La ricerca sulla Grotta di Fumane mostra come focolari, aree di attività e gestione dello spazio siano cambiati durante il passaggio dal Paleolitico medio al Paleolitico superiore, offrendo nuovi elementi sull’evoluzione dei comportamenti umani.

La Grotta di Fumane continua a offrire nuove informazioni sul Paleolitico

La Grotta di Fumane, nei Monti Lessini in provincia di Verona, si conferma uno dei più importanti siti archeologici europei per lo studio della transizione tra Neanderthal e Homo sapiens. Un nuovo lavoro pubblicato sul Journal of Anthropological Sciences analizza in dettaglio le tracce lasciate dalle attività umane all’interno della cavità, ricostruendo l’organizzazione degli spazi abitativi e l’uso del fuoco nel corso di migliaia di anni.

La ricerca è stata condotta da Diana Marcazzan, Christopher E. Miller, Bertrand Ligouis, Rossella Duches, Nicholas J. Conard e Marco Peresani. Lo studio si concentra sui livelli del Paleolitico medio e superiore della Grotta di Fumane, occupata dapprima dai Neanderthal e successivamente dai primi gruppi di Homo sapiens giunti nell’Italia settentrionale. (PubMed?)

Geoarcheologia e micromorfologia per leggere le tracce lasciate nel sottosuolo

Gli studiosi hanno applicato tecniche di geoarcheologia, micromorfologia e petrologia organica per esaminare i sedimenti contenenti focolari e altre strutture prodotte dalle attività umane.

L’analisi ha evidenziato che solo una parte delle aree interpretate come focolari corrisponde realmente a strutture di combustione conservate nel loro stato originario. Molti depositi risultano invece modificati dalle attività quotidiane degli abitanti della grotta, come il calpestio, lo spostamento delle ceneri o la pulizia degli spazi abitativi.

Queste osservazioni hanno permesso di distinguere differenti tipologie di strutture antropiche, comprendenti focolari integri, aree di scarico dei residui della combustione, superfici di frequentazione e livelli formatisi attraverso occupazioni ripetute nel tempo. (PubMed?)

L’evoluzione dell’uso dello spazio nella Grotta di Fumane

Uno degli aspetti più significativi riguarda l’organizzazione dello spazio all’interno della Grotta di Fumane.

Durante le occupazioni musteriane attribuite ai Neanderthal si osserva una progressiva diminuzione del numero dei focolari conservati. La tendenza continua anche nelle fasi dell’Uluzziano.

Con il successivo Protoaurignaziano, associato ai primi Homo sapiens, la situazione cambia. I focolari diventano più articolati, spesso costituiti da diversi livelli sovrapposti, e mostrano una migliore definizione stratigrafica. Gli autori interpretano questo dato come il risultato di modalità differenti di utilizzo della grotta e di una diversa organizzazione delle attività quotidiane.

L’analisi spaziale suggerisce anche variazioni nella frequenza delle occupazioni e nell’intensità con cui il sito veniva utilizzato durante le diverse fasi del Paleolitico. (PubMed?)

La gestione del fuoco rivela strategie differenti

Lo studio affronta anche il tema dell’approvvigionamento del combustibile.

All’interno di alcuni focolari attribuiti ai Neanderthal sono stati riconosciuti differenti tipi di materiale vegetale utilizzato come combustibile. Questo indica una certa flessibilità nella scelta delle risorse disponibili e dimostra che la gestione del fuoco era adattata alle condizioni ambientali e alle necessità del momento.

Gli autori sottolineano che il fuoco non rappresentava soltanto uno strumento per il riscaldamento o la preparazione del cibo, ma costituiva anche un elemento centrale nell’organizzazione dello spazio abitativo e nelle attività svolte all’interno della cavità. (PubMed?)

Un riferimento per lo studio della transizione tra Neanderthal e Homo sapiens

La Grotta di Fumane è da molti anni uno dei principali laboratori naturali per lo studio della sostituzione delle popolazioni neanderthaliane con i primi Homo sapiens in Europa.

Le numerose campagne di scavo hanno restituito industrie litiche, resti faunistici, testimonianze artistiche e depositi archeologici ben conservati che consentono di ricostruire non solo gli aspetti culturali, ma anche l’organizzazione della vita quotidiana.

Il nuovo lavoro amplia questo quadro attraverso un approccio microstratigrafico che permette di osservare eventi spesso invisibili durante lo scavo tradizionale. La classificazione proposta dagli autori costituisce inoltre uno strumento utile per interpretare le strutture antropiche presenti in altri siti paleolitici europei.

L’insieme dei risultati contribuisce a comprendere come siano cambiati i comportamenti degli ultimi Neanderthal e dei primi Homo sapiens durante una delle fasi più importanti della preistoria europea. (PubMed?)

Fonti