Esplorazioni glaciovulcaniche in Islanda: nuove scoperte sulle grotte e sui fenomeni glaciovulcanici
Il reportage “Ghiaccio bollente: esplorazioni glaciovulcaniche in Islanda” di Andrea Benassi racconta gli esiti di una recente spedizione speleologica italiana tra le grotte glaciovulcaniche islandesi, in particolare nella zona del Vatnajökull.
Queste cavità, estremamente rare e affascinanti, nascono dall’incontro fra ghiaccio e attività vulcanica, dando vita ad ambienti unici e pericolosi, caratterizzati dalla presenza di gas vulcanici, alti gradienti termici, laghi subglaciali bollenti e muri di ghiaccio in continuo mutamento.
Durante la spedizione del 2025, il team ha constatato la quasi totale inaccessibilità di alcune storiche grotte come la “Rivière supérieur” per via di crolli e trasformazioni morfologiche dovute anche al cambiamento climatico, ma ha anche esplorato nuovi e spettacolari sistemi glaciovulcanici, tra cui un complesso di oltre 900 metri con camini profondi, laghi bollenti e dinamiche di grande interesse geologico e scientifico.
I rischi legati alle atmosfere povere di ossigeno e ricche di CO2, nonché le sfide tecniche di progressione, rendono queste esplorazioni straordinarie dal punto di vista speleologico e avventuroso.
Le grotte glaciovulcaniche risultano così veri e propri laboratori naturali per la ricerca multidisciplinare, offrendo spunti su morfodinamica, biologia estrema e geochimica, e confermando l’Islanda come luogo chiave per la speleologia mondiale.
• Glaciovulcanismo: interazione tra ghiacciai e vulcani che genera ambienti sotterranei unici, le Fumarolic Ice Caves (FIC).
• Rarità e dinamicità: le grotte glaciovulcaniche sono pochissime sul pianeta, estremamente mutevoli e soggette a rapidi cambiamenti morfologici per effetto combinato di attività vulcanica e cambiamenti climatici.
• Esplorazioni e scoperte: aggiornamenti sullo stato delle storiche cavità islandesi e scoperta di nuovi sistemi glaciovulcanici con caratteristiche spettacolari (camini profondi, laghi bollenti, grandi sale, atmosfere ipossiche).
• Rischi e sfide tecniche: necessità di attrezzatura speciale per l’esplorazione, monitoraggio costante di gas e ossigeno, pericoli legati a CO2 e crolli.
• Valore scientifico e globale: queste grotte sono laboratori naturali per ricerche su geochimica, biologia, morfodinamica; l’Islanda si conferma una delle regioni chiave mondiali per la speleologia glaciovulcanica.
• Impatto dei cambiamenti climatici: mutamento e talvolta perdita di cavità storiche, ma anche nascita di nuovi sistemi; importanza del monitoraggio continuo.
Dinamiche glaciovulcaniche: dalle caldere al monitoraggio, come nascono e si trasformano le grotte nel ghiaccio islandese
Le esplorazioni glaciovulcaniche in Islanda stanno offrendo importanti contributi alla comprensione di un raro fenomeno: le grotte glaciovulcaniche, generate dal complesso rapporto tra ghiacciai e vulcani attivi.
Le spedizioni recenti, condotte nel luglio 2025 da speleologi italiani guidati da Andrea Benassi nell’area del Vatnajokull, hanno permesso di aggiornare la mappatura delle cavità glaciovulcaniche islandesi, mettendo in evidenza alcune importanti novità sia sul fronte delle scoperte speleologiche, sia in ottica di monitoraggio dei cambiamenti climatici.
Fenomeni glaciovulcanici: caratteristiche delle grotte uniche al mondo
Le grotte glaciovulcaniche, o Fumarolic Ice Cave (FIC), rappresentano una tipologia peculiare nell’ambito della speleologia glaciale.
A differenza delle cavità endoglaciali e subglaciali tradizionali, dove lo sviluppo dipende principalmente dall’azione termica di aria e acqua, le grotte glaciovulcaniche integrano anche l’energia generata dall’attività vulcanica, magmatica o idrotermale.
