Panoramica
Nelle Alpi lombarde, sopra i 2000 metri di quota, il paesaggio nasconde uno dei serbatoi d’acqua dolce più trascurati dalla ricerca e dalla comunicazione scientifica: i ghiacciai rocciosi (rock glaciers). A differenza dei ghiacciai convenzionali — masse di ghiaccio compatto ricoperte in superficie da detriti — i ghiacciai rocciosi sono corpi detritici costituiti da blocchi e frammenti rocciosi con ghiaccio interstiziale (permafrost) che riempie gli spazi tra i clasti, consentendo all’intera massa di fluire lentamente verso valle. Queste forme del paesaggio sono tra le espressioni più diffuse del permafrost alpino e, in un contesto di riscaldamento climatico accelerato, diventano riserve idriche di rilevanza crescente proprio mentre il loro ghiaccio è a rischio di scioglimento.[^1][^2][^3][^4]
Un recente studio pubblicato sul Journal of Maps (2026) da Pietrogrande et al. ha prodotto la mappatura geomorfologica delle valli Visogno e Spluga (Alpi Centrali Italiane, Sondrio), identificando 19 ghiacciai rocciosi con caratteristiche e livelli di attività differenziati, confermando il valore idrico e il rischio geomorfologico connesso a queste forme.[^5]
Ghiacciai rocciosi: serbatoi d’acqua nascosti nelle montagne alpine
Lo studio di riferimento (Pietrogrande et al., 2026)
Nelle valli Visogno e Spluga (Sondrio), la mappatura geomorfologica ha identificato 19 ghiacciai rocciosi: 11 relitti (fossili, senza permafrost) e 8 transizionali (con ghiaccio residuo, “fuori equilibrio” con il clima attuale).
Tutti si trovano sopra i 2200 m s.l.m., con prevalenza di esposizioni SE, condizione favorevole alla conservazione del permafrost in quest’area delle Alpi Centrali Italiane.[wsl]
Che cosa sono e come si classificano
Corpi detritici con ghiaccio interstiziale che scorrono lentamente per creep; si distinguono in intatti/attivi, transizionali e relitti. Quelli transizionali sono scientificamente cruciali: contengono ancora ghiaccio ma sono già “fuori equilibrio” con il riscaldamento in corso.[openpub.fmach +2]
Rilevanza idrica
Fungono da acquiferi superficiali complessi: alimentano sorgenti e torrenti con acque fredde e stabili. Con la scomparsa del 69–92% dei ghiacciai convenzionali alpini prevista entro fine secolo, i rock glaciers diventeranno sempre più strategici per l’approvvigionamento idrico montano — come già avviene con il ghiacciaio roccioso di Sadole (Trentino), che rifornisce il Comune di Ziano di Fiemme.[air.unimi +3]
Rischi geomorfologici
Lo scioglimento del ghiaccio interstiziale rimuove il “cemento” che stabilizza i detriti, favorendo colate detritiche, frane e lake outburst.
Il crollo di 500.000 m³ dalla Cima Falkner nelle Dolomiti di Brenta (estate 2025) è un esempio diretto della degradazione del permafrost.[copernicus +1]
Riscaldamento e accelerazione
Il permafrost alpino si riscalda di circa 1°C per decennio; le velocità di creep dei rock glaciers sono aumentate da 2 a 3 volte negli ultimi vent’anni.
Il 50% dei ghiacciai rocciosi classificati come relitti potrebbe in realtà essere “pseudo-relitto”, con permafrost ancora presente in profondità.[webthesis.biblio.polito +2]
Il contesto lombardo e alpino
La Lombardia conta oltre 1514 ghiacciai rocciosi censiti (con 228 protalus ramparts); l’Austria ne conta 5769, per un bacino drenato totale di quasi 1280 km². L’inventario lombardo è prodotto dall’Università di Milano-Bicocca.
