione.fvg]?

La Creazione del Corpo Nazionale del Soccorso Speleologico (1965-1966)

L’aumento delle attività esplorative portò con sé una crescente frequenza di incidenti e decessi. Due drammatici eventi nel 1965 spinsero la comunità speleologica italiana ad affrontare il problema del soccorso in grotta in maniera organizzata:

  • Luglio 1964: La speleologa veronese Marisa Bolla Castellani precipita nel P. 88 della Spluga della Preta e muore
  • Agosto 1965: Un incidente mortale nella grotta Su Anzu in Sardegna

Questi incidenti costrinsero i principali gruppi speleologici italiani a porre il problema di un soccorso coordinato e strutturato. Fino a quel momento, i soccorsi erano stati gestiti in modo autonomo dai vari gruppi, senza coordinamento organizzato. Nel 1965, fu costituito il Corpo Nazionale del Soccorso Speleologico, diviso inizialmente in 5 delegazioni territoriali. Nel marzo 1966, il nuovo organismo entrò ufficialmente a far parte del precedentemente istituito Corpo di Soccorso Alpino del CAI (successivamente denominato Corpo Nazionale di Soccorso Alpino e Speleologico – CNSAS).[www-9.unipv]?

Subito dopo la costituzione, il nascente Soccorso Speleologico dovette affrontare una severa prova: nel 1966, quattro speleologi bolognesi rimasero bloccati al Buco del Castello (Roncobello, Bergamo) a causa di una piena improvvisa. Durante i difficili lavori di soccorso, due volontari bolognesi persero la vita.[facebook]?


PARTE QUARTA: EVOLUZIONE TECNICA E RIVOLUZIONE METODOLOGICA (1960-1980)

Le Innovazioni nei Materiali e nelle Tecniche

La seconda metà del XX secolo vide una trasformazione rivoluzionaria nei metodi e materiali speleologici, parallela a innovazioni più ampie nell’attrezzatura alpinistica e di soccorso.

La Transizione dalle Scalette Tradizionali alla Progressione su Corda

Fino agli anni Sessanta, l’esplorazione verticale era dominata dalle scalette pesanti in metallo e legno. La fine degli anni Sessanta vide l’avvento dei sistemi di progressione verticale su sola corda, che avrebbe completamente rivoluzionato il modo di affrontare i pozzi.[mountainblog]?

Nella fase iniziale (anni Sessanta), furono introdotti attrezzi quali la maniglia Jumar e successivamente bloccanti come Gibboni e Gibbs, che permettevano l’autosicura e il bloccaggio monodirezionale sulla corda. Sebbene questi primi dispositivi temessero il fango abbondante nelle grotte, rappresentarono un passo cruciale verso l’affrancamento dalla dipendenza dalle scalette pesanti.[semanticscholar]?

Parallelamente, nel decennio successivo (anni Settanta), si diffusero i discensori e i bloccanti moderni che, accompagnati da migliori imbragature e corde statiche di qualità superiore, resero la progressione su corda una tecnica praticabile e sicura per la generalità degli speleologi addestrati.

La Riduzione dei Carichi e il Cambio del Modello Esplorativo

Un aspetto cruciale della rivoluzione tecnica riguardò la riduzione radicale dei carichi da trasportare in profondità. Fino agli anni Sessanta, l’equipaggiamento di un pozzo di 100 metri richiedeva 20-25 chilogrammi di materiale, necessitando di spedizioni numerose e pesanti, con operatori lasciati a lunghe permanenze in profondità per assicurare i colleghi con corde di sicura.[escholarship]?

L’introduzione dei materiali leggeri e delle nuove tecniche consentì il progressivo passaggio da spedizioni pesanti e coordinate a piccoli gruppi autonomi. Una spedizione pioneristicamente “leggera” avvenne nel 1963 alla Spluga della Preta: una equipe intergruppo di speleo straordinariamente preparati superò in pochi giorni i limiti faticosamente raggiunti negli anni precedenti. Anche se ancora, per gli standard contemporanei, massiccia (con decine di sacchi di materiale autoconstruito e persone lasciate in situ per ore di sicura), la spedizione segnò un cambio di paradigma.[mdpi]?