Tale apporto altera profondamente l’equilibrio e la morfodinamica delle cavità, rendendo complessa la costruzione di modelli che ne spieghino l’evoluzione nel tempo.
Sul pianeta le grotte glaciovulcaniche documentate sono poche: Monte Erebus, Rittmann, Melburne e Berlin in Antartide, Cascade Range tra USA e Canada (ad esempio Monte Rainier), alcune aree in Kamcatka e, non da ultima, l’Islanda.
Esplorazioni in Islanda: tra passato e presente nei ghiacciai glaciovulcanici
Le recenti esplorazioni glaciovulcaniche in Islanda si sono concentrate soprattutto nella zona settentrionale del Vatnajokull, tra le celebri caldere del Kverkfjoll.
Negli anni ’80 proprio qui erano state documentate dallo svizzero Gérald Favre la “Riviere chaude” e la “Riviere supérieur”, due cavità divenute leggendarie nella comunità speleologica per dimensioni e complessità: la “Riviere supérieur”, in particolare, aveva raggiunto nel 1986 uno sviluppo di circa 2,800 metri e una profondità superiore ai 500 metri.
Oggi, la situazione risente degli effetti del cambiamento climatico e delle naturali mutazioni dei sistemi glaciovulcanici: rilievi del 2004 mostrano come la “Riviere supérieur” abbia perso oltre 500 metri di sviluppo e più di 100 metri di profondità.
Durante la spedizione 2025, gli ingressi principali risultavano non transitabili a causa del crollo di seracchi e di importanti modifiche morfologiche nella zona. Rimane la possibilità che almeno 1,7 chilometri del ramo profondo esistano ancora, ma l’accesso resta problematico.
Nuove scoperte e dinamiche speleogenetiche nelle cavità glaciovulcaniche islandesi
L’attività glaciovulcanica nell’area del Vatnajokull risulta particolarmente dinamica.
Le immagini satellitari dell’ultimo decennio mostrano la formazione di nuovi “ice cauldron”, grandi calderoni di ghiaccio determinati dall’azione dell’attività idrotermale.
Numerosi nuovi ingressi sono stati scoperti, alcuni di grandi dimensioni e strettamente connessi a fenomeni geotermici, tra cui una significativa risorgenza che attende ancora di essere esplorata.
Il sistema glaciovulcanico più importante identificato durante la recente spedizione si sviluppa per oltre 900 metri, con quattro ingressi attivi.
Uno di essi è costituito da un camino glaciale di circa 50 metri di profondità, con un fondo occupato parzialmente da un lago di acqua bollente e da un vasto lago subglaciale, accessibile dall’interno della grotta stessa.
Queste esplorazioni evidenziano la varietà di morfologie speleogenetiche legate ai flussi termici convettivi: giganteschi scallops, grandi sale, zone fumaroliche e torrenti con acque a temperature prossime al punto di ebollizione, capaci di saturare le gallerie di vapore e fumo in modo surreale.
All’interno delle grotte glaciovulcaniche, la sicurezza non è mai scontata: la presenza di CO2 e il rischio di atmosfere ipossiche impongono la misurazione costante dei valori di ossigeno e il ricorso a sistemi di respirazione autonoma, come già documentato dai rilevamenti fatti nelle grotte “Riviere chaude” e “Riviere supérieur”.
Ricerca scientifica e sfide tecniche nella speleologia glaciovulcanica
Le grotte glaciovulcaniche offrono un ambiente ideale per la ricerca geochimica, geofisica, speleogenetica e biologica.
Le sfide tecniche sono notevoli: l’equipaggiamento richiede materiali d’armo specifici, spesso concepiti per ancorarsi su firn e non su ghiaccio vivo; servono maschere e dispositivi di respirazione per affrontare i laghi di CO2 e le atmosfere potenzialmente pericolose.
