Uno studio sulla Grotta Scaloria dimostra come la tomografia elettrica pseudo-3D possa individuare cavità ancora inesplorate, offrendo nuovi strumenti per la ricerca archeologica e speleologica nel complesso carsico di Manfredonia.

Grotta Scaloria: un sito archeologico di riferimento per il Neolitico mediterraneo

La Grotta Scaloria, situata nei pressi di Manfredonia, in provincia di Foggia, rappresenta uno dei più importanti siti preistorici del Mediterraneo. Da oltre ottant’anni è oggetto di ricerche archeologiche che hanno documentato frequentazioni risalenti al Paleolitico e soprattutto al Neolitico, con ritrovamenti che hanno contribuito a ricostruire le pratiche rituali e la vita delle comunità preistoriche dell’Italia meridionale.

Il complesso è costituito da due ambienti principali, noti come Scaloria Alta e Scaloria Bassa, collegati ad altre cavità del sistema carsico, tra cui la Grotta di Occhipinto. Nel corso del tempo gli studiosi hanno ipotizzato che il reticolo sotterraneo possa essere più esteso rispetto alle parti finora esplorate, rendendo necessario il ricorso a tecniche di indagine non invasive. (DOI?)

Tomografia elettrica pseudo-3D per individuare nuove cavità

Lo studio pubblicato sulla rivista Archaeological and Anthropological Sciences da Michael Maerker, Ivano Rellini, Luigi Mucerino e Patrizio Torrese ha valutato l’efficacia della tomografia elettrica di resistività pseudo-3D (Electrical Resistivity Tomography, ERT) nell’individuazione di cavità sotterranee.

La metodologia misura la resistività elettrica del sottosuolo. Le cavità riempite d’aria presentano valori di resistività molto elevati rispetto alle rocce circostanti e possono quindi essere riconosciute come anomalie geofisiche.

Prima delle misure sul campo, i ricercatori hanno sviluppato modelli sintetici per verificare il comportamento della tecnica in differenti configurazioni geologiche. Questa fase ha consentito di definire il miglior assetto operativo prima dell’acquisizione dei dati reali. (DOI?)

I risultati dello studio sulla Grotta Scaloria

L’indagine ha evidenziato diverse anomalie ad alta resistività compatibili con la presenza di vuoti sotterranei. Una delle principali è stata individuata a circa nove metri di profondità.

I dati geofisici sono stati confrontati con perforazioni stratigrafiche già eseguite nell’area. In uno dei sondaggi una cavità intercettata tra gli otto e i nove metri di profondità coincide con l’anomalia individuata dalla tomografia elettrica, confermando l’affidabilità del metodo.

Secondo gli autori, le anomalie potrebbero corrispondere a una grande cavità, a più cavità comunicanti oppure a volumi caratterizzati da elevata porosità. In ogni caso, i risultati suggeriscono la presenza di settori del sistema carsico della Grotta Scaloria ancora sconosciuti e mai esplorati direttamente. (DOI?)

Un supporto per archeologia e speleologia

L’impiego della tomografia elettrica offre vantaggi significativi nelle aree archeologiche sensibili. Le informazioni ottenute permettono infatti di pianificare eventuali campagne di scavo limitando gli interventi invasivi e riducendo il rischio di danneggiare depositi archeologici o strutture naturali.

Per la speleologia, l’individuazione preliminare di possibili cavità costituisce uno strumento utile nella programmazione delle esplorazioni e nella comprensione dell’evoluzione dei sistemi carsici, integrando le osservazioni dirette con dati geofisici.

Gli autori evidenziano che l’approccio sperimentato a Grotta Scaloria può essere applicato anche ad altri contesti caratterizzati da cavità naturali e siti archeologici complessi, migliorando la progettazione delle future indagini geologiche e archeologiche. (DOI?)

Una prospettiva per le future ricerche

Lo studio conferma il valore delle tecniche geofisiche nella ricerca interdisciplinare. La combinazione tra archeologia, geologia e speleologia permette di acquisire nuove informazioni sul sottosuolo senza ricorrere immediatamente allo scavo.

Nel caso della Grotta Scaloria, la presenza di anomalie compatibili con cavità inesplorate apre nuove prospettive per la conoscenza del complesso carsico e della sua frequentazione preistorica. Le future indagini potranno verificare sul campo le interpretazioni fornite dalla tomografia elettrica, contribuendo ad ampliare la conoscenza di uno dei più importanti siti archeologici ipogei della Puglia.

Fonti