Pubblicato su La Rivista del CAI, il racconto delle ricerche speleologiche sotto il Vatnajokull
Cristian Monticone (Lazzaro Speleo), Andrea Benassi, Maria F. Trombin e Lorenzo Bordin ha recentemente pubblicato un articolo su La Rivista del CAI (gennaio 2026) in cui racconta le spettacolari esplorazioni glaciovulcaniche condotte in Islanda, sul versante settentrionale del ghiacciaio Vatnajokull, in corrispondenza della caldera vulcanica attiva del Kverkfjöll.
Le spedizioni si sono concentrate nello studio delle grotte glaciali formate dall’azione del calore vulcanico e dei gas geotermici. Un campo di ricerca di frontiera che unisce speleologia, vulcanologia, geologia e scienze planetarie. Il sistema esplorato, tra cui le cavità del campo geotermale di Hveradalur, è oggi considerato tra i più vasti e potenzialmente estesi del mondo.
L’articolo, intitolato “Ghiaccio bollente”, documenta ambienti estremi, paesaggi surreali, difficoltà tecniche e rischi legati ai gas tossici (come anidride carbonica e acido solfidrico), offrendo uno spaccato di speleologia “da altri pianeti”, utile anche per analogie con ambienti extraterrestri come il satellite Ganimede.

Un esempio di cavità formatasi sotto il ghiacciaio Vatnajökull, modellata dall’attività geotermica e vulcanica dell’area. Le esplorazioni speleologiche in queste strutture richiedono attenzione particolare alla presenza di gas pericolosi e instabilità del ghiaccio.
Foto: Andreas Tille, via Wikimedia Commons – Licenza CC BY-SA 3.0
Focus: I gas vulcanici nelle grotte: anidride carbonica e acido solfidrico
Durante le esplorazioni glaciovulcaniche in Islanda, uno degli aspetti più critici che colpisce, nell’articolo, dal punto di vista dell’incolumità, è la forte presenza di gas geotermici come l’anidride carbonica (CO?) e l’acido solfidrico (H?S). Questi gas, prodotti dall’attività vulcanica e dalle manifestazioni idrotermali, possono accumularsi nelle cavità glaciali, rendendo l’ambiente tossico o privo di ossigeno.
Anidride carbonica (CO?)
È un gas incolore, inodore e più pesante dell’aria. Tende ad accumularsi negli strati inferiori delle grotte, dove può sostituire l’ossigeno atmosferico. In ambienti poco ventilati, anche piccole concentrazioni possono causare malesseri, perdita di coscienza e, nei casi più gravi, asfissia.
Acido solfidrico (H?S)
È un gas tossico, con un odore pungente simile a quello delle uova marce, percepibile solo a basse concentrazioni. In quantità maggiori, l’acido solfidrico può inibire l’olfatto, rendendo difficile accorgersi della sua presenza. È estremamente pericoloso per la salute umana, poiché può provocare danni neurologici e respiratori anche in tempi brevi.
Per queste ragioni, durante le esplorazioni in ambienti glaciovulcanici è indispensabile adottare specifiche precauzioni: utilizzo di rilevatori portatili di gas, valutazione della ventilazione naturale delle cavità e definizione di procedure di intervento in caso di contaminazione.

Complimenti agli autori per l’articolo e per le esplorazioni!
Un grande esempio di esplorazione speleologica moderna, multidisciplinare e internazionale.
Fonte:
Articolo completo su La Rivista del CAI, gennaio 2026, pp. 70–79 – https://soci.cai.it/my-cai/inside/cai/larivista/apri
Titolo: Ghiaccio bollente – Esplorazioni glaciovulcaniche in Islanda
Testi: C. Monticone, A. Benassi, M.F. Trombin, L. Bordin
Foto: A. Benassi, C. Monticone