Il confronto a livello mondiale colloca il nuovo sistema esplorato in Islanda tra le principali cavità glaciovulcaniche conosciute, assieme al Monte Rainier (3,500 metri di sviluppo attuale), e alle grotte Mothra, Rodans e MC3 (USA, Antartide).
La particolarità di questi ambienti è data dalla dinamicità morfodinamica: certi rami rimangono stabili, altri si modificano rapidamente, richiedendo nuovi approcci di studio e monitoraggio.
Monitoraggio, cambiamento climatico e futuro delle esplorazioni glaciovulcaniche in Islanda
Le grotte glaciovulcaniche in Islanda rappresentano un laboratorio naturale per osservare le interazioni tra impatti climatici, processi vulcanici e dinamiche glaciali.
In inverno, questi sistemi, isolati dalle nevicate, possono incrementare il loro volume grazie all’azione delle fumarole interne, che trattengono il calore e accrescono la pressione.
La complessità di questi ambienti esige programmi di ricerca inter- e multidisciplinari, in grado di catturare l’estrema variabilità dei parametri ambientali coinvolti.
La spedizione in Islanda ha riportato la presenza di importanti fenomeni glaciovulcanici, dimostrando l’importanza del monitoraggio continuo per comprendere le evoluzioni future delle grotte glaciovulcaniche.
Si conferma così il ruolo dell’Islanda come territorio chiave per la speleologia glaciovulcanica mondiale e per la ricerca scientifica su questi fenomeni rari e complessi.

Il reportage originale in prima persona di Andrea Benassi
Le grotte glaciali non sono tutte uguali. Nel panorama della speleologia praticata all’interno dei ghiacciai, esiste una particolare tipologia di vuoti collegati al complesso rapporto tra masse glaciali e attività vulcanica.
Se le grotte endoglaciali e subglaciali ‘normali’ sono legate all’energia immessa nel sistema da aria e acqua, quelle di tipo glaciovulcanico, (anche note come FIC: Fumarolic Ice Cave) aggiungono all’equazione l’energia prodotta dall’attività vulcanica, magmatica o idrotermale.
Il tutto rende estremamente complicato fare modelli evolutivi e morfodinamici per questo tipo di cavità che oltretutto sono attualmente estremamente rare sul pianeta.
Nonostante gli edifici vulcanici attivi con copertura glaciale siano decisamente parecchi (circa 250), attualmente l’esplorazione e lo studio di questi fenomeni si limita ad una manciata di luoghi:
Monte Erebus, Rittmann, Melburne e Berlin in Antartide; Cascade Range tra Stati Uniti e Canada (Monte Rainier, S.Helens, Meager, Hood), qualcosa in Kamcatka nell’estremo est della Russia e per fortuna anche in Islanda.
Proprio quest’isola meravigliosa è stata oggetto nel mese di luglio di pre-spedizione per verificare la situazione dal punto di vista glaciovulcanico e le potenzialità di diverse aree.
Grazie al lavoro esplorativo svolto dagli anni ’80 da Gerarld Favre, sappiamo bene che l’Islanda ospita alcune incredibili cavità glaciovulcaniche.
La “Riviere chaude” e la “Riviere supérieur” sul fronte settentrionale dell’enorme ghiacciaio del Vatnajokull sono luoghi semplicemente leggendari sia per i loro caratteri morfologici che per le modalità con cui furono esplorate.
La “Riviere supérieur” in particolare, con uno sviluppo nel 1986 di circa 2800 metri e un dislivello di circa 525 metri è qualcosa di unico.
Le cavità glaciali sono però qualcosa di mutevole e quelle legate al vulcanismo non sono da meno.
Vivono un equilibrio dinamico sottile e anche per loro purtroppo tra le variabili va inserito il cambiamento climatico che agisce anche in Islanda.
Nel caso di questa grotta, una spedizione del 2004 rilevava come avesse perso oltre mezzo chilometro di sviluppo e più di cento metri di profondità.
Se una grotta perde dimensioni, altre però ne possono comparire in altre zone del ghiacciaio.
Proprio in questa prospettiva abbiamo deciso di verificare la situazione anche nella zona esplorata da Favre.
