Il regolamento europeo riaccende l’interesse per i giacimenti italiani dismessi, dalle Alpi bergamasche alla Sardegna
Le Orobie bergamasche: un laboratorio per le materie prime critiche italiane
Nelle Orobie bergamasche, i giacimenti storici di fluorite, piombo-zinco e uranio sono oggi al centro di una nuova attenzione istituzionale. ISPRA sta conducendo verifiche per conto del Ministero dell’Ambiente e della Commissione europea, inserendo questi siti nella mappatura dei potenziali giacimenti strategici italiani.[1]
Il caso delle Orobie non è isolato. È, piuttosto, uno dei laboratori più leggibili di un fenomeno che coinvolge l’intero territorio nazionale: la riapertura del dossier minerario italiano alla luce della nuova politica europea sulle materie prime critiche.[2][3]
I giacimenti orobici e i minerali strategici
La zona di Gorno, in Val Seriana, è riconosciuta come uno dei distretti piombo-zinco più importanti d’Italia. A Novazza, nel comune di Valgoglio, è documentato un giacimento di uranio a bassa concentrazione. Intorno a questi minerali si trovano elementi come gallio e germanio, fondamentali per l’industria elettronica e fotonica.[2]
Le aree di Dossena (Val Brembana), Premolo e Oneta sono incluse nella nuova mappatura di potenziale riattivazione. La fluorite, che alla chiusura delle miniere negli anni Novanta valeva circa 50 dollari per tonnellata, oggi oscilla tra 500 e 600 dollari. Questo aumento di prezzo rende economicamente interessanti siti che in passato erano considerati marginali.[2]
| Area orobica | Minerali principali | Elementi strategici associati |
|---|---|---|
| Gorno | Piombo, zinco | Gallio, germanio[2] |
| Novazza | Uranio | Criticità nucleare e strategica[2] |
| Dossena | Fluorite, Pb-Zn | Fluorite per metallurgia e chimica[2][3] |
| Premolo / Oneta | Blenda, galena | Zinco, piombo ed elementi in tracce[2] |
Il Critical Raw Materials Act: obiettivi e obblighi per l’Italia
Il Critical Raw Materials Act (CRMA), approvato dall’Unione Europea nel 2024, fissa obiettivi precisi entro il 2030. Almeno il 10% del consumo annuo di materie prime critiche deve provenire da estrazione interna. Il 25% deve derivare da riciclo. L’obiettivo strategico è ridurre la dipendenza da pochi fornitori esteri, in primo luogo la Cina.[3]
L’elenco europeo comprende 34 materie prime critiche per la transizione verde e digitale. Tra queste figurano terre rare, gallio, germanio, grafite, litio, cobalto, tungsteno, antimonio e manganese. Ogni Stato membro è tenuto a censire giacimenti, rifiuti estrattivi riutilizzabili e impianti di trasformazione, individuando “progetti strategici” con iter autorizzativi accelerati.[3][1]
L’autonomia strategica aperta dell’UE
Il concetto alla base del CRMA è quello di “autonomia strategica aperta”: ridurre le dipendenze senza chiudersi al commercio globale. Non si tratta di autarchia, ma di garantire che l’Europa abbia una base produttiva minima per i materiali che alimentano la transizione energetica e la filiera digitale. Le materie prime critiche sono considerate, a tutti gli effetti, una questione di sicurezza industriale e geopolitica.[3]
La risposta italiana: il database GeMMA e il Programma Nazionale di Esplorazione Mineraria
L’Italia ha risposto agli obblighi del CRMA con due strumenti principali. Il primo è il database GeMMA, sviluppato da ISPRA, che raccoglie dati su giacimenti, miniere attive e dismesse e depositi di rifiuti estrattivi potenzialmente valorizzabili. Il secondo è il Programma Nazionale di Esplorazione Mineraria (PNE), varato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE).[1]
In Italia risultano oggi 76 miniere attive. Solo 22 di queste estraggono materiali compresi tra le 34 materie prime critiche individuate dalla normativa europea. Il dato evidenzia un potenziale ancora largamente inutilizzato.[1]
I 14 progetti del PNE e il ruolo del PNRR
Il Programma Nazionale di Esplorazione Mineraria prevede 14 progetti di ricerca distribuiti in Lombardia, Piemonte, Trentino-Alto Adige, Liguria, Toscana, Lazio, Campania, Calabria, Emilia-Romagna, Marche e Sardegna. Il programma è affiancato da una mappatura nazionale dei rifiuti estrattivi finanziata dal PNRR attraverso il progetto URBES.
