Al centro della antica Via della Seta, ai margini del deserto del Gobi, si trova un luogo secolare di pellegrinaggio: centinaia di grotte scavate in una rupe di arenaria che contiene alcuni tra i più raffinati affreschi buddisti e statue del mondo.

Abbandonate per secoli, le Grotte di Mogao sono in qualche modo sopravvissute a tutto ciò che la natura e l’uomo potrebbero lanciare contro di loro: terremoti, inondazioni e tempeste di sabbia, predatori ribelli islamici, esploratori europei, soldati russi, guardie rosse cinesi della Rivoluzione Culturale.

Oggi, le grotte nei pressi di Dunhuang, nella Cina occidentale, godono di una nuova vita, al centro degli sforzi della Cina comunista per rivitalizzare e ricostruire la Via della Seta come un testamento al suo crescente potere in Asia. Si distinguono anche come un simbolo della cooperazione sino-americano nella preservazione culturale della Cina, grazie al lavoro pionieristico del Getty Conservation Institute.

Ma i dipinti murali fragili, alcuni dei quali risalgono al quarto secolo che mostrano storie di vita quotidiana e visioni dell’aldilà del Buddha, devono affrontare un’altra minaccia: un nuovo esercito di turisti e il richiamo del profitto.

“Negli ultimi 100 anni, la maggior parte del danno è stato fatto dalla natura, ma la frequentazione di un numero crescente di turisti sta distruggendo l’equilibrio originale all’interno delle grotte”, ha detto Wang Xudong, presidente dell’Accademia di Dunhuang, che si occupa della tutela e conservazione del sito. “Ingressi continui ed uscite nodificano la temperatura e l’umidità all’interno delle grotte. I corpi umani portano anche microrganismi, e se iniziano a crescere all’interno delle grotte, sarebbe molto spaventoso.” (vedi il caso del proliferare di funghi nella Grotta di Lascaux in Francia che stanno distruggendo i dipinti preistorici)

Più di un milione di turisti hanno visitato le grotte nel 2015, con un aumento del 40 per cento in appena un anno e un incremento di circa 20 volte negli ultimi due decenni.

La stragrande maggioranza dei turisti sono cinesi, che con la crescita economica del paese stanno vivendo il boom del turismo interno e come interesse si rinnova il passato buddista della Cina.

Con la consulenza di esperti del Getty, l’Accademia Dunhuang inizialmente ha cercato di limitare il numero di turisti a 3000 al giorno, ma poi si rese conto “che limitare semplicemente non impedirebbe alla gente di venire”. Il limite venne poi innalzato a 6000 al giorno, ma la domanda supera regolarmente il limite nel picco stagionale che va da Luglio ad Ottobre.

Per alleviare la pressione, i turisti sono invitati a registrarsi in anticipo e, prima di visitare il sito, vengono mostrati due film di 20 minuti sulla storia di Dunhuang e le grotte stesse nel centro visitatori, poi vengono accompagnati attraverso una selezione delle 40 grotte che sono aperte al pubblico, è proibito scattare fotografie per evitare che i flash danneggino gli affreschi.

Chi si registra oltre il numero massimo dei 6000 visitatori giornalieri non vede i documentari iniziali e ha accesso a solo 4 grotte, dando questi ritardatari “una pessima esperienza” e si spera di incoraggiare più persone a visitare il sito durante la bassa stagione, quando i prezzi dei biglietti sono dimezzati.

La questione è se si può può arginare la marea crescente: Accanto al centro visite, a 14 chilometri dalle grotte, si sta costruendo un complesso turistico finanziato da privati, con un teatro e alberghi.

Nella vicina città di Dunhuang, sono in costruzione un un centro congressi da 200 milioni di Euro e un Teatro da 2000 posti per ospitare una esposizione culturale annuale sulla Seta. Il grande aeroporto moderno è in fase di espansione, con circa 100 milioni di Euro di investimento.