L’Espansione Geografica: Massicci Carsici Distanti

I materiali più leggeri consentirono di affrontare sistematicamente i grandi massicci carsici più lontani dai centri abitati: il Marguareis, il Canin e le Apuane iniziarono ad essere esplorati con la stessa organizzazione logistica precedentemente riservata ai carsi vicini a Trieste o Milano. Contemporaneamente, nacque l’esigenza di bivacchi speleologici permanenti nelle zone più battute e lontane—strutture fisse che facilitassero il supporto logistico e fossero utilizzate anche da gruppi stranieri, sempre più presenti in queste zone.tandfonline+1

L’Introduzione delle Tecniche di Ricerca dell’Aria

Una delle evoluzioni più significative degli anni Settanta e Ottanta riguardò lo sviluppo delle tecniche basate sulla ricerca di correnti d’aria (airflow surveys). Questa metodologia, originariamente descritta anche nella letteratura francese, si diffuse rapidamente nella ricerca italiana, consentendo di identificare continuità idrogeologiche nascoste e di scoprire nuovi tratti di sistemi già noti.[italianbotanist.pensoft]?

Gli impatti esplorativi di questa tecnica furono enormi: furono utilizzate sistematicamente sul Marguareis, poi sul Monte Corchia, quindi diffusamente in tutte le aree carsiche. Tuttavia, la tecnica richiedeva capacità individuali molto elevate, determinando una riduzione nella socialità dei gruppi speleologici; i gruppi tendevano sempre più a fungere da riferimenti sociali piuttosto che da strutture operative coese.[onlinelibrary.wiley]?

La Democratizzazione dell’Equipaggiamento (1975-1980)

Nella fascia temporale 1975-1980, avvenne un cambio paradigmatico nel modo di procurarsi l’attrezzatura speleologica. La pratica dell’autoconstruzione domestica (realizzazione di scale, attrezzi e supporti in casa) cedette il passo all’acquisto diretto in negozio di attrezzatura commerciale specializzata.[cacciatoredilibri]?

Se da un lato si guadagnò in affidabilità e si risparmiò tempo di preparazione, dall’altro si perse il senso di entusiasmo, capacità tecnica di base e originalità che caratterizzava i gruppi precedenti. Ancora più significativamente, questo passaggio segnò il momento in cui la speleologia da attività di una élite estrema ed esclusiva (ma profondamente motivata) si trasformò, in pochi anni, in una delle tante attività del tempo libero.[sasc]?

Questo cambiamento ebbe implicazioni psicologiche profonde: nuovi speleologi, attrezzati ma meno consapevoli delle ragioni profonde della pratica, iniziarono ad avvicinarsi alla disciplina. Molti speleo della vecchia generazione abbandonarono l’attività, ma il dualismo rappresentato dalla possibilità di inseguire contemporaneamente il “record di profondità” e di condurre ricerca scientifica rigorosa portò gradualmente a una maturazione concettuale della speleologia italiana. Gli esploratori smisero progressivamente di inseguire i “fondi” per imparare a esplorare grotte estese nelle due dimensioni, risalendo lungo gli affluenti e sviluppando una comprensione tridimensionale dei sistemi carsici.[gwferrari]?

Lo Sforzo Organizzativo: Congressi Nazionali e Commissioni Specializzate

Parallelamente ai progressi tecnici, la struttura organizzativa della speleologia italiana si consolidò attraverso una serie di congressi nazionali e l’istituzione di commissioni specializzate.

Tra il 1933 e il 2007, si tennero almeno 27 congressi nazionali di speleologia (non sempre a cadenza regolare), con partecipazione crescente fino agli anni Ottanta, seguita da una fase di volatilità dovuta alla difficoltà di conciliare gli interessi dei “grottisti” (con finalità prevalentemente esplorative) con quelli dei ricercatori scientifici.[scintilena]?

Nel 1965, con l’istituzione del Corpo Nazionale di Soccorso Speleologico, si consolidò anche il Soccorso Speleologico come funzione coordinata. Nel 1968, la Società Speleologica Italiana costituì al suo interno una Scuola di Speleologia, parallela a quella del CAI.