Per i “progetti strategici” su materie prime critiche, il governo ha previsto tempi semplificati: 18 mesi per le autorizzazioni all’estrazione e 10 mesi per quelle al riciclo. L’obiettivo dichiarato è “rilanciare il settore minerario italiano” in chiave europea.[1]
Fluorite: dalla dismissione al rilancio europeo
La fluorite è una delle materie prime critiche più rilevanti per l’industria italiana. È essenziale per la metallurgia — nella produzione di acciaio e alluminio — per l’industria chimica nella sintesi di acido fluoridrico, e per il settore dei semiconduttori. La produzione mondiale è oggi concentrata in Cina, il che rende strategico ogni giacimento europeo.[3]
In Sardegna, la riapertura della miniera di Silius è attesa per rendere l’Italia, insieme alla Spagna, tra i principali produttori europei di fluorite. Il progetto coinvolge anche la filiera bresciana e bergamasca di competenze estrattive, storicamente legata a questi minerali.[2]
Il decuplo del prezzo e le nuove valutazioni
ISPRA sottolinea che diverse ex miniere di fluorite, chiuse tra gli anni Ottanta e Novanta, devono essere rivalutate alla luce dei prezzi attuali. Il valore della materia prima è cresciuto di circa dieci volte rispetto agli anni della dismissione. Nuove tecniche di ricerca ed estrazione rendono oggi accessibili depositi che in passato erano considerati non economici. Le Orobie, storicamente ricche di fluorite, rientrano in questo quadro di possibile rilancio.[2][3]
Uranio italiano: conoscenza strategica più che produzione immediata
L’Italia ha condotto ricerche geominerarie sull’uranio in diverse regioni — Lombardia, Piemonte, Toscana, Sardegna — prima che il referendum sul nucleare e la chiusura dei programmi civili bloccassero ogni sviluppo. Il giacimento di Novazza, nelle Orobie, è uno dei siti noti a bassa concentrazione: l’ordine di grandezza è di poche unità di grammi per tonnellata. Questo lo rende difficilmente competitivo rispetto ai grandi produttori mondiali.[2]
L’interesse attuale sull’uranio italiano ha una natura più strategica che produttiva nel breve periodo. Conoscere la quantità e la qualità dei giacimenti nazionali ha valore per la sicurezza di approvvigionamento e per l’eventuale evoluzione delle politiche energetiche, anche nel quadro della cooperazione europea.