Nelle tre settimane di spedizione i risultati sono stati decisamente buoni. L’Islanda ospita un mucchio di vulcani, buona parte attivi e parecchi sepolti sotto enormi ghiacciai e capaci anche di mostruose eruzione subglaciali.
Sotto il Vatnajokull sono almeno quattro di edifici vulcanici attivi presenti. Alcuni sepolti sotto un chilometro di ghiaccio.
Il Vatnajokull è qualcosa di difficile da descrivere per dimensioni e vastità: per comparazione si può prendere la Corsica e immaginarla tutta di ghiaccio. Ecco queste sono più o meno le dimensioni di questo ghiacciaio.
I nostri sforzi si sono concentrati nell’area settentrionale attorno alle due caldere del Kverkfjoll. La situazione rispetto agli anni delle esplorazioni svizzere è cambiata abbastanza. Alcune zone sono deglaciate, l’attività fumarolica sembra aver avuto un incremento negli ultimi anni o forse è più evidente per l’assottigliamento di una parte del ghiacciaio.
In tutti i casi, anche l’analisi delle immagini satellitari degli ultimi dieci anni, mostra una situazione molto dinamica, con la comparsa di numerosi nuovi ice cauldron, grandi calderoni di ghiaccio legati all’attività idrotermale.
Calderoni a volte enormi, che si presentano come veri e propri ‘chimney’ camini o pozzi glaciali da cui fuoriescono grandi nuvole di gas (fortunatamente vapore-dominante).
Abbiamo provato a verificare lo stato della “Riviere supérieur” ma purtroppo la grotta posta sul margine di una lingua secondaria, sembra aver perso ulteriore sviluppo.
Dei suoi 4 ingressi presenti nell’ultimo rilievo del 2004, nessuno appariva transitabile, mentre grandi seracchi e frammenti di galleria giacevano franati alla rinfusa attorno ad ampie zone geotermica attive.
Probabilmente la parte più profonda, ovvero almeno 1,7 chilometri, potrebbe ancora esistere, ma non è chiaro come raggiungerla.
Nella zona più a monte, le nuove condizioni hanno invece fatto comparire gli ingressi di ‘nuovi’ sistemi.
Abbiamo identificato numerosi imbocchi anche di grandi dimensioni, direttamente collegati ad importanti fenomeni geotermici, tra cui una grande ‘risorgenza’ probabilmente collegata ad alcuni calderoni glaciali che aspetta di essere esplorata.
Il sistema più importante che abbiamo documentato si sviluppa per oltre 900 metri (di cui 750 rilevati) e presenta 4 ingressi, di cui uno rappresentato da un grandioso camino glaciale di circa 50 metri di profondità il cui fondo appare occupato in parte da un lago di acqua bollente e in parte da un grandissimo lago subglaciale che abbiamo raggiunto dall’interno.
Già dall’ingresso principale la grotta ti fa capire che non stai entrando in un posto ‘ordinario’.
Il torrente che infatti inghiotte, nasce poche decine di metri a monte da una polla termale e presenta una temperatura di circa 95°C capace di riempire le prima centinaia di metri di grotta glaciale di fumi e vapori surreali.
Anche all’interno delle grandi gallerie, altre piccole zone fumaroliche, permettono l’alternarsi di ambienti enormi a tratti di minori dimensioni, creando una incredibile quantità di morfologie legate ai flussi termici convettivi, tra cui gigantesci scallops.
La grotta presenta attualmente due rami paralleli attivi che sembrano convergere e che presentano altrettante prosecuzioni.
Le condizioni di respirabilità nelle grotte glaciovulcaniche non vanno mai date per scontate.
Non è mai semplice immaginare di cosa sia composto il vapore che ti avvolge e se dietro quella curva ci sarà ancora abbastanza ossigeno.
Per fortuna, oltre ai sensi anche i sensori aiutano parecchio e, sempre per fortuna, in questa grotta le condizioni non erano poi male.
