Nel canale di San Nicola, a San Marco in Lamis, alcune grotte rupestri medievali conservano iscrizioni e affreschi che alimentano l’ipotesi di un soggiorno di Papa Celestino V nella “foresta intricata” di Stignano durante la Quaresima del 1295.
Gli Eremi di San Celestino V nel Gargano: un sito rupestre al centro di un’ipotesi storica
Nel territorio di San Marco in Lamis, lungo il canale di San Nicola — conosciuto localmente come “Chiancata delli fenocchje” — si trova un insieme di strutture rupestri che negli ultimi anni ha attirato l’attenzione di ricercatori e appassionati di storia medievale. Il sito è stato denominato Eremi di San Celestino V. Il nome è recente: risale a circa una decina di anni fa. Non deriva da riferimenti topografici tradizionali, ma da una serie di indizi trovati all’interno delle grotte stesse.
La domanda che anima la ricerca è diretta: il papa eremita si nascose davvero qui?
La fuga di Papa Celestino V nel 1295: i fatti documentati
Alcuni elementi della vicenda storica sono certi. Papa Celestino V — Pietro da Morrone, canonizzato nel 1313 — rinunciò al pontificato nel dicembre del 1294. Dopo la rinuncia, tentò di fuggire per tornare alla vita eremitica. Venne arrestato sulla costa orientale del Gargano, tra Vieste e Peschici, il 16 maggio del 1295.
Le cronache dell’epoca forniscono dettagli precisi sul percorso. Dopo quattro giorni di cammino, il papa si nascose in una selva. Fu accolto da alcuni eremiti durante la Quaresima. Vi rimase fino a Pasqua. Successivamente soggiornò a San Giovanni in Piano, in agro di Apricena. Fu poi catturato sulle coste del Promontorio del Gargano.
La sequenza è documentata. Il problema riguarda la localizzazione della “selva” e dell'”eremo” che lo ospitò.
Il nodo storiografico: Bosco Incoronata o Valle di Stignano?
Diversi biografi del santo hanno collocato il rifugio nel Bosco Incoronata di Foggia. È un’ipotesi che circola da tempo. Presenta, però, alcune criticità rilevanti.
Nel Bosco Incoronata non sono state trovate tracce ufficiali di eremi né di comunità eremitiche. Inoltre, quella zona era una riserva di caccia reale. Era quindi sorvegliata con attenzione. Un fuggitivo che cercava di nascondersi difficilmente avrebbe scelto un luogo simile.
Il gruppo di ricerca locale “La valle degli Eremi” propone una lettura alternativa. Secondo questa interpretazione, chi cerca riparo tende a scegliere luoghi impraticabili: selve fitte, valli difficili da attraversare, zone lontane dalle vie di comunicazione. La documentazione medievale descrive la zona di Stignano proprio come “foresta intricata”. L’espressione ricorre nelle fonti dell’epoca e suggerisce un territorio ostile alla circolazione.
Le iscrizioni rupestri degli Eremi di San Celestino V: cosa rivelano le pareti delle grotte
L’elemento più rilevante è un’iscrizione incisa sulla parete di uno degli eremi. Il testo, con lacune e difficoltà di datazione, riporta:
…C HEREMI
PET COELESTINI
PP V FUIT MVCCC.
La lettura suggerisce un riferimento diretto a Pietro Celestino V. La data, parzialmente leggibile, sembrerebbe indicare l’anno 1300 o poco prima. Gli studiosi sottolineano che si tratta di un’iscrizione con lacune. Non è possibile accertarne con certezza la datazione precisa. Il valore come indizio, però, rimane significativo.
Un secondo elemento riguarda la grotta-eremo adiacente. L’ambiente è completamente intonacato. Sulla superficie è visibile lo stemma della croce dei Celestini, il simbolo identificativo dell’ordine fondato da Pietro da Morrone. La presenza di questo segno in una grotta isolata del Gargano non è banale.
L’affresco dell’Eremo di Sant’Agostino e la figura del monaco in bianco
Nella stessa area è presente un ulteriore elemento iconografico. Nell’eremo di Sant’Agostino si conserva un affresco che raffigura due monaci in adorazione davanti a un crocifisso. Uno dei due è vestito di bianco.
Il dettaglio del colore è significativo. Celestino V indossava il bianco pontificio dopo l’elezione. La figura potrebbe riferirsi a lui. Si tratta di un’interpretazione, non di una certezza. La tradizione iconografica medievale, però, usava il colore come elemento identificativo. La presenza di questa figura in un eremo legato all’ordine Celestiniano rafforza il contesto complessivo degli indizi.
La distanza da San Giovanni in Piano: un giorno di cammino che coincide
Le cronache medievali indicano che l’eremo che ospitò Celestino V durante la Quaresima del 1295 si trovava a circa un giorno di cammino da San Giovanni in Piano. Quest’ultimo apparteneva all’ordine Celestiniano, che aveva possedimenti anche nella zona di Stignano.
Gli Eremi di San Celestino V nel territorio di San Marco in Lamis si trovano esattamente a quella distanza da San Giovanni in Piano. La coincidenza geografica è uno degli argomenti più solidi a sostegno dell’ipotesi.
Non si tratta di una prova definitiva. È, però, una convergenza di dati difficile da ignorare.
Un’ipotesi ancora aperta: la ricerca speleologica e storica continua
Il gruppo “La valle degli Eremi” è chiaro nel definire lo stato della ricerca. Si è nel campo delle ipotesi. Tra le diverse ricostruzioni proposte, alcune sembrano più coerenti con i dati disponibili. L’iscrizione rupestre, lo stemma Celestiniano, la distanza da San Giovanni in Piano e le caratteristiche ambientali della zona concorrono a costruire uno scenario plausibile.
L’esplorazione del sito continua. Le grotte del canale di San Nicola restano un oggetto di studio per chi si occupa di speleologia storica e di patrimonio rupestre del Gargano. Il nome “Eremi di San Celestino V” riflette questa ricerca in corso. Non è ancora una certezza storica. È una pista aperta.
Fotografie di Giovanni Barrella.
Fonte: Gruppo “La valle degli Eremi” / Gargano da Scoprire https://www.facebook.com/share/p/1PPFWiMbNt/.