Tuttavia, nel corso degli anni Settanta e Ottanta emerse un dualismo organizzativo tra il CAI (attraverso la Commissione Centrale per la Speleologia e la Scuola Nazionale) e la SSI (con la propria Scuola). Tale dualismo rifletteva spesso differenti visioni filosofiche: chi propugnava una speleologia esplorativa e tecnica verso chi enfatizzava l’aspetto della ricerca scientifica strutturata. Tuttavia, la base della comunità speleologica—i gruppi grotte, alcuni emanazione di sezioni CAI e altri autonomi—spesso si sentivano lontani da tali conflitti organizzativi, praticando una speleologia integrata di esplorazione e ricerca.[gsb-usb]?

La Rivoluzione Editoriale e Culturale: Rassegna Speleologica e Altre Riviste

Un ruolo cruciale nella diffusione della cultura speleologica fu svolto dalle pubblicazioni periodiche. Rassegna Speleologica Italiana di Salvatore Dell’Oca, edita a Como dal 1949, rappresentò il punto di riferimento principale fino ai primi anni Settanta. La rivista si distingueva per la democraticità redazionale: Dell’Oca accoglieva generosamente i contributi provenienti dagli speleologi di base, non solamente dagli esperti affermati, elevando la visibilità di ricerche condotte da gruppi locali.[digitalcommons.usf]?

Nel corso degli anni, altre pubblicazioni emersero a livello regionale e locale. Tra le più significative:

  • Speleologia: Organo ufficiale della Società Speleologica Italiana
  • Grotte (Torino): Bollettino di un gruppo molto attivo nel nord-ovest
  • Il Grottesco (Milano): Pubblicazione di uno dei più antichi gruppi lombardi
  • Notiziario (Roma): Organo della comunità laziale
  • Progressione (Trieste): Rivista della mitica Commissione Grotte Eugenio Boegan
  • Sottoterra (Bologna): Bollettino del Gruppo Speleologico Bolognese

L’insieme di queste pubblicazioni garantiva una capillare diffusione dell’informazione speleologica a livello regionale e nazionale, creando una comunità epistolare di studiosi e appassionati.[it.wikipedia]?

Phantaspeleo: Una Nuova Formula di Aggregazione (1983+)

Preso atto di una crescente disaffezione della base speleologica per i congressi nazionali—percepiti come troppo impegnativi dal punto di vista culturale-organizzativo—nel 1983 nacque a Costacciaro (Perugia), per iniziativa degli speleologi umbri, Phantaspeleo: un formato radicalmente diverso di incontro nazionale.[cnsas.sicilia]?

Phantaspeleo non abbandonava l’approccio culturale (con conferenze e lezioni tematiche), ma enfatizzava fortemente la componente ludica e tecnica. Gli incontri puntavano sul divertimento, sulla socialità e sulle sessioni di addestramento pratico in grotta, in grado di attrarre migliaia di speleologi. Dopo una decina di anni, Phantaspeleo e incontri simili divennero itineranti, spostandosi in varie regioni e assumendo denominazioni diverse (Speleolandia, Phantaspeleo, Spelaion, ecc.), ma mantenendo il medesimo spirito.

Dal 1980 al 2023, si conteggiavano almeno 30 raduni nazionali di speleologia, con l’Umbria che deteneva il record con 18 incontri; seguivano Emilia Romagna (8), Toscana (3), Friuli Venezia Giulia (3) e altre regioni in numero decrescente. Questo nuovo modello di aggregazione si rivelò straordinariamente efficace nel mantenere viva la comunità speleologica italiana, trasformando l’incontro nazionale da “convegno scientifico” a “festa della speleologia”.[mglobba.altervista]?


PARTE QUINTA: DIMENSIONI SCIENTIFICHE E IMPATTO CULTURALE

La Biospeleologia: Una Scienza Italiana

La biospeleologia—lo studio della vita nelle caverne e nelle acque sotterranee con tutte le relazioni ecologiche connesse—ha radici profondissime in Italia.

Le prime osservazioni sulla fauna ipogea risalgono al 1537, quando fu documentata la fauna del Covolo di Costozza in Veneto. Tuttavia, la ricerca vera e propria ebbe inizio nel 1768, con la descrizione del Proteo (Proteus anguineus), anfibio cavernicolo endemico delle cavità del Carso. Pochi anni dopo, nel 1776, nella Sicilia meridionale fu scoperto un nuovo ortottero cavernicolo, la Dolichopoda palpata, a Siracusa.[boegan]?