Una certa percentuale di CO2 ma non troppa da essere pericolosa e anche l’ossigeno mai sotto il 19%.
Non abbiamo potuto dire la stessa cosa per esempio quando siamo andati a riverdere la “Riviere chaude” esplorata dagli Svizzeri.
Qui oltre a controllare che dal soffitto dell’enorme galleria non ti caschi in testa qualcosa, devi anche tenere d’occhio il multigas.
A circa 150 metri dall’ingresso, il tenore di ossigeno infatti precipita rapidamente: in un attimo ti trovi avvolto dalle nebbie che neanche nella bassa Padana e scopri che quello che respiri non va bene.
Per evitare sorprese ci siamo dovuti fermare al 17% di ossigeno e infatti gli svizzeri oltre questa zona avevano usato gli apparati di respirazione autonoma per proseguire di alcune centinaia di metri immersi in un atmosfera con oltre il 10% di CO2.
L’attività e le ricerche nelle grotte glaciovulcaniche è un qualcosa di decisamente affascinante e in buona parte ancora da inventare.
Moltissimi sono i punti interrogativi sulle dinamiche che agiscono in questi luoghi e tantissime le linee di ricerca che possono essere avviate tanto dal punto di vista geochimico e speleogenetico, quanto da quello biologico.
Ma ancora prima di entrare sono molte le soluzioni tecniche da immaginare anche solo per esplorarli.
Già i grandi camini-calderoni sono per esempio una sfida tecnica dal punto di vista del materiale d’armo.
Aprendosi su firm e non su ghiaccio vivo, non permettono l’uso delle viti da ghiaccio e obbligano ad immaginare corpi morti anche di grandi dimensioni, il tutto senza sapere bene in quali condizioni di temperatura, atmosfera, visibilità e acqua ti troverai alla base del pozzo!
Perplessità che già prima di partire ci aveva portato a fare abbondante umorismo sui nostri tentativi di finire “bolliti in un pentolone di ghiaccio!“
Non solo maschere ma anche sistemi di respirazione autonoma sono per esempio materiali già di uso comune per esempio nelle esplorazioni sul Rainier per documentare i grandi laghi mortali di CO2 (ovviamente invisibili!).
Insomma un gran bel gioco da tutti i punti di vista.
Come ho detto, allo stato attuale le grotte glaciovulcaniche note e documentate sono ancora poche nel mondo.
Quella con il maggiore sviluppo e con la maggiore storia di studi morfodinamici, è il Sistema del Monte Rainier (USA) con uno sviluppo attuale di circa 3500 metri, a cui potrebbe seguire con meno di 2000 metri ciò che resta della ‘Riviere Supérieur’ e quindi le grotte Mothra e Rodans sul monte S. Helens, rispettivamente con 798 e 750 metri e la MC3 esplorata per circa 685 metri sul Monte Melbourne in Antartide.
In questa prospettiva il nuovo sistema che abbiamo esplorato per oltre 900 metri si pone tra le principali cavità di questo tipo attualmente esistenti e crediamo abbia ancora parecchio da raccontare.
Allo stesso tempo quello che più affascina di questo tipo di grotte è proprio la complessità del loro comportamento morfodinamico sospeso tra frammenti del sistema stabili e frammenti sempre mutevoli.
Una complessità che obbliga a immaginare progetti di studio e monitoraggio complessi: capaci di raccogliere dati da tutti i molteplici parametri climatici coinvolti.
Per esempio, differenza delle normali grotte glacili che d’inverno vengono riassorbite dal ghiacciaio, quelle glaciovulcaniche appena le nevicate chiudono gli ingressi, vivono in splendido isolamento come bolle di vuoto capaci al contrario di crescere ed aumentare il proprio volume proprio in ragione dell’isolamento dall’esterno.
Le fumarole interne non solo conservano meglio il calore capace di fondere il ghiaccio, ma sono capaci anche di mandare in sovrapressione l’ambiente interno.
Una danza continua tra interno ed esterno, tra impulsi freddi e impulsi caldi, capace di scolpire e dare forma a luoghi incredibili.