Che cosa sono i ghiacciai rocciosi
Definizione e morfologia
Un ghiacciaio roccioso è una forma periglaciale caratteristica degli ambienti montani ad alta quota. Si presenta come una lingua o lobo di materiale detritico in lenta discesa lungo un versante, con caratteristiche superficiali ben riconoscibili: creste e solchi trasversali, un fronte ripido (talora superiore a 35°), e dimensioni che variano da poche decine di migliaia a oltre centomila metri quadrati. Internamente, i ghiacciai rocciosi contengono ghiaccio di permafrost che occupa le porosità tra i detriti e costituisce il “motore” del movimento creep che li caratterizza.[^6][^7][^3][^5]
Esistono due categorie genetiche principali:
- Talus rock glaciers: originati da accumuli di detriti (ghiaioni) sotto a pareti rocciose che, col tempo, incorporano ghiaccio interstiziale.
- Glacier-related rock glaciers: originati da morene o ghiacciai che hanno perso la calotta superficiale ma mantengono il nucleo di ghiaccio coperto da detriti.[^8][^6]
Classificazione per attività
Le classificazioni internazionali, tra cui quelle della International Permafrost Association (IPA), distinguono tre stati di attività:[^9][^10] Stato Descrizione Permafrost Velocità di movimento Intatto/attivo Contiene permafrost, si muove attivamente Presente 0,04–6,23 m/anno[^11] Transitionale Permafrost residuo, movimento rallentato o irregolare Residuo Ridotta Fossile/relitto Nessun permafrost, forma inattiva Assente Assente
I ghiacciai rocciosi transizionali rappresentano una categoria di grande rilevanza scientifica: contengono ancora ghiaccio residuo pur essendo “fuori equilibrio” con le attuali condizioni climatiche, rendendoli potenziali riserve idriche ma anche elementi instabili.[^12][^10]
Lo studio nelle valli Visogno e Spluga (2026)
Area di indagine e metodologie
La ricerca di Pietrogrande et al. (2026), pubblicata in Open Access su Journal of Maps, riguarda le valli Visogno e Spluga (Sondrio, Alpi Centrali Italiane), aree comprese tra circa 1300 e 3000 m s.l.m. con un asse vallivo orientato NW-SE. Lo studio si inserisce nell’ambito del progetto di Carta Geologica d’Italia (CARG) e ha coinvolto campagne sul campo nelle estati 2022 e 2023, integrate dall’analisi di ortofoto (2012, 2018, 2021) fornite dalla Regione Lombardia e da rilievi fotogrammetrici con drone.[^5]
Per i ghiacciai rocciosi più grandi, particolarmente quelli della val Visogno, sono stati prodotti Modelli Digitali del Terreno (DTM) con risoluzione fino a 0,20 m grazie ai rilievi drone, e sono state applicate tecniche di feature tracking per misurare gli spostamenti superficiali legati alla deformazione per creep nel tempo.[^5]
Risultati principali
L’indagine ha identificato 19 ghiacciai rocciosi nelle due valli, con caratteristiche principali così riassumibili:[^5]
- 11 relitti (fossili): privi di permafrost attivo, con morfologia conservata ma senza dinamismo.
- 8 transizionali: contengono ancora ghiaccio residuo e si trovano “fuori equilibrio” con il clima attuale.
- Predominanza di esposizioni SE (sud-est), condizione morfoclimatica favorevole alla conservazione del permafrost in questa area geografica.
- Tutti i ghiacciai rocciosi attivi o transizionali si trovano al di sopra della soglia dei 2200 m s.l.m., coerentemente con i limiti regionali indicati per la presenza di permafrost discontinuo nelle Alpi Centrali Italiane.
- La presenza di numerosi protalus ramparts (rampe protalici) testimonia l’attività nivogravitativa sui versanti più acclivi.
