Uno studio dell’Università di Innsbruck colloca la Grotta delle Conturines nel tardo Miocene e rafforza il valore scientifico della cavità dolomitica come archivio climatico delle Alpi
La Grotta delle Conturines, nelle Dolomiti, è oggi considerata la più antica grotta alpina datata con metodo radiometrico, grazie a speleotemi che hanno restituito un’età minima di 5,8 milioni di anni.
La datazione uranio-piombo indica che queste concrezioni si formarono tra tardo Miocene e inizio Pliocene, in un periodo in cui le Alpi erano più basse e il clima era più caldo dell’attuale, con condizioni che richiamano un ambiente mediterraneo.
Per questo la Grotta delle Conturines è un sito chiave per la speleologia, per lo studio del carsismo dolomitico e per la ricostruzione del clima del passato.
Grotta delle Conturines e datazione radiometrica nelle Dolomiti
La nuova ricerca, guidata dall’Università di Innsbruck, ha stabilito la più antica datazione radiometrica finora ottenuta per una grotta alpina.
Il risultato riguarda gli speleotemi interni alla Grotta delle Conturines, formazioni calcaree che hanno conservato una lunga memoria geologica.
La Grotta delle Conturines si trova in Alta Badia, sotto il Piz dles Cunturines, a circa 2.775 metri di quota, sopra San Cassiano.
Proprio questa collocazione in alta montagna rende il dato particolarmente significativo, perché i depositi studiati indicano una fase di formazione sviluppata in condizioni ambientali molto diverse da quelle attuali.
Secondo i dati diffusi sullo studio, i livelli più antichi datati risalgono a circa 5,8 milioni di anni fa, mentre quelli più recenti arrivano a circa 1,8 milioni di anni fa.
La Grotta delle Conturines entra così in una dimensione temporale che precede le grandi glaciazioni quaternarie e apre un nuovo riferimento per la speleologia alpina.
Università di Innsbruck, speleotemi e cronologia della grotta alpina
Il lavoro scientifico si concentra sulle concrezioni mineralizzate della cavità, cioè gli speleotemi, che sono stati usati per ricostruire la cronologia della Grotta delle Conturines.
L’Università di Innsbruck ha comunicato che queste formazioni rappresentano le più antiche concrezioni di grotta datate radiometricamente nelle Alpi.
Il quadro che emerge modifica in modo netto la lettura del sito.
La Grotta delle Conturines non è più solo una cavità nota per i reperti paleontologici, ma anche un archivio che documenta fasi molto antiche del carsismo alpino.
Questo aspetto è rilevante anche sul piano metodologico.
La datazione radiometrica applicata agli speleotemi fornisce infatti una base cronologica diretta per interpretare l’evoluzione della grotta, invece di affidarsi solo a dati indiretti o al contesto sedimentario.
Clima del tardo Miocene e archivio paleoclimatico delle Dolomiti
La ricerca sulla Grotta delle Conturines non riguarda soltanto l’età della cavità.
I depositi interni vengono letti anche come un archivio paleoclimatico utile per ricostruire le condizioni ambientali del tardo Miocene nelle Dolomiti.
Le informazioni diffuse con lo studio indicano un contesto climatico più caldo e umido rispetto a quello attuale.
In quel quadro, la grotta non si trovava nelle condizioni d’alta quota odierne, ma in un ambiente compatibile con quote più basse e con un assetto alpino ancora diverso da quello contemporaneo.
La Grotta delle Conturines diventa quindi un punto di osservazione sulla lunga storia geologica delle Alpi.
Nei suoi depositi si leggono insieme l’evoluzione del rilievo, la formazione delle concrezioni e i segnali di un clima antico che precede le grandi trasformazioni del Quaternario.
Ursus ladinicus, museo di San Cassiano e valore del sito
La Grotta delle Conturines era già conosciuta dagli studiosi per i resti di orso delle caverne rinvenuti al suo interno.
Il sito è infatti al centro del percorso divulgativo del Museum Ladin Ursus ladinicus di San Cassiano, dedicato alla storia naturale delle Dolomiti e alla presenza dell’Ursus ladinicus.
Le fonti turistiche e museali del territorio ricordano anche che la cavità è accessibile solo con visita guidata e che resta un luogo di forte interesse naturalistico e scientifico.
La nuova datazione amplia questo profilo, perché alla rilevanza paleontologica già nota si aggiunge ora un valore ancora più marcato sul piano geologico e paleoclimatico.