Luoghi dove ti muovi in punta di piedi, in un continente sconosciuto, sospeso tra stupore e meraviglia.
Partecipanti: Andrea Benassi; Lorenzo Bordin; Cristian Monticone (Lazzaro); Maria Trombin

“Ghiaccio bollente: esplorazioni glaciovulcaniche in Islanda”
di Andrea Benassi, è un affascinante reportage speleologico che racconta una recente esplorazione nelle grotte glaciovulcaniche islandesi, effettuata da un gruppo di speleologi italiani tra cui lo stesso autore.
? Cosa sono le grotte glaciovulcaniche (FIC)?
Le Fumarolic Ice Caves (FIC) sono cavità generate dall’interazione tra ghiaccio e attività vulcanica (magmatica o idrotermale). A differenza delle grotte glaciali “classiche” — scavate da acqua e aria — queste incorporano una terza fonte di energia: il calore sprigionato da sotto la crosta terrestre.
Queste grotte sono:
- Rare: esistono solo in pochissimi luoghi del pianeta (Antartide, Cascade Range, Kam?atka e Islanda).
- Mutevoli: modellate dal delicato equilibrio tra ghiaccio, vapori caldi e clima.
- Pericolose: presentano rischi legati a gas vulcanici, crolli e laghi d’acqua bollente.
? Esplorazione in Islanda: luglio 2025
Benassi e il suo team (Lorenzo Bordin, Cristian Monticone – “Lazzaro” – e Maria Trombin) si sono concentrati nella zona del Vatnajökull, il più grande ghiacciaio europeo, in particolare nelle caldere del Kverkfjöll.
Obiettivi principali:
- Verificare lo stato delle storiche grotte glaciovulcaniche “Rivière chaude” e “Rivière supérieur”.
- Identificare nuove cavità e documentare mutamenti legati al cambiamento climatico e all’attività geotermica.
Osservazioni chiave sul terreno
“Rivière supérieur” – un gigante che scompare
- Negli anni ’80 misurava 2800 m di sviluppo e 525 m di profondità.
- Nel 2004 risultava ridimensionata di oltre 500 m.
- Nel 2025, quasi completamente collassata: nessuno dei suoi 4 ingressi era più accessibile.
Nuove cavità esplorate
- Ipotizzati nuovi sistemi legati ai recenti “calderoni” idrotermali.
- Uno di essi si sviluppa per oltre 900 metri, con 4 ingressi distinti.
- Il più scenografico è un camino glaciale profondo 50 m, con presenza di un lago di acqua bollente e un grande lago subglaciale interno.
- L’aria è satura di vapore a 95°C, con necessità di monitoraggio costante dei gas (CO?, O?).
Sfide tecniche e ambientali
- Respirabilità: la concentrazione di ossigeno può scendere fino al 17% o meno, rendendo necessario l’uso di respiratori autonomi.
- Le pareti non consentono l’uso di viti da ghiaccio, costringendo a ideare ancoraggi alternativi su “firn” (neve compatta).
- L’interno delle grotte può contenere atmosfere a rischio: CO2 invisibile e soffocante, come quelle già rilevate sul Monte Rainier e all’interno della stessa “Rivière chaude”.
Un patrimonio speleologico globale raro
Ad oggi, nel mondo, si conoscono solo poche grotte glaciovulcaniche esplorate:SistemaLocalitàSviluppo Monte Rainier Cascades, USA ~3500 m “Rivière supérieur” Islanda <2000 m (restante) Mothra / Rodans Mount St. Helens, USA 798 m / 750 m MC3 Mount Melbourne, Antartide 685 m
Il nuovo sistema islandese documentato nel 2025 (900+ metri) diventa così uno dei principali al mondo del suo genere.
Prospettive future
Le grotte glaciovulcaniche rappresentano un laboratorio naturale per:
- Geochimica: studio dei gas, delle acque e dei minerali.
- Biologia estrema: presenza di microrganismi in condizioni uniche.
- Morfodinamica: evoluzione delle cavità sotto pressione termica interna.