L’Italia ha sviluppato una posizione di primaria importanza internazionale nella biospeleologia per la combinazione straordinaria di:

  • Numerose aree carsiche geograficamente diversificate
  • Cavità di genesi differente (calcarea, gesso, vulcanica, fluviale, marina)
  • Storie paleogeografiche e paleoclimatiche complesse

Tali caratteristiche hanno prodotto ecosistemi sotterranei con popolamenti di origine diverse, fenomeni di speciazione e specializzazione di rilievo scientifico mondiale. Ogni anno vengono aggiunte nuove specie alle liste della fauna italiana, testimonianza che la ricerca biospeleologica è “ancora agli inizi”.cnsas+1

Patrimonio Mondiale UNESCO: Il Carso e le Altre Aree Carsiche

Il riconoscimento internazionale della straordinaria importanza del patrimonio ipogeo italiano è attestato dall’iscrizione di numerosi siti nell’elenco del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.

Le Grotte di San Canziano (Trieste), dove scompare il fiume Timavo nel sottosuolo per riaffiorare 34 km a valle, furono iscritte nel Registro del Patrimonio Mondiale il 25 novembre 1986. Il sistema, con oltre 5 km di gallerie sotterranee, rappresenta uno dei fenomeni più caratteristici del Carso classico.[librinlinea]?

Più ampiamente, il Carso triestino ospita oltre 3.000 cavità ipogee documentate (con il Catasto Speleologico Regionale che ne censisce migliaia), nel contesto del più vasto Geoparco del Carso con oltre 6.000 doline e 3.000 cavità censite.[it.wikipedia]?

L’Economia del Turismo Speleologico

Le grotte italiane rappresentano una risorsa economica significativa per il turismo nazionale. In Italia, sono 52 le grotte turistiche organizzate, situate dal Friuli alla Sicilia. Nel 2019, le cavità visitate attiravano 1,5 milioni di turisti (di cui 300.000 stranieri), generando un giro d’affari di 25 milioni di euro l’anno. Numeri più recenti (2025) suggeriscono una crescita continua: le Grotte di Stiffe (Abruzzo), ad esempio, attirarono oltre 67.000 visitatori con un incasso superiore ai 900.000 euro.wikipedia+2

La distribuzione geografica del turismo speleologico riflette il patrimonio carsico nazionale:

  • Sardegna: 12 grotte turistiche (massima concentrazione nazionale)
  • Friuli-Venezia Giulia: 6 grotte
  • Puglia: 5 grotte
  • Lazio e Toscana: 4 grotte ciascuno
  • Altre regioni: 3 o meno

Tra le più visitate figurano le Grotte di Frasassi (Marche), considerate tra i più grandiosi percorsi sotterranei del mondo, e le Grotte di Bossea (Piemonte), tra i primi esempi in Italia di turismo sotterraneo, aperte al pubblico dal 1874.[semanticscholar]?

A livello europeo e mondiale, le Grotte di Postumia (oggi in Slovenia, ma storicamente parte dell’orbita italiana di ricerca), rappresentano le cavità più visitate d’Europa, con due secoli di storia turistica (dal 1818 in poi) e il primato mondiale per la lunghezza dei percorsi percorribili via trenino sotterraneo.[se.copernicus]?


PARTE SESTA: IL CONTESTO INTERNAZIONALE E L’UNIONE INTERNAZIONALE DI SPELEOLOGIA

I Congressi Internazionali di Speleologia

La ricerca speleologica italiana ha progressivamente integrato la comunità scientifica internazionale attraverso la partecipazione a congressi internazionali e la collaborazione con organizzazioni estere.

Il I Congresso Internazionale di Speleologia si tenne a Parigi nel 1953. Il II Congresso Internazionale si tenne in Italia nel 1958 (a Bari, Lecce e Salerno), organizzato da Franco Anelli, con la partecipazione di oltre 200 studiosi da 28 paesi. Questo evento rappresentò un momento decisivo di riconoscimento internazionale della capacità italiana di coordinare la ricerca speleologica.[gruppogrottecatania]?