Per la speleologia alpina, la Grotta delle Conturines rappresenta così un caso di studio di primo piano.
Il sito mostra come una cavità d’alta quota possa conservare informazioni che superano la scala della storia recente e raggiungono tempi profondi, utili a comprendere l’evoluzione delle Alpi e del clima europeo.
Ricerca speleologica alpina e nuove prospettive di studio
La datazione della Grotta delle Conturines rafforza l’interesse per le grotte d’alta quota come archivi naturali di lunga durata.
Per la ricerca speleologica, il caso dolomitico suggerisce che altri siti alpini possano ancora restituire dati importanti sulla storia del carsismo, dei sedimenti e delle oscillazioni climatiche antiche.
In questa prospettiva, la Grotta delle Conturines si conferma un nodo di collegamento tra geologia, paleoclimatologia e speleologia.
La cavità conserva infatti una documentazione che interessa sia gli specialisti sia il pubblico che segue l’evoluzione delle ricerche sulle Dolomiti e sul patrimonio ipogeo alpino.
Cosa racconta davvero la Grotta delle Conturines
La Grotta delle Conturines non è solo una cavità d’alta quota delle Dolomiti, ma un archivio geologico che conserva una parte molto antica della storia alpina.
Le analisi sugli speleotemi hanno permesso di fissare un’età minima di 5,8 milioni di anni, con una cronologia che rende questo sito la più antica grotta alpina datata con metodo radiometrico finora noto.
Il punto centrale della ricerca riguarda proprio gli speleotemi, cioè le concrezioni calcaree formate nel tempo all’interno della cavità.
Grazie alla datazione uranio-piombo, i ricercatori hanno stabilito che la deposizione iniziò tra il tardo Miocene e l’inizio del Pliocene e proseguì in modo intermittente fino a circa 1,82 milioni di anni fa.
Questo dato è importante anche per capire l’evoluzione delle Dolomiti. Quando si formarono le concrezioni più antiche della Grotta delle Conturines, le Alpi avevano quote inferiori rispetto a quelle attuali e il contesto climatico era più caldo.
Le fonti parlano di temperature superiori di 4-5 gradi rispetto ai livelli preindustriali e di un ambiente che poteva presentare elementi di vegetazione mediterranea.
La Grotta delle Conturines diventa quindi un riferimento non solo per la speleologia alpina, ma anche per gli studi sul clima del Miocene e sulla trasformazione geomorfologica del rilievo dolomitico.
La presenza di depositi così antichi a quasi 2.800 metri di quota sostiene l’ipotesi di un’origine paleofreatica della cavità, poi modificata dal sollevamento della catena alpina.
Per chi legge in chiave divulgativa, il valore della Grotta delle Conturines sta nella sua doppia funzione. Da un lato conserva una lunga storia naturale delle Dolomiti, dall’altro offre agli studiosi un archivio utile per collegare carsismo, clima antico e innalzamento delle Alpi in un unico quadro interpretativo
Fonti principali
- Università di Innsbruck, notizia sulla ricerca: Oldest dated alpine speleothems
- Montagna.tv, articolo di sintesi giornalistica: Dolomiti, la Grotta delle Conturines è la più antica delle Alpi
Come sono state usate
La fonte dell’Università di Innsbruck è stata usata come riferimento principale per i dati scientifici sulla datazione degli speleotemi, sull’età basale vicina ai 6 milioni di anni e sul valore della grotta come sistema paleofreatico di età miocenica.
L’articolo di Montagna.tv è stato usato per integrare il quadro divulgativo, compresi i riferimenti al lavoro iniziato nel 2011, alla datazione uranio-piombo, al contesto climatico e alla mostra collegata alla scoperta.
Domande e risposte sulla ricerca
In che modo la datazione uranio-piombo ha permesso di stabilire l’età minima di 5,8 milioni di anni della Grotta delle Conturines?
La datazione uranio-piombo è stata applicata agli speleotemi della Grotta delle Conturines, in particolare ai depositi di flowstone e alle stalagmiti conservate nella parte interna della cavità. Questo metodo misura il decadimento dell’uranio in piombo nei carbonati e ha permesso di datare l’inizio della deposizione a un intervallo compreso tra circa 5,80 ± 0,24 e 5,38 ± 0,24 milioni di anni fa, fissando così un’età minima molto antica per la grotta.