L’origine delle forme geomorfologiche locali risale all’Ultimo Massimo Glaciale (LGM), quando la valle era occupata da ghiacciai. Il successivo ritiro glaciale durante l’Olocene ha favorito l’avvio di processi periglaciali e paraglaciali che hanno portato alla formazione degli attuali ghiacciai rocciosi.[^13][^5]
Rilevanza idrica: serbatoi nascosti
Il ruolo idrologico
I ghiacciai rocciosi intatti e transizionali svolgono un ruolo idrologico sempre più riconosciuto nell’ambiente alpino. Il permafrost al loro interno funge da acquifero superficiale complesso: l’acqua si accumula negli spazi intergranulari della massa rocciosa, viene liberata stagionalmente durante l’estate per fusione dello strato attivo e alimenta sorgenti e torrenti di alta quota. Le sorgenti che emergono da ghiacciai rocciosi sono caratterizzate da acque a bassa temperatura, stabilità termica e chimica peculiare.[^14][^15][^16][^17]
In un contesto di progressiva perdita dei ghiacciai superficiali — con proiezioni che stimano la scomparsa di tra il 69% e il 92% del volume glaciale alpino entro fine secolo — la rilevanza dei ghiacciai rocciosi come riserve idriche alternative è in crescita. Il permafrost al loro interno si scioglie più lentamente rispetto al ghiaccio superficiale, rendendoli teoricamente più “resilienti” ai cambiamenti climatici nel breve-medio termine.[^18][^2][^19]
Un esempio concreto viene dal ghiacciaio roccioso di Sadole (Trentino), già identificato come risorsa idrica primaria per il Comune Alpino di Ziano di Fiemme, e incluso come sito pilota nel progetto Alpine Space Waterwise per una gestione idrica più resiliente al clima.[^2]
Qualità dell’acqua: un tema emergente
La fusione del permafrost nei ghiacciai rocciosi non è priva di implicazioni per la qualità dell’acqua. Le analisi chimiche condotte in Piemonte e Trentino-Alto Adige evidenziano che le acque provenienti da ghiacciai rocciosi presentano concentrazioni elevate di ioni, metalli in traccia e talvolta metalli pesanti, in funzione della geologia locale e del grado di degradazione del permafrost. In alcuni contesti alpini con particolari litologie contenenti solfuri metallici, si può innescare un processo di Acid Rock Drainage (ARD): il ghiaccio che si scioglie espone rocce contenenti solfuri all’acqua e all’aria, producendo acido solforico e acidificando le acque. Questo fenomeno, finora poco documentato sulle Alpi lombarde, richiede attenzione crescente nell’ambito del monitoraggio ambientale.[^20][^21][^22][^23]
Permafrost alpino: quadro generale e cambiamenti climatici
Distribuzione e soglie altitudinali
Il permafrost alpino è definito come terreno che rimane a temperatura uguale o inferiore a 0°C per almeno due anni consecutivi. Nelle Alpi, il limite inferiore del permafrost discontinuo si attesta orientativamente tra i 2200 e i 2600 m s.l.m., variando in funzione dell’esposizione, della presenza di neve e della copertura detritica. I ghiacciai rocciosi intatti — il cui fronte si trova al di sopra del limite del permafrost — sono distribuiti in Lombardia principalmente nelle aree con elevazione superiore a 2700 m s.l.m.. L’inventario regionale lombardo della University of Milano-Bicocca censisce oltre 1514 ghiacciai rocciosi e 228 protalus ramparts per la regione Lombardia, con 388 (93%) classificati come relitti nelle Orobie e 75 (89%) attivi/inattivi a Livigno.[^7][^24][^25][^8][^1]
Riscaldamento e accelerazione del creep
