Formazione sul carsismo di Albinea e Vezzano
Nel pomeriggio di sabato 9 maggio si è svolta una nuova tappa del progetto “Raccontare i gessi”, promosso dall’Ente Parchi Emilia Centrale per approfondire il valore dei Gessi messiniani di Borzano. L’incontro ha coinvolto amministratori e dipendenti dei comuni reggiani compresi nel sito seriale “Carsismo e grotte nelle Evaporiti dell’Appennino Settentrionale”, con attenzione particolare ad Albinea e Vezzano sul Crostolo.[1]
L’obiettivo era rafforzare la conoscenza diretta del territorio e delle sue criticità di gestione. La visita ha permesso di collegare tutela ambientale, aspetti geologici, archeologia e frequentazione speleologica, in un contesto riconosciuto come patrimonio mondiale Unesco dal 2023.[1]
Gessi messiniani di Borzano
La prima parte della giornata si è svolta nella sede del Ceas di Albinea, con un’introduzione in aula dedicata all’origine dei gessi e al loro inquadramento geologico. In seguito il gruppo ha raggiunto i Gessi messiniani di Borzano per una lettura sul campo del paesaggio carsico, con il contributo del professor Stefano Lugli di Unimore.[1]
L’area di Borzano rappresenta un punto di interesse per chi studia il rapporto tra evaporiti, forme carsiche e uso storico del territorio. La visita ha toccato anche la rupe del Castello di Borzano, dove la componente geologica si intreccia con quella storica e insediativa.[1]
Archeologia e gesso
La seconda parte del percorso ha riguardato la chiesa di San Giovanni e le tombe antropomorfe ricavate nel banco gessoso nei pressi dell’edificio sacro. A illustrare questi elementi sono intervenuti la presidente del Gruppo Archeologico Albinetano, Gabriella Gandolfi, e l’architetto Giuliano Cervi.[1]
Il passaggio ha evidenziato come il carsismo in gesso non sia solo un tema geologico. È anche una chiave di lettura per comprendere l’archeologia locale, le pratiche di uso del suolo e le tracce lasciate dalle comunità che hanno abitato l’area.[1]
Ingresso alla Tana della Mussina
L’ultima tappa è stata la Tana della Mussina, raggiunta con il supporto tecnico del Gruppo speleologico “G. Chierici”. La presenza degli speleologi ha reso possibile l’accesso in sicurezza alla cavità e ha dato alla visita una dimensione diretta, legata alla fruizione consapevole delle grotte.[1]
Nel file di riferimento si ricorda che la speleologia, intesa come scienza delle grotte, si è evoluta fino a includere attività volontarie dell’uomo in cavità naturali e artificiali. Il testo sottolinea anche quanto le grotte siano ambienti fragili, da frequentare con attenzione e con strumenti adeguati.[1]
Gestione dell’area Unesco
Il vice sindaco di Albinea, Leonardo Napoli, ha spiegato che il momento formativo nasce dall’esigenza di preparare tecnici e amministratori che operano ogni giorno nell’area Unesco. La visita è stata pensata per osservare sul posto luoghi e peculiarità che hanno determinato il riconoscimento internazionale del territorio.[1]
Napoli ha richiamato anche gli interventi in corso tra Comune ed Ente Parchi Emilia Centrale. Tra questi figurano l’acquisto del Castello di Borzano con le aree limitrofe, l’acquisizione del terreno e del sentiero della Tana della Mussina e la manutenzione della rete sentieristica.[1]
Valore per la speleologia
L’iniziativa si inserisce in un quadro più ampio di conoscenza e protezione delle aree carsiche. Il materiale di riferimento ricorda che la tutela delle grotte e dei paesaggi carsici è una delle sfide centrali per il terzo millennio, insieme alla gestione sostenibile della frequentazione e al controllo degli impatti ambientali.[1]
Nel caso dei Gessi di Borzano e della Tana della Mussina, la visita ha mostrato quanto formazione, amministrazione e speleologia debbano dialogare. Il racconto del territorio passa anche da questi passaggi sul campo, utili a collegare ricerca, conservazione e responsabilità pubblica.[1]
Fonte:
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