La ricerca del 2024 sulla Grotta del Bue Marino individua nei sedimenti e nei foraminiferi marini nuove tracce dell’evoluzione paleoecologica dell’Olocene, aprendo prospettive per lo studio delle variazioni climatiche negli ambienti carsici costieri.

La Grotta del Bue Marino come archivio naturale del clima

La Grotta del Bue Marino, sulla costa orientale della Sardegna, continua a confermarsi un laboratorio naturale di grande interesse per le scienze della Terra. Uno studio pubblicato sulla rivista The Holocene ha ricostruito l’evoluzione paleoecologica della diramazione centrale della cavità durante l’Olocene, utilizzando i sedimenti marini conservati al suo interno come archivio delle trasformazioni ambientali avvenute negli ultimi millenni.  

La ricerca è stata condotta da un gruppo multidisciplinare composto da geologi, sedimentologi e micropaleontologi appartenenti a diverse università ed enti di ricerca italiani. L’obiettivo era comprendere come siano cambiati gli ecosistemi della grotta dopo l’innalzamento del livello del mare che, al termine dell’ultima glaciazione, ha progressivamente allagato parte del sistema carsico.

Sedimenti della Grotta del Bue Marino e datazione dell’Olocene

Lo studio si basa sull’analisi di sette campioni superficiali e di due carotaggi sedimentari prelevati nella diramazione sommersa della Grotta del Bue Marino nel 2018 e nel 2021.

Per la prima volta in un ambiente di questo tipo è stata applicata con successo la datazione mediante luminescenza ai sedimenti depositati in una grotta marina. I risultati indicano un’età di circa 6.040 ± 470 anni per uno degli strati analizzati, collocando il deposito nelle prime fasi successive all’ingressione marina dell’Olocene.  

Gli autori precisano che la sedimentazione all’interno della cavità non è stata continua né uniforme, ma il record conservato risulta comunque sufficientemente affidabile per ricostruire l’evoluzione ambientale del sito.

Foraminiferi e ricostruzione paleoecologica della grotta

Uno degli aspetti centrali della ricerca riguarda lo studio dei foraminiferi bentonici, piccoli organismi unicellulari con guscio calcareo largamente utilizzati come indicatori ambientali.

Confrontando le associazioni fossili con quelle attuali, i ricercatori hanno ricostruito le condizioni ecologiche della Grotta del Bue Marino durante l’Olocene. Le analisi mostrano una sostanziale stabilità dell’ambiente sedimentario, accompagnata da un cambiamento nella composizione delle comunità di foraminiferi.

Nei livelli più antichi prevale la specie Ammonia inflata, mentre nei sedimenti più recenti diventa dominante Eggerelloides advena, specie opportunista associata a differenti condizioni di disponibilità dei nutrienti. Secondo gli autori questo cambiamento potrebbe riflettere modificazioni climatiche e ambientali avvenute durante l’Olocene, anche se saranno necessari ulteriori studi per definire con maggiore precisione le cause di questa evoluzione.  

Un metodo innovativo per lo studio delle grotte marine

La ricerca rappresenta uno dei primi esempi di applicazione integrata tra micropaleontologia, sedimentologia e datazione con luminescenza in una grotta marina mediterranea.

L’approccio dimostra che i sedimenti conservati nelle cavità costiere possono costituire archivi affidabili per ricostruire le variazioni del livello del mare, i cambiamenti climatici e le modificazioni degli ecosistemi marini nel corso dell’Olocene.

Gli autori evidenziano inoltre che ambienti come la Grotta del Bue Marino possono contribuire alla comprensione degli effetti dei cambiamenti climatici sulle zone costiere, offrendo informazioni complementari rispetto ai tradizionali archivi paleoclimatici.

Prospettive per la ricerca nelle grotte della Sardegna

Lo studio apre nuove prospettive per la ricerca speleologica e geologica nelle cavità sommerse del Mediterraneo. La possibilità di utilizzare i sedimenti della Grotta del Bue Marino come archivio paleoambientale offre infatti un nuovo strumento per ricostruire l’evoluzione delle coste e degli ecosistemi marini nel corso degli ultimi millenni.

Gli autori sottolineano che saranno necessari carotaggi più estesi e ulteriori campagne di campionamento per affinare la cronologia degli eventi e comprendere meglio gli effetti delle variazioni climatiche tardo-oloceniche negli ambienti ipogei costieri. La metodologia sviluppata in questo lavoro potrà essere applicata anche ad altre grotte marine del Mediterraneo, ampliando le conoscenze sull’interazione tra livello del mare, dinamiche sedimentarie ed ecosistemi sotterranei.  

Fonti