Quali caratteristiche degli speleotemi hanno reso possibile una datazione così antica in ambiente alpino?
Gli speleotemi della Grotta delle Conturines sono eccezionali per spessore, stato di conservazione e continuità stratigrafica. Il flowstone raggiunge localmente 3,5 metri di spessore, i carotaggi hanno coperto l’intera successione deposizionale e due carote lunghe, prelevate a circa 5 metri di distanza, hanno mostrato una replica molto buona dei segnali registrati, compresi diversi cambi di polarità magnetica. Questo insieme di elementi ha reso possibile una cronologia robusta anche in una cavità oggi posta a quasi 2.800 metri di quota.
Perché questa è considerata la più antica datazione radiometrica finora ottenuta per una grotta delle Alpi?
È considerata la più antica datazione radiometrica per una grotta alpina perché gli speleotemi basali della Grotta delle Conturines raggiungono un’età prossima ai 6 milioni di anni, superiore a quella documentata finora per altri depositi di grotta nelle Alpi. La notizia dell’Università di Innsbruck definisce questi depositi come i più antichi speleotemi datati radiometricamente conosciuti nell’arco alpino.
Quali sono i margini di incertezza della datazione e perché i ricercatori ipotizzano che la cavità possa avvicinarsi ai 6 milioni di anni?
I margini di incertezza indicati nello studio sono dell’ordine di circa ± 0,24 milioni di anni per le età più antiche e di ± 0,17 milioni di anni per le fasi più recenti della deposizione. I ricercatori parlano di un’età basale di circa 6 milioni di anni perché il dato più antico disponibile, 5,80 ± 0,24 milioni di anni, rientra nel tardo Miocene e si avvicina a quella soglia, mentre anche le inversioni di polarità magnetica registrate nei depositi sostengono la solidità di questa cronologia.
Domande e risposte su clima e paesaggio
Che cosa raccontano i pollini intrappolati nella calcite sul clima delle Dolomiti nel tardo Miocene?
I pollini conservati nei depositi di calcite indicano la presenza di piante legate a climi sensibilmente più caldi rispetto a quello attuale delle Dolomiti. Secondo le ricostruzioni riportate dalle fonti, le temperature erano comprese tra 4 e 5 gradi in più rispetto all’epoca preindustriale, un dato che suggerisce un ambiente molto diverso da quello odierno in alta quota.
In che modo la Grotta delle Conturines aiuta a ricostruire un periodo in cui le Alpi erano più basse di oggi?
Gli speleotemi della Grotta delle Conturines si sono formati in condizioni incompatibili con l’attuale quota della cavità, che oggi si trova a quasi 2.800 metri sul livello del mare. Per questo i ricercatori interpretano il sito come un sistema paleofreatico di origine miocenica, sviluppatosi quando il rilievo alpino non aveva ancora raggiunto le quote attuali. Le fonti divulgative indicano che la grotta poteva trovarsi intorno ai 1.500 metri di quota.
Quale legame esiste tra questa scoperta e la crisi di salinità del Messiniano nel Mediterraneo?
La cronologia più antica degli speleotemi colloca la storia iniziale della grotta nel tardo Miocene, in prossimità della crisi di salinità del Messiniano, il periodo in cui il Mediterraneo andò incontro a una drastica riduzione delle acque. Questo collegamento temporale rende la Grotta delle Conturines un archivio utile per leggere i rapporti tra evoluzione del paesaggio alpino e grandi trasformazioni ambientali dell’area mediterranea.
Che cosa significa, in termini paleoclimatici, trovare tracce di vegetazione mediterranea a quote oggi molto elevate?
Significa che il contesto climatico e altimetrico del tempo era profondamente diverso da quello attuale. La presenza di indicatori legati a vegetazione mediterranea suggerisce che l’area della Grotta delle Conturines avesse condizioni termiche più miti e che il rilievo circostante fosse più basso, con un paesaggio che le fonti paragonano a quello dell’odierna zona di San Cassiano, ma in un quadro climatico molto più caldo.
Domande e risposte sulla grotta e sulla speleologia
Perché la Grotta delle Conturines è un sito importante non solo per la paleontologia, ma anche per la speleologia alpina?
La Grotta delle Conturines è nota da tempo per i resti di orso delle caverne rinvenuti nel 1987, ma oggi assume un rilievo ancora più ampio perché conserva speleotemi datati al tardo Miocene e al Pliocene. Questo la rende un archivio naturale utile non solo per studiare la fauna del Quaternario, ma anche per comprendere l’evoluzione del carsismo alpino, la storia geomorfologica delle Dolomiti e le condizioni ambientali di milioni di anni fa.