Molti aspetti restano da scoprire: le grotte glaciovulcaniche seguono logiche di crescita indipendenti dal clima esterno, possono espandersi d’inverno, grazie alla chiusura degli ingressi e al mantenimento del calore interno.
In conclusione
Benassi descrive un mondo eccezionale, effimero e pericoloso, dove ghiaccio e fuoco convivono. I suoi racconti evocano una linfa speleologica rara, alimentata da curiosità, rischio e meraviglia.
È uno scenario avvincente per la speleologia moderna, capace di unire alpinismo, scienza e avventura in condizioni estreme. E come lui stesso conclude:
“Luoghi dove ti muovi in punta di piedi, in un continente sconosciuto, sospeso tra stupore e meraviglia.”
Glossario tecnico scientifico
Grotte glaciovulcaniche e speleologia glaciale: definizioni chiave
Grotte glaciovulcaniche (Fumarolic Ice Cave, FIC): Cavità che si formano all’interno dei ghiacciai per effetto combinato dell’attività vulcanica e della presenza di ghiaccio. Caratterizzate dall’interazione tra energia termica vulcanica e masse glaciali.
Cavità endoglaciali: Grotte situate all’interno delle masse glaciali, generalmente modellate dall’azione termica dell’acqua e dell’aria.
Cavità subglaciali: Cavità che si trovano al di sotto della superficie dei ghiacciai, formate dal movimento dell’acqua allo stato liquido sotto la pressione del ghiaccio.
Caldera: Depressione a forma di grande cratere che si genera dopo il collasso di un edificio vulcanico, spesso luogo di intensa attività idrotermale.
Firn: Neve parzialmente trasformata in ghiaccio, più compatta della neve fresca ma meno densa del ghiaccio puro.
Seracco: Blocco o pilastro di ghiaccio che si trova sulle superfici irregolari dei ghiacciai, spesso derivante da fratture profonde.
Ice cauldron (calderone glaciale): Depressione o grande pozzo nel ghiaccio, prodotto dall’azione di fonti di calore sotterranee, tipico delle aree glaciovulcaniche.
Scallop: Struttura morfologica caratterizzata dalla formazione di concavità a forma di conchiglia sulle superfici delle grotte, dovuta all’azione dei flussi termici e convettivi.
Risorgenza: Sorgente d’acqua che fuoriesce dal ghiacciaio a seguito della fusione interna o della pressione idrotermale.
Termini tecnici e scientifici legati all’esplorazione e all’atmosfera delle grotte
Dislivello: Differenza di quota tra due punti, indica la profondità o l’elevazione interna di una grotta.
Sistemi di respirazione autonoma: Dispositivi che permettono agli esploratori di respirare in ambienti poveri di ossigeno o saturi di gas potenzialmente pericolosi, come CO2.
Atmosfere ipossiche: Ambienti in cui il tenore di ossigeno è inferiore ai livelli normali, rendendo difficoltosa la respirazione umana.
Sistemi di monitoraggio climatico: Strumentazioni scientifiche utilizzate per rilevare parametri come temperatura, pressione, composizione dei gas, variazioni del ghiaccio.
Torrente inglaciato: Corso d’acqua che scorre all’interno o alla base di un ghiacciaio.
Materiali d’armo: Equipaggiamento tecnico per l’esplorazione di grotte o pozzi, come corde, ancoraggi o corpi morti (pesanti oggetti utilizzati per garantire la sicurezza in mancanza di superfici solide su cui fissarsi).
Termini meno comuni o desueti
Polla termale: Sorgente d’acqua calda alimentata dall’energia geotermica.
Multigas: Strumento portatile che misura la presenza e la concentrazione dei diversi gas nell’aria.
Camino glaciale: Galleria o pozzo verticale che si apre nella massa glaciale, spesso collegato all’attività fumarolica o a fenomeni idrotermali.
Fumi e vapori surreali: Espressione usata per descrivere l’aspetto insolito dei vaporetti visibili all’interno di alcune grotte glaciovulcaniche.
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