La colonna portante della spedizione indipendente del gruppo francese KRAC poggia sulla ricerca accademica e documenta il ritrovamento di resti umani in Turkmenistan.
Il documentario “Koytendag: la montagna inaccessibile”, realizzato dal regista e filmmaker Antonio Cosentino, entrerà nei progetti UNESCO.
Foto di copertina e testi di Antonio Cosentino
TURKMENISTAN, 12 maggio 2026 – Un thriller archeologico e una meraviglia geologica unici al mondo, scoperti a poca distanza nel cuore della terra.
Quella che doveva essere una spedizione speleologica internazionale per proteggere il patrimonio naturale del Koytendag si è trasformata, nelle ultime ore, nella scoperta di un deposito di resti umani probabilmente vecchio di secoli, situato sul fondo di una cavità naturale.
Un team del gruppo speleo francese KRAC è sceso nel pozzo verticale di 60 metri della grotta Verticalnaya per verificare e documentare un’incredibile intuizione del leggendario speleologo russo Vladimir A. Maltsev, che per primo ne aveva individuato la presenza decenni fa.
Sul fondo del pozzo, gli esploratori hanno ritrovato la mummia in perfetto stato di conservazione descritta da Maltsev, scoprendo che non era sola: nell’oscurità dell’antro erano presenti altri tre cadaveri sparsi.
La mummia principale si trova in una fisionomia spettrale: è adagiata sopra una stalattite che ha infilzato il corpo durante la caduta e su cui è scivolata nel corso degli anni a causa della decomposizione, apparendo oggi in posizione seduta con le braccia aperte e il capo rivolto verso l’alto.
La parte posteriore del cranio è visibilmente sfondata. Sulla base delle prime osservazioni morfologiche, l’archeologa della spedizione e il team ipotizzano la dinamica di un agguato violento, un possibile omicidio consumatosi a tradimento prima della caduta nel vuoto.
Si tratta tuttavia di un’ipotesi sul campo: solo un’imminente e accurata analisi di laboratorio potrà stabilire con certezza scientifica l’esatta epoca cronologica in cui queste persone sono vissute e successivamente morte.
Il rigore scientifico come colonna portante del KRAC
Questo immenso progetto esplorativo non è nato da una suggestione estetica, ma poggia su una solida e rigorosa colonna portante scientifica.
Fin dalle prime, storiche spedizioni nel Koytendag, il gruppo francese KRAC (Karstologie & Recherches Asie Centrale) ha impostato il proprio lavoro su rigorosi parametri accademici.
I pionieri del gruppo – come il geologo e coordinatore Xavier Robert, l’esperto di carsismo idrotermale Philippe Audra, la biospeologa Josiane Lips e il logista Jean-Philippe Dégletagne – hanno avviato la mappatura sistematica dei sistemi carsici, il censimento della fauna ipogea e lo studio idro-geologico del massiccio, operando in totale autofinanziamento.
Solo in una seconda fase, per dare forma visiva e preservare la memoria di questi straordinari dati accademici, è subentrato il monumentale lavoro fotografico e tridimensionale di Philippe Crochet e Annie Guiraud.
La poesia dei loro diaporami ha fatto innamorare il mondo di questa montagna inaccessibile. Su loro invito, il regista e filmmaker Antonio Cosentino si è unito alla spedizione, traducendo la precisione della scienza e la meraviglia delle immagini nella narrazione cinematografica del documentario “Koytendag: la montagna inaccessibile”.
Il 29 aprile, giorno dell’arrivo, l’ambasciatore francese in Turkmenistan, Philippe Merlin, è sceso personalmente in grotta.
La sua intervista e il suo immediato supporto politico hanno spinto il progetto nelle mani dei rappresentanti dell’UNESCO, che hanno incluso l’opera di Cosentino tra le iniziative da dichiarare Patrimonio dell’Umanità.
L’eredità di Maltsev contro lo scempio minerario
L’obiettivo comune è salvare un patrimonio sventrato negli anni ’50 e ’60 dall’estrazione selvaggia sovietica di onice e oro.
Questo scempio si è arrestato solo con l’istituzione della Riserva Statale del Koytendag l’11 luglio 1986.
Questo territorio sorge oggi all’interno di una blindatissima area militare protetta, accessibile esclusivamente attraverso speciali permessi scientifici governativi.
Tra i pochi santuari rimasti intatti spicca il ramo Gulcherin (Gulshirin) della grotta Geophysikackaya Naia.
Questo miracolo geologico si è salvato grazie all’intervento pionieristico dello scienziato e speleologo russo Vladimir A. Maltsev, che tra gli anni ’70 e ’80 mappò l’area e ne difese l’integrità.
Il nome di questa cavità si traduce letteralmente come “Giardino di Pietra”, un paradiso minerale millenario che vanta i cristalli di gesso tra i più grandi al mondo, una caratteristica che lo posiziona di diritto tra i siti ipogei più belli e spettacolari dell’intero pianeta.
Maltsev teorizzò l’origine idrotermale di queste grotte, mentre oggi la comunità scientifica concorda sul fatto che il Koytendag non sia un sistema puramente ipogenico; Si tratta invece di un modello carsico misto (ibrido): l’aggressività chimica profonda iniziale dei fluidi solfurei (ipogenica) ha creato i primi grandi vuoti, ma la vera e propria rete idrologica, il modellamento macroscopico delle gallerie e i flussi attuali sono guidati da un massiccio sistema idrogeologico epigenico superficiale.
Questa immensa eredità scientifica è protetta e studiata oggi da Shaniyaz Mengliyev, storico Capo del Dipartimento Scientifico e Vicedirettore della Riserva, custode instancabile e guida fondamentale sul posto.
Lo scenario nel pozzo della grotta Verticalnaya
Ieri, un sotto-gruppo di tre esploratori del KRAC, guidato dall’esperienza tecnica dell’archeologa della spedizione, si è staccato dalle prospezioni esterne per calarsi nei 60 metri del pozzo della grotta Verticalnaya e completare il lavoro iniziato da Maltsev.
I fari dei caschetti hanno rivelato l’agghiacciante scenario: la mummia principale adagiata sulla stalattite, gli altri tre scheletri sparsi sul suolo e un ecosistema che mostra i segni del tempo, con tracce evidenti del passaggio di serpenti in una sabbia fine come polvere.
Sulle pareti, i millenari cristalli di gesso appaiono aggrediti e coperti da muffe scure.
Sul posto sono già stati effettuati accurati rilievi scientifici e i primi campionamenti biologici.
Sarà l’esame della datazione al carbonio-14 a fornire le risposte definitive: l’analisi di laboratorio stabilirà con esattezza l’epoca in cui queste persone sono vissute e poi morte, confermando se i quattro corpi appartengano alla stessa era e sbrogliando il fitto mistero archeologico della grotta Verticalnaya.
Fonte: Antonio Cosentino