Quali nuove prospettive apre questa scoperta per lo studio dell’evoluzione del carsismo nelle Dolomiti?
La datazione molto antica degli speleotemi sostiene l’ipotesi che la Grotta delle Conturines sia un sistema paleofreatico di origine miocenica. In termini speleologici, questo significa che la cavità può aiutare a ricostruire fasi molto antiche di circolazione idrica sotterranea e a collegare la formazione delle grotte al progressivo sollevamento delle Alpi. Per il carsismo dolomitico, si apre quindi la possibilità di rileggere altri sistemi d’alta quota come archivi di lunga durata e non solo come cavità legate a fasi più recenti.
Esistono altre grotte alpine che potrebbero conservare depositi altrettanto antichi e ancora poco studiati?
Le fonti consultate non elencano altri casi con età radiometriche comparabili già documentate nelle Alpi, ed è proprio per questo che la Grotta delle Conturines viene presentata come il record attuale. Proprio questo primato suggerisce però che altre cavità alpine con grandi concrezioni inattive, oggi poste ad alta quota, potrebbero meritare nuove indagini geocronologiche e magnetostratigrafiche.
Quanto è raro trovare depositi di calcite così spessi in una cavità posta oltre i 2.800 metri di quota?
È un dato considerato anomalo anche dai ricercatori, perché in un ambiente alpino così elevato non ci si aspetta la presenza di un flowstone eccezionalmente spesso e di grandi stalagmiti formatisi in condizioni favorevoli alla deposizione prolungata della calcite. La notizia dell’Università di Innsbruck descrive infatti la cavità come sede di un flowstone eccezionalmente spesso, oggi inattivo, parzialmente corroso e inciso da fratture, un insieme di caratteristiche poco comune per una grotta situata quasi a 2.800 metri.
Domande su storia e valorizzazione
Come cambia la lettura scientifica della grotta dopo una lunga fase in cui l’attenzione era concentrata soprattutto sull’Ursus spelaeus ladinicus?
Per molti anni la Grotta delle Conturines è stata conosciuta soprattutto per i resti di Ursus spelaeus ladinicus, che hanno dato grande rilievo paleontologico al sito e hanno portato anche alla valorizzazione museale del tema a San Cassiano. La nuova datazione degli speleotemi amplia in modo netto questo quadro, perché mostra che la cavità non è importante solo per la fauna del tardo Pleistocene, ma anche come archivio geologico e paleoclimatico che conserva una storia iniziata almeno 5,8 milioni di anni fa.
Quale ruolo hanno avuto gli speleologi e le istituzioni locali nel percorso di ricerca iniziato dopo la scoperta del 1987?
La scoperta della grotta nel 1987 viene attribuita allo speleologo Willy Costamoling, un passaggio che ha aperto la strada agli studi successivi sul sito. Nel tempo, accanto al lavoro dei ricercatori universitari, hanno avuto un ruolo importante anche le istituzioni culturali locali, in particolare il Museum Ladin, che ha contribuito alla conservazione, alla divulgazione e alla presentazione pubblica dei risultati scientifici legati alla grotta e ai suoi reperti.
In che modo i risultati della ricerca saranno presentati al pubblico nella mostra del Museum Ladin ?iastel de Tor?
Le fonti riferiscono che i risultati della ricerca entreranno nel percorso espositivo della mostra “Countdown to mass extinction?”, ospitata dal 27 aprile al Parco Naturale Sciliar-Catinaccio e collegata al Museum Ladin ?iastel de Tor. Tra i materiali esposti è prevista anche una delle carote estratte nella Grotta delle Conturines, cioè uno dei campioni che hanno permesso di leggere la lunga storia geologica della cavità.
Che impatto può avere questa notizia sulla valorizzazione culturale e scientifica della Grotta delle Conturines?
Questa notizia può rafforzare la Grotta delle Conturines come sito di riferimento non solo per la paleontologia, ma anche per la speleologia e per la divulgazione sulle trasformazioni ambientali delle Dolomiti. Il museo dedicato a Ursus ladinicus già collega il sito alla storia naturale del territorio, mentre la nuova datazione aggiunge un ulteriore livello di interesse scientifico, legato al carsismo alpino e alla ricostruzione dei climi del passato