“C’è un’enorme pressione commerciale; La crescita della città di Dunhuang dipende in ultima analisi dalle Grotte di Mogao e molte persone che sono interessate allo sviluppo della regione vogliono più visitatori”.

C’è anche chi si occupa dello stato dell’arte per l’avanzamento dei lavori di restauro:

Accuratamente, i restauratori iniziano a campionare e censire ogni grotta prendendo centinaia di fotografie ad alta risoluzione, a colori e in bianco e nero. Poi gli affreschi sono esaminati per vedere quali materiali sono stati utilizzati – e le cause di deterioramento diagnosticate – prima che gli esperti decidono i migliori materiali e metodi per ripristinarli.

Alcuni dei dipinti, realizzati su una base di fango ed erba, sono in parte staccati dalla parete rocciosa, ed enormemente vulnerabili a umidità o terremoti. Diversi tipi di malta sono stati ampiamente testati prima di scegliere quello destinato a colmare gli interstizi.

Il progetto ha prodotto le linee guida che sono state applicate ad altre grotte in tutta la Cina, nonché i principi che hanno aiutato il paese a gestire meglio i suoi siti storici. E’ stata realizzata anche una nuova grande mostra al Getty Research Institute di Los Angeles da maggio a settembre, che comprende riproduzioni a grandezza reale di tre di queste grotte.

È un esempio molto più felice di quello che è stata la collaborazione con l’occidente nell’ultimo secolo: Nel 1907, l’archeologo anglo-ungherese Aurel Stein convinse un monaco locale a vendergli 24 pacchi imballati con antiche scritture buddiste e cinque tronchi di dipinti, ricami e altre opere d’arte che erano stati scoperti solo di recente in una piccola grotta murata. pagando l’equivalente di 130 sterline.

Esploratori francesi, giapponesi e russi hanno depredato migliaia di documenti di inestimabile valore negli anni successivi prima che l’americano Langdon Warner si presentò nel 1923: Deciso a non tornare a casa a mani vuote, prese alcune delle sculture e usò colla adesiva per strappare una dozzina di quadri dalle pareti.

La storia ufficiale li chiama “cacciatori di tesori spregevoli.”

Altri che non erano alla ricerca di reliquie hanno inflitto altri tipi di danni. Nel 1870, i ribelli musulmani sono arrivati alle grotte, bruciando molte delle scale di legno che davano loro accesso. Potrebbero essere responsabili anche di aver grattato via le facce da alcuni dei dipinti.

Nel 1921, i soldati russi bianchi che si era ritirati in Cina durante la guerra contro i bolscevichi sono stati arrestati dal governo cinese e foruno temporaneamente imprigionati nelle grotte. Il danno provocato dai loro fuochi e i loro graffiti, sono ancora visibili in alcune grotte.

La storia fu gentile durante la Rivoluzione culturale cinese, quando, su ordine del premier Zhou Enlai, i soldati dell’Esercito di Liberazione e la polizia sono stati spediti sul luogo per proteggere le grotte da bande di guardie rosse intente a distruggerlo.

Oggi restano 735 grotte scavate nell’arenaria lungo un periodo di 1000 anni. Quasi 500 sono i quadri alle pareti (le grotte non decorate erano destinate alla meditazione) – mentre sono sopravvisutte più di 2000 sculture.

Con partner in tutto il mondo, l’Accademia Dunhuang sta lavorando a un grande progetto di archiviazione digitale, fotografando le grotte e tutto ciò che una volta era contenuto al loro interno. Più di 40.000 opere d’arte o scritture sono sparse in tutto il mondo e questo è un modo per riunirle e conservarle per sempre.

“Naturalmente, ci auguriamo che quando il mondo diventerà veramente una grande famiglia (?), si potrà tornare alle grotte di Mogao e riportare le altre reliquie,” “Ma la realtà è molto crudele a volte. per ora si possono riunificare solo attraverso internet.”

Fonte: www.stuff.co.nz

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