Il permafrost alpino si sta riscaldando: secondo le rilevazioni del WSL (Istituto Federale per la Ricerca sulla Neve e le Valanghe, Svizzera), la temperatura del suolo permafrost nelle Alpi è aumentata di circa 1°C per decennio. Questo riscaldamento ha effetti diretti sulla dinamica dei ghiacciai rocciosi: un’analisi delle velocità di creep di 50 rock glaciers alpini nel periodo 1995-2022 mostra che le velocità variano da 0,04 a 6,23 m/anno, con un’accelerazione generale a lungo termine e fasi di accelerazione distinta negli anni 2000-2004, 2008-2015 e 2018-2020. I ghiacciai rocciosi si muovono oggi verso valle da due a tre volte più velocemente rispetto a vent’anni fa.[^11][^1]
Il caso dei pseudo-relitti
Un tema emergente riguarda i cosiddetti ghiacciai rocciosi pseudo-relitti: forme che appaiono relitte da un’analisi morfologica superficiale ma che contengono ancora permafrost residuo in profondità. Uno studio sulle Alpi Orientali Italiane (2024) ha rilevato che circa il 50% dei ghiacciai rocciosi classificati come relitti potrebbe essere pseudo-relitto, con temperature delle sorgenti compatibili con la presenza di permafrost interstiziale. Questo dato suggerisce che il patrimonio idrico rappresentato dai ghiacciai rocciosi sia sottostimato nelle valutazioni correnti.[^12]
Rischi geomorfologici: instabilità e hazard
Meccanismi di destabilizzazione
La degradazione del permafrost nei ghiacciai rocciosi e nelle pareti rocciose adiacenti è tra i principali fattori di rischio geomorfologico crescente nelle Alpi. Quando il ghiaccio interstiziale si scioglie, viene meno il “cemento” che vincola i detriti: la massa può accelerare, destabilizzarsi e trasformarsi in colate detritiche o frane. Allo stesso tempo, la maggiore disponibilità di acqua liquida all’interno del ghiacciaio roccioso può generare pressioni idrostatiche elevate nelle fratture della roccia sottostante, accelerando ulteriormente l’instabilità.[^26][^27][^28][^3][^7][^1]
Un esempio drammatico di questo processo è il crollo di mezzo milione di metri cubi di roccia dalla Cima Falkner (Dolomiti di Brenta, estate 2025): i geologi trentini hanno confermato che la causa scatenante era stata la degradazione continua del permafrost, il cui ghiaccio era visibile nel distacco.[^7]
Hazard specifici nei ghiacciai rocciosi transizionali
I ghiacciai rocciosi transizionali, come quelli individuati nelle valli Visogno e Spluga, presentano rischi specifici proprio perché sono “fuori equilibrio” con il clima attuale. I pericoli includono:[^5]
- Incremento della velocità di creep con potenziale valicamento di soglie di instabilità.
- Colate detritiche generate dall’accelerazione del fronte su pendenze elevate.
- Lake outburst da bacini d’acqua formatisi per fusione del permafrost sulla superficie o ai margini del ghiacciaio roccioso.[^28][^26]
- Maggiore apporto di sedimenti e soluti nei torrenti, con impatti sull’ecosistema acquatico a valle.[^29][^14]
L’attività di monitoraggio è quindi essenziale non solo per la gestione delle risorse idriche, ma anche per la prevenzione dei rischi naturali legati a queste forme del paesaggio.
Metodologie di studio e monitoraggio
Approcci sul campo
Lo studio delle valli Visogno e Spluga illustra un approccio metodologico integrato che rappresenta lo stato dell’arte nella ricerca geomorfologica alpina:[^5]
- Cartografia geomorfologica di dettaglio (scala 1:5000) basata su campagne sul campo e analisi di ortofoto multitemporali.
- Rilievi fotogrammetrici con drone (UAV): produzione di DTM ad alta risoluzione (fino a 0,20 m) per monitorare la morfologia superficiale e calcolare i volumi.
- Feature tracking: tecnica che confronta fotografie e modelli digitali nel tempo per quantificare i movimenti superficiali legati al creep.
- Analisi di ortofoto storiche (2012, 2018, 2021) per ricostruire l’evoluzione temporale delle forme.