Nel 1965, presso Postojna (allora Jugoslavia), si tenne il IV Congresso Internazionale di Speleologia, dove fu fondata l’Unione Internazionale di Speleologia (UIS). L’Italia divenne membro fondatore e rimane un attore centrale nella struttura internazionale della disciplina.[it.wikipedia]?

La Posizione dell’Italia nell’UIS e negli Sviluppi Contemporanei

Oggi, la Società Speleologica Italiana, fondata nel 1950, è membro attivo dell’Unione Internazionale di Speleologia (UIS, 53 paesi membri nel 2025), della Federazione Speleologica Europea (FSE) e del European Speleology Liaison (EEB).[cens]?

La speleologia italiana continua a contribuire in modo significativo alla ricerca internazionale, con specialisti italiani che partecipano alle commissioni dell’UIS su tematiche quali speleologia sportiva, soccorso, tecniche e materiali, biospeleologia, e archeologia ipogea.


CONCLUSIONE: SINTESI E EREDITÀ

L’evoluzione della speleologia italiana dal 1841 al 2009 rappresenta un percorso straordinario di progressione da attività esplorativa pionieristica e semi-dilettantistica a disciplina scientifica multidisciplinare pienamente riconosciuta a livello nazionale e internazionale.

Questo percorso è stato caratterizzato da:

  1. Progressiva istituzionalizzazione: Dalla Commissione Grotte della Società Alpina delle Giulie (1883) all’Istituto Italiano di Speleologia (1928) alla Società Speleologica Italiana (1950), alla Scuola Nazionale di Speleologia del CAI (1958), fino al Corpo Nazionale di Soccorso Speleologico (1965)
  2. Innovazione tecnologica: Dall’introduzione delle scale in cavo d’acciaio (1912) attraverso le scalette superleggere (anni Sessanta) fino alla rivoluzione della progressione su sola corda (anni Sessanta-Settanta) e alle tecniche di ricerca dell’aria (anni Settanta-Ottanta)
  3. Diffusione della cultura scientifica: Dalla pubblicazione di monografie magistrali come “Duemila Grotte” (1926) all’istituzione di riviste specializzate come “Le Grotte d’Italia” (1927) e “Rassegna Speleologica Italiana” (1949), fino ai congressi nazionali e ai moderni raduni come Phantaspeleo (1983+)
  4. Riconoscimento internazionale: Dalla partecipazione italiana ai congressi internazionali alla fondazione della Società Speleologica Italiana come punto di riferimento mondiale, all’iscrizione del patrimonio carsico italiano nel registro UNESCO del Patrimonio Mondiale
  5. Valore economico e culturale: Dalla trasformazione delle grotte da semplici meraviglie naturali a risorse turistiche di rilievo economico (1,5 milioni di visitatori annui, 25 milioni di euro) a siti di ricerca scientifica multidisciplinare (biospeleologia, paleontologia, archeologia, idrogeologia, geologia)

Le figure che hanno guidato questa evoluzione—da Antonio Federico Lindner a Eugenio Boegan, da Luigi Vittorio Bertarelli a Michele Gortani, da Franco Anelli a Mario Pavan, da Leonida Boldori a Carlo Finocchiaro—rappresentano una galassia di menti brillanti che hanno trasformato il modo in cui gli italiani concepiscono e studiano il proprio patrimonio sotterraneo.

Nel 2009, quando la Società Speleologica Italiana pubblicò il documento “Evoluzione della Speleologia in Italia“, la disciplina aveva raggiunto una maturità scientifica, organizzativa e culturale che le consentiva di operare sia come comunità di ricerca riconosciuta internazionalmente che come movimento di massa di appassionati e volontari. La ricerca speleologica continuava a generare scoperte (con esplorazioni che raggiungevano profondità superiori ai 1000 metri e sistemi carsici di decine di chilometri di sviluppo), mentre il patrimonio speleologico italiano rimaneva al centro degli studi sulla paleoclimatologia, la biodiversità sotterranea, l’idrogeologia e l’archeologia preistorica.

Questa eredità continua a modellarsi nel XXI secolo, con la speleologia italiana che rimane un pilastro della ricerca scientifica mondiale e un ambasciatore del valore culturale e economico del patrimonio geologico naturale.


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