Gallio, germanio e terre rare: l’Italia punta sulla trasformazione
L’Italia non dispone di grandi giacimenti di terre rare paragonabili a quelli cinesi o australiani. Presenta invece mineralizzazioni associate a filoni di piombo-zinco e fluorite, oltre a risorse potenziali nei rifiuti di ex miniere. Gallio e germanio, associati allo zinco nelle aree orobiche, sono fondamentali per elettronica, fotonica, pannelli solari ad alta efficienza e telecomunicazioni.[1][2]
Il valore aggiunto italiano potrebbe concentrarsi sulla raffinazione, sulla chimica dei materiali e sul riciclo di magneti permanenti e componenti elettronici, più che sulla sola estrazione primaria. In quest’ottica, i distretti industriali di Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna potrebbero integrare competenze minerarie — come quelle orobiche — con filiere high-tech già esistenti.[3]
Ambiente, comunità locali e 150 milioni di metri cubi di rifiuti estrattivi
La riapertura o la nuova apertura di miniere in aree di pregio paesaggistico — Orobie, Alpi, Appennino, Sardegna interna — genera tensioni tra strategia industriale, tutela ambientale e consenso delle comunità locali. ISPRA e il PNE insistono su una “valorizzazione moderna e sostenibile” delle risorse. Associazioni ambientaliste e amministrazioni locali chiedono valutazioni d’impatto rigorose, monitoraggi continuativi e piani di chiusura e ripristino.[1][2]
Un elemento chiave, documentato nel database ISPRA, è il possibile recupero di materie prime critiche da 150 milioni di metri cubi di rifiuti estrattivi esistenti sul territorio nazionale. Questi depositi costituiscono oggi spesso fonti di inquinamento, ma potrebbero diventare una risorsa, riducendo la necessità di nuovo scavo e limitando l’impatto ambientale complessivo.[1]
Le condizioni per un rilancio responsabile
Perché il potenziale strategico delle materie prime critiche italiane si traduca in beneficio concreto, saranno necessari: una pianificazione integrata tra Stato, Regioni e comunità locali; una selezione rigorosa dei progetti sulla base di analisi costi-benefici che includano le variabili ambientali e sociali; un forte investimento su ricerca, riciclo e tecnologie di trasformazione, non solo sull’estrazione primaria. Le Orobie, con la loro storia mineraria e la prossimità a distretti industriali maturi, rappresentano un caso di studio che il dibattito nazionale non può ignorare.[3][2][1]
Ecco le fonti con i relativi link:
- Eco di Bergamo — Fluorite, uranio e «terre rare»: il potenziale strategico delle Orobie
https://www.ecodibergamo.it/stories/premium/Economia/fluorite-uranio-e-terre-rare-il-potenziale-strategico-delle-orobie-o_3770591_11/ - ISPRA – Portale SGI — Le materie prime critiche in Italia
https://portalesgi.isprambiente.it/?p=8041 - luigiboschi.it — Il database dell’ISPRA svela i giacimenti di terre rare in Italia
https://luigiboschi.it/argomenti/ambiente_e_ecologia/il-database-dellispra-svela-i-giacimenti-di-terre-rare-in-italia-una-mappa-delle-risorse-minerarie-nazionali/ - ISPRA — Approvato il Programma nazionale di esplorazione mineraria
https://www.isprambiente.gov.it/it/archivio/notizie-e-novita-normative/notizie-ispra/2025/07/approvato-il-programma-nazionale-di-esplorazione-mineraria - Confservizi Emilia-Romagna — Autonomia strategica: il Consiglio UE approva il regolamento sulle materie prime critiche (CRMA)
https://www.confservizi.emr.it/2024/03/autonomia-strategica-il-consiglio-ue-approva-in-via-definitiva-il-regolamento-sulle-materie-prime-critiche/ - Renewable Matter — Materie prime critiche in Italia, ISPRA lancia il database GeMMA
https://www.renewablematter.eu/materie-prime-critiche-in-italia-ispra-lancia-il-database-gemma - Corriere della Sera / Brescia — Riapre in Sardegna la prima ex miniera ricca di fluorite
https://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/25_febbraio_22/si-compira-la-transizione-ecologica-grazie-a-un-geologo-bresciano-riaperto-un-sito-in-sardegna-ricco-di-fluorite-cbb98f64-fe30-48ab-accd-32c013529xlk.shtml - Rivista Scientia — L’uranio in Italia (PDF)
https://www.rivistascientia.it/media/download/get/65aa398d-38d9-4afa-9323-e5da8195c950/original - Rivista Scientia — L’uranio in Italia: dalle prime ricerche geominerarie alla controversa storia
https://www.rivistascientia.it/it/articolo/3463/l-uranio-in-italia-dalle-prime-ricerche - ETF Italia — Terre rare in Italia: corsa strategica o miraggio?
https://etf-italia.com/%F0%9F%87%AE%F0%9F%87%B9-terre-rare-in-italia-corsa-strategica-o-miraggio/