Tecnologie avanzate
A livello europeo, le ricerche più recenti si avvalgono di tecnologie aggiuntive:
- InSAR (Interferometria SAR): tecnica radar satellitare per misurare spostamenti superficiali millimetrici su ampie aree; particolarmente utile per classificare i ghiacciai rocciosi tra intatti e relitti su scala regionale.[^10][^30]
- Gravimetria time-lapse (TLG): applicata per la prima volta al rock glacier di Murtèl (Engadina, Svizzera) per stimare i cambiamenti stagionali e pluridecennali di stoccaggio di acqua e ghiaccio.[^15]
- Tomografia di resistività elettrica (ERT) e sismica a rifrazione per caratterizzare la distribuzione del ghiaccio nel sottosuolo.[^31][^12]
- Tracciamento idrologico con fluorescenti per caratterizzare i flussi idrici interni.[^26]
Il contesto degli inventari lombardi e alpini
Lombardia: un patrimonio periglaciale
La Lombardia ospita uno dei più ricchi patrimoni di ghiacciai rocciosi delle Alpi italiane. L’inventario regionale condotto dall’Università degli Studi di Milano-Bicocca censisce 1514 ghiacciai rocciosi e 228 protalus ramparts, con distribuzioni molto differenziate tra le Orobie (prevalenza di relitti al 93%) e la Valle di Livigno (prevalenza di intatti/inattivi all’89%). Questa differenza riflette i contrasti termopluviometrici tra le due aree: Livigno, a clima più continentale e secco, è più favorevole alla persistenza del permafrost rispetto alle Orobie, più esposte alle perturbazioni atlantiche.[^24][^8]
Lo scenario alpino allargato
Agli inventari italiani si affiancano quelli austriaci, svizzeri e francesi. L’inventario nazionale austriaco censisce 5769 ghiacciai rocciosi su un’area di circa 48.400 km², di cui il 60% relitti e il 40% potenzialmente intatti, per un’area totale drenata di quasi 1280 km². In Svizzera, la velocità di movimento dei ghiacciai rocciosi è aumentata significativamente negli ultimi anni, con tre fasi di accelerazione distinta dal 2000 a oggi. In tutto l’arco alpino, il permafrost si sta riscaldando a un ritmo di circa 1°C per decennio.[^32][^11][^1]
Implicazioni per la gestione delle risorse idriche e la pianificazione territoriale
Acqua futura: da ghiacciai a rock glaciers
Con la progressiva scomparsa dei ghiacciai convenzionali — il Ghiacciaio del Ventina (Lombardia) ha visto la sua fronte ritrarsi di circa 1,7 km dal 1895 e il monitoraggio frontale tradizionale è stato interrotto nel 2025 a causa delle profonde trasformazioni morfologiche — i ghiacciai rocciosi transizionali diventeranno sempre più la principale riserva di ghiaccio in alta quota nelle Alpi meridionali. La ridefinizione delle strategie di approvvigionamento idrico in montagna dovrà quindi includere una valutazione sistematica di questi serbatoi nascosti.[^33][^16][^29]
Necessità di monitoraggio integrato
Lo studio di Pietrogrande et al. sottolinea che i ghiacciai rocciosi transizionali identificati nelle valli Visogno e Spluga sono fuori equilibrio con il clima attuale e soggetti a rapidi cambiamenti imminenti. Questo richiede:[^5]
- Monitoraggio continuativo delle velocità di creep e delle temperature del permafrost.
- Inventari aggiornati che distinguano correttamente tra relitti, pseudo-relitti e transizionali.
- Valutazione della qualità delle acque sorgive associate ai ghiacciai rocciosi.
- Integrazione nei piani di protezione civile del rischio da colate detritiche e instabilità dei versanti.
- Pianificazione idrica a lungo termine che includa i rock glaciers come componenti del bilancio idrologico di bacino.
Conclusioni
I ghiacciai rocciosi delle valli Visogno e Spluga rappresentano un caso di studio emblematico per comprendere la risposta della montagna alpina ai cambiamenti climatici. I 19 ghiacciai rocciosi censiti — 11 relitti e 8 transizionali, tutti sopra i 2200 m s.l.m. — sono “giganti di pietra” che custodiscono ghiaccio interstiziale prezioso come riserva idrica, ma che al tempo stesso stanno perdendo il loro equilibrio con il clima attuale. La loro evoluzione nei prossimi decenni determinerà sia la disponibilità d’acqua per sorgenti e torrenti di alta quota, sia il rischio geomorfologico associato a frane, colate e instabilità dei versanti. La criosfera alpina — ghiacciai, permafrost e rock glaciers — forma un sistema interconnesso la cui degradazione è già visibile e richiede risposte scientifiche, gestionali e legislative all’altezza della sfida.[^34][^1][^7][^5]
Fonti e riferimenti
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References
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